Il convito è un dramma giocoso in due atti del compositore Domenico Cimarosa su libretto di Filippo Livigni.Spartito convito
Fu rappresentata per la prima volta, con grande successo, durante la stagione di Carnevale del 1782 al Teatro San Samuele di Venezia (per l'esattezza, il debutto avvenne tra il 26 e il 28 dicembre 1781). L'opera venne poi subito ripresa a Firenze, presso il Teatro della Pergola, con la presenza in sala della coppia granducale. Anche in questa occasione il lavoro cimarosiano ebbe uno straordinario successo, come riportato dalle cronache nelle gazzette ufficiali dell'epoca. La gazzetta Toscana, organo ufficiale della corte lorenese, riportò nelle proprie colonne una succinta descrizione della serata e del successo ottenuto. A partire dal 1782 Il convito fu rappresentato in tutti i maggiori teatri europei (alcune volte con il libretto tradotto e adattato alla lingua locale) con pochissima corruzione nella parte musicale (prassi invece assai diffusa all'epoca). Il convito fu nuovamente rappresentato, dopo un silenzio di quasi 200 anni, dall'Opera Giocosa di Genova, diretta da Fernando Mainardi, con interpreti, fra gli altri, il soprano Giovanna Vinci ed il baritono Michele Casato.
Cast della prima esecuzione assoluta PersonaggioRegistro vocaleNome dell'interpreteIl cavalier Del LampotenoreVincenzo del MoroMadama EleonorasopranoTeresa GherardiMassimobaritonoBenedetto BianchiLisettasopranoRosa GarbosiCheccotenoreAntonio Benedetti SartoriniIl conte PolidorobaritonoFrancesco Bussani
Trama
Atto primo Massimo, uomo vanitoso e vanesio in cerca di rapido matrimonio, ha organizzato con l'aiuto del proprio fido servo Checco un ricevimento a cui ha invitato le più belle ragazze del proprio paese.
Al ricevimento, la prima ragazza che si presenta è donna Eleonora, che non ha, però, il cuore “ufficialmente” libero, poiché, come lei stessa confesserà a Massimo è promessa sposa del Conte Polidoro.
In realtà, evidentemente, Eleonora si è presentata non per cercare marito o per divertirsi, ma perché vede nel ricevimento un'occasione per mettere in pratica la vendetta che trama contro il proprio promesso sposo, che non si sta comportando bene. Il conte Polidoro, infatti, confesserà Eleonora a Massimo, corteggia anche una certa ricca vedova di nome Alfonsina. Eleonora, approfittando della dabbenaggine di Massimo a proprio vantaggio, gli imbastisce un discorso non troppo chiaro, in cui sembra voler comunicare a Massimo stesso che, se lui sarà disposto ad assecondarla nella sua vendetta, lo sposerà.
Massimo, naturalmente, che è uomo piuttosto sciocco e ingenuo, non capisce perfettamente i sottintesi di Eleonora (che, nella aria, gioca un po' a fare la misteriosa) e crede, invece, che il matrimonio con lei sia già cosa fatta. Sarà il furbo servo Checco a tentare di spiegare a Massimo il doppio gioco che in realtà sta allestendo donna Eleonora. Anche Checco, però, nella sua aria, risulta piuttosto sibillino nel dar spiegazioni (sopravvalutando, evidentemente, l'intelligenza di Massimo) e infatti, anche in questo caso, Massimo non riesce a capire fino in fondo.
Dopo Eleonora al convito giunge proprio Alfonsina seguita, sia come corteggiatore che come cavalier servente, dal conte Polidoro che corteggia la donna non perché la ritenga più bella della sua promessa sposa Eleonora, ma semplicemente perché è più ricca. Polidoro, infatti, è uno spiantato e vagabondo il cui sogno è quello di vivere senza lavorare mantenuto da una donna ricca. Eleonora, oltre che da Polidoro, è accompagnata al ricevimento di Massimo anche dalla sua fida cameriera Lisetta (che, come comprenderemo nel proseguimento dell'opera, è, da schietta popolana, una ragazza molto intelligente e di brillante carattere).
