Aquileia (AFI: ; , nella variante locale Aquilea) è un comune italiano di abitanti dell'ex provincia di Udine, in Friuli-Venezia Giulia. Durante l'antichità classica fu una grande città con una popolazione stimata vicina ai abitanti nel II secolo d.C. Colonia romana fondata nel 181 a.C., fu capitale della X regione augustea e metropoli della chiesa cristiana. Nella tarda antichità la città fu la prima della penisola italiana ad essere saccheggiata da Attila, Re degli Unni. Insieme a Ravenna e Brescia è il più importante sito archeologico dell'Italia settentrionale e con Cividale del Friuli e Udine è stata una delle capitali storiche del Friuli, il cui vessillo deriva proprio dallo stemma di Aquileia.

Geografia fisica L'abitato si sviluppa attorno alla basilica patriarcale per un raggio di circa un chilometro, inglobando anche i resti dell'antica città romana, ed è attraversato dal fiume Natissa. La parte sud del territorio comunale, retrostante alla laguna di Grado, è invece costituita da territorio coltivato (derivante da bonifiche) o piccole macchie di bosco planiziale. La frazione di Belvedere, prospiciente la laguna, ospita due tipici esempi di pinete (Pineta di San Marco e Pineta di Bielvedè).

Il territorio di origine paludosa è stato recuperato da massicci interventi di bonifica.

Origini del nome Il nome di Aquileia assomiglia alle parole latine aquila (con identico significato in italiano) e aqua (acqua). Gli antichi ipotizzarono che il nome - supposto di origine latina - fosse collegato all'aquila in senso augurale o più credibilmente alle acque, con riferimento ai fiumi vicini percorsi da barche o alla laguna di Grado. Più fantasiosa l'ipotesi che venga da un certo Aquilius, mitico fondatore troiano.

Oggi gli studiosi sono più propensi a ritenere che "Aquileia" sia una versione latinizzata del nome di un preesistente villaggio, oppure sia derivato dal nome locale di un fiume vicino. È però controverso a quale lingua appartenesse quel nome, se a una lingua celtica oppure al venetico o addirittura all'etrusco o al retico.

Il toponimo ha anche diverse forme in altre lingue. In friulano antico era nota come Olee, ma nel XIX secolo è attestata la variante locale Niculèa, oltre chiaramente a Acuilèa/Aquilea (odierna forma friulana locale) o Acuilèe/Aquilèe (odierna forma in friulano standard). In bisiacco è chiamata Nacuilèa o Nicuilèa. in tedesco anticamente era chiamata Aglar, Aglay o Oglar, mentre in sloveno era in passato nota come Voglej, mentre oggi viene usato l'esonimo Oglej.

Storia Epoca romana

Dal II secolo a.C. al II secolo d.C. Fondata nel 181 a.C. come colonia romana da parte dei triumviri romani Lucio Manlio Acidino, Publio Scipione Nasica e Gaio Flaminio mandati dal Senato a sbarrare la strada ai barbari che minacciavano i confini orientali d'Italia, la città dapprima crebbe quale base militare per le campagne contro gli Istri, e contro vari popoli, fra cui i Carni e poi per l'espansione romana verso il Danubio.

I primi coloni furono fanti seguiti dalle rispettive famiglie.

È divisa dal cardine massimo, l'attuale via Giulia Augusta, e dal decumano massimo. Romanizzata la regione, la città, municipio dopo l'89 a.C. si ingrandì in fasi successive, come attestano le diverse cinte murarie. Durante l'inverno tra il 59 ed il 58 a.C., come riportato nel De bello Gallico, Gaio Giulio Cesare pose gli accampamenti circum Aquileiam, intorno ad AquileiaCesare, De bello Gallico, Libro I, 10. e da Aquileia richiamò due legioni per affrontare gli Elvezi. Certamente oltre a questo soggiorno di Cesare ve ne furono altri, da cui la città ottenne parecchi vantaggi.

Divenne centro politico-amministrativo (capitale della X Regione augustea, Venetia et Histria) e prospero emporio, avvantaggiata dal lungo sistema portuale e dalla raggiera di importanti strade che se ne dipartivano sia verso il nord, oltre le Alpi e fino al Baltico ("via dell'ambra"), sia in senso latitudinale, dalle Gallie all'Oriente. Fin da tarda età repubblicana e durante quasi tutta l'epoca imperiale Aquileia costituì uno dei grandi centri nevralgici dell'Impero romano.

