Gli sguardi i fatti e senhal è una raccolta di versi scritta dal poeta e critico Andrea Zanzotto fatti stampare nel 1969 a Pieve di Soligo dall'Autore in cinquecento copie e infine pubblicato nel marzo del 1990, in prima edizione, da Arnoldo Mondadori Editore nella collana "I poeti dello Specchio" in seguito ad una: "ricostruzione degli interventi pubblici di Stefano Agosti e dell'Autore, tenuti in occasione della presentazione del poemetto in alcune sedi, e in particolare ad Ivrea, nel settembre del 1973, ove ebbe luogo anche la recitazione del testo"..

Struttura Il poemetto è costituito da cinquantanove voci dialoganti con una sola voce femminile che parla tra virgolette con la nota-proemio dell'Autore che ne spiega la struttura formale e ne indica eventuali percorsi di lettura: "Protocollo relativo alla prima tavola del test di Rorschach, specialmente al dettaglio centrale, oppure: cinquantanove interventi-battute di altrettanti personaggi (meglio che di uno solo) in colloquio, a modo di "contrasto", con un'altra persona, stabile, che parla tra virgolette, e che è lo stesso dettaglio centrale. Ma anche: panorama su un certo tipo di filmati di consumo e chiacchiere più o meno letterarie del tempo. E ancora: frammenti di un'imprecisa storia dell'avvicinamento umano alla dea-luna, fino al contatto. Ecc.". Il poemetto è, come scrive Giuliana Nuvoli,. "[...] la denuncia della violenza: in tutte le sue forme, in ogni tempo e contro ogni essere. Una violenza che, perpetrata nei confronti del personaggio femminile protagonista, simboleggia tutti gli oltraggi che all'uomo è dato subire".

Nel poemetto le scene dialogate si succedono velocissime (come scrive Giulio Ferroni: "Il sovrapporsi di voci dà luogo a un movimento incessante attorno al senhal (Il significato della parola senhal viene data dallo stesso Autore nelle note: " Senhal: nome pubblico che nasconde quello vero (per i trovatori), o semplicemente "segnale", o, volendo, "simbolo del simbolo" e avanti) (nome fittizio usato nella poesia dei trovatori, "segnale" o "simbolo"), figura dell'origine, dell'assenza intorno a cui, secondo Lacan, ruota ogni forma di linguaggio". o sotto forma di una sola battuta o in più consistenti brani di discorso che mettono in evidenza quello che è il supporto narrativo al poema e che ne limita sia l'inizio che la conclusione: l'evento del ferimento-oltraggio. Il referto dell'allunaggio all'inizio è descritto dal poeta come se si fosse trattato di una violenza e aggressione di teppisti: "Doveva accadere laggiù che ti e ti e ti e ti/ lo so che ti hanno||presa a coltellate||lo gridano i filmcroste in moda i fumetti in ik",. e alla fine il riferimento ai reperti della spedizione fatta di materiali minimi e insignificanti e completamente inutili per accrescere la conoscenza scientifica del pianeta: "E così minima la refurtiva, e poi subito persa".. Si possono comunque rintracciare all'interno delle differenti scene e scenette, svariate linee di discorso che non interferiscono tra di loro pur conservando la propria individualità. Le linee di discorso evidenziate sono quelle del discorso filmico o fumettistico, del discorso erotico, che se da un lato mette in risalto i temi della verginità, del candore, del gelo, dall'altra si focalizzano sul tema della violenza, della deflorazione e del sangue.

Temi e riferimenti Tra i temi dominanti del poemetto vi è il tema della dea-luna, e quindi di Diana, (e in questo caso è esplicito il riferimento all'impresa americana dell'allunaggio dell'Apollo 11 effettuata venti anni prima alla quale il poeta stesso fa riferimento nella Nota al termine delle sue osservazioni: "Mentre scatta il ventennale della grande impresa nei più vari modi, ma poi non molto «solenni, ci si accorge che la Luna è rimasta come da sempre a «fare la luna», mentre in molto è cambiato il modo di concepire il vortice al cui fondo essa sta ancora.".) e il tema psicoanalitico riguardante la prima tavola di Rorschach, rappresentata nel suo dettaglio come una specie di figurina femminile, anche se approssimativamente accennata.

