Incantesimo e magia è un saggio storiografico ed etnografico di Arturo Castiglioni che verte sull'analisi del misticismo, della superstizione e della medicina antica. La prima edizione risale al 1934, pubblicata in lingua italiana e si compone di ventisette capitoli ulteriormente suddivisi in paragrafi di numero variabile a seconda della vastità dell'argomento.
L'opera Incantesimo e magia è un saggio che si prefigge di ripercorrere l'evoluzione storica della magia e del misticismo nelle sue forme più variegate, a partire dall'epoca preistorica sino ad arrivare alla contemporaneità dell'autore. Arturo Castiglioni è stato un uomo sempre affascinato dall'Oriente, come lo dimostra il suo soggiorno di due mesi in India nel 1930, nonché intrigato da quanto la superstizione e la magia ancora permeassero il mondo medico in tempi relativamente moderni. Questo appare chiaro dalle sue considerazioni in merito alla visita al centro di guarigioni miracolose di Kiev, in occasione della sua partecipazione al Congresso nazionale medico di Mosca nel 1897. L'autore ci offre la possibilità di svolgere un viaggio nel tempo dagli albori della nostra civiltà sino ai primi anni del 1900.
Etimologia La parola "magia" è stata spiegata da tanti, ma Hegel e Schopenhauer riescono a coglierne il senso primo, definendola come l'oggettivazione di un desiderio in uno stato d'incantesimo, permanente o transitorio, in una concezione del mondo dove non c'è confine tra il reale e l'irreale, la cui premessa necessaria è l'assenza del senso critico o nesso causale.. È un complesso di azioni e contemporaneamente una connessione di idee con molteplici interferenze, tant'è vero che furono considerati maghi i guerrieri, i ciarlatani, i mistici, i filosofi, i medici e i poeti. La magia per essere efficace ha bisogno, principalmente, di un intermediario e di uno stato d'incantesimo. La parola incantesimo è legata al termine latino carmen, stando a indicare infatti la necessità di servirsi di parole, musiche, canti e talvolta perfino di sostanze stupefacenti al fine di suggestionare il collettivo e di creare uno stato d'animo speciale.
Descrizione Possiamo affermare che la storia dell'incantesimo e della magia, per quanto con innumerevoli sfaccettature, attraversa due macrofasi: "la fase prelogica" e "la fase storica". La fase prelogica L'uomo primitivo, dotato di una viscerale sensibilità ma senza alcuno spirito critico, si sentiva intimamente parte della terra che abitava, tanto da stabilire tra sé e il mondo circostante un continuo rapporto di "appartenenze" e tanto da temere, al contempo, qualsiasi essere o fenomeno che poteva minacciare la sua vita. Nonostante ciò non aveva paura della morte, che egli vedeva come una trasformazione. Visse in un cerchio magico, seguendo il suo istinto e le suggestioni che la natura gli offriva. Le sue prime azioni magiche erano rivolte alla difesa e alla solidarietà; inoltre, il mago poteva essere un qualunque uomo appartenente al clan. Solo in un secondo momento il mago venne identificato come un eletto e quindi anche la casta dei maghi iniziò a organizzarsi.. La fase storica Con la formazione dell'io critico e il delinearsi dei limiti dell'individualità, la nascita della famiglia, delle leggi, dello stato e l'avanzamento della ricerca scientifica, la magia si evolve. Essa comincia a rappresentare il compromesso fra gli istinti ancestrali e la razionalità derivante dalla conoscenza, la sintesi fra cosciente e incosciente, insomma, l'unico modo per l'uomo di vivere e reagire irrazionalmente alle sue angosce e alle sue paure. D'ora in poi il mago rappresenterà l'autorità massima, il capo del villaggio o il re dello stato.. L'avvento dell'idea religiosa Con il formarsi dell'idea religiosa, la magia viene vista come una nemica pericolosa, che mina alle fondamenta le costruzioni religiose monoteistiche. Queste ultime tenteranno di distruggere la concezione magica con un riordinamento delle tradizioni e il delineamento di leggi etiche e morali. In particolare con l'avvento del Cristianesimo, il collettivo si rivolgerà a un unico ideale mistico: quello della sofferenza e del dolore. La magia sarà ridotta solo a "superstizione" o "stregoneria".. L'avvento del pensiero filosofico Il fiorire della filosofia e dell'arte favoriranno la riscoperta della bellezza e l'esaltazione della stessa provvederà a circondare nuovamente di magia e incantesimo la vita dell'uomo. La magia, dunque, si esprimerà nell'io dell'individuo e solo in un secondo momento verrà oggettivata nelle sue forme esteriori per poi incantare anche tutta la collettività. L'avvento del progresso scientifico Quanto più l'uomo riesce a spiegare, tanto più perde la sua capacità empatica con la natura, la sensibilità viene compensata da un acuto senso critico. Quest'ultimo gli permetterà di non rimanere invischiato in sistemi arcaici e paralizzanti, ma allo stesso tempo gli darà modo di oggettivare la magia, costruendo qualsiasi tipo di tecnologia e rendendo reale quasi ogni pensabile desiderio..
