Il carnevale di Acireale, considerato uno dei più importanti carnevali d'Italia, d'Europa e del Mondo, si svolge ogni anno nella città di Acireale. Tra le sue caratteristiche vi è la sfilata dei carri allegorici e di quelli infiorati.
La sfilata dei carri allegorico-grotteschi in cartapesta si svolge ogni anno durante il carnevale. I carri danno il loro spettacolo attraverso migliaia di lampadine e luci, movimenti spettacolari e scenografie in continua evoluzione durante le esibizioni.
Oltre ai carri in cartapesta, Acireale è famosa anche per i carri infiorati, opere straordinarie realizzate interamente con fiori freschi, disposti con precisione uno accanto all’altro per creare immagini, paesaggi e figure spettacolari. I carri infiorati di Acireale sono opere dotate di movimenti meccanici, luci e colonne sonore originali, trasformando ogni sfilata in una vera performance multisensoriale come avviene per i carri in cartapesta.
Fino al 2016 i carri infiorati sfilavano durante il Carnevale invernale, ma dal 2017 la manifestazione si è staccata diventando la Festa dei Fiori, che si svolge ogni anno in primavera. L’evento celebra l’arte floreale e la creatività delle diverse associazioni culturali, trasformando Acireale in un giardino in movimento e offrendo un’esperienza unica tra natura, arte e spettacolo.
Il Carnevale di Acireale 2026 si è svolto dal 31 gennaio al 22 febbraio 2026.
La Festa dei Fiori 2026 — con sfilate dei carri infiorati — è in programma dal 30 aprile al 3 maggio 2026.
Storia
Origini e la "Terra di Jaci" Le radici del Carnevale di Acireale, storicamente nota come la "terra di Jaci", affondano in tempi remoti, inserendosi nel solco delle manifestazioni popolari di derivazione classica e mediterranea legate al rovesciamento temporaneo delle classi sociali. Si ritiene che la kermesse sia nata spontaneamente e consolidata negli anni dal popolo che, momentaneamente libero dai rigidi vincoli morali e gerarchici, poteva dare luogo a veri e propri saturnali in maschera, prendendo di mira i potenti del tempo con satira e sberleffi.
La testimonianza ufficiale più antica risale al tardo XVI secolo. Si tratta di un mandato di pagamento del 1594, in cui i Giurati della città ordinavano al tesoriere Antonino di Miuchio il versamento di una somma a favore dei padri Cappuccini per le spese sostenute durante le festività:
Nel XVII secolo era diffusa l'usanza delle "agrumate", una goliardica battaglia a colpi di limoni e arance, simile ad altre manifestazioni storiche italiane (come la Battaglia delle arance di Ivrea). La pericolosità di tale pratica, che sfociava spesso in gravi ferimenti e in danni consistenti alle proprietà, costrinse la Corte Criminale a bandirla tassativamente il 3 marzo 1612.
La ricostruzione barocca e l'Ottocento A seguito del devastante terremoto del Val di Noto del 1693, che decretò un prolungato periodo di lutto e di sospensione, la tradizione rinacque nei primi anni del XVIII secolo. Il Carnevale trasse nuova linfa dal fermento e dalle speranze legate alla rinascita post-sisma, che aveva ridisegnato la città nell'inconfondibile stile del Barocco siciliano. La satira si impose come elemento cardine e spuntarono nuove maschere strutturate destinate allo scherno dell'aristocrazia e del clero.
Il XIX secolo vide il trionfo delle cassariate (o landaus), sfilate di lussuose carrozze nobiliari dalle quali i signori lanciavano confetti multicolori alla folla. A partire dal 1880, tuttavia, l'estro locale iniziò ad affiancare e poi sostituire le carrozze con i primi veri carri allegorici. La transizione alla cartapesta fu un passaggio naturale, favorito dalla massiccia presenza in città di artigiani già dediti all'utilizzo di questa tecnica per le decorazioni religiose e teatrali.
