Stallo, o stalo (anche stállu e stállo), è il nome di un personaggio tipico del folclore dei Sami o Lapponi. A tale figura folclorica, di valenza non benigna, il popolo dei Sami ha associato anche i propri nemici.Turi, Johan, Vita del Lappone [Muittalus samid birra], a cura di Emilie Demant, trad. italiana di Bruno Berni, Adelphi, 1991, p. 230
Caratteristiche Raffigurato come un orco gigantesco o come uno stregone, le narrazioni tradizionali e fiabesche descrivono lo stallo come un mangiatore di uomini, ma anche piuttosto sciocco.
Ha poteri magici e soprannaturali che gli consentono di assumere varie sembianze, trasformandosi in piante, animali, ecc., forme con le quali attira i Sami in trappole. Nonostante la sua immensa forza fisica, lo stallo è goffo e ottuso, e proprio questa sua stupidità permette agli umani di avere spesso la meglio su di lui.
Secondo alcune tradizioni, lo stallo possiede oggetti magici, come un flauto o un fischietto dal suono così acuto da poter danneggiare l'udito di chi lo sentiva. Nelle storie veniva spesso descritto con abiti scuri, bottoni d'oro e una sacca, e si caratterizzava per la ricchezza accumulata, che tuttavia il protagonista sami riusciva regolarmente a sottrargli con l'ingegno. Le ricchezze ottenute dallo stallo erano però ritenute instabili e tendevano a sparire rapidamente.
Il ruolo educativo La figura dello stallo svolgeva una precisa funzione pedagogica nella società sami. I bambini venivano avvertiti che durante il periodo natalizio non dovevano fare rumore, né lasciare disordine in casa, pena la visita dello stallo, che avrebbe potuto ucciderli o rapirli. Questa variante natalizia è nota come Juovlastállu (lo stallo del Natale) e presenta significative somiglianze con la tradizione norvegese della Stålesferda, la cavalcata selvaggia degli spiriti morti associata al periodo delle feste.
Origini Lo stallo viene associato ad altre figure del folclore nordico come i troll e i giganti. Secondo alcuni studiosi la figura avrebbe assorbito in epoca cristiana caratteri ancora più demoniaci, man mano che la dualistica visione cristiana del bene e del male si diffondeva tra i Sami.
Alcuni ricercatori interpretano lo stallo come una metafora degli invasori stranieri che razziavano le comunità sami: i vichinghi norvegesi, i raccoglitori di tributi, o comunque chiunque «vestito di ferro» apparisse come una minaccia esterna. La struttura narrativa tipica delle storie – un sami più piccolo ma astuto che batte con l'inganno il gigante crudele e stupido – avrebbe pertanto anche la funzione di rielaborare e trasmettere la memoria storica di tali conflitti, esaltando i valori sami di ingegno e resilienza.
Parallelismi con altri miti La struttura narrativa delle storie sullo stallo trova paralleli in altre tradizioni: la vicenda di Davide e Golia nella Bibbia (1 Samuele 17), dove un giovane pastore uccide e decapita il gigante con le sue stesse armi, ricalca da vicino i racconti in cui un sami sconfigge lo stallo con la sua stessa spada. Un'ulteriore analogia è quella con il ciclope Polifemo nell'Odissea: in alcune versioni sami, i protagonisti riescono a fuggire dallo stallo versandogli piombo fuso in faccia, come Ulisse accecò il ciclope con un tizzone ardente.
Etimologia Il nome stállu è ritenuto un prestito dal norreno antico. Una tradizione popolare lo ricollega alla parola sami stálli (acciaio), interpretando lo stallo come un «uomo d'acciaio» o una figura «vestita di ferro». La ricerca accademica più recente propone invece come fonte il norreno antico *stál, nel significato di «massa compatta di esseri viventi; branco, stormo, banco», che si adatta meglio sia alla tradizione dello stallo come gruppo di spiriti che cavalcano insieme (Juovlastállu), sia alla parallela tradizione norvegese della Stålesferda. Il fatto che il termine presenti un gruppo consonantico iniziale – struttura atipica nella fonologia sami – conferma che si tratta di un prestito da una lingua scandinava.
Luoghi associati allo stallo La presenza dello stallo non è solo narrativa: nella riserva naturale di Vindelfjällen (Svezia) sono presenti i resti di antiche fondamenta di grandi edifici che i Sami hanno tradizionalmente identificato come le abitazioni degli stallo. Nei pressi del lago Giengeljaure si trova inoltre una grande pietra collocata su piccoli ciottoli, chiamata stalostenen («la pietra dello stallo»), che la leggenda vuole sia stata posta lì da uno stallo per dimostrare la propria forza.
Gli archeologi hanno adottato il termine «siti stallo» per indicare circa sessanta di questi insediamenti distribuiti lungo la frontiera Norvegia-Svezia, da Frostviken nel Jämtland fino a Devddesvuopmi nel Troms, collocati oltre il limite della vegetazione arborea tra 550 e 850 metri di altitudine. Studi stratigrafici collocano il loro uso più intensivo attorno all'800–1050 d.C., cioè in piena età vichinga, e le strutture vengono interpretate come abitazioni stagionali legate alla caccia o alla pastorizia delle renne.
Fonti letterarie Il termine stallo è attestato per la prima volta nel Lexicon Lapponicum (XVIII secolo).
Tra i racconti tradizionali più noti figurano Come gli stallo furono ingannati, Stalo och Kauras e Il racconto di Njunje Paggas, quest'ultimo pubblicato in traduzione e analisi critica da JoAnn Conrad su Folklore nel 2020 con le illustrazioni originali di John Bauer.
Una raccolta organica di fiabe e leggende sami, molte delle quali riguardanti lo stallo, è stata pubblicata in inglese da Emilie Demant Hatt a cura di Barbara Sjoholm: By the Fire: Sami Folktales and Legends (University of Minnesota Press, 2019).
Lo studioso JoAnn Conrad ha dedicato allo stallo uno studio sistematico: «Tracking the Ogre – the Sami Stallo», pubblicato sugli Ural-altaische Jahrbücher nel 1999–2000.
Note
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Collegamenti esterni The Stallo Throughout Sámi and World History in Sami Culture, University of Texas at Austin
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