La chiesa del Monte dei Morti (detta anche Chiesa dei Morticelli) si trova a Salerno e sorge nel centro storico, in largo Plebiscito.
Introduzione
A Salerno sono quattro le chiese che presentano i tipici elementi delle costruzioni sacre rinascimentali: la chiesa di San Salvatore de Fondaco, sita lungo via Mercanti, quella di Sant'Anna al Porto, nei pressi del teatro Giuseppe Verdi, la cappella di San Filippo Neri, presso l'ex convento dei Cappuccini, a ridosso delle antiche mura orientali della città e la chiesa del Monte dei Morti al largo Plebiscito nei pressi dell'antica Porta Rotese.
Tutte a pianta ottagonale, hanno subito successivi rifacimenti soprattutto in epoca barocca che, però, non hanno modificato l'originale invaso interno.
La stessa matrice ottagona aveva indotto l'architetto salernitano Alfonso Gambardella, ad ipotizzare per S. Salvatore, S. Anna ed il Monte dei Morti progetti redatti dal medesimo architetto, il quale avrebbe utilizzato la chiesa del Monte dei Morti come modelloAlfonso Gambardella, ììUn inedito episodio tardo-rinascimentale a Salerno: la chiesa del Monte dei Morti, in «Rassegna Storica Salernitana», XXIX-XLIII (1968-1983), pp. 163 ss..
La tesi, non confermata dalle fonti, troverebbe riscontro nella cronologia di edificazione degli istituti sacri, in quanto la chiesa del Monte dei Morti fu costruita nel 1530, quella di S. Anna alla fine del XVI secolo e quella di S. Salvatore acquisì la forma ottagonale tra il 1582 ed il 1584.Con atto notarile del 7 novembre 1582 si affidano dei lavori riguardanti la chiesa di S. Salvatore de Fondaco al maestro Placido Buongiorno, dal suddetto atto si evince che la chiesa è abbattuta, si ipotizza perciò la riedificazione con l'attuale pianta centrale.Inoltre dai verbali delle visite pastorali effettuate presso la chiesa nel 1516 e nel 1535 l'edificio viene definito "locus vetustus" (luogo antico): A. Braca, Chiesa del SS. Salvatore, in Il centro storico di Salerno, cit., p. 46.
Storia Le prime tracce
La chiesa nella quale, nel 1615, fu istituito il Monte dei Morti, era in origine dedicata ai S.S. Martiri Sebastiano, Cosma e Damiano. Le notizie più antiche riguardanti una chiesa dedicata a S. Sebastiano, ed ubicata nei pressi di porta Rotese, risalgono al 994, contenute in un documento del "Codice Diplomatico Cavese". Nel documento si discute l'appartenenza delle acque provenienti dai fiumi Faustino e Palombara, contese tra gli abati dei monasteri di S. Lorenzo e S. Massimo. Il brano cita: “… de aqua de ribus qui dicitur Faustini, et de alia aqua qui in unum discursit per canalem qui positus est a super Verolasi super carvonarium qui est bia antiqua propinquo ipso ribus Faustini et aqua ab ipso canale discurrentes, unde ex antiquitus consuetudo fuit pervenienem ad rebus predecti monasterii, in quo ecclesia Sancti Sebastiani constructa est non longibus ab ipso mons Belorasi…”.CODEX DIPLOMATICUS CAVENSIS, poi C.D.C., Tomo III, n° 469, anno 994, p. 15; E. CASTELLUCCIO, Gli acquedotti medievali di via Arce e l'anfiteatro di Salerno o Berolais, Salerno 1955, p. 5.