Alfonsina è vedova di un certo Barbalò (di cui, in ogni luogo in cui si reca, porta dietro sempre il ritratto): un soldato coraggioso, dice Alfonsina, - ma in realtà scopriremo incapace e vanaglorioso - deceduto eroicamente, sostiene sempre la vedova, sul campo di battaglia. La donna sembra sempre tormentata dal ricordo del caro marito morto (che lei, spesso, vede ancora in vita e di cui sembra percepirne lo spirito). Ma non è l'unica afflizione da cui è turbata: la strana vedova, infatti, soffre di numerose manie: ha il vizio di adorare solo le persone che non la contraddicono mai – ma anzi che la imitano ossequiosi in tutti gli atteggiamenti - e soffre di repentini cambi d'umore (una quasi schizofrenica, insomma...).
Tant'è vero che, appena arrivata a casa di Massimo, dopo un breve, allegro e conviviale dialogo intrattenuto con il Conte Polidoro e con Lisetta, improvvisamente cambia d'umore, arrabbiandosi furiosamente perché il padrone di casa, pur avendola invitata al ricevimento, non è venuto ancora ad accoglierla con tutti gli onori dovuti a una dama. Sarà Lisetta che, comandata dalla sua padrona, andrà alla ricerca di Massimo per portarlo al cospetto di Alfonsina e calmarne l'arrabbiatura.
Massimo finalmente arriva e si degna di presentarsi ad Alfonsina col suo solito modo strambo (anche Massimo, come quasi tutti i personaggi di quest'opera, è affetto da una mania che lo caratterizza: così come Alfonsina è soggetta ai cambi d'umore, Massimo soffre evidentemente di uno spaventoso narcisismo – che lo rende sciocco e comico agli occhi del pubblico -: tale narcisismo lo porta, quando parla con gli altri, ad aggiungere alle proprie frasi, nei momenti più assurdi e inopportuni, la frase – tormentone “io non son brutto”). Proprio con questo narcisismo prepotente e grottesco, il padrone di casa si presenta anche ad Alfonsina. Massimo, quando Alfonsina gli viene presentata, ripensando alle parole che aveva in precedenza udite durante il dialogo con Eleonora, riconosce subito l'identità dei due nuovi convitati che gli sono di fronte: lei deve essere la ricca vedova Alfonsina e lui il promesso sposo traditore di Eleonora, Polidoro.
Subito dopo la presentazione, si innesca un gioco comico nel quale il Conte e Massimo, in uno spassoso terzetto, cercano di assecondare, per far bella figura con lei, tutte le manie e i repentini cambi d'umore della vedova.
Arriva, infine, il terzo e ultimo personaggio dell'opera: il Cavalier del Lampo, che in effetti, contrariamente a Eleonora e Alfonsina, nessuno ha invitato ufficialmente al ricevimento. Ma anche Del Lampo, analogamente a Massimo, vorrebbe approfittare del ricevimento per incontrare qualche bella fanciulla con cui spassarsela; in mancanza di una fanciulla, il convito gli darà comunque l'opportunità di mangiare e bere a sbafo (altra attività tanto cara al Cavaliere).
Il cavalier Del Lampo, infatti, non è esplicitamente in cerca di una sposa come Massimo; in realtà è, più che altro, amante del divertimento, dello spasso, del buon cibo e delle donne in egual maniera (a patto che sia tutto gratis e a spese di altri!). L'arrivo del Cavaliere è subito segnato dall'incontro e dalla presentazione col padrone di casa che mostra subito la propria narcisistica mania: Massimo, infatti, non tarderà a insistere anche con il Cavaliere (evidentemente, lo dice anche ai maschi!) con il suo tormentone “io non so brutto”.
Intanto sopraggiungere di nuovo Alfonsina a cui il Cavaliere si presenta ricolmandola subito di complimenti (anche piuttosto volgarucci e comicamente esagerati); la ricca vedova, pur dimostrando di apprezzarli, nota subito che egli non si è uniformato al suo volere: Alfonsina sta ridendo e il Cavaliere si permette di non assecondarla e di non imitarla! Non sia mai!: questo enorme smacco, perché tale appare agli occhi di Alfonsina, la fa saltare su tutte le furie. Sarà Massimo a spiegare al povero Cavaliere, rimasto sopraffatto dalla rabbia improvvisa di Alfonsina, il motivo di tale cambio umore: la donna va assecondata in tutto, suggerisce Massimo al Cavaliere, altrimenti diventa una furia.
