La lingua ladina dolomitica (in ladino lingaz ladin dolomitan; ), nota semplicemente come lingua ladina (lingaz ladin), è una lingua retoromanza parlata in Ladinia.
Origini L'origine del ladino, nella sua componente non latina, è tuttora incerta. Nella prima età del ferro la cultura di Luco-Meluno è predominante in gran parte dell'arco alpino centrale, ma nella seconda Età del Ferro viene sostituita man mano dalla cultura di Fritzens-Sanzeno. Se a essa sia associabile un popolo (come quello dei Reti) è tuttora da determinare. Un'ulteriore questione riguarda invece la composizione etnica dei Reti; se essi fossero un popolo ben definito o piuttosto un insieme eterogeneo di popoli. La scoperta nel Sebasteion di Afrodisia in Turchia di un’iscrizione che menziona chiaramente un ethnos dei Reti, assieme ad altri popoli alpini, suggerirebbe un loro riconoscimento come popolo.
L’alfabeto retico, detto anche reto-etrusco, è distinto in quattro varianti: di Lugano, di Sondrio-Valcamonica, di Magré e di Bolzano. Se la scrittura presenta similitudini con l'etrusco, non-indoeuropee quindi, l’arte invece, come ad esempio le fibule e le armi, denunciano influenze transalpine, hallstattiane e della cultura di La Tène, culture che confluiscono poi direttamente nella più generica dicitura di Celti.
Le evidenze archeologiche, comunque, smentiscono una diretta discendenza dei Reti dagli Etruschi.
La romanizzazione dell'arco alpino centrale fu nelle sue prime battute lenta e graduale. L’elevazione della città di Trento a municipium fra il 50 e il 40 a.C. conferma che già nel corso del I secolo a.C. l'avanzata romana si era insinuata ben oltre Verona, ma il controllo del valichi alpini richiese un'invasione militare. In seguito alla conquista romana il territorio di origine della lingua ladina si trovò diviso in tre parti: Regio X Venetia et Histria, il Norico e la Rezia. Nel territorio vennero tracciate importanti vie di comunicazione, ma oltre ad alcune aree delle vallate principali, la romanizzazione delle vallate secondarie fu limitata.
Questa situazione permise pertanto alla popolazione di lingua latina di assorbire nella propria parlata elementi celtici (cosa che colloca il ladino fra le lingue galloromanze), come pure elementi della lingua retica, facente parte del gruppo non-indoeuropeo delle lingue tirreniche, e non riconducibili pertanto né al ceppo celtico, né al latino; come ad esempio: barantl (pino mugo), roa (frana), crëp (montagna), dascia (frasca).
Tali popoli, parlanti una forma ormai non più pura del latino, erano indicati dalle popolazioni di lingua tedesca, in seguito alla penetrazione di questi durante le invasioni barbariche, come Welsch (opponendoli a sé stessi e ai Windisch, gli Slavi); mentre essi stessi si definivano latini (da cui il termine dialettale ladin). Il termine si diffuse a partire dal XVIII secolo anche negli ambienti tedeschi (Ladinisch) per designare le popolazioni in via di germanizzazione soggette al Tirolo.
Alcune delle popolazioni soggette storicamente alla Repubblica di Venezia non compresero subito l'importanza di salvaguardare il proprio bagaglio storico-culturale per i significati sottesi di filo-asburgicismo, Ora però una nuova consapevolezza e sensibilità sta prendendo piede anche in tali popolazioni e una maggiore attenzione è rivolta alle proprie origini, al di là dei confini.
Il ladino ha tratti in comune con le lingue romanze occidentali, per esempio la lenizione - talvolta fino alla scomparsa - delle intervocaliche (latinu > ladin) e il plurale in -s anziché in -i, -e, ma a volte se ne discosta (la c dinanzi a e e i non passa a [t͡s] > [s] ma diventa [t͡ʃ] come nel gruppo orientale - i casi di aspirazione di [k], come nella parola l sak, sembrano invece essere un caso di germanizzazione).
