La Repubblica partigiana di Montefiorino (conosciuta più semplicemente anche come Repubblica di Montefiorino) è un territorio che durante la resistenza si autoproclamò indipendente dal 17 giugno al 1º agosto 1944.
Il territorio era parte delle zone montane della provincia di Modena e della provincia di Reggio Emilia, un'area di circa 1200 km² e comprendente gli attuali comuni di Montefiorino, Frassinoro, Prignano sulla Secchia, Palagano (all'epoca facente parte del comune di Montefiorino da cui si è reso autonomo nel dopoguerra), Polinago, Toano, Villa Minozzo, e Ligonchio. È stata spesso erroneamente indicata come il primo esempio di governo autonomo in lotta contro l'occupazione tedesca dell'Italia settentrionale, anche se, in realtà, la prima repubblica partigiana di cui si ha notizia fu la Libera Repubblica del Corniolo, costituita il 2 febbraio 1944 nell'Appennino forlivese dal comandante Riccardo Fedel.
Alla data dell'8 settembre 1943 si trovavano nella zona i reparti di allievi ufficiali dell'accademia militare di Modena per il campo estivo che subirono la smobilitazione, come la quasi totalità dei reparti dell'esercito, nel caos e nella disorganizzazione della resa dell'Italia agli Alleati da parte del governo di Badoglio. I militari, ufficiali, allievi e soldati, in mancanza di ordini, si dispersero, lasciando in qualche caso alcune armi e munizioni di cui si servirono poi gli antifascisti locali per compiere azioni di guerriglia nei confronti dei presidi fascisti assieme ad un gruppo di partigiani salito dalla vicina città di Sassuolo già nel novembre del 1943. Fra questi è la singolare figura dell'operaia comunista Norma Barbolini, che fu effettivamente partigiana combattente (nonché comandante di una brigata formata anche da uomini) e non staffetta partigiana (cioè portaordini o comunicazioni)
La strage di Monchio, Susano e Costrignano
La nascita delle prime formazioni partigiane della montagna dedicate ad attività di disturbo dei movimenti di reparti fascisti o tedeschi provocò una reazione durissima. Questi reparti, in forze e con potente armamento, il 18 marzo 1944 di primo mattino raggiunsero Montefiorino e dalla rocca iniziarono un intenso cannoneggiamento delle frazioni del comune poste sull'altro fianco della valle del Dragone mentre le truppe, protette dall'artiglieria, salivano dal torrente verso questi piccoli centri incendiando le case ed uccidendo le persone che incontravano senza eccezione di donne e bambini, mentre gli uomini che si salvavano erano catturati e costretti a portare pesanti casse di munizioni e trucidati poi finito il trasporto.
Questa azione condotta in forze dai tedeschi è detta Strage di Monchio, Susano e Costrignano dal nome dei paesi maggiormente colpiti e comportò l'uccisione di 136 persone, uomini, donne ed anche bambini di pochi mesi, e la distruzione di 150 case prevalentemente a Monchio. Scampò per caso la morte uno dei due maestri elementari di Costrignano, che deve questa fortuna all'essere un violinista dilettante. Forse per trarne conforto e distrazione del pensiero, mentre i tedeschi stavano per raggiungere la sua abitazione suonava musica classica tedesca; un ufficiale tedesco amante della musica lo graziò, mentre non fu graziato l'altro maestro di nome Ceccherelli, a cui nel dopoguerra è stata intitolata una scuola elementare modenese. Esempio questo di come la vita delle persone a quel tempo fosse condizionata non solo dalla guerra ma anche dagli umori del momento di chi aveva il comando di truppe regolari o irregolari.
