Gli Shuar o Jívaro sono una tribù indigena ubicata nel sud ovest della foresta Amazzonica, nella zona di Ecuador e una parte del Perù. I termini Jívaros o Jibaros sono dispregiativi, perché significano "barbari"; essi si autodefiniscono Nujínmanya Shiwiár (ossia Shuar) nella lingua Shuar, che veniva pronunciato Shiva o Shiua e significa "popolo"; vengono chiamati anche "difensori della natura". Il popolo Shuar è riuscito a resistere al dominio dell'impero Inca e a quello degli spagnoli. Attualmente si trovano a lottare per il proprio territorio e le proprie credenze contro l'occidentalizzazione e l'espansione delle multinazionali.

Abili guerrieri, usavano cerbottane, archi, lance e scudi e sono famosi per l'usanza di conservare rimpicciolite le teste dei nemici uccisi in battaglia, chiamate tsantsas, affumicate con un complicato procedimento.

Storia Gli Shuar, già prima della conquista spagnola, occupavano la regione amazzonica e in particolare confinavano a ovest con l'Impero Inca. All'inizio del XVI secolo l'imperatore Inca Huayna Cápac cercò di conquistare la regione Bracamoros, ubicata a quei tempi nella parte superiore dei fiumi Zamora e Chinchipe. Il popolo Shuar però seppe resistere a tale minaccia, mettendo in fuga massiva tutto l'esercito comandato da Huayna Capac.

L'Impero Inca non fu però l'unico interessato a dominare tale territorio. Dopo l'invasione spagnola e la sconfitta dell'impero Inca intorno al 1534, Hernando de Benavente scese fino alle rive del Rio Paute. Benavente si vide costretto a fuggire, insieme al suo esercito, dopo aver trovato gli indigeni del territorio, gli Shuar. Egli stesso scrisse una lettera alla Real Audiencia de Espana, cercando di giustificarsi poiché non riuscì a portare a termine la sua impresa.

Dopo vari anni il Viceré del Perù, Antonio de Mendoza, intorno al 1552, decise di avviare una nuova spedizione. Insieme a suoi uomini riuscì a stabilire un accordo con gli Shuar, basato sul commercio: tali trattati avrebbero aiutato i conquistadores ad addentrarsi nel territorio indigeno (in prossimità del Rio Paute, Zamora e Upano) per poi estrarre l'oro dalle miniere. L'avidità dei conquistadores, però li portò a pretendere un contributo in polvere d'oro dagli abitanti, sia dagli indigeni, sia dagli spagnoli stessi che “lavoravano” per il Governatore di Macas, come dimostrazione di fedeltà al re.

Questo, provocò l'immediata ribellione sia tra i nativi sia tra i coloni; a questi ultimi, che nominarono diversi rappresentanti, il Governatore rese il contributo volontario; gli Shuar, però, non furono informati di questa notizia e la cosa scatenò una violenta ribellione contro gli spagnoli.

Gli Shuar uccisero i colonizzatori, nelle loro stesse case. Il governatore, si racconta, fu condannato a una tragica morte: gli fu fatto ingoiare oro fuso.Tesi di laurea: La forza del popolo Shuar, dalle lotte del passato alle sfide del futuro a cura di Sauro Mengozzi Fu così che xìbaro (e poi jìvaro) divenne un termine significante selvaggio, barbaro; il terrore provocato dalla notizia di tale impresa, in realtà probabilmente un topos rappresentativo della ferocia degli indigeni, si sparse con il nome di chi l'avrebbe compiuta.

Da quel momento solo qualche missionario, come il gesuita Juan Lorenzo Lucero, si avventurò nelle zone shuar, spesso con esiti infausti; solo nel 1767 una spedizione di missionari spagnoli ricevette doni dagli Shuar, incluse alcune teste di bianchi uccisi nelle precedenti spedizioni. Fino al 1870, quindi, Macas rimase l'unico insediamento bianco in terre ostili; attraverso il lungo e pericoloso sentiero prima citato che portava a Riobamba, riuscivano a procurarsi machete, asce, armi e tutti i beni necessari alla comunità; furono ripetutamente attaccati dai guerrieri indigeni e diverse volte dovettero ricostruire il loro insediamento; ma il possesso delle armi da fuoco rese possibile la loro sopravvivenza finché verso la metà del XIX secolo non iniziò un pacifico commercio tra le due popolazioni che consisteva soprattutto in scambi di maiali per armi e attrezzi.

