Per guerre carliste si intendono tutte le guerre civili, discontinue ma persistenti, combattutesi in Spagna durante il XIX secolo. Furono originate da Don Carlos di Borbone-Spagna, il quale, rifiutando di accettare l’abrogazione della legge salica operata dal fratello Ferdinando VII, si proclamò nel 1833 re di Spagna, causando un conflitto che, a varie riprese, si concluse solo nel 1876.

I protagonisti indiscussi di questi scontri furono i carlisti, controrivoluzionari e cattolici, che combattevano per il mantenimento della tradizione nella monarchia spagnola, ma soprattutto contro il liberalismo promosso dalla regina Isabella II di Spagna e tutto ciò che esso comportava; in seguito scesero in campo anche contro la Repubblica Spagnola.

Secondo alcuni le guerre carliste, dette anche carlistadas, vengono considerate la prima vera guerra civile della Spagna, che ha messo per la prima volta nella storia d'Europa la Cristianità contro la RivoluzioneRafael Gambra, La Primera guerra civil de España (1821-1823). Historia y meditación de una lucha olvidada, Madrid, 1950..

Le zone in cui il carlismo raccolse maggiori consensi, e quindi il luogo da cui proveniva il maggior numero di volontari che entrarono a far parte dell'esercito carlista, si trovano nel nord della Spagna: Paesi Baschi, Navarra e Catalogna sono considerate le roccaforti del carlismo; alcuni nuclei distaccati si formarono a Valencia e in Aragona. Col passare del tempo la mobilitazione carlista si concentrò soltanto in alcune zone, in modo particolare in Navarra. A causa di questi scontri la Spagna visse un secolo tormentato, in cui si alternarono piccole sommosse, scontri in campo aperto e anni di apparente calma: Miguel de Unamuno definì questo periodo come un'epoca in cui era possibile "sentire la pace come fondamento della guerra e la guerra come fondamento della pace"Miguel de Unamuno, Paz en la guerra, in "Ahora", 25 aprile 1933, citato in J.M. de Azaola, Unamuno y sus guerras, p. 17.. Infatti nonostante non siano mai riusciti ad ottenere esiti favorevoli, i carlisti diedero il via a numerose sommosse, come la Prima e la Seconda Guerra Carlista. Oltre a questi due grandi scontri, ce ne furono anche altri, più o meno circoscritti a certe regioni o a ristrette fasce della popolazione, come la Guerra dei Matiners o l'Ortegada. Dopo questi fenomeni, il movimento armato si trasformò in un partito che tutt'oggi è presente nel panorama politico spagnolo.

Le origini del conflitto

Le cause della nascita del movimento carlista risalgono agli inizi del XIX secolo, quando una carestia di cereali in Castiglia fece sorgere i primi malumoriJuan Francisco Bahi, "Del cultivo de las patatas con respecto al sostenimiento y aumento de la poblaciòn en España" in Memorias de agricultura y artes, Barcellona, II, 1816, p. 100.. A quel tempo sedeva sul trono Carlo IV. Il figlio Ferdinando VII divenne re grazie ad un colpo di stato passato alla storia col nome di "rivolta di Aranjuez": insieme ai suoi sostenitori, nel marzo 1808, circondò il palazzo del primo ministro Manuel Godoy, favorito del re e presunto amante della regina, che ormai era riuscito ad accentrare tutto il potere nelle sue mani; così facendo scatenò una serie di eventi che misero in discussione la monarchia assoluta e i suoi principi e segnarono la fine di un'era in cui la Spagna era una superpotenza indiscussa. Per far sì che la folla risparmiasse Godoy, Carlo IV come prima cosa lo licenziò, poi abdicòJuan Arzadun, Fernando VII y su tiempo, Madrid, 1942.. Nonostante gran parte della popolazione lo sostenesse, il regno di Ferdinando VII in quel 1808 durò solo per un brevissimo periodo, prima che fosse deposto dalle truppe di Napoleone e trattenuto in esilio per sei anni. Ritornato in Spagna dopo una lunga insurrezione organizzata dalle juntas (comitati di notabili che amministravano le provincie spagnole a livello locale) e sostenuta dagli inglesi, regnò dal 1813 al 1833.

