Per le sue idee e il suo stile di vita non convenzionali, è diventata un modello per le future generazioni femministe. La sua opera maggiormente conosciuta oggi è La carta da parati gialla (The Yellow Wallpaper, 1890), un racconto semi-autobiografico che scrisse dopo un duro periodo di depressione post-partum.

Il suo saggio Women and Economics: a Study of the Economic Relationship Between Men and Women as a Factor in Social Evolution (1898), tradotto una sola volta in italiano nel 1902 da Carolina Pironti, con un'introduzione di Vernon Lee, col titolo La donna e l'economia sociale: studio sulle relazioni economiche tra uomini e donne come fattore di evoluzione sociale (Moschini, 2007), tradotto al tempo in sette lingue e continuamente riedito, è considerato uno dei testi fondamentali sull'origine della questione femminile e sulle relazioni economiche e sociali tra i sessi, che hanno determinato l'assegnazione sociale ad uomini e donne di ruoli e attività in base al sesso (Scott, 1985).Laura Moschini, La donna nuova e il progresso sociale. Dal Women and Economics alle politiche di genere, Aracne, 2007, ISBN 9788854811591

Biografia Giovinezza Charlotte Anna Perkins nacque il 3 luglio 1860 ad Hartford, Connecticut, da Mary Perkins (da nubile, Mary Ann Fitch Westcott) e Frederick Beecher Perkins, membro di una delle famiglie più note dell'America di quegli anni. Ebbe un solo fratello, Thomas Adie, di quattordici mesi più vecchio; il primogenito, Thomas Henry, nato il 15 marzo 1858, morì un mese dopo la nascita. Subito dopo aver dato alla luce Charlotte, il medico mise in guardia Mary: se avesse avuto altri figli, sarebbe potuta morire. Come conseguenza, Frederick se ne andò via di casa, lasciando la moglie e i figli in una condizione di indigenza. Non è chiaro se la dichiarazione del dottore fosse vera (nel gennaio 1866 Mary ebbe un quarto figlio, concepito durante una delle sporadiche visite del marito; il bimbo morì il settembre seguente), né se sia stata la ragione principale per l'abbandono da parte del marito del tetto coniugale; sta di fatto che Charlotte trascorse l'infanzia senza suo padre, che per lei fu un estraneo, lontano e assente.

Dal momento che Mary non era in grado di sostentare da sola la famiglia, i Perkins facevano spesso visita alle zie paterne, ovvero Isabella Beecher Hooker, una suffragetta, Harriet Beecher Stowe, autrice de La capanna dello zio Tom, e Catharine Beecher. La loro precaria situazione economica li costrinse a trasferirsi per ben diciannove volte in soli diciotto anni. A causa dell'abbandono da parte del marito e dello stato di povertà in cui versavano, la madre non era affettuosa con i suoi figli. Per evitare che venissero feriti, come era accaduto a lei, proibì loro di costruire solide amicizie o di leggere. Nella sua autobiografia, The Living of Charlotte Perkins Gilman, Charlotte raccontò che la madre le mostrava affetto soltanto quando pensava che dormisse.

Anche l’istruzione di Charlotte fu incostante: frequentò sette scuole diverse, per un totale di soli quattro anni, terminando gli studi appena quindicenne. Tuttavia, pur vivendo un’infanzia di isolamento e solitudine, Charlotte andava spesso alla biblioteca pubblica; si unì alla Society for the Encouragement of Studies at Home dove leggeva avidamente libri di storia e di civiltà antiche. Venne influenzata dall’amore che suo padre nutriva per la letteratura: l'unico ruolo che Frederick rivestiva nella vita della figlia era proprio quello di consigliarle dei libri da leggere. In qualità di padre e bibliotecario, le suggeriva i testi che l'avrebbero preparata meglio a vivere in società. Di fatto, furono le difficoltà che segnarono la sua infanzia ad aiutare Charlotte a fronteggiare la vita: favorirono in lei uno spirito incredibilmente forte, un risoluto desiderio di indipendenza, ed una persistente devozione per il duro lavoro.

