La dichiarazione di Welles (Welles Declaration, in lingua inglese), fu un atto diplomatico statunitense di condanna nei confronti dell'occupazione sovietica delle repubbliche baltiche (Lituania, Lettonia ed Estonia) avvenuta tra il 14 ed il 17 giugno 1940, mentre l'attenzione del mondo era concentrata sul conflitto fra la Germania e la Gran Bretagna (la Francia, che era già capitolata dopo l'occupazione di Parigi da parte della Wehrmacht, aveva chiesto l'armistizio alla Germania). Essa venne emessa il 23 luglio 1940 dal sottosegretario di Stato Sumner Welles (dal quale il nome), ed iniziava proclamando il rifiuto, da parte degli Stati Uniti d'America, di riconoscere ufficialmente l'annessione dei tre piccoli stati baltici. Essa fu un'applicazione della dottrina Stimson alla questione Baltica.John Hiden, Vahur Made, David J. Smith editors, The Baltic question during the Cold War, p. 39
La dichiarazione era conforme all'atteggiamento del presidente Franklin Delano Roosevelt verso le espansioni territoriali e rifletteva il punto di vista dei livelli più alti della sua amministrazione. John Hiden, Vahur Made, David J. Smith editors, The Baltic question during the Cold War, p. 40
Antefatti Tra il XIX e il XX secolo
Durante tutto il XIX secolo l'area baltica era controllata dalla Impero russo. I movimenti del Risveglio nazionale lettone, Risveglio nazionale lituano e quello estone, si adoperavano per ottenere l'indipendenza dei rispettivi Paesi. Il loro obiettivo fu ottenuto al termine della prima guerra mondiale : la Lituania proclamò la propria indipendenza il 16 febbraio 1918, l'Estonia la proclamò il 24 febbraio 1918 e la Lettonia il 18 novembre 1918. Tutti e tre gli stati furono ammessi come stati indipendenti alla Società delle Nazioni nel 1921.Alexandra Ashbourne, Lithuania: the rebirth of a nation, 1991-1994, p. 15
Gli Stati Uniti li riconobbero ufficialmente tutti e tre nel luglio del 1922. Il riconoscimento ebbe luogo durante la transizione fra l'Amministrazione democratica di Woodrow Wilson e quella repubblicana di Warren Harding. Gli Stati Uniti non presero alcuna iniziativa significativa, né sul piano economico né su quello politico, nei confronti dei tre Paesi Baltici durante il periodo fra le due guerre mondiali, tuttavia intrattennero con essi normali rapporti diplomatici. John Hiden, Vahur Made, David J. Smith, editors, The Baltic question during the Cold War, p. 33.
Gli Stati Uniti avevano sofferto, durante la prima guerra mondiale, una perdita di vite umane e perseguirono una politica isolazionista, determinati ad evitare ogni eventuale coinvolgimento nei conflitti europei. Nel 1932 il segretario di Stato Henry L. Stimson criticò formalmente l'invasione giapponese della Manciuria del 1931 e la risultante dottrina Stimson fu la base per la futura dichiarazione WellesJohn Hiden, Vahur Made, David J. Smith, editors, The Baltic question during the Cold War, p. 39.
Lo scoppio della seconda guerra mondiale
La situazione cambiò con lo scoppio della seconda guerra mondiale. A settembre del 1939 i tedeschi invasero la Polonia, la Gran Bretagna ne rimase coinvolta e la serie di successi delle armate tedesche in Danimarca e Norvegia e nei Paesi Bassi durante la primavera del 1940 fu allarmante. La Gran Bretagna era palesemente minacciata e i suoi governanti discussero la possibilità di un'alleanza con l'Unione Sovietica. In quelle circostanze un confronto diretto con la Gran Bretagna sul Baltico era difficoltoso.
Roosevelt non desiderava coinvolgere gli Stati Uniti nella guerra; il suo "discorso della quarantena", tenuto il 5 ottobre 1937 a Chicago e denunciante le aggressioni di Italia, Germania e Giappone ricevette risposte di tipo opposto: critiche da alcuni commentatori e plauso da altri.Nel discorso il presidente statunitense non citava esplicitamente alcun Paese, ma l'allusione ad Italia, Germania e Giappone era evidente. ( ) Roosevelt proponeva l'utilizzo di restrizioni economiche, ma non quello diretto della forza.