Il commercio tra gli abitanti di Macas, e gli Shuar aumentò al punto che alcuni di questi ultimi cominciarono a fare da mediatori. Dopo l'arrivo dei gesuiti e la divisione del territorio in provincie, le quali furono spartite tra Francescani e Domenicani nel 1887, tocco ai Salesiani addentrarsi all'interno del territorio, oramai non più del tutto Shuar. Essi fondarono le prime missioni nelle vicinanze del Rio Paute intorno al 1924 e rimarranno lì per vari decenni questa volta però cercando di creare una vera e propria comunità di tipo cristiano Fu proprio partendo dalla missione di Macas che il salesiano di origine italiana (Parma) don Angelo Rouby, divenne l'amico del popolo Shuar allora forzatamente costretto a ritirarsi in un territorio sempre più limitato per l’avanzare dei coloni bianchi. Don Rouby (discendente di Guillaume Rouby de Cals chiamato a Parma dalla Francia nel '700 come amministratore dal ministro del ducato Du Tillot) ordinato sacerdote a Cuenca al quale è attualmente dedicato l'omonimo villaggio oltre il fiume Upano, fu il primo a imparare perfettamente la lingua Shuar, con la quale aveva costruito legami profondi con gli abitanti delle foreste, e quindi anche a metterla per iscritto romanizzandola, e compilandone la grammatica, la sintassi e il vocabolario. Divenuto uno di loro, ne curò gli ammalati, rappacificò odi inveterati e impedì le frequenti rivalità fratricide facendosi amare da tutti, finché nel 1939 fu riconosciuto dal governo dell’Ecuador come proprio inviato, per riportare pace nella zona e consentire ai Kivari di reggersi autonomamente, mediante la concessione di un’area protetta (reducción) che impedisse ai bianchi di entrare per qualunque motivo. Risulta che fosse proprio il governo a finanziare con una somma ragguardevole l’ultimo viaggio del Rouby, necessario per esplorare le zone interne del Paese e fissare la delimitazione dei confini del nuovo territorio. Ma fu proprio in questo viaggio che le acque del fiume Yaupí-Unta-Mangosiza travolsero la canoa sulla quale don Rouby che aveva allora 32 anni ed era partito da Macas il 14 agosto 1939 viaggiava, facendolo scomparire tra i flutti insieme al confratello laico salesiano Isidoro Bigatti. Il Senato dell’Ecuador e il presidente della Repubblica ecuadoriana lo commemorarono con parole di grande stima.

Territorio Gli Shuar attualmente, si ubicano nella regione Oriente dell'Ecuador e una parte nel Perù settentrionale, sui pendii delle Ande sudorientali e nel bacino dei fiumi Marañón, Santiago e alto Pastaza, una parte della comunità arriva fino al parco nazionale Yasunì.

Dalla metà del novecento l'autonomia culturale degli Shuar e i loro diritti sulla terra sono stati messi in pericolo dai programmi nazionali e regionali di colonizzazione nel territorio di loro tradizionale appartenenza. Per far fronte a questa situazione è stata costituita nel 1964 la Federazione dei centri Shuar con l'aiuto dei missionari salesiani.

Uno dei pericoli fondamentali che devono affrontare le diverse culture oltre a quella degli Shuar e le milioni di specie animali e vegetali dell'Oriente ecuadoriano è senza dubbio la minaccia petrolifera da parte delle multinazionali, che cercano di sfruttare il suolo senza tener conto delle conseguenze ambientali che possono causare.

Varie iniziative sono state create per difendere l'ecosistema, cercando di lasciare il petrolio sotto terra, la più importante è stata l'iniziativa Yasuní-ITT, la quale sin dal 2013 ha iniziato a perdere posizione, poiché il presidente dello stato nazionale ecuadoriano Rafael Correa ha deciso di portare avanti un progetto di sfruttamento del petrolio amazzonico, sostenendo che potrebbe portare benefici economici a tutto il Paese.