La stessa ecclesia viene nominata in un altro documento datato 1005 appartenente al Codice Diplomatico Cavese: “…et quanta aqua discurrerit per ipsum canalem, quam pars nostri monasterii hibidem posuerit, et per ipsum canalem monasterii Sancti Laurentii, tota discurrant per aquario, unde consuetudo fuit, usque in ipsa curte monasterii Sancti Laurentii, ubi ecclesiam Sancti Sebastiani dedicata est;…”. Dal primo documento, si apprende che, attraverso un canale, le acque dei torrenti giungevano in una corte di proprietà del monastero di S. Lorenzo dove era stata costruita la chiesa di S. Sebastiano, vicino al Faustino ed al mons Berolasi. Nel secondo atto, invece, si concedono all'abate del monastero di S. Benedetto, le acque del Faustino e della Palombara, che giungevano nell'aquario nei pressi della chiesa di S. Sebastiano. Per identificare l'ubicazione dell'antica chiesa citata in entrambi i brani bisogna individuare gli elementi che nei documenti vengono presi come punti di riferimento, primo il Faustino. Il fiume viene identificato con il torrente Rafastia che ancora oggi nasce dal monte Taborre (oggi Cernicchiara), scorre verso via Pio XI e si infila in una fognatura nei pressi dell'ospedale di via Vernieri, per correre poi fino al mare al di sotto dell'attuale via Velia.A. Amarotta, Salerno romana e medievale, Nocera Inferiore, 1989, p. 8 L'indicazione ci viene fornita da un passo dell'Anonimo Salernitano in merito all'abbattimento delle mura orientali per volere di Carlo Magno: ipsum murum ab orienti, qui est situs iuxta faustini rivum protinus diruamus.
Il Rafastia è l'unico fiume che scorre nei pressi dell'antico muro. Gli storici sono soliti identificare il limite della zona ad est proprio con largo Plebiscito, inoltre, il sito in esame non è molto distante da via Velia, perciò la chiesa di S. Sebastiano, citata nel documento del 994, potrebbe essere la stessa ove è stato istituito nel 1615 il Monte dei Morti. Altro riferimento citato è il mons Berolasi termine che potrebbe non identificare un monte, bensì il sito ove sorge il Berolasi, questo, secondo la testimonianza dello storico medievale Erchemperto, dovrebbe equivalere all'anfiteatro individuato dagli studiosi nel triangolo composto dalle attuali via Arce, via Vernieri e il torrente Rafastia;Castelluccio riporta come fonte indiscutibile un passo dello storico Erchemperto che, riferendosi a un'azione bellica nei pressi di Capua, cita: Berlais hoc est amphiteatrum. Altri storici negano la relazione semantica tra i due termini, assegnando al termine Berelais il significato di zona fortificata, dello stesso parere è Galasso che però trova l'ipotesi di Castelluccio valida solo per Capua Vetere, dove nella zona dell'anfiteatro sorse un campo trincerato. anch'esso quindi non lontano da largo Plebiscito. Ulteriore indicazione per ubicare la chiesa viene dal termine carvonarium, ossia la bia antiqua propinquo ribus Faustini. Nel documento del 994 si legge che sopra il carvonarium passava il canale per la raccolta della acque che confluivano nella corte dove si trovava la chiesa di San Sebastiano. In realtà la ‘'bia antiqua'’ e il ‘'carvonarium'’ dovrebbero indicare la medesima cosa della bia caba del documento del 1005 e corrispondere all'attuale via Arce. Il ‘'carvonarium'’ non è altro che il fossato realizzato a nord in sostituzione della ‘'bia antiqua'’ quando la città si estese ad oriente grazie al principe longobardo Arechi II. Il ‘'carvonarium'’ venne poi allargato e scavato per corrispondere alla bia caba, cioè incassata tra due ripe o argini. Anche questa ulteriore notizia rende plausibile l'identificazione della chiesa di S.Sebastiano con quella del Monte dei Morti.
L'ipotesi del Battistero Un'altra ipotesi del tutto diversa dalla precedente è stata formulata da Monsignor Arturo Carucci in seguito ad alcuni lavori effettuati nella chiesa che hanno permesso l'indagine approfondita dell'edificio. Secondo il prelato, la chiesa avrebbe le fattezze di un Battistero paleocristiano.
