Tiras (in ebraico תִּירָס, Tīrās) è un personaggio biblico, il settimo e ultimo dei figli di Iafet elencati nella Tavola delle Nazioni del libro della Genesi () e nel passo parallelo del Primo libro delle Cronache (). Il nome non ricorre altrove nella Bibbia ebraica, non è accompagnato da alcuna indicazione geografica, non ha discendenza e non trova corrispondenti nella documentazione cuneiforme: è il solo dei sette figli di Iafet privo di un referente riconosciuto.

Gli interpreti antichi lo accostarono quasi unanimemente ai Traci. Dal 1838 è stato invece messo in relazione con i Tirreni, i Tyrsenoi delle fonti greche, e dal 1867 con l'etnonimo trš dei testi egizi di età ramesside; nella letteratura successiva le due identificazioni si saldarono in quella con gli Etruschi. Diversi studi specialistici hanno escluso che il nome biblico possa dipendere dall'etnonimo egizio, ma nessuna delle proposte avanzate ha raccolto un consenso, e il commento più recente al libro della Genesi ne registra tre senza preferirne alcuna.

Il nome e le attestazioni Tiras compare due volte nella Bibbia ebraica, in entrambi i casi all'interno di liste genealogiche. In chiude l'elenco dei sette figli di Iafet (Gomer, Magog, Madai, Iavan, Tubal, Mesec e Tiras); riprende la medesima sequenza. A differenza di Gomer e di Iavan, ai quali i versetti seguenti attribuiscono dei figli, Tiras resta privo di discendenza.

Gli altri sei nomi della lista giafetica sono ricondotti con relativa concordia a popoli documentati nelle fonti cuneiformi e greche: Gomer ai Cimmeri, accadico Gimirru, Magog verosimilmente all'accadico māt Gugi, la terra di Gige, Madai ai Medi, accadico Madaya, Iavan agli Ioni, accadico Yawanu, Tubal all'accadico Tabalu e Mesec all'accadico Mušku. Per Tiras, invece, non esiste un nome corrispondente nei testi cuneiformi: lo rilevano indipendentemente Claus Westermann e Gordon Wenham. È in rapporto a questo insieme, e non isolatamente, che si pone il problema del nome.

Nell'analisi delle fonti del Pentateuco il versetto che contiene il nome è assegnato alla fonte sacerdotale: attribuzione condivisa da Ronald Hendel e da John Van Seters.

La datazione dell'elenco è rilevante per la valutazione del nome, e quattro stime elaborate con metodi diversi convergono su una medesima finestra cronologica. Edward Lipiński ritiene, sulla base dell'onomastica, che la lista non possa essere anteriore alla fine del VII secolo a.C. e la colloca con ogni probabilità nel primo quarto del VI. Robert Drews parla di uno scrittore sacerdotale della Gerusalemme post-esilica del tardo VI o del V secolo. Hendel assegna quella fonte all'ebraico biblico di transizione, fra la fine del VII e l'inizio del V secolo, e osserva che il raggruppamento dei nomi giafetici riflette condizioni del VII-VI secolo, come mostrano in particolare Gomer, Magog e Madai. Già nel 1940 Gilles Quispel chiudeva l'orizzonte della Tavola intorno al 600 a.C., rilevando l'assenza dei Persiani e dei regni aramaici.

Quanto al tipo di elenco, Hendel descrive la Tavola come una tassonomia dei popoli che adotta la genealogia come schema formale di classificazione, mentre Van Seters la accosta al Catalogo delle donne esiodeo, che contiene genealogie segmentate di eponimi di popoli e toponimi mescolati a nomi di eroi e di re primordiali, e la classifica come genealogia di eroi e antenati appartenente alla tradizione antiquaria occidentale. In coerenza con questo quadro, Lipiński non annovera Tiras fra gli etnonimi propriamente detti ma fra i nomi di eroi eponimi che la lista accoglie accanto ai nomi di popoli.

Le identificazioni proposte

La tradizione tracia L'accostamento ai Traci è il più antico e fu pressoché unanime fra gli interpreti dell'antichità. Flavio Giuseppe afferma che dai discendenti di Tiras derivarono i "Tirasi", che i Greci chiamarono Traci; la stessa identificazione ricorre in Girolamo, nei Targumim Pseudo-Jonathan e Yerushalmi a Genesi 10,2 e nel Targum a 1 Cronache 1,5. La resa con la Persia, attestata in una parte della tradizione rabbinica, è considerata dagli stessi autori un errore di trascrizione.

