Biografia Flacco era uno dei quattro figli del console omonimo; nel 185 a.C. fu designato come edile curule. Quando il pretore urbano Gaio Decimo morì, Flacco si propose come candidato per tale posizione, ma senza successo.

Divenne finalmente pretore nel 182 a.C. e gli fu affidata la Spagna Citeriore. Appena giunto, riuscì a scacciare dalla città di Urbicua i Celtiberi che la avevano conquistata, e poco dopo li sconfisse in una grande battaglia, uccidendone 23.000 e facendone prigionieri 4.000. Dopo aver riconquistato la città di Contrebia BelaiscaLa città è stata localizzata a sud-ovest di Saragozza sul Cabezo de Las Minas, nel comune spagnolo di Botorrita, presso il fiume Huerva., sconfisse nuovamente i Celtiberi, i quali in maggior parte si sottomisero ai Romani Tito Livio, Ab Urbe condita, XL, 1,16,30.. Al termine del suo anno di comando gli fu concesso di portare a Roma quei soldati che si erano maggiormente distinti e furono decretati grandi festeggiamenti come ringraziamento per le sue vittorie. Quando, però, stava per lasciare la Spagna per l'Italia, i Celtiberi, forse pensando ad uno nuova campagna contro di loro, lo attaccarono mentre transitava in una stretta gola. Flacco uscì vincitore anche in questa battaglia, nonostante la difficile posizione, soprattutto grazie alla sua cavalleria; i Celtiberi si ritirarono disastrosamente dopo aver perso circa 17.000 uomini. Flacco promise di indire giochi in onore di Giove e promise di costruire un tempio alla Fortuna equestre e poi ritornò a Roma.

Nel 180 a.C., al suo ritorno, gli fu concesso il trionfo per le sue vittorie e fu eletto console con Lucio Manlio Acidino Fulviano Tito Livio, Ab Urbe condita, XL, 43, suo fratello adottivo, caso unico in cui due fratelli furono consoli nello stesso tempo Velleio Patercolo, Storia romana, libro II, 8.

I giochi a Giove che Flacco aveva promesso furono deliberati dal Senato e celebrati; durante il consolato Flacco marciò contro i Liguri, li sconfisse e conquistò il loro campo, tanto che, al suo ritorno a Roma, gli fu concesso un secondo trionfo, celebrato lo stesso giorno in cui l'anno precedente era stato celebrato il trionfo sui Celtiberi.

Nel 174 a.C. fu censore con Aulo Postumio Albino Lusco e proprio in quell'anno suo fratello Gneo fu espulso dal Senato.

Flacco si impegnò nella costruzione del tempio della Fortuna equestre, promesso in Spagna, e che lui voleva estremamente maestoso. Per tale motivo fece rimuovere il tetto del tempio di Era Lacinia, che si trovava al Capo Lacinio a Crotone nel Bruzio, per poter riutilizzarne le lastre in marmo per il nuovo tempio. I Bruzi subirono tale sacrilegio senza reagire, per debolezza politica e forse paura di ritorsioni, ma quando la nave con il marmo giunse a Roma, il modo in cui tale materiale era stato ottenuto era noto. I consoli convocarono Flacco in Senato, dove il suo operato fu pubblicamente disapprovato; fu deciso, inoltre, di riportare il marmo nel Bruzio e di compiere sacrifici riparatori da offrire alla dea. Le lastre di marmo furono riportate al luogo d'origine, ma, poiché a Crotone non c'erano artigiani capaci di rimontare i marmi sul tetto, rimasero a fianco del tempio.

Dopo la censura Flacco entrò nel collegio dei pontefici, ma ben presto iniziò a dare segnj di squilibrio mentale, che il popolo interpretò come la punizione per il sacrilegio compiuto sul tempio di Era. Mentre si trovava in questo particolare stato, gli giunse notizia che dei suoi due figli che combattevano in Illiria, uno fosse morto e l'altro fosse gravemente malato. Questo fu il colpo di grazia, che sconvolse completamente la sua mente e lo portò a sucidarsi impiccandosi nella sua camera da letto (173 a.C.).

Note

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Fulvio Flacco, Quinto Flacco, Quinto Categoria:Suicidi per impiccamento