Il retico, o lingua retica, è una lingua antica attestata durante l'Età del ferro nelle Alpi Centrali e Orientali, appartenente alla famiglia linguistica delle lingue tirreniche, considerata preindoeuropea e paleoeuropea parlata anticamente dai Reti, un popolo alpino che viveva tra le odierne Italia nordorientale, Austria, Svizzera e Germania meridionale, e che viene identificato archeologicamente con la cultura di Fritzens-Sanzeno. La lingua retica è considerata imparentata con la lingua etrusca.
Storia Tre autori antichi, Tito Livio, Pompeo Trogo e Plinio il Vecchio, ci tramandano la discendenza dei Reti dagli Etruschi.Cfr. Per Tito Livo si veda Ab Urbe Condita - Liber V - 33; per Pompeo Trogo si veda Giustino, Historiarum Philippicarum T. Pompeii Trogi, XX, 5; per Plinio il Vecchio si veda Historia Naturalis, III, 133-134.
Una nutrita serie di autorevoli archeologi e storici dell'800, come Barthold Georg Niebuhr, Karl Otfried Müller, Theodor Mommsen, Wolfgang Helbig, Gaetano De Sanctis e Luigi Pareti, ribalta la visione tradizionale degli autori classici di lingua latina, e sostiene che siano gli Etruschi a migrare dai territori alpini del Nord Italia nel Centro Italia, e che quindi siano gli Etruschi a discendere dai Reti, e non viceversa.
Un legame linguistico tra retico ed etrusco viene sostenuto anche da Benedetto Giovanelli nel 1844,Benedetto Giovannelli, "Dei Rezj. Dell'origini de' popoli d'Italia e d'una iscrizione rezio-etrusca", Trento 1844. allineandosi sull'ipotesi della discendenza degli Etruschi dai Reti.
Lingua e alfabeto
Si conoscono circa trecento iscrizioni redatte in un alfabeto simile a quello etrusco, con pochi adattamenti locali; di queste, solo circa centosessanta sono con certezza o con buona probabilità portatrici di lingua, mentre le restanti sono contrassegni, sigle, numerali o segni di funzione incerta. I testi sono in genere brevi e di difficile interpretazione; numerosi quelli a carattere votivo.
L'idea di una parentela fra retico ed etrusco circolava negli studi da tempo, ma fu dimostrata su base linguistica solo negli anni novanta del Novecento, in maniera indipendente e quasi contemporanea, da Stefan Schumacher e Helmut Rix. Rix ricondusse retico ed etrusco, insieme alla lingua di Lemno, a un'unica famiglia, che denominò «tirrenica» (o tirsenica): i due aggettivi risalgono alle forme greche Τυρρηνοί e Τυρσηνοί, varianti dialettali del medesimo etnonimo con cui i Greci designavano gli Etruschi e i popoli affini. Le tre lingue condividono tratti fonologici (sistema a quattro vocali con assenza del fonema /o/, e mancanza della serie sonora delle occlusive), morfologici e morfosintattici, oltre al carattere agglutinante della flessione nominale, che le distingue dal tipo flessivo delle lingue indoeuropee.Simona Marchesini, La famiglia linguistica tirrenica. Scenari ricostruttivi, in Simona Marchesini (a cura di), Rhaeti & Co. Nuovi scenari sulla questione tirrenica, Alteritas, Verona 2024, pp. 29-72. Il quadro fu in seguito sviluppato da diversi studiosi, fra cui Carlo De Simone nel 2009, e Norbert Oettinger nel 2010,Norbert Oettinger, Seevölker und Etrusker, in Yoram Cohen, Amir Gilad, Jared C. Miller (a cura di), Pax Hethitica. Studies on the Hittites and their Neighbours in Honour of Itamar Singer, Harrassowitz, Wiesbaden 2010, pp. 233-246. e arricchito dalla scoperta di nuova documentazione, in particolare l'iscrizione tirsenica di Efestia a Lemno, edita nel 2009, e la lamina di Demlfeld, edita nel 2013.