A causa delle sue scelte, nei confronti della Costituzione di Cadice prima e durante l'occupazione francese poi, il Desiderato Ferdinando VII non ebbe l'incondizionato sostegno della popolazione, come invece ci si sarebbe aspettato alla sua ascesa, e dovette fronteggiare un discreto numero di oppositoriJosep Carles Clemente, Las guerras carlistas, Barcelona, Ediciones Península, 1982, p.14-15.. Quando poi, il 29 marzo 1830, abrogò la legge Salica che comportava l'esclusione delle donne dalla successione al trono, e di fatto annullò la precedente designazione del fratello Don Carlos, proclamando la figlia Isabella II di Spagna legittima erede, quelle che prima erano solo contese di fazioni a corte divennero una vera e propria guerra civile, e i suoi oppositori si organizzarono in un movimento armato che diede battaglia per molti anni alla nuova regina e alla sua politica liberale: fu così che nacque ufficialmente il carlismo. L'anno era il 1833 e il movimento aveva già una struttura organizzata in grado di mobilitare risorse per la propria causaG. Martinez Dorado e J. Pan-Montojo, "El primer carlismo, 1833-1840", in Ayer, n. 38, 2000, pp. 56-57..

Secondo altri studiosi, fra cui spiccano lo storico spagnolo Jordy Canal e Raymond Carr, il carlismo deve essere considerato come una prosecuzione del movimento realista, già presente sul territorio spagnolo ai tempi di Carlo IV e manifestatosi apertamente negli anni Venti. Il carlismo quindi, come movimento sociopolitico dal carattere anti liberale, avrebbe origini molto antiche, risalenti addirittura all'Ancien RégimeJordi Canal, Il carlismo, storia di una tradizione controrivoluzionaria nella Spagna contemporanea, Milano, Guerrini e associati, 2011, p. 43.

Prima guerra carlista (1833-1840)

Le due fazioni Dopo la morte di Ferdinando VII, la Spagna era dunque divisa in due opposte fazioni: da una parte i neonati Carlisti, sostenitori di Don Carlos che si autoproclamò re con il titolo di Carlo V, appoggiato dai monarchici legittimisti, dai cattolici tradizionalisti e soprattutto dai reazionari antiliberali; dall'altro lato troviamo gli Isabelinos, cioè i liberali, i massoni, i "cattolici" costituzionalisti e le frange più progressiste della società spagnola, che speravano di strappare a Maria Cristina di Borbone-Due Sicilie - divenuta reggente a causa della giovane età di sua figlia Isabella – alcune riforme in cambio del loro appoggio.

Analizziamo ora, per ciascuna delle due fazioni, le motivazioni che portavano a sostegno delle loro tesi e i grandi punti di disaccordo. Il grande tema su cui si scontrarono riguardava prevalentemente la questione dinastica: gli Isabelinos sostenevano che la stessa legge di successione spagnola, entrata in vigore nel 1713 sotto il regno di Filippo V di Spagna, era stata promulgata con una serie di irregolarità; i carlisti lo negavano strenuamente affermando che Filippo V, in quanto re-conquistatore e fondatore di una nuova dinastia, in quel contesto storico e politico, era dotato di poteri speciali e che quindi la legge non presentava alcuna irregolarità formale. Al contrario era da considerare totalmente irregolare la Prammatica Sanzione di Ferdinando VII, un mero protocollo invalidato dal fatto che solo i deputati avevano il diritto di trattare in Parlamento questioni come la modifica di una legge fondamentale, quale la legge di successione e dunque, per modificarla, erano necessari dei poteri straordinari e specifici, di cui il re non era in possesso. Secondo gli oppositori questi poteri non erano affatto necessari, tanto più che la legge del 1713 non era ancora in vigore: la Novíssima Recopilación del 1805, una collezione di leggi spagnole compilata per origine di Carlo V, al cui interno si trovava la legge di successione, era un documento di carattere storico più che politico; infatti vi erano riportate molte leggi in disuso e non erano presenti molte di quelle in vigore. In ultimo, gli Isabelinos sostenevano che la Prammatica Sanzione era stata ideata da Carlo IV, padre di Don Carlos, e che Ferdinando VII si era solo limitato a presentarla. Il Parlamento stesso, nel 1833, riunito per giurare fedeltà alla principessa Isabella, le aveva confermato la legittimità del suo ruolo, e questo rendeva vana qualunque tipo di contestazione. I Carlisti non solo negavano l'intervento di Carlo IV nella stesura del protocollo, ma sostenevano anche che i membri del Parlamento erano stati convocati al solo scopo di prestare giuramento alla regina, senza che gli fosse concesso alcun potere di deliberazione; come prima cosa avrebbero invece dovuto stabilire a chi prestare giuramento: se a Isabella II di Spagna o a Don CarlosAlfonso Bullon de Mendoza, La primera Guerra Carlista, Madrid, Actas, 1992, pp. 68-69..