Trama Concetti e fenomeni alla base dell'ideazione magica I capitolo: Origini e vicende dell'ideazione nell'individuo e nella collettività - L'anima del primitivo Arturo Castiglioni ritiene che sia di fondamentale importanza interrogarsi sul fenomeno dell'ideazione, ossia sulla genesi delle idee che convivono nella mente umana dopo secoli di evoluzione, perché solo in questo modo si può apprezzare la portata storica di un'idea. Dobbiamo partire dal presupposto che i nostri antenati possedevano le nostre stesse facoltà e modalità di ragionamento, per quanto poi il pensiero ultimo venisse condizionato da fattori come il contesto storico, religioso e scientifico. Lucien Lévy-Bruhl ha asserito che le caratteristiche dell'anima del primitivo sono determinate dal "grado di sviluppo" dell'individuo, dalle "condizioni di vita esterna" e "dall'ambiente". Conoscere, dunque, l'individualità psichica dell'uomo preistorico è necessario al fine di comprendere quanto egli fosse impressionabile.. Basti pensare che alcune impressioni, derivanti da percezioni visive e\o uditive, hanno lasciato una traccia così indelebile nella psiche umana, tanto da dare origine a tradizioni mitologiche come quella dell'androgino, dei ciclopi o delle sirene. Sulla base di queste considerazioni potremmo anche affermare che l'anima del primitivo risulta essere molto simile a quella di un bambino, la cui personalità è profondamente determinata dalle esperienze vissute nell'infanzia e ancor prima da quelle vissute in via indiretta nell'utero della mamma. Naturalmente maggiori sono le sovrastrutture, più nascoste saranno le ideazioni arcaiche e istintuali nel "grembo primigenio della vita".. Inoltre, quella che noi chiamiamo anima è stata per il primitivo ente materiale e immateriale, visibile, riconoscibile in tutti gli oggetti e la natura che lo circondavano, ma anche a volte sfuggente. Quest'ultima è un'anima "bipresente e multipresente", vive e dà la vita.. Proprio per questo il primitivo crede nella continuità dell'esistenza e nella morte come semplice trasferimento del principio vitale, il mana, da un essere all'altro. Egli si attacca al suo gruppo con il quale sente un legame particolare e al tempo stesso ricerca la sua individualità. L'io e il proprio corpo non vengono considerati un limite alla propria persona, perché essa abbraccia tutto ciò che la circonda. Una prova di tale concezione nell'antichità è la vicenda di Sansone, che perse tutto il proprio potere una volta privato da Dalila della sua chioma;. ne possiamo dedurre che ogni parte del corpo è permeata dal mana, come la propria immagine riflessa e il proprio nome. Non ci dovrebbe stupire il fatto che il proprio riflesso allo specchio venga considerato parte dell'individuo; ecco perché la rottura di uno specchio, che a noi può sembrare una banale superstizione o un semplice accidente, per l'uomo dell'antichità è fonte di disgrazia e di smarrimento. Dunque, l'io si completa nel gruppo nel quale ricerca la propria individualità senza riconoscerne alcun limite; forse l'unico limite sta nello scoprire l'esistenza di altri clan differenti dal proprio, con i quali non si condivide alcuna tradizione..
II capitolo: La concezione della vita e della morte - Incantesimo e magia Nel primitivo è diffusissima la concezione preanimistica. secondo la quale l'individuo non si ritiene né superiore né inferiore rispetto a tutta la realtà che lo circonda, quindi affronta la vita come se fosse un dramma eterno e continuo e la morte il disfacimento del corpo, ma pur sempre il rinnovarsi della comunione dell'io con la terra, riconfermando la sua infinita rete di appartenenze. Anche il bene e il male sono parte della vita dell'uomo e della natura e assumono la consistenza di entità materiali, favorendo lo sviluppo di una concezione deistica (entità benevole) e demonistica (entità malevole). Dal momento in cui l'origine di una malattia intestinale viene ricondotta a un parassita, ogni patologia intestinale sarà dovuta a un essere demoniaco. A questo proposito la magia si configura come una fonte di difesa dell'individuo e di protezione della specie. Il Seillère ritiene che l'esigenza predominante dell'azione magica sia quella di ottenere la benevolenza di entità superiori anche malevole, non quella di vincere e assoggettare tali demoni.. La premessa per far sì che ciò avvenga è quella di creare uno stato di incantesimo. Il primitivo in ciò è aiutato dalla natura, dalla sua armonia, dai suoi profumi, dai suoi colori, dal canto degli animali, dalle sue manifestazioni antitetiche di meraviglia e terrore. Una strada per creare tale stato d'incantesimo è quella di adottare la magia imitativa, definita da James George Frazer anche magia omeopatica, la quale imita le cause per cercare di ottenere effetti noti.. È anche imitativa in senso lato perché crea le sue ideazioni sulla base dell'interdipendenza di tutti gli elementi del cosmo. Un esempio di medicina imitativa viene riportato da Plinio quando spiega che si riteneva che mangiando il fegato della vipera. si potesse essere immuni dagli effetti tossici del suo veleno; come il cibarsi della beccaccia(che ha gli occhi gialli) per guarire l'ittero.. Come afferma il Frazer, queste cure magiche potevano anche essere dirette al medico del malato per curare quest'ultimo; infatti il medico curante recitava il ruolo del malato, gettandosi a terra e facendosi fasciare e deporre al suolo come un cadavere, per poi venir liberato solo qualche giorno dopo, sperando di aver guarito il suo paziente avendone "imitato" le condizioni e la guarigione. Infine, scopo principale della magia era garantire la conservazione della specie e la difesa da paure coscienti o incoscienti.
III capitolo: L'evocazione magica