L'identificazione tracia passò nella manualistica erudita moderna attraverso la Geographia sacra di Samuel Bochart e fu seguita da Johann David Michaelis, mentre Friedrich Schulthess proponeva di riconoscere in Tiras gli abitanti del fiume Tyras, cioè il Dnestr.

La proposta di Tuch Nel 1838 il teologo tedesco Johann Christian Friedrich Tuch, nel suo commento alla Genesi, propose di identificare Tiras con i Tyrsenoi (Τυρσηνοί) delle fonti greche. Il suo argomento è filologico e muove da due requisiti: occorre cercare un nome nel quale la sibilante finale appartenga alla radice e non alla desinenza grammaticale greca, e nel quale sia giustificata la vocale lunga della forma ebraica; la corrispondenza è da lui spiegata con paralleli quali Τιβαρηνοί accanto a תּוּבַל. Su questa base Tuch respinge l'accostamento con il fiume Τύρης, cioè il Dnestr, e con la città omonima, osservando che quest'ultima ricevette tale nome tardi.

Nella ricostruzione di Tuch i Tyrsenoi sono un antico popolo di stirpe pelasgica diffuso su un'ampia area egea e noto per la pirateria, e come tale necessariamente noto ai Fenici: è questa diffusione egea, e non un legame con l'Italia, a giustificare a suo avviso la presenza del nome nella lista giafetica. Sul rapporto fra i Tyrsenoi e gli Etruschi Tuch dichiara espressamente di non voler prendere posizione, definendo la questione irrilevante ai fini del proprio argomento. Riferisce inoltre, richiamando Karl Otfried Müller, l'obiezione secondo cui il nome Τυρσηνοί sarebbe recenziore e si sarebbe diffuso a partire dagli insediamenti lidi, e vi oppone la testimonianza di Mirsilo riportata da Dionigi di Alicarnasso.

La proposta fu contestata entro vent'anni dalle due opere specialistiche di riferimento. Nel 1850 August Knobel, nella sua monografia sulla Tavola delle nazioni, dichiarò più sicura l'identificazione tracia e replicò puntualmente all'obiezione di Tuch, sostenendo che la forma base del nome è Θρας, come mostrerebbe il nome del vento Θρασκίας, e che la consonante velare di Θρᾷκες non appartiene alla forma originaria; ammise però di non saper spiegare la vocale lunga di Tiras. Come alternativa propose gli Agatirsi, il cui nome sarebbe composto e potrebbe presupporre una forma Θύρσοι, arrivando a chiedersi se sotto quel nome non si debba riconoscere il ceppo lituano delle coste baltiche. Nella stessa opera Knobel riconduceva gli Etruschi non a Tiras ma a Tarsis, respingendo per essi il racconto di Erodoto (I,94) e considerandoli Pelasgi immigrati dalla Tessaglia.

Nel 1858 l'egittologo Heinrich Brugsch collegò il nome biblico all'etnonimo egizio, ma optò anch'egli per i Traci: a suo giudizio il nome dei Τυρσηνοί, con la sua sibilante dubbia, si adatta alla denominazione egizia meno bene di quanto vi si adatti Θρᾷξ, la cui consonante finale corrisponde alla sibilante egizia.

La discussione recente Lo studio specialistico dedicato alla lista giafetica è quello di Lipiński, che accoglie l'identificazione con i Tyrsenoi, ricavandola dalla forma greca privata del suffisso -ηνος. Lipiński osserva però che l'assimilazione corrente fra i Tyrsenoi e i trš delle fonti egizie non è in grado di spiegare la presenza del nome nella Tavola: la menzione di Tiras deve dipendere da una fonte posteriore all'età dei Popoli del Mare, e va cercata piuttosto nella leggenda lidia di Τυρσηνός riassunta da Erodoto in I,94.