Mentre di altri fatti simili si sono interessati largamente e più volte i mezzi di comunicazione di massa nazionali, se ne sono cercati i responsabili e si sono celebrati processi, di questa strage si è parlato poco, è rimasta una tragedia nota solo localmente e gli unici ricordi ad essa dedicati, oltre all'intitolazione della scuola al maestro ucciso, sono il nome di vie con i nomi dei paesi colpiti in alcuni comuni del modenese, le fotografie dei morti accomunate a quelle dei partigiani modenesi morti durante la Resistenza che si trovano nel modesto "Sacrario della Resistenza" posto alla base della Ghirlandina di Modena e la realizzazione del Parco di S. Giulia nella zona di Monchio.
Dopo il rastrellamento in Val Dragone i tedeschi si spostarono nel Reggiano nella zona di Villa Minozzo dove nei giorni precedenti c'erano stati alcuni scontri con i partigiani. Dopo un tentativo fallito di sorprendere i partigiani il comando tedesco ordinava l'attacco al piccolo paese di Civago dove i militari distrussero o danneggiarono cinquanta case e uccisero tre persone che non erano riuscite a fuggire in tempo, contemporaneamente venne attaccato un altro piccolo paese, Cervarolo, e qui dopo aver saccheggiato e appiccato il fuoco radunarono ventiquattro persone fermate compreso il parroco e le fucilarono. Il giorno dopo saccheggiarono e incendiarono il borgo di Riparotonda in Val d'Asta, ma gli uomini di questa località riuscirono a salvarsi.
Lo scopo di queste stragi, oltre che l'eliminazione dei partigiani presenti, era evidentemente quello di dissuadere la popolazione dall'aiutarli, ma ottenne il risultato contrario perché generò un sentimento di vendetta determinando una maggiore partecipazione dei valligiani alla lotta con aumento delle azioni di disturbo e di attacco ai presidi che fascisti e tedeschi avevano creato nella zona.
Nella zona di Monchio e in particolare nel sovrastante monte detto di Santa Giulia dalla presenza alla sua sommità di una piccola pieve romanica del XII secolo dedicata alla santa, operò una brigata di Giustizia e Libertà emanazione del Partito d'Azione, comandata dallo studente dell'Università di Modena Mario Allegretti che perse la vita in combattimento coi tedeschi che distrussero anche la chiesetta, ricostruita fedelmente nel dopoguerra. A Mario Allegretti è intitolata la Casa dello studente dell'Università di Modena.
Il parco della resistenza del monte di Santa Giulia Punto di riferimento storico della strage di Monchio e della Repubblica di Montefiorino è il "Parco della Resistenza del Monte Santa Giulia" istituito dalla Provincia di Modena per il notevole valore ambientale e di diversificazione della flora. Il parco, che si estende per circa ventisette ettari totalmente ricoperto di boschi prevalentemente con castagni, querce e carpini alternati a prati e pascoli, ha un alto valore didattico rivolto ai cittadini e alle scuole.
All'ingresso del parco ai piedi della salita che porta alla chiesetta è il "Memorial santa Giulia" costituito da quattordici giganteschi monoliti nella pietra caratteristica dell'Appennino opere di scultori italiani e di altre nazioni (dall'Argentina, ad Haiti, alla Polonia, al Giappone, a Formosa, alla Romania, ad Israele), tutti diversi per formazione, gusto e tradizione che hanno voluto rappresentare con linguaggi diversi gli ideali di libertà che sorressero uomini in arme e civili al tempo della lotta partigiana. L'ideatore del Memorial e artefice di uno dei monoliti Italo Bortolotti afferma che il Memorial "prima di ogni altra cosa è un crocevia di culture", culture diverse e lontane ma unite a rappresentare ideali di libertà e giustizia.
La repubblica partigiana La nascita della repubblica Ad infoltire le schiere dei primi partigiani fu soprattutto la fuga in montagna di giovani che si sottrassero al bando di leva decretato dalla Repubblica Sociale Italiana fascista. Questo bando fallì perché intendeva coinvolgere nella guerra assieme ai tedeschi anche tutti i giovani italiani della parte d'Italia non occupata dagli Alleati, ma ottenne lo scopo di coinvolgere soltanto i simpatizzanti o coloro che non se la sentirono di esporsi al rischio di essere considerati disertori e, nel contempo, determinò la decisione di molti di disobbedire al bando e di unirsi ai partigiani.