Welles si sentì più libero dopo questo discorso e guardava alle questioni post-belliche dei confini ed all'impostazione di un corpo armato internazionale, sotto la guida degli Stati Uniti, che potesse intervenire in queste inevitabili dispute. Roosevelt vide il più severo documento pubblico di Welles come un esperimento che avrebbe saggiato l'umore del pubblico riguardo alla politica estera statunitense.
I protocolli segreti contenuti nel patto Molotov-Ribbentrop del 1939 fra Germania ed Unione Sovietica relegavano Estonia, Lettonia e Lituania nella sfera d'influenza sovietica. Durante il periodo fra la fine del 1939 e l'inizio del 1940 l'Unione Sovietica emise una serie di ultimatum ai governi degli Paesi Baltici, che terminarono con la loro completa annessione all'Unione Sovietica. (Quasi nello stesso periodo, l'Unione Sovietica esercitava una simile pressione sulla Finlandia.) Circa 30.000 soldati sovietici entrarono nei Paesi Baltici nel giugno 1940 e seguirono gli arresti dei loro leader e di molti cittadini. Elezioni di "Assemblee del Popolo" furono tenute a metà di luglio nei tre stati e i candidati sostenuti dagli occupanti ebbero fra il 92.2% e il 99.2% dei voti. Nel mese di giugno John Cooper Wiley, funzionario del Dipartimento di Stato inviò a Washington, mediante telegrammi in codice, informazioni sugli sviluppi nel Baltico e tali rapporti ebbero influenza su Welles. Gli Stati Uniti risposero il 15 luglio con un emendamento all'"Ordine esecutivo n. 8389"L'"Ordine esecutivo n. 8389" era una disposizione governativa voluta dal Presidente Roosevelt ed emessa il 10 aprile 1940, che istituiva fondi a favore delle vittime di aggressioni ( a seguito delle invasioni di Danimarca e Norvegia da parte della Germania nazista. che "congelò" i beni dei Paesi Baltici negli USA, insieme poi a quelli per gli altri paesi occupati dalla Germania nazista ed emettendo la dichiarazione condannatoria di Welles.
La dichiarazione La preparazione La dichiarazione venne preparata con la collaborazione dell'alto funzionario del Dipartimento di Stato, Loy W. Henderson.
In una conversazione avvenuta il mattino del 23 luglio, Welles chiese a Henderson di preparare un comunicato stampa «…esprimente simpatia per il popolo degli Stati Baltici e condanna dell'azione sovietica». John Hiden, Vahur Made, David J. Smith editors, The Baltic question during the Cold War, pp 39-40. Dopo aver rivisto la bozza iniziale, Welles espresse enfaticamente l'opinione che essa non fosse abbastanza dura. In presenza di Henderson, Welles chiamò Roosevelt e gli lesse il testo ed entrambi convennero che era troppo blanda. Welles allora modificò alcune frasi aggiungendone altre, apparentemente suggerite dal Presidente. Secondo Henderson:
La Dichiarazione venne resa pubblica e telegrafata all'ambasciata statunitense a Mosca, più tardi nello stesso giorno. John Hiden, Vahur Made, David J. Smith, editors. The Baltic question during the Cold War, p. 41.
Il testo Così fu pubblicata la dichiarazione:
Impatto Durante la guerra Welles annunciò pure che il Governo degli Stati Uniti avrebbe continuato a riconoscere i Ministri degli esteri dei Paesi Baltici come inviati di un governo sovrano. Allo stesso tempo il Dipartimento di Stato diede istruzioni ai rappresentanti degli Stati Uniti affinché si ritirassero da quei Paesi per "consultazioni". Nel 1940 il quotidiano The New York Times descrisse la Dichiarazione di Welles come «…uno dei documenti diplomatici più eccezionali emesso dal Dipartimento di Stato in molti anni».
