La cattedrale di Nostra Signora dell'Annunciazione (in francese: Cathédrale Notre-Dame-de-l'Annonciation du Puy-en-Velay) è il principale luogo di culto cattolico di Le Puy-en-Velay, nel dipartimento dell'Alta Loira. La chiesa, sede del vescovo di Le Puy-en-Velay, è monumento storico di Francia dal 1862, ricca di affreschi del romanico francese.
È stata un centro di pellegrinaggio fin dal medioevo, oltre ad essere situata sulla Via Podiensis, una delle antiche vie di pellegrinaggio verso Santiago di Compostela. Dal 1998 è parte delle Strade francesi per Santiago di Compostela, che comprende sette strade e 71 monumenti dichiarati patrimonio dell'umanità dall'UNESCO.
È la sede del Vescovo di Le Puy. Storia La « pietra delle febbri » o « pietra delle apparizioni » La tradizione di Puy-en-Velay narra di un dolmen che occupava, senza dubbio da parecchi millenni, il luogo dove attualmente si trova la cattedrale. Di questa pietra basaltica si trova una parte conservata in una cappella del Santo Crocifisso, nota con il nome di «pietra delle febbri» o «pietra delle apparizioni», specie di lastra di 3 m di lunghezza e di 2 m di larghezza.
È su questo dolmen che sarebbe apparsa nel III secolo la Vergine a una matrona di Ceyssac Louis de Bècourt, Histoire de Ceyssac (Haute-Loire), 1916, p. 17. che soffriva di una febbre quartana, annunciandole che sarebbe guarita stendendosi sul dolmen stesso. A seguito della guarigione, la donna sarebbe andata a trovare il vescovo Georges du Velay, considerato il primo apostolo del Velay, che dopo aver visto un cervo che tracciava con le corna nella neve, pur essendo estate, il perimetro di un'area, la recintò per destinarla alla futura chiesa dedicata alla Vergine.. Due secoli dopo, un'altra guarigione è citata dal vescovo Vosy, che ottenne da Roma l'autorizzazione a trasferire la sede episcopale da Saint-Paulien (capitale del Velay gallo-romana) ad Anicium (nome gallo-romano di Puy-en-Velay, del quale il radicale «an» significa in lingua celtica « circolo, circuito, recinto ») e decise di costruire una chiesa cattedrale. La costruzione iniziò con il suo successore, il vescovo San Scutario. Secondo la tradizione locale, la chiesa angelica fu santificata da alcuni angeli che trasferirono da Roma delle reliquie..
Si ipotizza anche che i racconti tradizionali si siano formati a partire dalla toponimia della rocca che sovrasta la posizione dell'attuale santuario e che porta il nome di Corneille, la cui etimologia deriva dal cervo Cernunnos, dio gallico, essendo il sito un antico ricordo del culto di questa divinità. Il santuario mariano divenne rapidamente la sede di pellegrinaggi.
Puy-en-Velay è, insieme a Chartres, il più antico santuario mariano della Gallia cristiana. Sono state ritrovate, sotto il pavimento del coro, le fondamenta di questa prima chiesa che misurava 12 × 24 metri.
Ancora oggi, dei pellegrini si sdraiano sulla pietra per riceverne dei benefici.
Se l'origine del culto di Notre-Dame-de-l'Annonciation si trova nella « pietra delle febbri », il Medioevo e i tempi moderni venerano soprattutto la Vergine nera.
Il Giubileo di Puy-en-Velay
La cattedrale di Notre-Dame-de-l'Annonciation è dotata di un privilegio pontificio riguardo a un giubileo. Il 25 marzo 992, data di previsione della fine del mondo del monaco tedesco Bernard de Thuringe, quando l'Annunciazione coincideva in quel giorno con il Venerdì santo, il pellegrinaggio attirava una tale folla, che papa Giovanni XV (o Callisto II) decise la creazione di un giubileo ogni volta che si riproduceva questa coincidenza.
