La Kadett C è la terza generazione della Kadett (tolta la vecchia generazione degli anni '30) ed è un'autovettura di fascia medio-bassa prodotta dal 1973 al 1979 dalla Casa automobilistica tedesca Opel.
Profilo e storia Genesi e debutto
I primi disegni e modelli in scala 1:1 relativi alla futura Kadett C si ebbero già nel 1967, quando venne realizzato un primo modello ancora provvisorio ma non privo di una certa eleganza. Anche nel 1969 si continuò con altre proposte di stile, ma era già assodato che la vettura avrebbe dovuto nuovamente essere prodotta in più varianti di carrozzeria, dal momento che molti dei primi disegni relativi alla vettura illustravano diverse vrianti di carrozzeria. Fu solo nell'estate del 1970 che venne avviato il progetto 1865, noto anche come progetto T-Car. Tale progetto venne impostato in maniera tale da porre ulteriormente l'accento sull'esigenza, da parte della General Motors (all'epoca proprietaria del marchio Opel), di creare una "world-car" da poter produrre in ogni angolo del mondo per venire incontro alle esigenze dei vari mercati disseminati sul pianeta. Il clima in cui il progetto si sviluppò e si concretizzò nella nuova autovettura non fu dei migliori: indagini su scala mondiale rivelarono una presunta pericolosità dell'automobile e della sua diffusione. Inquinamento e incidenti stradali in continuo aumento videro l'automobile come unica e sola indiziata. Libri come Unsafe at any speed di Ralph Nader fecero scalpore e contribuirono in misura massiccia a tale percezione nei confronti dell'automobile. Proprio per questo si fece particolarmente pressante l'esigenza di una "world-car" economica e compatta che potesse venire incontro alle esigenze più disparate, più di quanto non fossero pressanti le motivazioni che invece portarono alla diffusione della precedente Kadett in varie zone del mondo. In precedenza furono semplicemente motivazioni di marketing dettate anche dall'euforia per il successo europeo di una vettura evidentemente dotata di grosse potenzialità commerciali. Ma all'inizio degli anni '70 le motivazioni furono anche dettate dal rischio di veder sparire una grossa fetta di potenziale clientela e dalla volontà di dimostrare ai dissidenti che l'automobile non era solo sinonimo di incidenti e disastri ambientali, ma anche comodità, praticità ed economia di esercizio. La vettura finita venne presentata alla fine dell'estate 1973 al Salone di Francoforte, ma già ad agosto ne venne avviata la produzione. Lo scenario in cui la nuova Opel debuttò era apparentemente ostico, ma in realtà non avrebbe tardato a complicarsi ancora di più con l'avvento, pochi mesi dopo, della crisi petrolifera.
Design esterno ed interno
La nuova Kadett C si propose con un corpo vettura di appena 25 mm più lungo rispetto al modello uscente, ma leggermente più basso (25 mm in meno) e pochi mm più stretto. La volontà di proporre un'auto che si sposasse con il maggior numero possibile di esigenze della clientela fece sì che venisse creato un buon numero di varianti di carrozzeria. Grandi assenti, rispetto alla precedente Kadett B, furono le varianti fastback: presenti invece la classica berlina a 3 volumi (a 2 o a 4 porte), alla Caravan e alla coupé, per una gamma che ancora una volta si propose come valida alternativa alla Ford Escort ed alla Fiat 128.
Stilisticamente la Kadett C ruppe decisamente con il passato, perciò vennero eliminati tutti quei contenuti stilistici che avevano caratterizzato a suo tempo le precedenti due generazioni, a favore di un design più moderno e soprattutto, studiato per la prima volta alla galleria del vento. Tale design era caratterizzato da spigoli più evidenti, sebbene smussati, e da linee più tese, ma estremamente semplice, pulito e lineare, anche se non esente da alcune "chicche". Per esempio, se la vettura appariva più "esile" rispetto alla precedente generazione, era principalmente perché si era deciso di dare maggior spazio alle superfici vetrate in maniera tale da ottimizzare la visibilità in ogni direzione. Altre particolarità stavano nel bocchettone del carburante posto sul montante posteriore destro, oppure nell'abitacolo leggermente più arretrato rispetto alla Kadett B. Il frontale, comune a tutte e quattro le versioni disponibili, era visibilmente inclinato in avanti ed era caratterizzato da una calandra nera a listelli orizzontali, sviluppata a tutta larghezza ma che in altezza ricopriva solamente circa tre quarti del frontale stesso, mentre la parte "scoperta" era ormata con il logo della Casa tedesca. I fari, tondi nelle versioni di base e rettangolari nelle altre, erano ancora una volta incastonati in un alloggiamento di forma quadrata, anche se stavolta di color nero e non più cromato. Sotto il paraurti era visibile un piccolo spoiler anteriore integrato nella scocca e questa era un'altra di quelle particolarità di cui si è accennato in precedenza. La vista laterale tradiva invece una forte parentela stilistica con la "sorella maggiore" Ascona lanciata tre anni prima, per via delle lisce fiancate assolutamente prive di orpelli, con copriruota cromati a specchio. La coda era identica nello stile per tutte le versioni tranne che per la Caravan. Infatti, se negli altri tre modelli era dominata dai gruppi ottici di forma rettangolare a sviluppo orizzontale, nella giardinetta questi gruppi ottici erano ridisegnati in verticale. La giardinetta, fra l'altro, era la versione che più di ogni altra tradiva quell'impronta stilistica tipica degli anni '70, dominati da spigoli e linee tese, un orientamento stilistico che nella Caravan veniva reso visibile dallo sviluppo della parte posteriore. Più emozionale ed atipico l'approccio stilistico nel disegnare la versione coupé, dove invece il padiglione venne ridisegnato a mo' di onda, dando luogo ad una coda fluida e sinuosa e più in generale ad una linea che avrebbe riscosso molto successo, non solo commerciale.