Dopo l'avvento di Cristo i neofiti venivano battezzati, per immersione, in una vasca posta al centro di un edificio, alla quale si accedeva tramite sette gradini e delimitata da un basso parapetto. L'acqua affluiva nella vasca mediante condutture, oppure, portata dall'esterno con dei secchi, dopo la cerimonia veniva aperta una valvola che permetteva il deflusso delle acque. I Battisteri si presentano generalmente con una pianta ottagona, poiché il numero otto è il simbolo della Resurrezione. L'ecclesiastico formula la sua tesi ispirato dalla particolarità della pianta, evidenziandone l'analogia con i Battisteri del IV-V secolo. L'invaso presenta sul lato orientale una piccola abside, in cui è accolto l'altare maggiore, inquadrata da due porte. Una conduce in sacrestia, l'altra in un ambiente di servizio confinante con via Bastioni. Questi due ambienti sono collegati tra loro tramite un corridoio che attraversa l'abside e immette al retro dell'altare. Il Gabar, storico cui fa riferimento Monsignor Carucci, propone come modello di questi edifici il santuario siriaco del Gianicolo a Roma, destinato al culto di Baal, datato al IV secolo. Ciò che più di tutto desta stupore è la presenza di un'apertura semicircolare nella parte bassa dell'abside, che si ritrova identica nel Battistero di Sala Consilina datato al V secolo. In questo edificio l'apertura veniva utilizzata per il deflusso delle acque.
Un ulteriore elemento che potrebbe confermare la tesi di Carucci è la presenza, sotto il pavimento, di un ambiente che si arresta a pochi metri dal perimetro dell'edificio con una profondità di circa due metri al quale si accede tramite una scala con sette gradini. Il vano, con l'istituzione del Monte dei Morti, fu adibito a sepoltura. Altri elementi sono stati ritrovati nella parte destra del corridoio, il quale presenta tracce di condutture che si dirigono verso il centro della chiesa. Da tale ambiente si evince la presenza sulla parete sud-est di un antico scorrimento di acque. Secondo Carucci, i neofiti, dopo il battesimo, si asciugavano e si rivestivano nell'attuale sagrestia, poi percorrevano il corridoio per giungere nell'abside, qui ricevevano dal vescovo la Cresima e continuavano nel corridoio per giungere nella sala a sud, da dove si dirigevano verso la più vicina chiesa per ricevere la Comunione.
XVI-XVII secolo
Notizie certe riguardanti la chiesa si hanno dal 1530, anno in cui la struttura venne edificata, o ristrutturata, come voto della cittadinanza scampata alla peste che negli anni precedenti aveva decimato la popolazione.GAMBARDELLA, Un inedito episodio, cit. , p. 162; PASCA, Il centro storico, cit. , p. 84. Il morbo fece la sua comparsa sul territorio salernitano ciclicamente. Nel 1503 una grave epidemia scoppiò ad Amalfi e probabilmente interessò anche le zone più vicine a Salerno; nel 1513 vennero interrotte le comunicazioni con la città di Tramonti colpita dal male; nel 1522-23 furono interrotti tutti i collegamenti con la città di Roma e con altri territori. Nel 1526 si ha testimonianza di un focolaio sviluppatosi nella cittadina di Lanciano, da qui la malattia si estese in tutto il regno. In un documento datato 11 settembre 1526 gli eletti de sanitate ordinano alla carovana del mulicterio del nobile Nicola Pagano, composta da cinque muli caricati con mercis et mercanciis, proveniente dai luoghi sospetti di peste, di rimanere foras portas de Iannonciata civitatis Salerni. Un altro focolaio scoppiò in città nel 1527, probabilmente introdotto dalle truppe francesi o da quelle spagnole presenti sul territorio. Nel mese di maggio gli eletti della città avevano iniziato ad assoldare i monatti per le operazioni sanitarie ed il seppellimento dei cadaveri. Iniziava anche l'esodo cittadino. In autunno l'epidemia era terminata, ma ricomparve con il ritorno della primavera, si esaurì definitivamente nel 1529, anche se casi sporadici si ebbero fino al 1531. D. DENTE-M. DEL GROSSO, La civiltà salernitana nel XVI secolo, Salerno 1984, pp. 237 ss. In seguito agli avvenimenti di questi anni, l'Università salernitana decise di erigere una cappella in onore dei S.S. Martiri Sebastiano, Cosma e Damiano. L'appalto dei lavori si evince, invece, dall'atto notarile del notaio Bernardo Del Giudice, rogato in data 28 marzo 1530, stipulato tra Antonio Solimele, rappresentante dell'Università salernitana e Guglielmo Casentino del casale di Giovi, incaricato di eseguire i lavori di costruzione.