Drews affronta il passo all'interno di una revisione complessiva del racconto erodoteo. Passa in rassegna le possibilità avanzate negli studi, giudicandole insoddisfacenti: Tarso, che come città singola stona in un elenco di grandi nazioni, le genti stanziate alla foce del Tyras, i monti del Tauro, i Tauri della Crimea e infine i Tirreni. Conclude che, se il Tiras di Genesi 10,2 ha a che fare con i Tirreni, gli unici Tirreni che uno scrittore del VI o del V secolo poteva avere presenti sono quelli d'Italia, sicché il versetto non fornisce alcun sostegno al racconto erodoteo; e definisce un fraintendimento ereditato dal Settecento il procedimento di leggere Genesi 10,2 alla luce di Erodoto I,94 e insieme Erodoto I,94 alla luce di Genesi 10,2.

Il lemma dedicato al nome nell'Anchor Bible Dictionary, firmato da David W. Baker, propende invece per una collocazione in Asia Minore, osservando che i fratelli di Tiras sono associati a quella regione e che la localizzazione anatolica sembra spiegare meglio i vari filoni di prova; definisce peraltro solo circostanziale il legame fra i Turša e gli Etruschi.

Nel commento alla Genesi più recente Hendel registra tre possibilità senza preferirne alcuna: la polity anatolica occidentale detta Taruisa o Tarwiza nei documenti ittiti, forse Troia, osservando però che non è attestata nei testi del I millennio; il Popolo del mare designato come trš nei testi egizi del tardo XIII secolo, che, riprendendo la lettura di Drews, potrebbe essere costituito da mercenari dell'Italia occidentale, i Tyrsenoi greci e gli Etrusci latini, ai quali Erodoto attribuì, forse erroneamente, un'origine anatolica; e un possibile collegamento con la Tracia o con il suo re leggendario Teres.

L'etnonimo egizio trš

Il collegamento fra il nome biblico e l'etnonimo egizio è stabilito da Brugsch nel 1858, che però ne trae argomento in favore dei Traci. L'accostamento fra l'etnonimo egizio e i Tyrsenoi è invece formulato nel 1867, in modo simultaneo e indipendente, da Franz Joseph Lauth ed Emmanuel de Rougé, a poca distanza dalla pubblicazione dei rilievi di Medinet Habu e nel quadro di un orientamento di ricerca che tendeva a localizzare in Anatolia la maggior parte dei nomi di genti registrati nelle fonti egizie.

De Rougé, però, intendeva quei nomi come indicanti la provenienza di bande mercenarie: identificava Lukka, Ekwesh, trš, Shekelesh e Sherden con uomini venuti rispettivamente da Licia, Acaia, Tyrsenia cioè l'Italia occidentale, Sicilia e Sardegna, e l'unica migrazione che l'iscrizione di Karnak sembrava suggerire era il tentativo dei Libici di sconfinare nel territorio vicino.

Fu Gaston Maspero, a partire dal 1873, a rovesciare la direzione, facendo di quelle genti nazioni in migrazione dall'Anatolia verso occidente. Secondo la ricostruzione di Drews il ragionamento di Maspero poggia in ultima analisi sul racconto erodoteo della fondazione delle città etrusche da parte di Tirseno, e capovolge il senso apparente delle iscrizioni egizie; allo stesso Maspero risale la formula "peuples de la mer", ottenuta sottraendo l'aggettivo all'espressione "peuples de la mer Méditerranée" usata dai suoi predecessori, e da lì la denominazione corrente di Popoli del mare. Drews rileva inoltre che il racconto erodoteo era già stato giudicato fittizio da Niebuhr e da Mommsen, mentre Maspero lo prese alla lettera.

Le attestazioni egizie dell'etnonimo sono quattro, tutte di età ramesside. Nella Grande Iscrizione di Karnak, relativa alla campagna dell'anno 5 di Merenptah, il gruppo compare fra i settentrionali alleati dei Libici accanto a Ekwesh, Lukka, Sherden e Shekelesh, e ricorre poi nel computo dei prigionieri e degli uccisi; la Stele di Athribis, che documenta la stessa campagna, lo elenca fra i popoli catturati. Sotto Ramesse III il nome ricorre nell'iscrizione di Medinet Habu e in una stele retorica da Deir el-Medina. Il nome non compare né in fonti ittite né nella documentazione di Ugarit. La specificazione "del mare" riferita a questo gruppo compare soltanto sotto Ramesse III: Drews osserva che a Medinet Habu essa ricorre una volta sola, nel rilievo dei capi prigionieri, e ritiene probabile che gli scribi abbiano ripreso quel nome da iscrizioni della XIX dinastia.