Origini familiari Martino, come riportano gli Anales de la Corona de Aragon, Volume 2, in cui viene citato col fratello, Giovanni era il figlio secondogenito del re di Aragona, di Valencia, di Maiorca, di Sardegna e di Corsica e Conte di Barcellona e delle altre contee catalane Pietro IV il Cerimonioso e della sua terza moglie, Eleonora di Sicilia, che era la figlia terzogenita (la femmina primogenita) del re di Trinacria, Pietro II, quarto re della dinastia aragonese-sicula, e di Elisabetta di Carinzia. Pietro IV il Cerimonioso, secondo la Cronaca piniatenseLa Cronaca piniatense è una cronaca storiografica, voluta dal re d'Aragona, Pietro IV, del regno di Aragona, dalle sue origini comitali sino alla Corona d'Aragona (1336, morte di Alfonso IV di Aragona) era il figlio maschio secondogenito del re d'Aragona, di Valencia e di Sardegna e Corsica, conte di Barcellona, di Urgell, di Empúries e delle altre contee catalane, Alfonso il Benigno e della sua prima moglie, la contessa di Urgell, Teresa di Entenza, che come ci viene confermato dal testamento del padre, era figlia di Gombaldo di Entenza, barone di Entenza (la baronia di Entenza comprendeva una parte di territorio situato tra l'Aragona ed il Sobrarbe) e signore d'Alcolea e di Chiva e dell'erede della contea di Urgell, la baronessa di Antillón, Constanza di Antillón cartulari Xestalgar, doc. 10, pagg. 123 - 142.

Biografia Martino nacque nel 1356 a Gerona o molto più probabilmente a Perpignano, il 29 luglio, come riporta lo storico Jaime de Salazar y Acha, nel suo Las dinastías reales de España en la Edad Media. Il padre lo designò conte di Besalú e nel 1368 lo nominò siniscalco della Catalogna.

Nel 1360, secondo il Nobiliario de Aragón fu concordato il matrimonio tra Martino e la figlia maggiore del conte de Luna. Il 13 giugno 1372, a Barcellona, Martino sposò Maria de Luna, figlia del conte de Luna e signore di Segorbe (Castellón), don Lope, e di Brianda d'Agaout, ed il padre gli garantì la contea di Jérica, per cui da quel giorno, Martino divenne Conde de Exerica y de Luna y Señor de la Ciudad de Segorbe.

Reggente di Sicilia Nel 1378, il padre lo nominò signore e reggente della Sicilia, la cui regina, Maria di Sicilia, cugina di Martino, era ancora in minor età (il padre di Maria, Federico IV di Sicilia, era morto nel 1377). Dato che il fratello maggiore di Martino ed erede al trono Giovanni era rimasto vedovo in quello stesso 1378 il padre, Pietro IV, che aveva l'obiettivo di estendere i domini della Corona d'Aragona anche sulla Sicilia, spinse Giovanni a sposare la regina di Trinacria Maria di Sicilia, affinché non sposasse il duca di Milano Giangaleazzo Visconti, con cui i notabili siciliani erano in contatto; ma Giovanni rifiutò #ES Los condes de Barcelona vindicados, Tomo II, pag. 288, obbligando Pietro IV a intervenire in Sicilia.

Il testamento della sorellastra Giovanna, contessa di Empúries (Infantissa Johanna…Petri…Regis Aragonum filia, consorsque…domini Johannis comitis Impuriarum), datato 12 agosto 1384, dove chiedeva di essere sepolta nel monastero di Santa Maria di Poblet (in Monasterio Poupuleti), nominava esecutori Martino con il padre ed il fratello Giovanni (Dominum Regem patrem nostrum…infantem Johannem ducem Gerunde et comitem Cervarie fratrem nostrum et…infantem Martinum fratrem nostrum).

In quanto principe cadetto della famiglia reale aragonese, a Martino era stato assegnato il Ducato di Monblanch confermato anche dal fratello salito sul trono di Aragona come Giovanni I, molto probabilmente, nel 1387, dopo la morte del padre, Pietro IV, morto, a Barcellona, il 5 gennaio, e tumulato nel Monastero di Santa Maria di Poblet.