Il Novecento e l'era moderna Nel 1929, con l'istituzione dell'Azienda Autonoma e Stazione di Cura di Acireale, l'evento acquisì una regia istituzionale mirata alla promozione turistica. Il 1930 registrò il debutto delle "macchine infiorate", veicoli ricoperti di fiori freschi che celebravano la vocazione florovivaistica etnea. In alcune edizioni furono realizzati persino carri addobbati interamente con agrumi.
Superata la tragica parentesi del secondo conflitto mondiale, il Carnevale tornò in scena nel febbraio 1948 in un clima di rinascita, affiancando alle sfilate anche eventi pittoreschi come il "Palio" (una corsa di tredici asini cavalcati da studenti universitari presso il campo dei Cappuccini). Il boom economico portò all'introduzione temporanea dei minicarri detti Lilliput, guidati da bambini, usanza che si esaurì verso la fine degli anni sessanta.
La figura dei maestri carristi divenne progressivamente cruciale per innalzare il valore artistico e ingegneristico della kermesse. Tra le personalità storiche di spicco si ricordano Sebastiano Longo, Rosario Lizzio, Camillo Ardizzone e i figli Sebastiano e Giuseppe, Giovanni Coco, i Fratelli Parlato e Luciano Scalia.
Posticipata solo nel 1991 a causa della Prima guerra del Golfo, la manifestazione è stata più volte vetrina della Lotteria Nazionale dei Monopoli di Stato negli anni 1996, 1997, 2001, 2006 e 2010, sovente in abbinamento al gemellato Carnevale di Viareggio.
Le maschere storiche
L'Abbatazzu LAbbatazzu è considerata una delle maschere più antiche, storicamente in uso dal 1667. Vestiti in modo grottesco, i figuranti indossavano abiti di damasco ricchi di fronzoli e grandi parrucche bianche. Erano soliti portare con sé grossi libri da cui leggevano (donde il soprannome Pueta Minutizzu) rime e filastrocche satiriche. Il grande tovagliolo che portavano appeso al collo rimandava all'iconografia dei lazzaretti e degli appestati, con l'evidente intento di esorcizzare il terrore delle pandemie seicentesche. La satira della maschera era ferocemente diretta contro la classe clericale, e in particolar modo verso monsignor Michelangelo Bonadies, Abate-Vescovo di Catania, da cui Acireale dipendeva spiritualmente.
I Baruni e i Manti Il Baruni emerse nel Settecento come evoluzione naturale volta a schernire l'aristocrazia nobiliare. Tuttavia, la figura che riscosse il maggior successo popolare fu quella dei Manti. Coperti da ampi mantelli di seta nera ispirati alla bautta veneziana, i Manti garantivano un assoluto anonimato, annullando le rigide distanze sociali dell'epoca e permettendo a chiunque di godere in incognito dei festeggiamenti. Successivamente rimpiazzati dai Domino (costumi neri dal taglio meno sfarzoso), furono definitivamente banditi nei primi anni del XX secolo per ragioni di pubblica sicurezza, dal momento che l'anonimato veniva spesso sfruttato per consumare reati o vendette celandosi tra la folla.
Personaggi del Novecento Negli anni cinquanta e sessanta, il folclore cittadino fu dominato da personaggi emblematici quali Cola Taddazzu, Quadaredda e Nunziu Setti Cappeddi. A costoro successe l'amatissimo Salvatore Grasso, in arte Ciccitto, indimenticato "generale" del Carnevale acese che animò la manifestazione sino agli anni settanta, incarnandone lo spirito più verace.
Elementi della manifestazione
Carri Allegorico-Grotteschi I carri rappresentano il vertice dell'espressione satirica acese. Narrazioni di critica sociale e fantasia, si distinguono a livello internazionale non solo per i soggetti, ma per l'impiego scenografico di migliaia di punti luce, movimenti meccanici e idraulici sincronizzati (che permettono alle opere di scomporsi, aprirsi e alzarsi fino a oltre 10 metri) e per la scelta di una colonna sonora dedicata che guida l'esibizione teatrale nelle piazze barocche.