Il tema della luna e del meta-discorso I temi sopraindicati non sono nuovi nell'opera di Zanzotto. Il primo riferimento si trova già nella prosa che conclude Sull'altopiano: "Vedevo, dal mio giaciglio, attraverso l'inferriata, nell'altissimo della notte la luna al suo quarto calante, tagliente e zuccherina; ed essa mi pareva il residuo di una perduta sostanza o cibo a me solo accessibile, di cui io solo avrei potuto nutrirmi, di cui nessuno mi avrebbe mai derubato. La mia vera vita iniziava, iniziava il mio diario". Il tema della luna è già presente in Dietro il paesaggio dove alla madre /luna di Indizi e luna si oppone, in A foglia e gemma la luna /mondo, ma bisogna arrivare a Vocativo dove si può trovare l'oggetto luna che si antropomorfizza nel mito di Diana nella poesia I compagni del corso avanti o nella poesia Idea dove vi è un esplicito riferimento erotico: "Ed esanime il palpito dei frutti/ e delle selve e della seta e dei / rivelati capelli di Diana,/ del suo felice dolcissimo sesso"..

Ma dedicati in modo più significativo al mito lunare sono senza dubbio i due componimenti delle IX Egloghe, 13 settembre 1959 (Variante) e Nautica celeste. Il primo componimento consiste in un lungo delinearsi senza interruzioni, di attributi e predicazioni alla luna che sin dal suo incipit: "Luna puella pallidula" sarà, come scrive Agosti:. [...] antropomorfizzata [...] secondo uno schema di sovrimpressioni oggettuali che costituirà, in Senhal, uno dei cardini del dispositivo sotteso alla dinamica del poemetto; il secondo, invece, leopardianamente vòlto a focalizzare la natura dell'affinità fra la luna e il Soggetto che le si rivolge". Ma è comunque con La Beltà che i temi fondamentali del raccontare il mito, così come poi ripresi in Senhal, vedono il mito lunare associato all'idea del bianco immacolato e del gelo, come nella poesia La perfezione della neve dove è già, tra l'altro, presente il tema della telecomunicazione: «Pronto. A chi parlo? Riallacciare.». che sarà presente nei versi finali di Senhal: «Passo e chiudo» (Passo e chiudo: come usando un apparecchio ricetrasmittente. Ma non soltanto).. Così, nel componimento successivo intitolato Sì, ancora la neve, il tema della luna-neve si allinea al tema del meta-discorso incluso nelle forme lessicali come «pinzetta» e «graffetta»: "O luna, ormai, /e perfino magnolia e perfino / cometa di neve in afflusso, la neve. /[...] Detto alla neve: «Non mi abbandonerai mai, vero?//E una pinzetta, ora, una graffetta».".

Il tema del test psicoanalitico di Rorschach Compare già nell'VIII componimento della sezione La Beltà, Profezie o memorie o giornali murali, il tema del test psicoanalitico di Rorschach nei versi: «a caccia nel niente per niente/ [...] / a caccia più dentro fino a dare nello spessore / a dar di becco nel sublime-blime molti-/ plicato per il molteplice-plice / ricaduto in gran braci Algol Vega Sol nella lente d'insiemi/ Ah l'esplosione del significare del comporre/ [...]/ «I colori ti salvano»/ (dal commento di un esperto al Rorschach)]». dove viene riportato, con un accorgimento in enjambement di alcuni vocaboli ("molti-plicato", "molteplice-plic"), la piegatura centrale del foglio del test composto da due immagini che, pur essendo in modo approssimativamente speculari, costituiscono una immagine unica. Stefano Agosti paragona le due immagini a due luoghi "[...] entrambi suscettibili di infiniti investimenti di senso". dei quali al primo, la luna, corrispondono investimenti di carattere culturale o simbolico e al secondo, la macchia del test di Rorschach, investimenti improntati alla casualità e libertà perché nascono secondo le reazioni di ciascun individuo con il test.

Note

Bibliografia

Voci correlate Andrea Zanzotto Opere di Andrea Zanzotto Poetica di Andrea Zanzotto

Collegamenti esterni

Le parole significative del testo.

Categoria:Raccolte poetiche di Andrea Zanzotto