All'interno della famiglia il retico conserva tratti più arcaici dell'etrusco: non presenta la sincope delle sillabe non iniziali che caratterizza l'etrusco a partire dall'età arcaica, e ignora le innovazioni onomastiche etrusche, cioè il suffisso di mozione -i per il femminile e il sistema gentilizio, mantenendo il solo patronimico in -nu (maschile) e -na (femminile).Ivo Hajnal, The 'Tyrrhenic question': why a prompt solution is hardly to be expected, in Simona Marchesini (a cura di), Rhaeti & Co. Nuovi scenari sulla questione tirrenica, Alteritas, Verona 2024, pp. 11-28.
La cronologia della separazione fra retico ed etrusco resta discussa, e le posizioni riflettono soprattutto la diversa base documentaria disponibile nel tempo. Rix collocava la divisione nell'ultimo quarto del II millennio a.C., poche generazioni prima dell'attestazione epigrafica, rimanendo però agnostico sulla sede d'origine della famiglia, per la quale lasciava aperte sia l'ipotesi egea sia quella italiana.Helmut Rix, Etruscan, in Roger D. Woodard (a cura di), The Ancient Languages of Europe, Cambridge University Press, Cambridge 2008, pp. 141-164, in particolare p. 142 (ristampa di un testo redatto attorno al 2004). La sua proposta precede l'analisi linguistica della lamina di Demlfeld, rinvenuta nel 2006 ma edita solo nel 2013, dopo la sua morte, e la pubblicazione dell'iscrizione tirsenica di Efestia. Sulla base di questa documentazione più ampia sono stati Carlo de Simone e Simona Marchesini, in una serie di interventi successivi, a retrodatare nettamente la divisione a età preistorica, entro un terminus ante quem posto all'età del Bronzo e verosimilmente risalente al Neolitico o all'Eneolitico, in un modello a ramificazioni multiple in cui il retico si separa per primo, mentre etrusco e lemnioIl lemnio viene chiamato "tirrenico" da Simona Marchesini (cfr. De Simone e Marchesini 2013, p. 74; Marchesini 2019) si dividono in un secondo momento. A sostegno della separazione antica si osserva che lo split non lascia traccia nell'età del Ferro, e che il maggiore distacco lessicale fra retico ed etrusco, rispetto a quello fra etrusco e lemnio, indica una separazione più remota del primo.Simona Marchesini, Considerazioni storico-linguistiche, in Carlo de Simone, Simona Marchesini (a cura di), La lamina di Demlfeld, Pisa-Roma 2013, pp. 73-89. Gli studi più recenti distinguono due piani: la datazione assoluta della separazione del retico resta indeterminata, mentre appare più solida la cronologia relativa, in cui il retico rappresenta lo stadio linguisticamente più conservativo della famiglia e il lemnio quello più innovativo. Quanto all'origine dei Tirreni, Hajnal, pur mantenendo una certa cautela, ritiene ormai meno probabile una derivazione dall'Anatolia dell'età del Bronzo per l'antenato comune delle lingue tirreniche.
L'alfabeto L'alfabeto retico è di tipo nordetrusco, derivato in ultima istanza dall'alfabeto etrusco e introdotto verosimilmente attraverso la mediazione venetica, con cui i Reti erano in stretto contatto, a partire almeno dalla metà del VI secolo a.C. Se ne distinguono due varianti, denominate dai principali luoghi di ritrovamento: l'alfabeto di Sanzeno e quello di Magrè. L'alfabeto di Sanzeno, molto uniforme, è proprio dell'area retica centrale, tra la Val di Non e la conca di Bolzano, e presenta forme di tipo più tradizionale, vicine a quelle etrusche; l'alfabeto di Magrè è invece un insieme più eterogeneo, diffuso nelle aree meridionale e settentrionale, con forme innovative di tipo venetico. Le due varianti si distinguono soprattutto per la forma del segno aggiuntivo per una dentale marcata (convenzionalmente trascritta t'''), assente nel modello etrusco di partenza, in cui il theta resta inutilizzato, e reso con un beta a tre occhielli a Magrè e con un segno a freccia a Sanzeno. Entrambe le varianti sono prive del segno per /o/, assente nel sistema fonologico retico.