Oltre a queste motivazioni le linee di frattura riguardavano la struttura dello Stato, per gli uni regionale mentre gli altri accentrata, la configurazione mono- o bicamerale del Parlamento, la forma di governo parlamentare o di emanazione regia, la repubblica o la monarchia come forma di governo e, soprattutto, sul piano economico, la realizzazione di un blocco tra capitalisti e agrari o il definitivo superamento dei vecchi retaggi feudali in favore dei borghesi.

In ultimo è importante ricordare che all'interno dello stesso movimento carlista coesistevano due ideologie distinte: una, che prevalse, riunita sotto il motto Dio, patria, famiglia, e un'altra che faceva leva sul principio di autodeterminazione delle realtà regionali.

Gli scontri Il 29 settembre 1833 Ferdinando VII morì: quando, il 3 ottobre, a Talavera de la Reina, il funzionario delle poste Manuel María González, in seguito catturato e fucilato, gridò per la prima volta "Viva Carlo V!", in tutto il paese scoppiò la guerra civileJosep Carles Clemente, Las guerras carlistas, Barcelona, Ediciones Península, 1982, p. 102..

La Santa Alleanza, formata da Russia, Austria e Prussia, che si era ricostituita proprio in quel Settembre del 1833, nonostante non avesse riconosciuto Isabella come nuova regina, appoggiò solo moralmente Don Carlos. Lo Stato pontificio ordinò ai membri della Chiesa di rimanere imparziali di fronte al conflitto, mentre l'Inghilterra, che insieme a Francia e Portogallo firmò il 2 aprile del 1834 il Trattato della Quadruplice Alleanza, difese la Spagna liberale inviando 12.000 uomini e numerosi aiuti per la difesa, come risulta da una nota che Lord Palmerston presentò alla Camera dei ComuniRomán Oyarzun, Historia del Carlismo, Madrid, Alianza, 1969, p. 162.. Anche Francia e Portogallo, per mantenere la medesima linea politica, inviarono soldati e munizioni, senza però mai eguagliare l'Inghilterra.

Di contro, i volontari che facevano parte dell'esercito carlista erano costretti a attrezzarsi con le proprie armi e coi propri vestiti, essendo per lo più contadini o, comunque, uomini di modesta estrazione. Nonostante l'evidente squilibrio dei due eserciti, la guerra durò sette anni. Questo fatto si può spiegare solo grazie all'abilità dei comandanti carlisti, che conoscevano molto bene la geografia del luogo e la sfruttarono per trarne i maggiori vantaggi, e il sostegno della popolazione civile unita all'entusiasmo dei volontari dell'esercito. In Navarra e nelle province basche la popolazione insorse a sostegno di Don Carlos. I primi mesi, il cosiddetto periodo del levantamiento, furono assai duri per i Carlisti: la causa è da ricercare sicuramente nella cattiva organizzazione dell'esercito, tanto che parve subito che la rivolta non avrebbe avuto alcun successo. L'evento che segnò la svolta avvenne il giorno 7 dicembre: Tomás de Zumalacárregui (Ormaiztegi, Gipuzkoa, 29 dicembre 1788 – Zegama, Gipuzkoa, 24 giugno 1835) venne nominato da Don Carlos comandante delle forze militari.