Il materiale principe di queste sculture è il cartone romano. A differenza della cartapesta comune — solitamente un amalgama di carta macerata e colla —, la tecnica romana consiste nella rigorosa stratificazione di fogli di carta collata direttamente su calchi in gesso ricavati dai modelli di argilla. Questa soluzione conferisce alle strutture un'elasticità e una resistenza impareggiabili, fondamentali per sopportare gli stress torsionali dei bracci idraulici interni. La progettazione e la decorazione avvengono negli hangar della "Cittadella del Carnevale Giovanni Coco".
Dettagli di Carri allegorico-grotteschi, edizione 2020
Carri Infiorati e Festa dei Fiori Introdotti nel 1931 sotto la dicitura di "Macchine infiorate", si sono evoluti in monumentali sculture composte da centinaia di migliaia di fiori freschi (spesso garofani, incastonati singolarmente con perizia millimetrica) in grado di eseguire movimenti meccanici complessi e dotate di giochi di luce. Per valorizzare la specificità climatica e tematica dell'opera in fiore, a partire dal 2017 la Fondazione ha sganciato queste sfilate dal freddo carnevale invernale per inserirle in una kermesse primaverile autonoma, la "Festa dei Fiori".
Carri in Miniatura Volti ad assicurare il ricambio generazionale, i "Lilliput" o carri in miniatura seguono la stessa identica genesi dei giganti in cartone romano (argilla, gesso, incollaggio, meccanizzazione, pittura). Questo concorso parallelo impegna per mesi i giovanissimi apprendisti, le cui creazioni vengono poi esposte affascinando residenti e turisti per la loro complessa ingegneria in scala.
Maschere Isolate Introdotto ufficialmente nel 2016, il concorso delle maschere isolate funge da banco di prova e fucina creativa per i giovani talenti. Le opere, concentrate sulla feroce satira politica o di costume, si distinguono per un'elevata cura dei dettagli plastici. Il successo della categoria è stato sancito negli anni dalla promozione dei suoi vincitori a capi-cantiere per la progettazione dei grandi carri di categoria B.
Giostre A completare l'offerta di svago, il periodo carnascialesco è storicamente accompagnato dall'installazione di un grande Luna Park itinerante, posizionato nell'area del largo Francesco Vecchio.
Tradizioni La matrice intrinseca del Carnevale acese è l'espressione della satira politica e sociale. Dalle remote origini, carri, maschere storiche e usanze popolari mirano a una lucida e caricaturale narrazione della società, decostruendo il potere costituito. Questa tradizione irriverente si sublima grazie a una folla partecipante e complice che per dieci giorni inonda le strade barocche del centro storico in un generale clima di travolgente e disinibita euforia.
Depositaria di questo spirito critico è la voce del Numero Unico, storica pubblicazione satirico-letteraria fondata nel 1934 (sulla scia delle prime raccolte del 1932) dal Circolo Universitario Acese, che puntualmente mette alla berlina i notabili della città, le cronache mondane e le questioni politiche tramite vignette e testi in lingua e vernacolo.
Il suggello della festività si compie la notte del Martedì Grasso. Dopo le premiazioni dei vincitori, il fragore dei festeggiamenti culmina con uno spettacolo pirotecnico e con l'accensione del fantoccio del "Re Carnevale" in un catartico rogo propiziatorio, che decreta la fine delle intemperanze e l'ingresso nella dimensione di penitenza della Quaresima.
Riconoscimenti Il valore artistico e turistico della kermesse è sancito dall'iscrizione nel registro dei Carnevali Storici d'Italia promosso dal Ministero della Cultura. Oltre ai gemellaggi ufficiali (in primis quello con il Carnevale di Viareggio), l'evento ha varcato i confini nazionali conquistando il prestigioso premio europeo Alberto Sargentini nel 2006. Nel 2017, il Carnevale acese ha ottenuto la consacrazione della stampa internazionale grazie al quotidiano britannico The Guardian, che lo ha inserito nella sua speciale classifica decennale tra i "10 migliori carnevali alternativi d'Europa", lodandone l'atmosfera unica in cui le mastodontiche strutture mobili dialogano con l'austera magnificenza delle architetture barocche in pietra lavica.
Albo D'oro Carnevale di Acireale