La Vara di Messina è un grande carro votivo dedicato alla Madonna Assunta portato in processione il 15 agosto di ogni anno...

Il ciclo di eventi culminanti con la festa della Madonna Assunta rappresenta il momento di massima espressione religiosa da parte del popolo messinese, nonostante la festa patronale cittadina sia quella della Madonna della Lettera,. la cui ricorrenza liturgica cade il 3 giugno.

Etimologia

Il termine "Vara" è l'equivalente di "bara", nella fattispecie indica il giaciglio dove è ricomposto il corpo della Dormitio Virginis (iconografia della Madonna Dormiente o nella tradizione bizantina, della «Koimesis tes Theotokou»).

Il termine siciliano vara corrisponde all'italiano fercolo e indica l'intero carro o macchina processionale utilizzato nelle celebrazioni religiose. Nello specifico della tradizione messinese, questa grandiosa struttura piramidale poggia su una piattaforma a slitte (detta cippu), al cui primo livello, proprio sotto l'incastellatura, si trova la bara propriamente detta, ossia l'urna di cristallo destinata a custodire il simulacro..La fonte è la lingua siciliana stessa, dove "vara" è il fercolo, non la bara, che dicesi con termine del tutto differente.

Storia Pròdromi normanni

La letteratura epica attraverso le opere del Placido Samperi, Giuseppe Buonfiglio e Caio Domenico Gallo indica il Gran Conte Ruggero. quale promotore dei festeggiamenti. L'ingresso trionfale del conquistatore sulla groppa di un cammello,. immagine allegorica della sottomissione dei dominatori sconfitti, i Giganti Mata e Grifone a riservare gli onori al Condottiero, lo sventolio di vessilli, tra i quali in testa, lo stendardo consegnato da Papa Niccolò II a L'Aquila nel 1059, investendo il Normanno del Regno di Sicilia contro i Saraceni..

Sullo stendardo l'immagine dell'Assunta, sotto la cui egida, patrocinio, protezione, ebbe inizio il processo di ricristianizzazione dell'isola.

Il lungo ciclo di eventi in epoca normanna (1059 - 1196) è contrassegnato dalla costruzione, riedificazione, restauri di cattedrali, chiese, abbazie, monasteri, conventi dedicati espressamente alla Vergine Assunta in tutte le località dell'isola, a partire proprio dal ripristino della cattedrale peloritana, tempio in origine fondato e dedicato a Dio sotto il titolo di «Nostra Signora Assunta in Cielo».Caio Domenico Gallo, "Annali della città di Messina ... dal giorno di sua fondazione sino a tempi presenti" , Tomo I, Messina, Francesco Gaipa, 1756....Pagina 129, Tommaso Fazello, "Della Storia di Sicilia - Deche Due" , Volume uno, Palermo, Giuseppe Assenzio - Traduzione in lingua toscana, 1817.

Epoca aragonese

In epoca aragonese per la festa agostana è documentata la processione di una statua della Vergine sfarzosamente abbigliata, raffigurata a dorso di un cavallo paludato con preziosi finimenti. Evento inserito in un corollario di giostre, cortei, caroselli, tornei, cavalcata storica atti a celebrare gli intensi e floridi scambi commerciali dovuti all'istituzione della Fiera dal Campo del Santo Sepolcro,. manifestazione la cui sede fu spostata alla Marina e la data posticipata da Alfonso V d'Aragona nel 1421 al 1º agosto, in modo da farne coincidere la chiusura con la conclusione dei sontuosi festeggiamenti in onore dell'Assunta, Patrona della città.

Un prototipo di carro trionfale fu costruito dal Radese. In seguito il manufatto fu ingrandito e perfezionato nelle forme da Giovannello Cortese, e ancora più avanti nel tempo, da Maestro Iacopo. Verosimilmente tutto ciò avvenne prima del termine del XV secolo e del transito del Regno di Sicilia dalla Corona d'Aragona alla Corona Asburgo - Castiglia. Infatti con Carlo V di Spagna e di Giovanni d'Austria il monumentale carro trionfale, ad uso sacro e profano, è ampiamente dettagliato e documentato.