Varianti
Molte sono state le classificazioni proposte negli anni. Quella di Graziadio Isaia Ascoli contemplava tre varianti (grigione, ladino, friulano) e ne definiva gradi diversi di persistenza dei caratteri distintivi. Più complessa fu la classificazione proposta da Giovan Battista Pellegrini, che inizialmente considerava il ladino centrale diviso in due gruppi: "area ladina dolomitica del Sella" e "ladino cadorino", per ampliare la seconda area successivamente in "ladino bellunese-cadorino", facendo combaciare il limite fra le due aree agli attuali confini amministrativi fra le regioni Trentino-Alto Adige e Veneto. Le posizioni di Pellegrini, notevole accademico, sono state tuttavia ampiamente criticate e riviste. In particolare, secondo il glottologo Dieter Kattenbusch, la posizione di Pellegrini è estremamente imprecisa e generica. Ciò si può notare nel suo accostamento forzato del dialetto di Fodom (Livinallongo del Col di Lana) ai dialetti della valle del Piave, piuttosto che al molto più vicino, sia geograficamente che linguisticamente, dialetto badioto. Inoltre il Pellegrini definisce “ladini” dialetti pesantemente venetizzati. Una classificazione più articolata e comprensiva degli studi precedenti è proposta dal linguista brasiliano Mário Eduardo Viaro:Mário Eduardo Viaro, O reto-românico: unidade e fragmentação. Caligrama. Belo Horizonte, 14: 101-156, dicembre 2009.
Gruppo altoatesino del Sella
Varianti ladine parlate nella provincia autonoma di Bolzano: badioto-marebbano, diffuso in Val Badia (nel recente passato anche in Val di Luson e in Val di Funes), abitanti, 94,05% come lingua madre. gardenese, parlato in Val Gardena (Gherdëina), abitanti, 88,44% come lingua madre; fodom o ladino livinallese, parlato nei comuni di Livinallongo del Col di Lana e Colle Santa Lucia. Questa variante, pur essendo parlata in paesi appartenenti territorialmente al Veneto, fa parte dei ladini del Sella, di origine tirolese.
I ladini atesini del Sella hanno conservato meglio degli altri i tratti originari del ladino.
Gruppo trentino del Sella Trattasi del fassano, parlato in Val di Fassa nella provincia autonoma di Trento nelle 3 varianti: moenat, a Moena brach, a Soraga di Fassa, Pozza di Fassa e Vigo di Fassa; cazet, a Mazzin, Campitello di Fassa e Canazei. Nel censimento della popolazione del 2001 si contavano abitanti di madrelingua ladina su complessivi abitanti in Val di Fassa, pari all'82,8% della popolazione locale nella valle. Gruppo agordino Ne fanno parte i seguenti dialetti della provincia di Belluno: ladin de La Ròcia, distinto in rocchesano e lastesano. Tali varianti risultano più conservative nelle aree di Laste, Sottoguda (lad. Stagùda) e Rocca Pietore (lad. La Ròcia), dove le parlate sono affini a quelle di Livinallongo del Col di Lana e Colle Santa Lucia.Il lessico è di tipo Ladino Atesino come originariamente tramandato dai colonizzatori. Nella zona di Calloneghe, invece, questa variante è meno conservativa confinando con Alleghe (Àlie), San Tomaso, Falcade, ecc. Ernesto Majoni e Luigi Guglielmi, Ladinia bellunese: storia, identità, lingua, cultura. Manuale informativo, Tipografia Ghedina, Cortina 2003, p. 15. secondo la presente classificazione fanno anche parte di questo gruppo, i dialetti semiladini o ladino-veneti agordini: ladin-agordin dell'Agordino e della Valle del Biois (da Falcade-Falciade fino a Cencenighe-Zenzenighe).
