Biografia Infanzia
Mazzarino nacque a Pescina, cittadina dell'Abruzzo Ulteriore, nel Regno di Napoli (attualmente in provincia dell'Aquila), il 14 luglio del 1602, primogenito di sei figli.
Il padre, Pietro Mazzarino (1576-1654), era un nobile siciliano, figlio di Girolamo, appartenente al casato dei Mazzarino, e di Margherita de Franchis Vincenzo Auria, Diario delle cose occorse nella Città di Palermo e nel Regno di Sicilia, in Diari della Città di Palermo dal secolo XVI al XIX, a cura di G. di Marzo, III, Palermo 1869, p. 290..
La madre, Ortensia Bufalini (1575-1644), era una nobildonna umbra, figlia di Giovanni Battista Bufalini, conte di San Giustino, e di Francesca Belloni o Belluomini, imparentata con varie casate romane, quali i Colonna, presso i quali lo stesso Pietro servì come intendente, e i Conti Teodoro Amayden, La storia delle famiglie romane, a cura di C. A. Bertini, Roma s.d., p. 123..
Il padre, nella cittadina marsicana, svolgeva mansioni amministrative dei beni ecclesiastici dell'abate Bufalini, zio di Giulio. Il fratello minore di Giulio, Alessandro, entrò nell'ordine domenicano col nome di fra' Michele, diventando professore di teologia al Collegio San Tommaso, la futura Pontificia Università San Tommaso d'Aquino, Maestro del sacro palazzo apostolico e Cardinale.
La casa nativa andò distrutta nel terremoto della Marsica del 1915, fu ricostruita nel 1972 e oggi ospita un museo.
Educazione e primi successi Crebbe a Roma, dove studiò presso il prestigioso Collegio Romano dei Gesuiti, anche se non professò mai i voti religiosi in quest'Ordine (d'altronde, Mazzarino era un chierico, ma non divenne mai prete, essendosi fermato al diaconato).
Nel Collegio Romano egli affiancava il suo quasi coetaneo Girolamo Colonna futuro cardinale, presso la cui famiglia il padre era appunto al servizio. Giulio accompagnò il giovane Colonna anche in Spagna, a Madrid e ad Alcalá de Henares, dove soggiornò per un breve periodo e dove studiò nella locale università diritto canonico. Si laureò successivamente nel 1628 a Roma in utroque iure presso l'Università 'La Sapienza'. Nel 1628 scoppiò la Guerra di successione di Mantova e del Monferrato che fu un conflitto circoscritto ma facente parte della grande Guerra dei Trent'anni. In breve nel dicembre 1627 era morto senza eredi il duca di Mantova e del Monferrato, Vincenzo II Gonzaga.
Le grandi potenze avevano ciascuna un proprio candidato alla successione; il ramo dei Gonzaga-Guastalla era appoggiato dagli spagnoli e quindi dagli Asburgo imperiali; mentre il ramo Gonzaga-Nevers era appoggiato logicamente dai francesi. Quindi il re spagnolo Filippo IV, l'Imperatore Ferdinando II d'Asburgo e il duca Carlo Emanuele I di Savoia erano alleati nell'osteggiare la successione a Mantova del duca Carlo I di Gonzaga-Nevers a favore invece del loro candidato Ferrante II Gonzaga duca di Guastalla. Il papa Urbano VIII inviò alcune truppe nella Valtellina e Mazzarino fece parte di tale esercito con il grado di capitano di fanteria. In questo periodo egli poté soggiornare a Loreto e ad Ancona.
A quel tempo Anna Colonna figlia di Filippo I Colonna e sorella di Girolamo, sposò (1627) Taddeo Barberini, nipote del papa Urbano VIII, ed in tale occasione, suo fratello Girolamo, molto legato a Mazzarino, divenne arcivescovo di Albano e cardinale. Quando Girolamo Colonna fu inviato come legato pontificio nel Monferrato, per trovare una via diplomatica al conflitto tra Francia e Spagna, chiese ed ottenne di portare con sé Mazzarino come segretario. Le trattative apparvero subito difficili poiché entrambi gli schieramenti erano decisi ad usare le armi. Il legato pontificio con grande tatto intraprese i dialoghi tra le parti. Mazzarino, essendo segretario, aveva l'opportunità di spostarsi tra un campo e l'altro degli schieramenti armati; e durante tali spostamenti si era fatto l'idea della superiorità militare francese; in tal senso cercò di far comprendere agli spagnoli tale situazione. Non passò molto tempo che il Marchese di Santa-Cruz de Bazán della corona spagnola si convinse di tale inferiorità e quindi di quanto fosse a rischio l'intero esercito spagnolo e che quindi l'unica soluzione fosse la via diplomatica. Mazzarino poi enfatizzò la superiorità francese anche con il generale spagnolo.