Al fine di ottenere un'indulgenza plenaria, era necessario che i fedeli visitassero la cattedrale di Puy, a condizione di essersi confessati e comunicati, e quindi vi avessero pregato in favore delle intenzioni del papa. Quest'ultimo attribuì questo grande perdono non solamente al vescovo di Puy ma anche alla cattedrale. Questo obbligo è stato effettivamente rispettato, ad eccezione degli anni 1701 e 1796. Nel 1701, i pellegrini furono troppo numerosi per permettere a tutti i fedeli di accedere alla cattedrale. Quest'ultima fu occupata dagli scismatici nel 1796. Papa Pio VI dovette sopprimere provvisoriamente tutti i privilegi precedenti, affinché non ne approfittassero questi avversari della Chiesa.
Verosimilmente creato dalla liturgia locale, il Grand Pardon di Puy-en-Velay è il più antico giubileo prima di quelli di Roma (1300), di Rocamadour (1428) e di quello di Lione (1451). Il primo giubileo di Notre-Dame du Puy avrebbe avuto luogo nel 1065. Il giubileo è documentato nel 1407 per la prima volta, poiché numerosi pellegrini perirono soffocati dalla folla.
Da allora, papi e re parvero evitare questi periodi per i loro pellegrinaggi. Tuttavia, fu il re di Napoli Renato d'Angiò che tornò dall'Italia nel 1440. Ciò spiega, nella cattedrale, l'esistenza di un'opera di Barthélemy d'Eyck di cui il "Buon Re" era il patrono. L'anno successivo, papa Eugenio IV citò il giubileo di Puy in un breve scritto. Papa Martino V fu un grande sostenitore dei giubilei in Francia nel XV secolo.
Il giubileo si distingue d'altra parte per la sua grande processione solenne, che parte da e ritorna alla cattedrale. Ugualmente al di fuori del giubileo si svolge ogni anno, il giorno del 15 agosto, una grande festa detta dell'Assunta, nel corso della quale la Vergine nera è portata in processione attraverso le vie della città, in presenza delle più alte autorità civili e religiose e da una moltitudine di partecipanti. Nel 2016, la chiusura del giubileo ebbe luogo con questa processione mariana.
Il 15 agosto 1095, in occasione della festa dell'Assunta celebrata a Puy, papa Urbano II annunciò la prima crociata (1095-1098) e designò il vescovo della città, Ademaro di Monteil, per condurla a buon fine. Accompagnato da circa quattrocento crociati del Velay, l'autore del celebre Salve Regina lasciò dunque Puy per l'Oriente. Egli fu mortalmente ferito nel corso dell'Assedio di Antiochia (1098), ma altri ebbero l'opportunità di ritornare nella loro patria.
Durante il Medioevo, la cattedrale di Puy era una delle tappe più importanti per il pellegrinaggio di San Giacomo di Compostella ed essa stessa è una destinazione importante di pellegrinaggio per la sua Vergine nera, che attira pellegrini da tutta Europa.
Architettura
Di fattura romanica, la cattedrale Notre-Dame du Puy si erge ai piedi della rocca Corneille, un promontorio di origine vulcanica dominata da una statua della Vergine in acciaio proveniente dai cannoni presi ai Russi a Sebastopoli.
Eretta nel XII secolo, la cattedrale è insolita per il fatto della diversità dei suoi stili, e testimonia passata ricchezza dell'arte romanica.
Per le sue cupole a infilata sulla pendenza, la cattedrale di Puy-en-Velay è stata fortemente influenzata dall'architettura bizantina, ed essa richiama fortemente in questo altre chiese del sudovest della Francia, come la cattedrale di San Frontone a Périgueux o la catredrale di Santo Stefano a Cahors. Costruita a partire da pietre vulcaniche di diversi colori, la facciata occidentale, fatta di pietre policrome, di paramenti mosaicati, di arcate a tutto sesto e di piccoli frontoni, possiede un portico a tre archi al quale si accede, da una via della città, tramite un'ampia e lunga scalinata in pietre di 134 gradini. Se statue molto belle e mosaici decorano il portale, l'interno ospita dei superbi affreschi dorati.
Il colore cupo delle pietre dà all'interno un aspetto austero, ma si rimane impressionati dall'altezza delle sei cupole, dall'abbondanza delle volte che la coronano e dalla base dotata di volte sulla quale si appoggia.