Epoca spagnola

L'utilizzo come carro trionfale per uso profano risale al 21 ottobre 1535, in onore dell'imperatore Carlo V, di passaggio in Sicilia dopo la trionfale Conquista di Tunisi.

La macchina, opportunamente modificata in cima, al posto della figura del Padre Eterno che sorregge la Vergine Maria, presentava la statua raffigurante l'imperatore con le insegne della vittoria in mano..Pagine 42 e 43, Giuseppe La Farina, "Messina e i suoi monumenti" , Messina, Stamperia G. Fiumara, 1840.

Il 2 novembre 1571 con Giovanni d'Austria vittorioso nella Battaglia di Lepanto,. lo spettacolo del carro trionfale con le medesime strutture fu ripetuto apportando le dovute modifiche al personaggio posto in cima al pinnacolo principale..

Nel giugno del 1575 scoppiò a Messina un'epidemia di peste che durò circa trent'anni procurando la morte di oltre 40.000 persone. Il morbo fu portato da Levante dopo la battaglia di Lepanto (7 ottobre 1571) ed in breve tempo si propagò anche a Reggio e nelle altre coste della Calabria, tra cui Palmi (anche se in modo minore). I cittadini di Palmi, accolsero quanti fuggirono dalla città peloritana ed inoltre, tramite i suoi marinai, mandarono aiuti consistenti in generi di vitto e olio.

Superata la calamità, Messina in segno di gratitudine e riconoscenza verso la cittadina calabrese, con delibera del Senato volle donare alle autorità ecclesiali di Palmi, in segno di ringraziamento per gli aiuti prestati, uno dei capelli della Madonna che furono portati nella città siciliana nel 42 d.C. unitamente ad una lettera di benedizione e di protezione da parte della madre di Cristo.

L'11 gennaio 1582, accompagnata durante la traversata da una moltitudine di barche palmesi pavesate a festa, la barca di Giuseppe Tigano portò da Messina alla Marina di Palmi un reliquiario contenente il Sacro Capello.

Epoca borbonica

Dal 1720 l'evento processionale è spostato dal 14 al 15 agosto.

Nel periodo a cavallo tra il 1747 - 1773 sotto i mandati dei viceré di Sicilia Eustachio di Laviefuille e Giovanni Fogliani Sforza d'Aragona fu rispettata un'antica consuetudine: la bambina che ricopriva il ruolo della Madonna godeva della prerogativa di concedere la grazia ad un condannato a morte..

Nell'epoca dei Grand Tour, il pittore e viaggiatore Jean-Pierre Houël documenta l'evento processionale del 1784 con schizzi e dettagliati commenti..

Nel 1681 e nel 1738 a causa di guasti, si verificarono cadute rovinose dei personaggi, fortunatamente senza conseguenze tragiche. Solo nel 1866 si è provveduto a diminuire l'altezza della Vara e sostituire i figuranti con simulacri in cartapesta..

Epoca contemporanea

Terremoto del 1908. Causa le distruzioni apportate dal disastroso sciame sismico e la lenta ricostruzione, la tradizionale sfilata del carro votivo riprese nel 1926 con Le Festa della Rinascita lungo la ricostruita via Ferdinandea, oggi via Garibaldi, da piazza Ottagona (piazza Filippo Juvarra) consolidando un nuovo itinerario che permetteva una maggiore capacità di pubblico. Durante le manifestazioni delle annate della seconda guerra mondiale, per voto, furono principalmente le donne messinesi a tirare i canapi. Dal 2000, a supporto dell'organizzazione comunale, esisteva il Comitato Vara che gestiva il traino e promuoveva iniziative religiose e culturali per far conoscere sempre più la grande festa dell'Assunta a Messina. Il Comitato, spontaneo e senza fini di lucro, sostitui' la Commissione Storica e la Commissione Tecnica istituite dall'allora sindaco Franco Provvidenti. Dal 2019 viene costituito il "GRUPPO STORICO DELLA VARA E DEI GIGANTI DI MESSINA" e successivamente viene riconosciuto ufficialmente dal Comune di Messina come unico collaboratore, il Comitato Vara esiste tuttora ma senza riconoscimento del Comune di Messina.