I negoziati intrapresi da Mazzarino terminarono il 6 aprile 1631 con il Trattato di Cherasco, in virtù del quale l'imperatore e il Duca di Savoia riconoscevano la successione di Carlo Gonzaga e la cessione del punto strategico piemontese di Pinerolo, porta di accesso alla valle padana. Questo trattato così vantaggioso per la Francia ebbe un tale effetto positivo su Luigi XIII e sul cardinale Richelieu (1585-1642) che entrambi vollero conoscere personalmente Mazzarino. Questi si recò quindi a Parigi dove fu accolto molto calorosamente; Richelieu in persona gli dimostrò molta riconoscenza donandogli, a memoria di ciò, una catenella d'oro con il ritratto del re Luigi XIII, gioielli ed una spada di valore molto elevato.
Primi contatti con la Francia Nel 1634 Mazzarino fu inviato ad Avignone come vice-legato pontificio. Successivamente divenne nunzio apostolico a Parigi tra il 1634-1636. Progressivamente inviso agli spagnoli che lo vedevano ormai come schierato dalla parte francese, fu osteggiato all'interno della curia dalla parte filo-spagnola; fu quindi rinviato ad Avignone e, nonostante gli sforzi del cardinale Richelieu, gli fu impedito il cardinalato. Richelieu si sentiva avanti con gli anni, e pensò che Mazzarino potesse essere l'uomo giusto per continuare il suo operato. Lo incaricò allora di importanti affari che lo resero ancora più famoso e ben amato dallo stesso re Luigi XIII, che da allora lo fece risiedere presso il palazzo reale.
Nel 1639 Richelieu lo chiamò perciò al suo diretto servizio in Francia. Fino a quel momento, il cappuccino padre Joseph aveva trattato gli affari esteri per conto di Richelieu e avrebbe dovuto essere nominato cardinale, ma proprio in quell'anno morì e perciò in sua vece venne nominato cardinale Giulio Mazzarino.Lo nominò papa Urbano VIII nel concistoro del 16 dicembre 1641, ma Giulio Mazzarino non ricevette mai né titolo cardinalizio né diaconia. Vedi The Cardinals of the Holy Roman Church. Egli, dopo un breve soggiorno a Roma, tornò in Francia, dove Richelieu lo nominò suo segretario personale e lo indicò al re quale suo successore.
Politica
Nel 1642 Richelieu morì e Mazzarino gli subentrò nella carica di Primo Ministro. Quando anche Luigi XIII morì nel 1643, a causa della minore età di Luigi XIV, Mazzarino assunse in pratica la reggenza della Francia assieme alla regina madre Anna d'Austria (della quale, secondo alcuni storici, era l'amante). Le controversie sulla politica del cardinale e la debolezza della reggenza sfociarono in due guerre civili, note come le Fronde, movimenti di opposizione alla politica del Cardinale, che questi riuscì abilmente a sconfiggere con l'appoggio del giovane Luigi XIV e della reggente Anna d'Austria, rafforzando l'autorità regia.