Il coro riposa direttamente sulla roccia, ma per ingrandire la cattedrale al fine di accogliere i pellegrini sempre più numerosi, nei secoli XI e XII, sono state costruite audacemente sul vuoto quattro campate supplementari; per recuperare un dislivello di 17 metri, importanti pilastri sostengono le alte arcate.
Questa basilica, costruita in più riprese, può essere datata dall'XI secolo per l'abside, la crociera del transetto e le due ultime campate. Tuttavia, l'edificio minacciava di collassare all'inizio del XIX secolo e fu quindi oggetto, tra il 1844 e il 1870, per quasi tutta la sua interezza, di una demolizione seguita da una ricostruzione in forma identica, salvo l'abside e la cupola della crociera, che furono rifatte in forma diversa. La facciata
La facciata della cattedrale si erge dall'alto d'una grande scalinata. Essa è composta da cinque stadi di architettura in apparato policromo, con archi a tutto sesto dai conci a colori alterni, così come una decorazione di pietre disposte a losanga come un mosaico (opus reticulatum) e provenienti da cave della regione. Queste decorazioni alternanti chiaro e scuro, abbastanza frequenti nell'architettura romanica di tutta l'Europa (come la Basilica di Santa Maria Maddalena di Vézelay in Borgogna, il Duomo di Siena e la cattedrale di Lucca in Italia, o ancora la Cattedrale dell'Assunta e di Santo Stefano di Spira e le Dodici basiliche romaniche di Colonia in Germani), erano già onnipresenti nell'arte dell'Alto Medioevo europeo. Essi provengono dall'architettura romanica antica (ad esempio alle terme di Cluny a Parigi), ma parimenti molto diffusi nell'architettura bizantina alla quale la cattedrale si ispira notevolmente, tra l'altro per la sua architettura interna ma anche e soprattutto all'architettura carolingia (il portale dell'Abbazia di Lorsch, gli archi della Cappella palatina di Carlomagno ad Aquisgrana, anch'essa di influenza bizantina, l'abbazia di Grand Lieu, nel comune omonimo, o ancora gli archi della chiesa di Notre-Dame-de-la-Basse-Œuvre di Beauvais) e ugualmente nell'architettura merovingia (arco dell'abside della cripta di Saint-Oyand di Grenoble, decorazione delle facciate del transetto merovingio del Battistero di San Giovanni a Poitiers).
È dunque molto probabile che la cattedrale romanica attuale riprenda semplicemente uno stile che esisteva già sui monumenti di epoche precedenti che occupavano lo stesso luogo, essendo esso facilitato dalle rocce policrome della regione. Tuttavia molti preferiscono vedere l'originale di questo stile, percepito come «mozarabico», dato il numero considerevole di Spagnoli che frequentavano, nel Medioevo, il pellegrinaggio alla Vergine nera. Altri l'attribuiscono all'influenza dei Crociati, ma in realtà è l'architettura araba che s'ispira direttamente all'architettura paleocristiana d'occidente e all'architettura bizantina che l'hanno preceduta in merito.
Con i suoi archi a tutto sesto, questa facciata appartiene allo stile romanico e può essere datata dalla fine del XII secolo.
Una scalinata di 102 gradini, che prosegue sotto il portico, sbocca sotto la navata. Questa scalinata occupa tutta la larghezza dell'edificio nelle due prime campate, poi si restringe per avere solo più quella della navata centrale tra le due navate seguenti, contri i muri delle quali sono state poste le porte in legno scolpito che si trovavano una volta sulla facciata.
Questa curiosa disposizione si spiega con l'inclinazione del terreno e la mancanza di spazio. A causa delle folle attratte nel XIII secolo dal pellegrinaggio, bisognava ingrandire la chiesa. Siccome non vi era più spazio sulla rocca, gli architetti decisero di costruire in qualche modo nel vuoto, per sostenere le nuove terza e quarta campata.
Nella prima campata del portico, i capitelli dei pilastri sono ornati da rappresentazioni del tetramorfo, cioè dai quattro esseri associati tradizionalmente ai quattro Evangelisti.