Nonostante la Kadett C nasca su di un pianale dall'interasse accorciato di 2 cm rispetto alla Kadett B, l'abitacolo risultava più lungo, proprio di 2 cm,Ruoteclassiche settembre 2012, pag. 72, Editoriale Domus questo grazie ad un buon lavoro di ottimizzazione degli spazi interni della vettura. Inoltre, l'abitacolo era caratterizzato da una gran luminosità, merito delle ampie superfici vetrate, specialmente quelle laterali, che come nella generazione B e dunque per la seconda volta nella storia della Kadett erano anche leggermente curve. Analogamente e al medesimo scopo, il parabrezza era particolarmente inclinato. L'arredamento dell'abitacolo risultava piuttosto razionale, sobrio ed essenziale, in ogni caso con la possibilità di scegliere fra una ristretta gamma di tinte per i rivestimenti. Il posto guida era caratterizzato da un volante a tre razze e dalla strumentazione racchiusa sotto una palpebra antiriflesso, mentre la plancia fu oggetto di uno studio volto al miglioramento di quella che all'epoca era un piccolo embrione di sicurezza passiva. A tale scopo vennero eliminate zone sporgenti e vennero utilizzati rivestimenti più morbidi. La capacità del bagagliaio nella berlina era di 350 litri, quindi buona ma decisamente inferiore rispetto a quello della precedente Kadett.
Struttura, meccanica e motori
La Kadett C rimase fedele al classico schema meccanico a motore anteriore longitudinale e a trazione posteriore. Per l'ultima volta però, visto che la successiva generazione si convertirà al "tutto avanti". La struttura a scocca portante integrò un pianale di nuova generazione, in cui la principale novità giunse dal nuovo avantreno a quadrilateri articolati, mentre il retrotreno riconfermò la precedente soluzione ad assale rigido con puntoni longitudinali di reazione e barra Panhard. L'impianto frenante prevedeva quattro tamburi su quasi tutta la gamma d'esordio, tranne che nella motorizzazione di punta, dotata invece di dischi all'avantreno. Al suo debutto le motorizzazioni previste per la Kadett C erano tre, tutte a valvole in testa e alimentate a carburatore:
1000: motore da 993 cm3 riservato solo ad alcuni mercati esteri ed in grado di erogare una potenza di 48 CV; 1200: motore da 1196 cm3 con potenza massima di 52 o di 60 CV.
Il cambio era unicamente del tipo manuale a 4 marce, ma per la 1.2 da 60 CV era possibile optare per un cambio automatico a 3 rapporti.
Evoluzione
La produzione della Kadett C venne avviata nello stabilimento Opel di Bochum, in Germania, con una gamma articolata in tre allestimenti: base, L ed SR. La versione di base era immediatamente distinguibile per i fari anteriori tondi e per l'assenza in coda di una fascia nera a tutta larghezza attorno ai fari, presente invece negli altri allestimenti; l'allestimento L (Lusso) prevedeva fari anteriori rettangolari, fascia nera posteriore e guarnizioni inox sui finestrini; la SR era prevista di serie con motore 1.2 S da 60 CV e decorazioni nere sul cofano e sulle fiancate. Come già detto in precedenza, la Kadett C debuttò in un periodo difficile, visto che le prime consegne avvennero in ottobre, in concomitanza con l'arrivo della crisi petrolifera, in conseguenza della quale si ebbe un vertiginoso aumento dei prezzi dei carburanti. Per questo, nel marzo 1974, la Casa madre predispose per il solo mercato interno una versione particolarmente economa, spinta da una variante depotenziata del motore da un litro già citato e che in questo caso erogava una potenza massima di 40 CV. Un anno dopo, i freni a disco anteriori vennero estesi a tutta la gamma, mentre poco prima dell'estate si ebbero significative novità: innanzitutto l'arrivo di una versione SE, ancor più spoglia ed essenziale della versione di base e destinata ai clienti più bisognosi di risparmiare e di fronteggiare una congiuntura economica tutt'altro che felice. La Kadett SE fu a quel punto l'unica della gamma a doversi accontentare dei freni a tamburo, rinunciando fra l'altro ad un'imbottitura generosa, ad una aletta parasole e alle finiture cromate sulla calandra, per passare ai rivestimenti in stoffa e ad un solo sedile anteriore regolabile. Contemporaneamente si ebbe una rivisitazione nella dotazione della versione L, che si arricchì anche di lavavetri elettrici, accendisigari, portacenere, vano bagagli e vano motore illuminati, rivestimenti in moquette e lunotto termico. Assieme a queste due novità si ebbe anche il debutto in gamma della Kadett City, versione ultracompatta derivata dall'inglese Vauxhall Chevette e corrispondente in pratica ad una Kadett C berlina, ma con carrozzeria a due volumi, 20 cm più corta e dunque destinata a svolgere un ruolo da utilitaria meglio ancora della stessa berlina a 3 volumi.