La dichiarazione fu una fonte di contestazioni durante la successiva alleanza con la Gran Bretagna e la stessa Unione Sovietica, ma Welles persistette nel difenderla. Dennis J. Dunn, Caught between Roosevelt & Stalin: America's ambassadors to Moscow, p. 118 Durante una discussione con i giornalisti Welles sostenne che l'URSS aveva manovrato per dare «…una parvenza di legalità agli atti aggressivi a beneficio della Storia». John Hiden, Vahur Made, David J. Smith, editors. The Baltic question during the Cold War, p. 39
Nel dicembre del 1941 il ministro degli Esteri Sovietico Molotov ricevette a Mosca il ministro per gli Affari esteri della Gran Bretagna Anthony Eden e gli sollecitò un accordo che riconoscesse l'annessione del territorio delle tre repubbliche baltiche da parte del suo governo, ma Eden si rifiutò di trattare l'argomento, adducendo come motivo l'impegno preso con gli Stati Uniti di non stipulare accordi che implicassero modifiche territoriali, prima della fine della guerra.Winston Churchill, The second Worl War, vol. 7 (The Onslaugh of Japan), p. 294-295 Si convenne che Eden avrebbe trasmesso le richieste sovietiche al proprio governo ed a quello degli Stati Uniti. Questi furono informati ma obiettarono che l'aderire a tale richiesta avrebbe costituito una violazione della Carta Atlantica. Dopo l'ingresso degli Stati Uniti nella Seconda guerra mondiale, le cose cambiarono, ma in un primo tempo gli Stati Uniti mantennero le loro posizioni sul problema dei Paesi Baltici, nonostante l'atteggiamento più possibilista della Gran Bretagna di Churchill.
Nel memorandum del 1942, che descriveva le sue conversazioni con l'ambasciatore britannico Lord Halifax, Welles sostenne che egli avrebbe preferito connotare il plebiscito, che approvava queste annessioni, come un falso. Edward Moore Bennett, Franklin D. Roosevelt and the Search for Victory (Rowman & Littlefield, 1990), 47 available online, controllato il 9 novembre 2010 Nell'aprile dello stesso anno egli scrisse che l'annessione era «…non solo indifendibile da un punto di vista morale, ma parimenti straordinariamente stupida.» Egli riteneva che qualunque concessione sulla questione baltica avrebbe creato un precedente che avrebbe condotto ad ulteriori conflitti di confine nella parte orientale della Polonia ed in altre zone. Dennis J. Dunn, Caught between Roosevelt & Stalin: America's Ambassadors to Moscow (Lexington, KY: University Press of Kentucky, 1998), 118 available online, controllato il 9 novembre 2010
Con l'intensificarsi della guerra, Roosevelt accettò la necessità di sostenere l'Unione Sovietica ed era riluttante a riferirsi a conflitti postbellici. John Hiden, Vahur Made, David J. Smith, editors, The Baltic question during the Cold War, pp. 41,42 Durante la Conferenza di Teheran, egli assicurò Stalin scherzando, che se le Forze Armate Sovietiche avessero rioccupato i Paesi Baltici, egli non intendeva scatenare una guerra contro l'Unione Sovietica per questo motivo. Tuttavia, egli chiarì che la questione di un referendum e dei diritti di autodeterminazione avrebbe rivestito grande importanza per gli Stati Uniti. Robert Dallek., Franklin D. Roosevelt and American foreign policy, 1932-1945: with a new afterword., p. 436 Nonostante il suo lavoro con i rappresentanti sovietici nei primi mesi del 1940 per spingere l'alleanza, Welles vide l'assenza di incarichi da parte di Roosevelt e di Churchill, come pericolosa.
L'impatto postbellico
La Dichiarazione di Welles collegò la politica statunitense verso i Paesi Baltici con la Dottrina Stimson, che non riconosceva le occupazioni giapponesi, tedesche ed italiane durante gli anni trenta. Toivo Miljan, Historical dictionary of Estonia, p. 346. Essa rompeva con le politiche wilsoniane, che avevano sostenuto una forte presenza della Russia come contrappeso alla potenza della Germania. John Hiden, Vahur Made, David J. Smith, editors. The Baltic question during the Cold War, p. 3. Durante la Guerra fredda, gli Stati Uniti usarono la questione Baltica come fulcro di leva nelle relazioni U.S.- URSS.
Hersch Lauterpacht, un giudice di diritto internazionale, descrisse le basi della dottrina del non-riconoscimento come fondata sul principio del ex injuria jus non oriturL'azione illegale non crea legge: