Rapino è un comune italiano di abitanti della provincia di Chieti in Abruzzo.
Centro rinomato per le produzioni in ceramica, della quale ospita un museo, per le coltivazioni di ulivi, tanto da essere insignita del titolo di Città dell'olio, e per le testimonianze archeologiche, rinvenibili presso la Grotta del Colle e la Torre del Colle, la sua economia è centrata principalmente sul turismo. Fino alla sua abolizione, nel 2013, faceva parte della Comunità montana della Maielletta.
Geografia fisica Territorio Situata alle pendici del versante nord-orientale della Maiella, Rapino è attraversata da torrenti affluenti del fiume Foro, e si posiziona ad un'altitudine di 420 m s.l.m. all'altezza della Casa comunale. La parte montana del territorio raggiunge l'altitudine di 1900 m in prossimità del Rifugio Bruno Pomilio in località Majelletta. Per la maggior parte della sua superficie Rapino fa parte del Parco nazionale della Maiella.
Clima Sebbene sia situata in un territorio montano, la sua collocazione fra collina e vallata fa sì che Rapino possieda un clima temperato fresco-mediterraneo, con inverni spesso rigidi che a gennaio registrano una media di , ed estati abbastanza calde, con una media a luglio intorno ai . Le precipitazioni piovose, comprese tra i 900 e i , si concentrano soprattutto in primavera e autunno. Le precipitazioni nevose possono essere frequenti e abbondanti nel periodo invernale.
Storia Le prime tracce di insediamenti abitativi nel territorio rapinese risalgono al paleolitico medio e superiore, come testimonia la statuetta della "dea di Rapino" rinvenuta presso la Grotta del Colle e attualmente conservata al museo archeologico La Civitella di Chieti. Sempre nella stessa zona è stata rinvenuta la "Tabula Rapinensis", una piccola lamina in bronzo di 15 per con iscrizioni in dialetto marrucino attualmente conservata al museo Puškin delle belle arti di Mosca. Nel testo, che riporta una legge sacra legata al culto di Giove e Giovia, viene menzionata la "Touta Marouca", cioè il popolo dei Marrucini, e la "ocre Tarincria", il vicino insediamento fortificato di Civita Danzica.
In epoca medievale vi fu la colonizzazione monastica dei benedettini, cosicché per molti secoli Rapino fu sottoposta al monastero di San Salvatore a Maiella. Nel XV secolo Rapino fu feudo dapprima della famiglia Orsini, poi dei Colonna di Roma fino all'abolizione della feudalità.
Nei primi anni della seconda guerra mondiale, tra il 1940 e 1943, Rapino fu uno dei comuni dell'Abruzzo ad essere designato dalle autorità fasciste come luogo di internamento civile per profughi ebrei stranieri presenti in Italia. Gli internati furono 24, uno dei gruppi più numerosi nella provincia di Chieti.Ebrei stranieri internati in Abruzzo. Dopo l'8 settembre 1943 e l'occupazione tedesca, cominciarono gli arresti e le deportazioni. 6 ex-internati, membri della famiglia Wohlgemuth, arrestati nel dicembre 1943, periranno ad Auschwitz;CDEC (Centro Documentazione Ebraica Contemporeana). gli altri riuscirono a nascondersi o darsi alla fuga, raggiungendo le località già liberate dell'Italia meridionale.
Onorificenze La piazza principale del comune è intitolata ad Amilcare Paolucci, militare dell Prima Guerra Mondiale decorato con medaglia al valore, originario del paese. Rapino è tra le città decorate al valor militare per la guerra di liberazione, insignito della croce di guerra al valor militare per i sacrifici delle sue popolazioni e per l'attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale:
Monumenti e luoghi d'interesse
Architetture religiose
Chiesa di San Lorenzo: si trova nella parte alta, all'imbocco di via Roma. Non si sa se esistesse già nel Medioevo, ma l'aspetto attuale è quello del XVII-XVIII secolo. Il campanile turrito in pietra è a pianta rettangolare, in pietra concia, e ospita una campana trecentesca, probabilmente proveniente dal distrutto monastero di San Salvatore a Maiella. La pianta della chiesa è rettangolare, senza una facciata, e si accede lateralmente da via Roma, mediante un portale architravato in pietra. L'interno è a navata unica con copertura a doppia falda a capriate lignee, decorata in tardo stile barocco da stucchi policromi. Sui lati si aprono nicchie a tutto sesto per gli altari minori, quello maggiore è decorato da un tabernacolo in marmo policromo con la statua del santo, con il nicchione centrale ornato dalla tela del santo martirizzato. Chiesa di San Giovanni Battista. Venne edificata nel 1515. Oggi ha un aspetto barocco del XVII secolo, sorge sullo sperone roccioso della parte alta del borgo, accanto alla Torre del Monarca, ha una facciata del tipo edicola, tripartita con ritmo ABA, dove il partito centrale è più ampio dei laterali, orizzontalmente è suddivisa in due ordini da cornicione. La tripartizione è impaginata da paraste semplificate ribattute lateralmente sui campi più piccoli che al secondo si semplificano nell'ordine a fasce. Una grande finestra con cornice è in asse centrale col portale, tal portale è sormontato da trabeazione orizzontale, i portali laterali sono più piccoli, con trabeazioni orizzontali con fregio scolpito ad ovoli e palmette. In asse con questi due ci sono due finestre ellittiche, la torre campanaria posteriore è divisa da cornici in due ordini, il primo in pietra a fasce su piano incassato, il secondo in mattoni con ornamenti barocchi, e cuspide superiore. La facciata è stata recentemente restaurata con la ridipintura in intonaco bianco. L'interno è a navata unica con volta a botte lunettata, nicchie laterali per gli altari minori e il tabernacolo dell'altare maggiore in marmo policromo. Resti della Chiesa di Santa Maria de Cryptis: si trova presso la grotta del Colle, in un pendio verso la Maiella, ad ovest di Rapino. La cavità naturale presenta un arco di roccia da cui si entra nell'ambiente, in cui è attivo lo stillicidio delle acque che ha formato centinaia di stalattiti pendenti dal soffitto. Appena all'ingresso si trovano i resti dell'eremo cristiano, chiamato inizialmente Sant'Angelo della Grotta, e poi Santa Maria de Cryptis, che poggia su basamento riconducibile a preesistente tempio italico. Essendo documentata la presenza sannita marrucina nel territorio di Danzica (la zona di Civita con la Torre del Colle), è molto probabile che con il passaggio dei Longobardi, che eressero torri nel contadi di Chieti e anche a Rapino, il tempio romano fosse stato convertito in chiesa, dedicato a San Michele arcangelo, il patrono di questo popolo. Nel 1604 il viaggiatore Alessandro Canzires descrisse l'eremo: "E calando a basso ci è una grotta meravigliosa tutta cavata di pietra viva, tanto spaziosa, che la circumferentia è duecento passi, e in mezzo vi è una cappella detta di Sant'Angelo". Proprio nei pressi dell'eremo fu trovata la Tabula Rapinensis, importante reperto studiato da Theodor Mommsen nel 1846, per comprendere il linguaggio dei Marrucini e della loro religione. Santuario della Madonna del Carpineto, situata nel rione dei ceramisti. Affacciata nella parte nord-est, in via Carpineto, fu edificata perché la leggenda vuole che vi fu un'apparizione Mariana su un carpino a un pastore. All'inizio nel XVII secolo doveva trattarsi di una piccola cappella, e successivamente la chiesa venne ampliata in stile tardo barocco: ha facciata tripartita molto simile a quella di San Giovanni, secondo lo schema ABA, con il partito centrale più largo degli altri due laterali, i portali laterali hanno cornici in pietra modanata con timpano curvilineo a volute che racchiudono delle cartelle scolpite, i timpani sono appena rilevati dal fondo della parete, il portale maggiore invece ha semplice architrave in pietra, sormontato nel partito centrale della facciata da finestrone in asse, mentre due oculi ellittici si trovano sopra i portali laterali. Il campanile sulla sinistra è una torretta neoclassica decorata da lesene a capitelli ionici, e in cima da una piccola cupola. L'interno è a tre navate separate da pilastri quadrati che formano archi a tutto sesto, la copertura della navata maggiore è a volta bottata, con affreschi a tempera, mentre le navate laterali hanno copertura a volte a crociera costolonate, che scandiscono lo spazio a campate. Sulla controfacciata si trova una scala in marmo bianco che conduce a una nicchia dove si trova la statua della Madonna. Chiesa di San Rocco: piccola chiesa affacciata su Piazza Cappelletti, all'ingresso del paese, venendo da Fara Filiorum Petri. Fu edificata come piccola cappella votiva nel XVI secolo per ringraziare il santo dalla sopravvivenza al flagello della peste, e nel XIX secolo è stata ampliata in stile neoclassico. Ha impianto rettangolare con facciata neoclassica a tetto spiovente, divisa orizzontalmente da cornicione, la porzione principale è inquadrata lateralmente da fasce in bugnato liscio, al centro ha un finestrone a ventaglio, in asse col portale centrale a timpano spezzato. L'interno a navata unica è molto spartano. Chiesa della Madonna della Libera: si trova nella parte ovest di Rapino, in via della Libera. Piccola chiesa settecentesca ad aula unica coperta da volta a botte ribassata, decorata semplicemente da affreschi neoclassici. La facciata è rettangolare, il portale ha una cornice orizzontale ed è affiancato da piccole finestre quadrate. Presso la chiesa ogni Lunedì dell'Angelo si organizza una processione che parte dalla chiesa di San Lorenzo e arriva al santuario. Chiesa di Santa Rita. Presenta un interno decorato da affreschi di Gioacchino Cascella. Si trova in contrada Colleceso, realizzato nella metà del XX secolo per volontà del padre don Lorenzo Spirali, ha facciata in pietra concia rettangolare dove domina il portale a tutto sesto di gusto tardo romanico. In asse col portale si apre il rosone ugualmente posticcio, e dalla copertura piana circondata da balaustra, si erge il campanile sormontato da cupola. Chiesa della Santissima Trinità.