L'antichità greca ha rappresentato per la cultura occidentale un autentico modello di classicità, soprattutto per l'architettura, la scultura, la filosofia e la letteratura, dalla quale ci sono pervenuti reperti, testi di eccezionale fattura e valore storico. Diverso è stato per la musica, arte altrettanto importante e praticata nel mondo classico, della quale sono rimasti solo pochi frammenti, spesso di difficile interpretazione. L'elemento di continuità tra il mondo della civiltà musicale ellenica e quella dell'Occidente europeo è costituito principalmente dal sistema teorico greco, assorbito dai romani e da essi trasmesso al Medioevo cristiano. Il sistema diatonico, con le scale a sette suoni e gli intervalli tra le note di tipo tonico o semitonico, tuttora alla base della teoria del linguaggio musicale occidentale, è l'erede e l'epigono del sistema musicale greco. Altri aspetti comuni alla musica greca e ai canti della liturgia cristiana dei primi secoli dopo Cristo, furono il carattere rigorosamente monodico della musica e la sua stretta unione con le parole del testo.

Nota, però, lo storico Massimo Mila come le teorie musicali della Grecia antica siano state «caratterizzate dall’incapacità di cogliere il fatto musicale nella sua autonomia ed essenzialità e dall'abitudine di subordinarlo a qualche altro criterio o scientifico o morale»; e a questo proposito elogia di conseguenza Aristosseno, come «il primo che abbia veramente coscienza della realtà artistica del pezzo musicale, il primo filosofo che sia anche musicista e che senta, pur non riuscendo ancora a individuarla, la necessaria presenza dello spirito nell'opera d’arte».

I tre grandi periodi della storia della musica greca

È possibile distinguere, in linea di massima, tre grandi periodi all'interno della storia della musica greca: Periodo arcaico: dalle origini al VI secolo a.C. Periodo classico: dal VI sec. al IV secolo a.C. Fu il periodo delle grandi città di Atene, Sparta e della grande fioritura dell'arte e del pensiero filosofico greco Periodo ellenistico-romano Greco: dal IV sec. fino al 146 a.C. (conquista della Grecia da parte dei Romani).

Periodo arcaico In questo periodo domina nella Grecia Antica una concezione della musica di tipo magico-incantatorio. Ricordiamo che, per gli antichi Greci, la magia era un tentativo di controllare le forze naturali che si manifestavano con violenza all'uomo primitivo.Fu in questo periodo che nacquero i primi racconti mitologici in riferimento al potere psichico della musica.

La forte presenza della componente sonora nella grecia arcaica viene testimoniata dal fatto che quasi tutti i miti greci posseggono una dimensione sonora: per esempio, i miti relativi alla nascita degli strumenti, come quello della ninfa Siringa, la quale, per sfuggire a Pan, che si era innamorato di lei, venne trasformata in canna dalle divinità dell'acqua. Pan, per conservare questo legame con la ninfa, tagliò queste canne facendone uno strumento musicaleOvidio, Metamorfosi, I, 689.

Gli strumenti musicali dell'antica Grecia

Il tipico strumento associato alla civiltà greca fu l'Aulos, uno strumento a fiato ad ancia, inventato dalla dea AtenaThomas Mathiesen, Apollo's Lyre: Greek Music and Music Theory in Antiquity and the Middle Ages, Lincoln and London: University of Nebraska Press, 1999. ISBN 0-8032-3079-6 p. 177-179 e legato al culto di Diòniso, dio del vino e dell'ebbrezza. Una striscia di cuoio girava intorno al capo dell'esecutore, aiutandolo a fermare tra le labbra le imboccature dell'aulos doppio, il diaulos, più diffuso dellAulos semplice.

Un altro strumento dell'antica Grecia fu la lira, o cetra, utilizzato generalmente per accompagnare i racconti delle leggende degli dei e degli eroi. La lira era ritenuta sacra al culto di Apollo, dio della bellezza, e simboleggiava una diversa idea della musica, molto più razionale di quella associata al dio Diòniso. La lira consisteva in una cassa di risonanza dalle cui estremità salivano due bracci collegati a un giogo. Tra la cassa e il giogo erano tese le corde: dapprima 4, poi 7 ed anche in numero maggiore. La lira veniva suonata pizzicando le corde con un plettro d'avorio. Varietà della lira erano la forminx degli aedi, la pectis lidia, una piccola arpa, e la grande magadis, una grande arpa.