Giungono anche Eleonora e, successivamente, Lisetta; il Cavaliere non perde tempo e, seguendo il suo istinto, comincia a corteggiarle immediatamente di fronte ad Alfonsina con la stessa tecnica e, più o meno, le stesse parole usate appena un minuto prima per corteggiare la ricca vedova.
Massimo dopo aver assistito a questa scena, comincia a dubitare della saviezza mentale dei suoi convitati che cominciano ad apparirgli tutti un po' matti...
Nella sala sono presenti, oltre a Massimo, Alfonsina e il Conte. Massimo cerca di far innamorare di sé la vedova Alfonsina con l'unica tecnica efficace che conosce: quella di assecondarla in tutto e per tutto. In una scena piuttosto comica, infatti, Massimo imiterà pedissequamente tutti i gesti di Alfonsina che, infatti, si dimostra subito piacevolmente colpita. Il Conte, naturalmente, rimane piuttosto adombrato dall'atteggiamento consenziente (e un po' civettuolo) che Alfonsina sembra riservare a Massimo: del resto, Polidoro ha lasciato Eleonora per poter sposare Alfonsina e goderne la ricchezza; adesso, che tutto sembrava perfettamente riuscito, sembra che Massimo sia in procinto di portargliela via.
Alfonsina si dimostra così piacevolmente colpita dal carattere remissivo di Massimo che gli propone, da un momento all'altro, di sposarlo e, anzi, lo costringe a scrivere una dichiarazione in cui si impegna formalmente a farne sua sposa.
Il Conte, che assiste a tutta la scena, non ci sta a farsi rubare l'”affare Alfonsina” e approfittando dell'allontanamento provvisorio della donna dalla stanza in attesa che Massimo compili la dichiarazione scritta, lo costringe, puntandogli una pistola carica alle tempie, a scrivere, sì, una dichiarazione, nella quale, però, risulterà certificato l'impegno a NON sposare Alfonsina, richiedendogli pure di chiosarla con alcune ingiurie riferite alla donna, che viene qualificata come “pazzarella, incostante e capricciosa”.
Massimo, impaurito dalla pistola puntata, acconsente e scrive la dichiarazione esattamente come il Conte la vuole. Nel frattempo torna Alfonsina che chiede a Massimo il foglio; egli tenta di giustificarne il contenuto cercando di far capire alla donna che è stato costretto con la forza a scrivere ciò che lei leggerà in quel foglio. Massimo non può parlare chiaramente ad Alfonsina per spiegarle l'equivoco perché il Conte non se n'è andato del tutto, ma si è semplicemente nascosto per seguire tutta la scena e, quindi, è ancora nella stanza con la pistola carica e pronto a far fuoco!
Il Conte Polidoro esce dal proprio nascondiglio e, sorpresa da quell'arrivo inaspettato, Alfonsina (che ancora non ha letto la dichiarazione scritta di Massimo e che quindi ancora la crede contenere, a tutti gli effetti, una formale dichiarazione di matrimonio) gli confessa di essersi appunto impegnata per un prossimo matrimonio con Massimo. Anche il Conte, lì per lì, non capisce bene la situazione (ma semplicemente perché non si era accorto che Alfonsina non aveva ancora letto il foglio che tiene tra le mani) e crede che Massimo, pur sotto minaccia, lo abbia preso in giro e scritto una vera dichiarazione di matrimonio. Polidoro prende dalle mani di Alfonsina il foglio e inizia a leggere ciò che c'è scritto (e cioè, effettivamente, ciò che lui aveva imposto a Massimo, ingiurie comprese); la donna , nell'ascoltar ciò, va su tutte le furie; il Conte approfitta del successo del suo piano, confermando alla ricca vedova la propria costanza e il proprio amore, segnando quindi un punto a proprio vantaggio sul rivale Massimo.
Alfonsina è ormai divorata dalla rabbia e inizia, in un'aria parodistica, un monologo in cui si paragona alla povera Didone abbandonata dal crudele Enea in una sorta di comicissimo delirio.