Il figlio di Martino, Martino il Giovane, di circa diciassette anni, nel 1391 fu fatto sposare con la ventottenne regina di Sicilia, Maria. La Sicilia (o regno di Trinacria) era perciò destinata a perdere l'indipendenza e divenire un feudo dei discendenti di Martino. Martino il Giovane, unico figlio ancora in vita di Martino il Vecchio, infatti, dopo il matrimonio, lasciò l'Aragona e, arrivato a Palermo, fu incoronato, assieme a Maria, re di Sicilia, divenendo Martino I di Sicilia. I siciliani non gradivano troppo il matrimonio aragonese (anche perché esso era stato celebrato dall'antipapa Clemente VII e i siciliani erano sostenitori del papa Urbano VI e poi del papa Bonifacio IX) e, guidati dalla famiglia Alagona, si ribellarono già nel 1392 e da quella data si opposero alla autorità aragoneseGuillaume Mollat, I papa di Avignone il grande scisma, in Storia del mondo medievale, vol. VI, 1999, pag. 555.

Martino il Vecchio, nello stesso 1392, fu inviato in Sicilia a capo di una spedizione (che era stata organizzata per intervenire in SardegnaDurante gli ultimi anni di regno del fratello Giovanni I si ebbero problemi anche in Sardegna, che faceva parte della corona d'Aragona, a partire dal regno di Giacomo II; la rivolta era guidata dalla giudicessa, Eleonora d'Arborea e dal marito Brancaleone Doria, che dal loro Regno cercavano di scacciare gli aragonesi dall'isola., ma durante il viaggio fu dirottata in Sicilia) per aiutare il figlio, Martino il Giovane e la regina Maria. L'arrivo di Martino il Vecchio in Sicilia portò alla conquista di Trapani e Palermo, ma non riuscì a sconfiggere gli oppositori, che resistettero sino al 1398, anno in cui ritornò la pace e il figlio e la nuora poterono governare nuovamente tutta l'isola.

L'ascesa al trono d'Aragona Suo fratello, Giovanni I (senza figli maschi viventi), morì il 19 maggio 1396, improvvisamente, per una caduta da cavallo, in una foresta vicino a Foixà (Gerona), durante una battuta di caccia, che era stata la sua passione per tutta la vita, e Martino gli succedette sul trono di Aragona. Al momento della successione Martino si trovava in Sicilia, a causa della rivolta della nobiltà, e sua moglie, Maria di Luna, aveva reclamato il trono in suo nome e aveva agito quale sua rappresentante, in attesa del suo ritorno. Martino il Vecchio poté rientrare in Aragona solo nel 1397; ciò nonostante, il suo arrivo ritardato fu all'origine di tensioni e problemi per la stabilità del regno. Il suo diritto al trono venne infatti contestato dal conte di Foix, Matteo (1363-1398), a nome di sua moglie Giovanna, figlia maggiore di Giovanni I di Aragona. Matteo, approfittando dell'assenza di Martino, nel 1396 tentò di invadere l'Aragona, ma Maria, con l'aiuto del conte di Urgell Pietro II, riuscì a frenare l'attacco, come riporta La web de las biografias, che fu fermato e respinto: l'invasione del regno fu un insuccesso; dopo il suo rientro in Aragona, Martino I convocò Giovanna e Matteo in un'assemblea a Barcellona e confiscò loro tutti i domini del conte di Foix, ossia la contea di Foix e le viscontee di Béarn e di Castellbó, che furono poi restituiti, nel 1398, ai suoi successori: la sorella di Matteo, Isabella e il marito, Arcimbaldo di Grailly. Dopo la morte, senza figli, di Giovanna (1407), fu la sorellastra, l'altra figlia di Giovanni I ancora in vita, Iolanda di Aragona (che, nel 1404, aveva sposato Luigi II d'Angiò, conte di Provenza e re titolare di Napoli) a reclamare il trono dallo zio, e lo stesso poi fecero i suoi figli.

Il 13 ottobre del 1397 Martino il Vecchio, a Saragozza, giurò sui fueros, come era stato stabilito da suo padre, Pietro IV, e il 13 aprile del 1399, nella stessa città, fu incoronato re. Martino promosse crociate contro i Mori in Nordafrica nel 1398 e nel 1399. Alla morte del conte di Empúries, Pietro III (circa 1380- circa 1401), la contea andò in eredità alla moglie, Joana de Rocabertí i de Fenollet, ma Martino, invocando l'atto di concessione della Contea di Empúries, del 1325, annesse la contea ai possedimenti reali.