Gilman trascorse gran parte della sua giovinezza a Providence, Rhode Island. I suoi amici erano perlopiù ragazzi, e lei stessa non si vergognava, per i suoi tempi, di definirsi un “maschiaccio”. La sua naturale intelligenza e la vastità delle sue conoscenze colpirono sempre i suoi insegnanti, i quali, tuttavia, erano delusi dal fatto che fosse una studentessa mediocre. La sua materia preferita era la “filosofia della natura”, ciò che in seguito sarebbe stato conosciuto come “fisica”. Nel 1878, a diciotto anni, si iscrisse alla Rhode Island School of Design, finanziata dal padre assente. In seguito, iniziò a mantenersi da sola realizzando biglietti di auguri, volantini e biglietti da visita, insegnando arte e dando lezioni private ai bambini. Era anche pittrice: cominciò dipingendo degli acquerelli, specialmente di fiori, e riuscì a venderne qualcuno.

Età adulta Nel 1882, dopo una relazione di quattro anni con l'amica di vecchia data Martha Luther, Charlotte incontrò Charles Walter Stetson, un giovane artista di Rhode Island che le chiese subito di sposarlo. Dopo aver inizialmente declinato la sua proposta perché convinta che il matrimonio avrebbe messo fine alla sua indipendenza e l'avrebbe resa di scarsa utilità per la società come qualsiasi altra donna sposata (poco dopo la dichiarazione di Stetson scrisse An Anchor to Windward giustificando la sua scelta di rimanere single), nel 1884 Charlotte, innegabilmente coinvolta in quella relazione, accettò di unirsi a lui. La loro unica figlia, Katharine Beecher Stetson, nacque appena dieci mesi e mezzo dopo, il 23 marzo 1885.

Dopo la nascita di Katharine, la depressione che l'affliggeva sin dai primi mesi di matrimonio si aggravò; Charlotte appariva pericolosamente abbattuta, tanto che un'amica le finanziò un soggiorno di sei settimane presso una casa di cura di Filadelfia. Quando tornò a casa, provò a seguire le istruzioni dei dottori; tuttavia, nel giro di qualche settimana, si trovò sull'orlo di un esaurimento nervoso. Questa era un’epoca in cui le donne venivano viste come degli esseri “isterici” e “nervosi”; le diagnosi di isteria proliferavano, e quando una donna sosteneva di essere gravemente malata dopo aver partorito veniva bollata come invalida.

Nel 1888 Charlotte si separò dal marito e si trasferì con la figlia a Pasadena, California, dove la sua carriera prosperò. Nonostante avesse tentato di scrivere una manciata di poesie e di articoli durante i primi anni di matrimonio, fu in California che sviluppò le sue doti di scrittrice, tanto che solo nel 1890 scrisse trentatré articoli ed oltre venti poesie. Si interessò al movimento nazionalista di Edward Bellamy, autore di Guardando indietro, 2000-1887 (Looking Backward, 2000-1887), il cui obbiettivo era quello di eliminare le ingiustizie sociali estendendo la democrazia e propugnando il socialismo, attraverso un cambiamento pacifico, graduale ed evoluzionale, ripudiando inoltre la nozione marxista di lotta di classe e sostenendo l'etica cristiana di cooperazione fondata sull'amore e l'assenza di competizione. In California, Gilman iniziò anche a tenere conferenze e discorsi pubblici presso alcuni club femminili e fu attiva in varie organizzazioni femministe e riformiste, come la Pacific Coast Women’s Press Association (PCWPA), la Woman’s Alliance, il Working Women's Club, l’Economic Club, il Century Club, la Ebell Society, la Parents Association, e lo State Council of Women. Dedicò la maggior parte del suo tempo alla PCWPA, al punto che nel settembre del 1893, dopo un anno da vice, fu eletta presidentessa dell'associazione. Curò l'edizione del Bulletin, il giornale dell'organizzazione, che presto rinominò Impress, spendendovi tutti i suoi risparmi e le sue energie.