Gruppo Zoldano Si tratta dello zoldano (zoldan) , parlato in Val di Zoldo e a Zoppé di Cadore (Zoldo), parlato da circa 2 500 persone. Vi sono forti somiglianze con il fodom e con l’ampezzano, si differenzia particolarmente dal cadorino e dall’agordino (che sono stati pesantemente influenzati dalla lingua veneta). Questa variante ha subito influssi dalla lingua veneta e dal tedesco, ma ha modificato queste parole differenziandosi da essi. Purtroppo spesso Zoldo non viene considerato come territorio ladino a causa della concorrenza della Ladina ex Austroungarica, ma rimane molto distaccato dal dialetto veneto-bellunese. Si può notare visitando questo territorio che le persone del posto abbiano un’ anima ladina (si stima il 75% della popolazione sia madrelingua ladina), pur non sfoggiandola ed utilizzandola per scopi turistici. Il legame con l’Ampezzo e gli altri territori ladini della provincia di Belluno lo si vede anche nella presenza delle “Regole”. La variante zoldana é tra le più antiche delle Dolomiti ed ad oggi rischia di scomparire a causa del mancato insegnamento d’essa all’interno delle scuole.
Gruppo ampezzano
Si tratta dell'ampezzano (anpezàn), parlato a Cortina d'Ampezzo (Anpézo), da circa persone. Vi sono forti somiglianze con il dialetto cadorino, che a sua volta risente degli influssi della lingua veneta, ma da essa si distingue conservando più abbondantemente i caratteri più arcaici (quindi più ladini).
Gruppo cadorino In provincia di Belluno la lingua ladina è parlata nel Cadore e nel Comelico in forma di ladino cadorino, normalmente ascritto alla lingua ladina e politicamente riconosciuto come tale,L. Renzi e A. Andreose, Manuale di linguistica e filologia romanza, il Mulino, pag. 56-57. quantunque per ragioni storiche e politiche questo territorio talvolta venga ignorato in riferimento all'adiacente territorio ladino ex-austroungarico, in cui la spinta al riconoscimento di minoranza etnico-linguistica è stato storicamente più forte. Si distinguono pertanto le seguenti varianti: Cadorino, parlato in tutto il Cadore, ad eccezione del Comelico e di Sappada, con influenze più o meno sentite del veneto; Comeliano, diffuso nel Comelico, è il più conservativo tra i dialetti orientali; Vajontino, isolato, ex idioma di transizione con il friulano, nell'area di Erto e Cimolais in Friuli, più spesso considerato una variante del friulano occidentale.
Gruppo solandro e nones In Trentino occidentale, in Val di Non, Val di Sole, Val di Peio, Val di Rabbi e piccola parte della Val Rendena separati dall'area dolomitica, sono diffusi dialetti di chiara origine ladina, attualmente non riconosciuti politicamente come tali, che presentano uno sviluppo proprio e qualche influsso del trentino e del lombardo. Per alcuni studiosi questi dialetti rappresentano una variante del romancio con influssi da parte del Ladino (per via dell'antica continuità fra le parlate ladino-friulane e quelle retoromanze grigionesi). Alcune comparazioni dimostrano inoltre una grande arcaicità nel lessico, dovuta al modesto influsso di altre lingue (slavo, tedesco, francese ed italiano), almeno fino ad uno o due decenni fa, sulla parlata reto-romanza.G. Zanella, Dizionario italiano solandro, pag. 198. Tali dialetti vengono anche definiti ladino anaunico. Si distinguono in: noneso, parlato in Val di Non, bassa Val di Sole e Val di Rabbi con varianti nelle diverse zone; solandro, parlato in media e alta Val di Sole, Val di Peio e nelle sue varianti, conservatore di termini e toponimi con caratteri di certa derivazione retica. In occasione dei censimenti linguistici del 2001 e del 2011 circa 9000 trentini al di fuori dell'area ufficialmente ladina si dichiararono ladini, prevalentemente in Val di Non (circa il 25% della popolazione) e in misura minore in Val di Sole (meno del 5% della popolazione).
Fonologia
Consonanti Bilabiali Labio-dentaliDentali/ Alveolari Post-alveolariPalataliVelariNasaliOcclusive (presente nel badiotto) Affricate Fricative Vibrante LateraliApprossimanti
Vocali Anteriore CentralePosteriore Alte () Medio-alte () Medio-basse() Basse Ortografia