A Montefiorino e nei comuni che faranno poi parte della repubblica partigiana si calcola che si concentrarono circa 5000 partigiani. La data d'inizio della Repubblica partigiana può farsi risalire al 17 giugno 1944, quando fu occupata, da partigiani di matrice laica e cattolica, la Rocca di Montefiorino presidiata dai fascisti. A Montefiorino, in seguito si installò anche il comando della Divisione Modena Armando, espressione del partito comunista e composta da diverse brigate, a capo della quale era Mario Ricci noto appunto col nome di battaglia di Armando.
L'organizzazione militare Al comandante militare Armando era affiancato un "commissario politico" secondo il modello dei reparti militari sovietici. Un altro reparto, ma di matrice cattolica, aveva sede a Fontanaluccia, località del comune di Frassinoro, a sud di Montefiorino verso il crinale di confine con la Garfagnana. Era comandata da Ermanno Gorrieri. Tale reparto divenne in seguito nucleo su cui crebbe la Brigata Italia. Altre divisioni e reparti si trovavano negli altri comuni, tra cui, in particolare, non seconda a quella di Armando, era il distaccamento del comandante Marcello (succeduto come comandante al partigiano Giovanni Rossi, ucciso pare durante il sonno per non aver accettato il commissario politico comunista)La storia mai scritta del comandante Marcello, incontro presso il comune di Montefiorino (MO), a breve disponibile su Youtube.
Si pose allora il compito di unificare i vari reparti partigiani della zona liberata, si venne pertanto nella decisione di costituire il Corpo d'Armata Centro Emilia con sede del comando a Montefiorino. Come comandante viene designato Mario Ricci (Armando) che ha uno staff composto dal vice comandante Riccardo Cocconi (Miro), commissario Didimo Ferrari (Eros), vice commissario Osvaldo Poppi (Davide), capo di stato maggiore Mario Nardi. Il Corpo d'Armata comprendeva sei divisioni, quattro modenesi e due reggiane ed altri reparti, oltre a quello di Fontanaluccia, gli altri intorno a Montefiorino utilizzati come battaglioni di riserva: il battaglione democristiano, e quello russo composto appunto da russi sfuggiti ai tedeschi e da partigiani di altre nazionalità, comandato da Vladimir Pereladov (commissario politico Anatolij Tarassov).
Queste formazioni vennero poi inquadrate in un'altra divisione al comando di Mario Nardi che conservò ugualmente il ruolo di capo di stato maggiore del corpo d'armata. La zona libera attira poi inevitabilmente anche reparti partigiani che operano in zone limitrofe, dalla valle dello Scoltenna, dall'Appennino bolognese e dalla Garfagnana. Le difficoltà di governare una grande massa di uomini che però vogliono mantenere la loro autonomia non è poca e non mancano anche alcuni contrasti.
Il rapporto con le popolazioni locali Risolti problemi e militari, il comando partigiano dovette necessariamente occuparsi di soddisfare oltre alle esigenze militari anche a quelle politiche, logistiche, sociali e di amministrazione delle popolazioni coinvolte. Si ripararono alcuni ponti e strade, fu creato un parco macchine con automezzi a metano ricavato da un impianto di pozzi già esistente in comune di Frassinoro, si cercò di risolvere il problema alimentare utilizzando le risorse della zona dedicata ad una povera agricoltura di montagna di modesti coltivatori diretti.
Venne affrontato anche il problema della democrazia e dell'amministrazione dei diversi comuni: si crearono infatti giunte popolari formate dai capi famiglia che elessero i sindaci dei comuni. A Fontanaluccia si creò un "Ospedale partigiano", in questa zona vi furono anche alcuni lanci paracadutati di armi, munizioni ed altro materiale da parte degli Alleati.