Notevole fu la vita artistica, sostenuta dalla ricchezza dei committenti e dall'intensità dei traffici e dei contatti.

La peste ad Aquileia L'Impero dal 165 al 189 venne afflitto da una pestilenza, probabilmente un'epidemia di vaiolo, conosciuta con il nome di Peste antonina o "peste di Galeno", che durò circa 15 anni e secondo alcune fonti fece un totale di vittime. Secondo alcuni si trattò di uno di quegli eventi che cambiarono profondamente la storia romana, quasi da determinare una rottura epocale con il periodo precedente.

La città di Aquileia vide a partire dal 168 ammassarsi nel suo territorio immense quantità di truppe e il timore che questo assembramento potesse trascinarsi dietro il pericoloso morbo si rivelò presto fondato. Nella primavera del 168 gli imperatori Marco Aurelio e Lucio Vero decidono di recarsi nella zona danubiana per raggiungere Carnuntum; Aquileia sarà la prima tappa, lo stato maggiore imperiale era composto dal prefetto del pretorio Tito Furio Vittorino, Pomponio Proculo Vitrasio Pollione, Daturnio Tullo Prisco, Claudio Frontone, Avvento Antistio. I due imperatori giunti ad Aquileia e preoccupati per l'epidemia che intanto aveva già provocato la morte del prefetto Furio Vittorino inviano una lettera a Galeno richiedendolo quale medico personale per la campagna germanica.

Finita l'estate dello stesso anno Marco Aurelio si ritira dalla campagna militare con le sue truppe per svernare ad Aquileia qui viene raggiunto da Galeno proprio con lo scoppio dei primi casi di peste in città. La sempre maggiore diffusione di casi di peste ad Aquileia induce gli imperatori a decidere di ritirarsi con la sola scorta personale a Roma; Lucio Vero, che aveva sollecitato questa partenza a causa dei suoi continui malesseri morirà ad Altino, colpito da apoplessia.

L'assedio dell'imperatore Massimino il Trace

Gli apprestamenti difensivi, potenziati fra il II e il III secolo, le permisero di superare gli assedi dei Quadi e dei Marcomanni (170), e dell'imperatore Massimino il Trace, che in seguito all'elezione a suo discapito da parte del Senato romano degli imperatori Pupieno e Balbino che accettarono Gordiano come Cesare, scese in Italia dalla Pannonia con l'esercito (nel 238) ma la città di Aquileia dove contava di fare approvvigionamenti gli chiuse le porte, costringendolo all'assedio; Rutilio Crispino e Tullio Menofilo furono incaricati dal Senato di organizzare la difesa (bellum Aquileiensis), cosa che fecero egregiamente rinforzando le mura e accumulando cibo e acqua in quantità. Massimino mandò sotto le mura degli inviati per invitare la popolazione ad arrendersi; Crispino arringò il popolo (il discorso è riportato da Erodiano), invitandolo a confidare nel Senato romano e a guadagnarsi il titolo di liberatori d'Italia dalla tirannia di Massimino.

Persi d'animo dal protrarsi dell'assedio, i soldati di Massimino lo uccisero. Menofilo e l'altro comandante della guarnigione, Tullio Menofilo, si recarono presso Cervignano dove l'esercito di Massimino era accampato lungo il fiume Ausa recando le effigi di Pupieno, Balbino e Gordiano coronate con alloro; dopo aver acclamato da soli gli imperatori, si voltarono e chiesero all'esercito di riconoscere per acclamazione gli imperatori scelti dal Senato e dal popolo di Roma.

L'avvento del cristianesimo

Nel 300 l'Imperatore Massimiano si stabilì nei palazzi imperiali di Mediolanum e Aquileia ed in queste città fece erigere costruzioni di enormi proporzioni tanto da farle apparire come una sorta di "seconda capitale" (tra cui il circo). Nonostante la crisi del III secolo vi si ripercuotesse dolorosamente, la città, sede di numerosi uffici e istituzioni autorevoli, risultava ancora, alla morte dell'imperatore Teodosio I (395), la nona città dell'Impero e la quarta d'Italia, dopo Roma, Milano e Capua, celebre per le sue mura e per il porto.