Vi è un mito che mostra la superiorità che acquistò, per i greci, la poesia accompagnata dalla cetra. Si tratta del mito di Atena, dea della sapienza, la quale gettò via l'aulos perché la costringeva a contorcere il viso per suonare, scegliendo la cetra. Vi è quindi l'idea della superiorità della musica razionale rispetto a quella irrazionale. Vengono riconosciute entrambe le dimensioni, associate una ad Apollo e l'altra a Dioniso.

Altri strumenti erano la siringa, o flauto di Pan, formata da 7 canne disposte una vicina all'altra e di altezza digradante, e la salpinx, strumento simile alla tromba. Tra gli strumenti a percussione si ricordano i tamburi, i cimbali, gli attuali piatti, i sistri e i crotali.

La notazione L'esistenza della notazione risale al IV secolo a.C. La scrittura musicale greca serviva solo ai musicisti professionisti, per loro uso privato.

Tra i pochi reperti sopravvissuti: Dal primo stasimo della tragedia Oreste di Euripide, un frammento scritto su papiro; frammento facente parte della collezione dell'arciduca Rénier. Notazione vocale. Sempre dallOreste di Euripide: frammento di un coro (480-406 a.C.), Papyrus Wien G 2315. Notazione vocale. Frammenti strumentali, sempre dall'Oreste di Euripide, nel Papyrus Berlin 6870. Notazione strumentale. Due inni delfici, in onore di Apollo, uno in notazione vocale, l'altro in notazione strumentale, entrambi incisi su pietra; scoperti nelle rovine del tesoro degli ateniesi a Delfi nel maggio del 1893 (Delphi inv. NR. 517,526,494,499) Pianta di Tecmessa, Papyrus Berlin 6870. Notazione vocale Tre inni di Mesomede di Creta, dedicati al Sole, a Nemesi e alla musa Calliope, pubblicati da Vincenzo Galilei alla fine del Cinquecento Aenaoi Nefelai, da Aristofane. Museo di Monaco di Baviera (Aristophane 275/277) Epitaffio di Sicilo, Seikilos figlio di Euterpe. Inciso su una colonnetta in pietra, scoperta in Asia minore e pubblicata dal Ramsay nel 1883. I segni musicali furono scoperti da Wessely nel 1881. Conservato nel museo di Copenaghen (Inv NR. 14897). Notazione vocale Prima ode Pitica, da Pindaro. Fonte: Biblioteca del monastero di S. Salvatore, Messina Papyrus oxyrhynchus 2436 - Frammento di una monodia estratta forse dal Meleagos di Euripide Homero Hymnus (Omero?) Fonte: Benedetto Marcello, Estro poetico-harmonico (Venezia, 1724). Parte di canto greco del Modo Hippolidio sopra un inno d'Omero a Cerere. Poema (Mor 1,11 f Migne 37,523) di Grigorios Nazianzenos - Fonte: Athanasius Kircher, Musurgia universalis (1650), Schema Musicae Antiquae. Biblioteca del monastero di S. Salvatore, Messina Papyrus Oslo A/B: Papiro di Oslo 1413, Testo tragico. Pubblicato da Amundsen e Winnington-Ingram in Symbolae Osloensen (1955). Notazione vocale

I primi musicisti La fine del periodo arcaico vide il primo musico di cui abbiamo notizie storiche, Terpandro, a cui fu riconosciuto il merito di aver raccolto, classificato e denominato le melodie in base alla loro origine geograficaUna melodia che veniva dalla regione dorica venne chiamata dorica, dalla regione frigia, frigia…, nonché di aver organizzato le melodie in funzione dei testi poetici. Queste melodie vennero chiamate nomoiTermine che, in greco, significa "legge", perché il musico doveva utilizzarle in funzione del tipo di testo che metteva in musica. In questa fase fu decisiva, nell'ambito dell'esecuzione musicale del testo poetico, la funzione della memoria, considerata la madre delle muse, nonché madre delle arti in quanto aveva un ruolo fondamentale per la sopravvivenza e la trasmissione della cultura.