Descrizione Simbologia

In origine è documentata un'incastellatura trasportata a spalla, presto seguita da un carro condotto su ruote. Nell'uso profano è descritto l'utilizzo di più carri accompagnati da numerosi apparati allegorici, espressione del trionfo, campo artistico ove si sbizzarrivano e cimentavano i più talentuosi artisti cittadini, personaggi del calibro di Martino Montanini, Andrea Calamech, Polidoro Caldara da Caravaggio.

Lo sviluppo in altezza, la folta presenza di figuranti (fino a 150), la pesante struttura conico - piramidale, per mancanza di adeguate strutture meccaniche impose ben presto l'utilizzo di pattini lignei, poi metallici, la trazione per spinta e il trascinamento anteriore effettuato per mezzo di funi.

I fusti argentati e sagomati a mo' di nuvole sovrapposte, elevati verso l'alto su più livelli mediante le mensole a raffigurazione dei cieli concentrici attorno all'Empireo, visione teologica medievale secondo la concezione tolemaica. Sulla piattaforma del cippo tutt'intorno alla Vergine Maria rappresentata sul letto di morte, i dodici apostoli disposti a semicerchio, mentre l'anima candida e pura di Maria pronta a salire al cielo è simboleggiata dalla bambina posta in cima alla piramide.

Lungo lo sviluppo verso le figure sommitali, le raffigurazioni allegoriche del moto dei corpi celesti come rappresentazione dei livelli dei cieli, ultimo viaggio celeste dell'Alma Maria. Sole, Luna, l'emisfero celeste trapunto di stelle, pianeti, astri, costellazioni, lo zodiaco, putti, le intelligenze motrici, le intelligenze teologiche, le intelligenze filosofiche e le intelligenze morali, le quattro Virtù Cardinali distinguono i cieli. Ogni livello è accompagnato da schiere celesti e gerarchie angeliche individuabili nei: Serafini, Cherubini, Troni, Dominazioni, Virtù, Potestà, Principati, Arcangeli, Angeli. Nove schiere di intelligenze angeliche a rappresentazione dei nove cieli concentrici.

Sole, Comandante e Cappellano - Vara, fronte - Vara, destra (Piazza Juvarra) - Vara, retro - Luna, Macchinista.

La Vara oggi

La macchina votiva, benché limitata in altezza e con i figuranti posticci, è rimasta nelle forme, pressoché fedele alle descrizioni e riproduzioni grafiche seicentesche e settecentesche.

La vara odierna è alta circa 14 metri e pesante intorno alle 8 tonnellate, poggia su grandi scivoli metallici (cingoli sagomati a pattino o slitta), il basamento sul quale gravitano i grossi manufatti plasmati a mo' di tronchi (allegorie di sovrapposizione e stratificazione di nuvole (cirri, cumuli, nembi)), è denominato cippu 'a Vara. Tutt'intorno una struttura a telaio (timoniera, rimovibile alla bisogna), permette la dislocazione di decine di timonieri che hanno il compito di mantenere in asse o direzionare il mezzo in movimento.

Il telaio presenta 12 lanterne astili, ripartite sulla parte anteriore e posteriore, tre per ogni semiasse, in memoria dei 12 cilii o ceri da 16 libbre ciascuno offerti dal Clero, dal Senato Peloritano, dalle Associazioni degli Artigiani. In fase di voluto ripristino, l'antica consuetudine dell'offerta della cera, pratica interrotta dal terremoto del 1908. Dal 2001 ripristinata la donazione un cero votivo di 16 libbre (5,077 kg.), voluto e fatto realizzare dal timoniere della Vara, omaggio condotto a spalla da otto portatori.