Il rapporto tra gli alfabeti nordetruschi e l'origine delle rune è oggetto di discussione; una derivazione diretta di singole rune da lettere retiche è considerata incerta. La somiglianza più rilevante riguarda semmai l'alfabeto camuno e le più antiche rune germaniche, ricondotta a una tradizione grafica etrusco-italica trasmessa oltre le Alpi.
Contatti tra Reti e Celti nella seconda età del Ferro All'interno dei territori retici con la seconda Età del ferro, a partire dal V secolo a.C., vi sono contatti culturali, commerciali e religiosi tra Reti e Celti, confermati dal ritrovamento di armi di tipo La Tène, ornamenti e prodotti artistici di matrice celtica, all'interno dell'orizzonte archeologico della cultura di Fritzens-Sanzeno.Umberto Tecchiati, L’esperienza dell’altro. Scambi e relazioni transculturali nella preistoria e nella protostoria della regione alpina centrale. In: Cossetto, M. (ed.), Fare Storia a Scuola, vol 2. Materiali di lavoro del gruppo di studio sulle fonti della storia locale. 13–44. Bolzano/Bozen 1999, Istituto Pedagogico in Lingua Italiana.Rosa Roncador, Celti e Reti. Interazioni tra popoli durante la seconda età del Ferro in ambito alpino centro-orientale, Roma 2017
I contatti tra Reti e Celti non si limitarono agli scambi commerciali e culturali. Furono seguiti anche da movimenti migratori di guerrieri celtici all'interno del mondo retico. Alcune iscrizioni retiche rivelano l'adozione di elementi religiosi celtici, così come un'influenza celtica sulla lingua retica.Simona Marchesini, Rosa Roncador, Celts and Raetians in the central-eastern Alpine Region during the Second Iron Age: multidisciplinary research. in Cultural Encounters in Iron Age Europe. edited by Ian Armit, Hrvoje Potrebica, Matija Črešnar, Philip Mason and Linsdey Büster Archaeolingua. Series Minor, Budapest 2016 pp. 267-284 (Eng)
Iscrizioni retiche
I principali luoghi di ritrovamento di iscrizioni in lingua retica sono la Bassa Atesina (Unterland) in Alto Adige, in particolare Vadena, Laghetti, Magrè sulla Strada del Vino (BZ), Sanzeno (TN), la Valpolicella (VR) e Magrè in Val Leogra, presso Schio (VI). Numerose iscrizioni in lingua retica sono state trovate anche in Austria, principalmente nei dintorni di Innsbruck. Un'iscrizione è stata trovata anche nella Germania meridionale, a Nußdorf, in Baviera, che rappresenta il ritrovamento più settentrionale, e una a Vače, nei pressi di Litija, in Slovenia, che rappresenta il ritrovamento più orientale.
Tra i più antichi ritrovamenti vi è la cosiddetta spada di Verona,Andrea Rossi, Note overo memorie del museo del Conte Lodovico Moscardo, seconda edizione, Verona 1672. scoperta nel 1672 a Ca' di Capri, frazione di Bussolengo, pochi chilometri a ovest di Verona, e oggi conservata al Museo Miniscalchi-Erizzo.Alessandro Morandi, Il cippo di Castelciès nell'epigrafia retica, L'Erma di Bretschneider, Roma 1999.
Tra le più lunghe iscrizioni in lingua retica vi è la situla della Val di Cembra del IV secolo a.C., anche conosciuta come Situla Giovanelli o situla di Dos Caslir, scoperta nel 1828 da Simone Nicolodi sul Doss Caslir di Cembra, acquistata dal sindaco di Trento Benedetto Giovanelli e oggi custodita al museo provinciale del Castello del Buonconsiglio. La situla, interamente in bronzo, era verosimilmente un recipiente che conteneva il vino da offrire agli Dei durante le cerimonie religiose. L'iscrizione a carattere votivo è composta da cinque parole incise con alfabeto simile a quello etrusco e la lingua usata è classificata come retico centrale.
Altra iscrizione scoperta nel 1845, dallo stesso Giovannelli, è la Situla di Matrei, dal nome delle località di Matrei am Brenner nel Tirolo austriaco dove è stata ritrovata, appartenente al V-IV secolo a.C., che è stata per oltre un secolo l'iscrizione retica più a nord mai rinvenuta.