Perdurando nella chiesa cattolica il grande scisma, Martino e la corona d'Aragona, assieme a Castiglia, Navarra e Scozia, furono i più calorosi sostenitori del nuovo antipapa Benedetto XIII, Pedro Martínez de Luna, parente di sua moglie, che era stato eletto papa il 28 settembre 1394; quando, abbandonato dai francesi, il papa de Luna era praticamente assediato nel suo palazzo di Avignone, Martino con le sue truppe, nel 1403, lo andò a liberare e lo condusse sano e salvo nel palazzo dei de Luna a Peñíscola (Valencia).

Campagna sarda Gli Aragonesi avevano cercato di sottomettere la Sardegna fin dal regno di Giacomo II e, alleati con il Giudicato d'Arborea, avevano gradualmente conquistato parte dell'isola. Ma negli anni Cinquanta del '300, durante i regni di Pietro IV e poi di Giovanni I, il Giudicato di Arborea ruppe l'alleanza e mosse guerra alla corona d'Aragona, sotto la guida dei sovrani Mariano IV di Arborea e poi dei figli, Ugone III de Bas-Serra ed Eleonora d'Arborea, reggente per i propri figli, Federico e Mariano Doria-Bas; dopo un conflitto lungo e sanguinoso gli arborensi riuscirono a unire sotto la propria bandiera tutta l'isola, lasciando in mano ai regnicoli solamente le città portuali di Cagliari e di Alghero, allo stremo della loro resistenza. Re Martino il Vecchio, dopo la morte di Eleonora e cinque anni dopo quella del giovane sovrano Mariano V, approfittando della grave crisi di successione aperta tra i pretendenti al trono, chiese al figlio Martino il Giovane di riconquistare l'isola. Martino il Giovane arrivò sull'isola nell'ottobre del 1408. Nello stesso tempo nel mese di dicembre fu chiamato in Sardegna dalla corona de logu il visconte di Narbona, Guglielmo III, nipote di Beatrice d'Arborea, secondogenita di Mariano IV e sposa di Aimerico VI di Narbona, il quale fu incoronato giudice il 13 gennaio a Oristano. Falliti i tentativi di raggiungere un accordo diplomatico con Guglielmo III, il conflitto si riaccese violentemente e il 30 giugno del 1409, nelle campagne vicino al borgo fortificato di Sanluri fu combattuta una cruenta battaglia, ricordata come la battaglia di Sanluri, il 4 luglio 1409, si arrese agli aragonesi anche Villa di Chiesa (l'odierna Iglesias).

Venticinque giorni dopo la battaglia, però, Martino il Giovane morì di malaria a Cagliari.

Il 17 agosto l'esercito giudicale respinse un violento attacco contro Oristano per opera dei Moncada. Il giorno successivo Pietro Torrelles guidò i regnicoli nel sanguinoso scontro che si svolse nella piana tra Sant'Anna, Fenosu e Santa Giusta, ricordato come la Seconda Battaglia (Segunda Battalla). Gli aragonesi furono respinti e rimasero intrappolati nelle paludi subendo ingenti perdite. Secondo fonti iberiche la battaglia fu cruenta e rimasero sul campo 6.536 morti. A distanza di un mese e mezzo dalla disfatta di Sanluri le sorti della guerra erano ancora incerte. Gli arborensi continuarono a resistere e passeranno sette mesi prima che Pietro Torrelles espugni i castelli di Monreale, di Marmilla e di Gioiosaguardia, scardinando così le loro difese. Cadute queste roccaforti si aprivano le porte per la conquista di Oristano. Dopo aver ricevuto ingenti rinforzi, il 25 marzo 1410, l'abile comandante aragonese partiva dalla fortezza di Sanluri verso la capitale arborense. Evitando le fatali paludi e gli stagni di Fenosu e Santa Giusta si diresse verso Bosa, centro strategico e porto commerciale di vitale importanza per l'Arborea. La città si difese strenuamente prima di arrendersi. La sua caduta permise ai regnicoli di puntare con tutte le forze verso Oristano. Le vicende dell'assedio della capitale restano un punto molto dibattuto dagli storici perché inspiegabilmente, senza combattere, Il 29 marzo del 1410, il giudice reggente Leonardo Cubello firmò con il luogotenente Pietro de Torrelles la pace di San Martino fuori le mura di Oristano cedendo la capitale e gran parte del territorio giudicale, il Cubello venne investito da Martino il Vecchio del titolo di Marchese di Oristano.

Re di Sicilia