Nel IV-V secolo d.C. si intensificarono le presenze imperiali e molti scontri sanguinosi risolsero contese fratricide (Costantino II, 339; Magnenzio, 350) o episodi di usurpazione: Teodosio I vi sconfisse Magno Massimo (388); Valentiniano III vi uccise Giovanni Primicerio (425).

Aquileia esercitò una funzione morale e culturale con l'avvento del cristianesimo che, secondo la tradizione, fu predicato nella zona dall'apostolo san Marco. Nei primi secoli la città vide poi la testimonianza di diversi martiri, i primi dei quali furono Ermagora e Fortunato (circa 70 d.C.); nativo di Aquileia sarebbe anche papa Pio I (m. 154). Altri martiri della chiesa aquileiese furono, nel III secolo, Ilario e Taziano (m. 284); agli inizi del IV secolo furono martirizzati Crisogono, Proto e i fratelli Canzio, Canziano e Canzianilla, il culto dei quali trovò ampia diffusione in tutti i territori della Diocesi di Aquileia, dal Veneto all'Istria, dalla Carinzia alla Slovenia. Nel 313 l'imperatore Costantino pose fine alle persecuzioni. Col vescovo Teodoro (m. 319 circa) sorse un grande centro per il culto composto da tre aule splendidamente mosaicate, ciascuna delle quali conteneva oltre fedeli.

I vescovi di Aquileia crebbero di importanza nei secoli seguenti, dando un vigoroso contributo allo sviluppo del cristianesimo occidentale, sia sotto il profilo dottrinario (celebre e decisivo per la lotta contro l'arianesimo il concilio del 381, che interessò tutte le chiese d'Occidente) sia per l'autorità esercitata (fu metropoli per una ventina di diocesi in Italia e una decina oltre le Alpi)Si veda in proposito la lista dei Patriarchi di Aquileia..

La distruzione da parte di Attila e l'arrivo dei Longobardi Aquileia resistette alle ripetute incursioni di Alarico (401, 408) ma non ad Attila che in seguito all'incidentale crollo di un muro della fortificazione riuscì a penetrare nella città il 18 luglio del 452, devastandola e, si dice, spargendo il sale sulle rovine. Attila costrinse i legionari che aveva fatto prigionieri a costruire macchine da assedio in uso presso i romani e massacrò o fece schiava gran parte della popolazione. Alla figura di Attila sono legate due leggende: una inerente al crollo delle mura di Aquileia ed un sogno premonitore grazie al quale Attila conquistò la città; l'altra sul tesoro di Aquileia, sepolto per evitare che fosse depredato. Sopravvissero l'autorità della sua chiesa e il mito di una città che era stata potente, benché ormai il suo dominio diretto si limitasse ad un territorio di ridotta estensione che aveva i suoi punti di forza nell'area urbana con lo scalo marittimo e nel borgo di Grado.

Quest'ultimo si sviluppò ed acquistò un'importanza sempre maggiore a seguito dell'invasione longobarda del 568. Da quel momento la regione di Aquileia venne suddivisa fra romano-bizantini (che ne occuparono la zona litoranea con sede a Grado) ed i Longobardi (la parte interna con sede ad Aquileia). Infatti dal 606 si ebbe anche lo sdoppiamento della sede patriarcale. Nel VII secolo si ebbero le fondazioni monastiche da parte dei monaci dell'abbazia di San Martino della BelignaRino Cigui, di Antonio Alisi, Atti, vol. XXXVII, 2007, pp. 408-409] e del monastero di Santa Maria di Monastero. Nell'VIII secolo la sede del patriarcato viene trasferita nella più sicura Cividale. Nel X secolo vi furono numerose distruzioni a causa delle scorrerie degli Ungari.

Medioevo

Verso l'anno Mille si assisté alla rinascita della città, che tornò ad avere grande prestigio con il patriarca Poppone (1019-42), che riportò la sede ad Aquileia.

Età moderna e contemporanea Il 1420 segnò la fine del potere temporale dei patriarchi e Aquileia passò sotto il dominio della Serenissima. Aquileia tuttavia continuò a dare il suo nome al patriarcato omonimo.

Nel 1509 fu conquistata dal Sovrano del Sacro Romano Impero, Massimiliano I d'Asburgo, durante la Guerra della Lega di Cambrai.