“Gli Shuar hanno deciso di prendere in mano il problema e affrontarlo come guerrieri difensori della natura” e loro fanno ricorso anche a una lotta estremista, insieme ad altre tribù della zona in questione.

Economia Gli Shuar si occupano del settore economico primario e secondario, consumano ciò che producono. Praticano la caccia e l'orticultura, la quale è uno dei principali ruoli della donna all'interno della comunità poiché i prodotti che vengono ricavati non servono soltanto alla propria famiglia, essi sono un bene comune. I prodotti principali che vengono ricavati sono la manioca, il mais, i fagioli e la patate dolci. Questi vengono scambiati reciprocamente tra i diversi membri della comunità e costituiscono uno dei principali mezzi di sussistenza. Negli ultimi decenni del novecento è stata introdotta la moneta come mezzo di scambio ma la maggior parte preferisce continuare con lo scambio reciproco dei prodotti ovvero il baratto.

Religione Gli Shuar seguono un profondo cammino spirituale pagano e politeista, ricco di miti e storie; le loro credenze si basano sugli spiriti che governano le leggi della natura, la volontà degli uomini e le loro vite quotidiane. Secondo il modello cosmologico degli Shuar, l'universo è diviso in cielo, terra e sottosuolo. La terra è un'isola dove prevalgono le lotte e le guerre, cagionate dall'uomo. Il cielo è il mondo di un essere potente, Ayumpùm, padrone della vita e della morte. Nel cielo vivono anche il sole, Etsa, i cui poteri aiutano gli uomini nella caccia, e Shakaim che dà agli uomini la forza per svolgere il loro lavoro nella foresta ed ha insegnato loro a costruire le case, a tessere, a seminare il mais e a tagliare la foresta. Si pensa che nei primi tempi una liana connetteva il cielo e la terra permettendo agli uomini di viaggiare fra i due mondi. Il sottosuolo è il regno di Nunkui, che è il responsabile dell'abbondanza nell'orticultura e grazie al quale la donna shuar imparò a partorire e a lavorare.

Oltre alle figure già citate esistono anche: Tsunki il cui potere prevale sull'acqua e aiuta gli uomini con la pesca e Shakaim invece è l'incaricato della terra e del lavoro agricolo. Il male viene rappresentato da Iwia e poi ci sono anche gli Arùtam. Insieme sono una potenza divina immensa che permea l'Universo e la Terra, che produce effetti concreti e che modella questa realtà. L'Arùtam assume forme diverse in questo mondo, e ciascuna ha con sé differenti Poteri e che pure vengono chiamate "gli arútam". Gli arútam sono in un certo senso degli dèi primordiali che governano il potere, la fortuna e la sfortuna, la felicità e l'infelicità degli esseri viventi. Gli arútam assumono le forme di alcuni animali della Selva Amazzonica o di altri poderosi fenomeni naturali, come il fulmine e l'uragano, sono anche gli antenati degli Shuar che si mantengono in continuo contatto con gli uomini.

Il momento più importante a livello spirituale per lo Shuar avviene quando egli va in cerca dei propri antenati alla Cascata Sacra, in quel momento gli arútam entrano in contatto diretto con lo Shuar.

Il concetto di anima

Secondo gli Shuar, oltre all'anima vera, detta nekás wakán (nel cristianesimo sarebbe l'anima ordinaria), che ci accompagna fin dal principio e con cui ci identifichiamo, ce ne sono almeno altre due che si creano in determinate condizioni.

Una è detta muísak wakán (wakán o wakáni significa "anima, ombra, immagine") ed è un'anima di vendetta. Si genera pochi giorni dopo la morte, se la persona è stata uccisa. Va in cerca di compensazione e desidera uccidere a sua volta l'omicida. Ha soltanto il desiderio di vendicarsi e non possiede nessun tipo di ricordo tranne quello della propria morte mediante il quale riesce a trovare l'aggressore. La seconda delle "anime acquisite" è chiamata arútma wakán, "anima dell'arútam", poiché è paragonata al potere dell'arútam. Consiste nel dono di un antenato. Questo dono viene consegnato a uno degli uomini Shuar durante un rituale. Se ad esempio otteniamo l'arutam del Giaguaro, significa che un nostro antenato in una delle sue esistenze è stato un Giaguaro e dispone del potere di quell'arútam.