Complici la continua lotta alla povertà e le pretese della sua promettente ma poco remunerativa carriera, nel 1894, l'anno del definitivo divorzio da Stetson, Gilman mandò la figlia ad est a vivere con il suo ex marito e la sua seconda moglie, Grace Ellery Channing, una sua carissima amica. Nelle sue memorie, Charlotte riportò che era felice per la coppia: "la seconda mamma di Katharine" andava bene quanto quella biologica, e forse era anche migliore, dal momento che la prima non aveva un compagno, era una gran lavoratrice ed era sempre sotto pressione. Charlotte aveva idee progressiste in quanto ai diritti paterni e riconosceva che il suo ex marito sentisse la mancanza di Katharine ed avesse il diritto di stare in compagnia della figlia; Katharine stessa, d'altro canto, aveva il diritto di conoscere ed amare suo padre. Nonostante sentisse di aver preso la decisione giusta, la lontananza dalla figlia le provocò un'enorme sofferenza.

Nel 1893 morì sua madre e due anni dopo decise di lasciare la California e tornare ad est per la prima volta in otto anni. Contattò Houghton Gilman, un cugino di primo grado di sette anni più giovane, che non vedeva da molto tempo e che lavorava a Wall Street come avvocato. Mentre Charlotte viaggiava per tenere conferenze, i due intrattenevano una fitta corrispondenza epistolare. Dopo i primi due mesi di scambio epistolare, durante i quali approfondirono la loro reciproca conoscenza, iniziò un chiaro corteggiamento ed è evidente che Charlotte fosse molto interessata a lui: durante questa prima fase, durata fino all'inizio del 1898, Gilman lavorava duramente, in modo frenetico e straordinariamente fruttuoso. Dal loro matrimonio, avvenuto nel 1900, e fino al 1922, vissero a New York. Il loro rapporto, durato felicemente per trentaquattro anni, non fu niente di paragonabile a quello tra Charlotte e Charles. Nel 1922, la coppia si spostò da New York alla vecchia proprietà di Houghton a Norwich, Connecticut, dove Gilman continuava a scrivere e, di tanto in tanto, teneva conferenze. Nel 1934, a seguito della morte improvvisa del marito per emorragia cerebrale, Charlotte tornò a Pasadena, California, dove risiedeva la figlia.

Nel gennaio 1932 a Charlotte venne diagnosticato un carcinoma mammario incurabile. Sostenitrice dell’eutanasia per i malati terminali, si suicidò il 17 agosto 1935 ingerendo un’overdose di cloroformio. Sia nella sua autobiografia che nel provocatorio biglietto lasciato al momento del suicidio, scrisse che “preferì il cloroformio al cancro”. Morì serena, facendo della sua morte, come della sua vita, una "scelta di servizio sociale".

Carriera Sin dall'adolescenza, Charlotte Perkins Gilman si cimentò in diversi lavori, compresi l'insegnante, la tutrice e, per breve tempo, la cassiera. Fu addetta alle vendite per una compagnia di lavorazione del marmo, dipinse e vendette carte intestate, cucì tende e rammendò vestiti per le amiche; realizzò volantini pubblicitari per la vendita dei prodotti per il bucato della Kendall Soap Company. Tuttavia, nonostante avesse talento, Charlotte non pensò mai di perseguire una carriera artistica. Dopo essersi trasferita a Pasadena, divenne un’attiva organizzatrice di movimenti di riforma sociale, avendo a cuore, in particolare, i movimenti delle donne e quelli nazionalisti. Come delegata, nel 1896 rappresentò la California, sia alla Suffrage Convention a Washington, che all’International Socialist and Labor Congress che si tenne in Inghilterra.