La teoria/Riassunto

Nella Grecia antica, la musica era assolutamente inseparabile dalla poesia, soprattutto nel periodo più antico della sua storia. Sia nella poesia greca che in quella latina, la metrica era governata dalla successione, secondo schemi prefissati, di sillabe lunghe e brevi. Da questi schemi derivavano le alternanze fra tempi forti e deboli, cioè il ritmo.

La ritmica greca si estendeva all'area delle arti temporali, quindi la musica adottava gli stessi principi della poesia. Elemento fondamentale ed indivisibile della metrica greca, era il tempo primo, misura della sillaba breve. La breve corrispondeva alla durata di una croma, mentre la lunga corrispondeva alla durata di due sillabe brevi, ossia di una semiminima. Il ritmo si produceva solo quando coesistevano due o più note o sillabe, cioè più brevi e lunghe, e si ordinavano in schemi ritmici chiamati piedi. Nella poesia, i piedi si raggruppavano in combinazioni varie a formare i versi, e i versi a formare le strofe.

Il canto Verso la fine del periodo arcaico inizia a svilupparsi una lirica monodica, affidata ad una voce sola ed eseguita in contesti conviviali. In alcune città come Sparta, invece, dove si sviluppò un forte senso civile, dove si dava maggior importanza alla dimensione collettiva della vita sociale, nacque una produzione di musica corale, affidata ad eventi celebrativi pubblici, sia religiosi che laici. Forme della lirica corale furono: il peana in onore di Apollo, il ditirambo in onore di Dioniso, l'imeneo, canto di nozze, il threnos, canto funebre, il partenio, canto di fanciulle, gli inni in onore degli dei e degli uomini e gli epinici in onore dei vincitori dei giochi panellenici. Nella lirica corale si realizza pienamente l'unione delle tre arti della Mousikè, perché alla poesia si aggiunge la danza, mentre il coro si muoveva coreograficamente durante l'esecuzione dei canti corali.

Il ritmo di questi canti era lo stesso della poesia. Il coro greco cantava all'unisono, utilizzando il procedimento dell'eterofonia: veniva cantata un'unica melodia, ma ad altezze diverse. Massimi poeti e musicisti dei canti corali furono Stesicoro e Pindaro. Siamo tra il periodo arcaico e classico.

Periodo classico La tragedia

Nel periodo classico, la prima grande novità fu la nascita della tragedia, di cui si hanno notizie dall'opera di Aristotele, nella quale si afferma che la tragedia nasce, nel Peloponneso, dal ditirambo.

Il coro

La disposizione circolare del coro greco e l'organizzazione dei testi dei ditirambi, anche dal punto di vista metrico, fu introdotta da Arione di Metimna. Successivamente, dal coro si distaccò un corifeo, o capo del coro, che raccontava le gesta sia del dio Dioniso che di altri dei. Il racconto del corifeo si alternava agli interventi del coro. Il salto verso la rappresentazione avvenne con il passaggio dalla struttura lirica, quando il corifeo raccontava una storia all'uditorio, a quella drammatica, quando il corifeo diventa attore, impersonificando Dioniso o un altro dio. Secondo la tradizione, questa trasformazione fu operata da Tespi.

La struttura musicale Dal punto di vista musicale, nel periodo classico, il nomoi viene sostituito gradualmente da scale. La differenza tra nomoi e modo sta nel fatto che il nomos è una melodia prestabilita in una tonalità, mentre il modo consente di inventare nuove melodie pur intonando la stessa tonalità. I principali modi, dorico, frigio e lidio, vengono chiamati con i nomi dei nomoi corrispondenti, proprio perché le scale di quei nomoi sono le stesse dei modi.

Com'è avvenuto di norma nella storia della musica, le innovazioni tecniche, cioè i sistemi musicali, precedono la loro teorizzazione. I Greci utilizzavano nella pratica i sistemi musicali.

La forma del teatro greco