Le Fronde in particolare esplosero a causa del prolungarsi della guerra con gli Asburgo ed il conseguente dissesto delle finanze, che costrinsero Mazzarino ad una ferrea politica fiscale e di accentramento assolutistico, che suscitò l'avversione della nobiltà e il rancore dei contadini ridotti alla fame e fece maturare in tutta la nazione un pericoloso sentimento di rivolta che si manifestò con la cosiddetta Fronda parlamentare del 1648, promossa dal Parlamento di Parigi, che si rifiutò di registrare i nuovi provvedimenti finanziari voluti dal cardinale. Il Parlamento di Parigi chiedeva un maggior controllo pubblico sull'uso del danaro dello Stato. Mazzarino, costretto a fuggire dalla capitale, tornò dopo aver fatto alcune concessioni. In politica estera il cardinale fu piuttosto spregiudicato. Durante la guerra franco spagnola fra il 1635 ed il 1659, non esitò ad allearsi con i puritani inglesi di Oliver Cromwell contro la cattolica Spagna, che non aveva aderito alla Pace di Westfalia (1648) per quanto riguardava la parte che prevedeva la pace con la Francia, promettendo al Lord Protettore, in cambio dell'aiuto, la base navale francese di Dunkerque sul canale della Manica.Dunkerque, consegnata agl'inglesi dopo la vittoriosa battaglia delle Dune del 1658, tornò francese nel 1662, quando Carlo II d'Inghilterra, a corto di quattrini, la vendette a Luigi XIV
La guerra contro gli spagnoli proseguì e si chiuse con la sconfitta di questi ultimi che dovettero negoziare con i francesi la Pace dei Pirenei (1659). La pace di Westfalia aveva posto fine alla cosiddetta Guerra dei trent'anni, iniziata nel 1618, e alla Guerra degli ottant'anni, tra la Spagna e le Province Unite. I due trattati permisero alla Francia l'annessione di ben tre nuove province (l'Alsazia, l'Artois e il Rossiglione), ma soprattutto spezzarono l'accerchiamento della Francia da parte degli Asburgo di Spagna e d'Austria, determinando però la completa frantumazione della Germania in numerosissimi stati quasi completamente indipendenti. Il trattato di Westfalia inaugurò inoltre un nuovo ordine internazionale, un sistema in cui gli Stati si riconoscevano tra loro proprio e solo in quanto Stati, al di là della fede dei vari sovrani. Nacque quindi la comunità internazionale più vicina a come la si intende oggi: laica ed aconfessionale, in cui assume importanza il concetto di sovranità dello Stato.
A turbare la fortuna con la quale sembrava progredire la politica di Mazzarino, accaddero due fatti che misero in preoccupante allarme il Primo Ministro Mazzarino e la Francia. Ai primi di luglio del 1658 il re Luigi XIV fu colpito da una grave malattia, probabilmente un'insolazione. Pareva proprio che il monarca dovesse morire. Il 7 luglio fu il giorno di crisi più grave, tanto che il re stesso disse a Mazzarino: «Voi siete un uomo risoluto e il mio migliore amico. Vi prego, perciò, di avvertirmi quando mi troverò agli estremi». La regina Anna non abbandonò un solo istante il figlio malato. Mazzarino disse ai medici, impediti ad agire tempestivamente dai regolamenti del cerimoniale di corte, di trattare il re come un qualsiasi gentiluomo, perché «non è giusto lasciar morire il re per rendere omaggio alla maestà».
Dopo qualche giorno il malato si riebbe. Ci fu un sospiro di sollievo per tutti. La Gazette di Francia scrisse che la regina aveva contribuito «alla guarigione chiesta a Dio con tanti sospiri e lacrime». Quando il re si fu definitivamente ristabilito, venne portato un ex voto a Nostra Signora della Pace, presso il convento dei Cappuccini in via Saint-Honoré.
L'altro incidente fu meno funereo, ma non meno preoccupante per le sorti della monarchia. Si era pensato di far vedere che si stava combinando un matrimonio fra Luigi XIV e la principessa Margherita di Savoia, per intimorire la Spagna con la prospettiva di un'alleanza franco-sabauda. La principessa venne presentata al re a Lione. Qui però Luigi vide Maria Mancini, nipote di Mazzarino, e se ne invaghì appassionatamente: «Tutte le galanterie» si legge in una relazione, «che egli [il re] può fare, le fa per lei, come musiche, colazioni, passeggiate a cavallo. Egli le presta i suoi cavalli più belli e le fa costruire due carrozze... ». Poi si scoprì che Luigi faceva sul serio con la Mancini.
Il caso scompigliava tutti i progetti e la politica mazzariniana. Il Primo Ministro Mazzarino mise in azione tutti i mezzi, l'influenza e l'ascendente che aveva sul re per convincerlo a rinunciare a Maria. Luigi prometteva di allontanarsi, ma poi ci ricascava. Alla fine Mazzarino (quanta parte prese Anna, la regina, nella faccenda?) la spuntò in nome della ragion di Stato. Luigi non rivide più Maria e finì il romanzo della giovinezza del Re-Sole.