Sparta (in dialetto dorico , Spártā; in ionico-attico , Spártē, passato al greco moderno , Spártī; da spèirō, cioè "spargere", "seminare"), nel periodo miceneo Lacedemone (, Lakedaímōn), era una delle più influenti poleis della Grecia antica, sorta al centro della Laconia nel Peloponneso intorno al X secolo a.C. Sulla sua storia spesso è complicato distinguere tra realtà e leggenda; possedeva infatti una cultura così peculiare, che molte delle fonti storiche rimasero impressionate dal suo mito e le loro testimonianze al riguardo peccano talora di affidabilità.
Tale aura leggendaria era alimentata dalla stessa Sparta e dal suo esercito che contribuì a tramandare quello che gli storici chiamano "miraggio spartano" (così definito da François Ollier nel 1933/38). In prossimità della città antica sorge oggi il comune greco di Sparta.
Storia
La prima certa prova di insediamento umano nella regione di Sparta consiste in ceramiche risalenti al periodo medio-neolitico, trovate nelle vicinanze di Kouphovouno a circa due chilometri a sud-ovest di SpartaCartledge 2002, p. 28.. Nel complesso le prove abitative in tutta la Laconia sono sparse e rare. Nella zona di Sparta non si sono scoperti grandi resti come quelli di Micene, Tirinto e Pilo, ma comunque la zona aveva una certa densità di popolazione, soprattutto nella valle dell'Eurota, fertile e ben irrigata. Sono stati individuati 21 siti archeologici abitati già nel XXIII secolo a.C. tra cui il Menelaion, Amicle, Vaphio, Pellana, Haghios Stephanos sulla costa e Therapnes sulle alture ad oriente. La città è nota dalle tavolette in lineare B (in greco miceneo) come Ra-ke-da-mi-ni-jo, corrispondente al greco classico Λακεδαιμόνιος, LakedaimoniosLiddell & Scott 1940, Λακεδαιμόνιος, sv Λακεδαίμων.Lacedaemonius, sv Lacedaemon. Charlton T. Lewis e Charles Short..
Data l'importante quantità di reperti archeologici nel villaggio di Amicle si ritiene che la Sparta del periodo miceneo, Lacedaemon, debba situarsi in tale regione, circa a sud della Sparta doricaEdmond Lévy, Sparta: storia sociale e politica fino alla conquista romana, Paris, Seuil, coll. "Punti di storia", 2003 ( ISBN 2-02-032453-9 ), p. 14.. Questo peraltro concorderebbe con i numerosi miti ambientati ad Amicle. Un'altra ipotesi di localizzazione di Lacedaemon invece riguarda Haghios Vasileios, a circa a sud di Sparta, sito caratterizzato da edifici di notevoli dimensioni e da un numero cospicuo di tavolette in lineare B.
Nel XII secolo a.C. la Laconia sembra disabitataPaul Cartledge, Sparta and Laconia. A Regional History 1300-362 BC, Routledge, 2001, pp. 60-61.. Non si rilevano tracce archeologiche di ondate distruttive, ma solo una riduzione drastica nel numero di siti abitati. Ogni tentativo quindi di adattare il quadro noto dalla mitologia è risultato improduttivo: in particolare si ricordano le vicende raccontate dal mito degli Egeidi, un gruppo militare disceso dagli Sparti di Tebe, che giungono in Laconia due volte, una per conquistare Amicle per conto della vicina Lacedaemon, e una seconda volta a guida dei Dori, durante il noto ritorno degli Eraclidi. Questo ha portato alcuni studiosi a collegare il nome di "Sparta" agli Sparti di Tebe, comunque in maniera insoddisfacente: infatti un'altra tradizione riporta che l'ausilio a Lacedaemon venne non dagli Egeidi di Tebe ma dagli omonimi Egeidi di Atene (la stirpe di Egeo);
Le tradizioni leggendarie
Secondo Pausania (nel libro III della sua Periegesi della Grecia), il primo re della Laconia si chiamava Lelego. Suo figlio (o nipote secondo gli autori) Eurota prosciugò la pianura paludosa e diede il nome al fiume Eurota che scorre da essa. Non avendo alcun erede maschio, lasciò il suo regno a Lacedemone figlio di Zeus e della Pleiade Taigete (che dà il nome alla montagna che domina Sparta). Questi sposò Sparta, figlia di Eurota, dalla quale ebbe un figlio, Amicla, e una figlia, Euridice. Lacedemone fu re della Laconia e secondo la tradizione fondò la città che porta il suo nome. Seguendo il suo esempio, uno dei suoi figli, Amicla, fondò la città di Amicla.
Un nipote di Amicla, Ebalo, sposa Gorgofone, figlia di Perseo. Suo figlio, Tindaro, vede il suo trono disputato. Obbligato a fuggire in Messenia, gli viene restituito il trono da Eracle. La sovranità passa poi ai suoi figli, sino a Menelao, suo genero. All'epoca della guerra di Troia, nel XIII secolo a.C., sarebbe appartenuta al regno di Menelao, marito di Elena e fratello di Agamennone, che governava il Peloponneso nord-orientale dalla sua reggia di Micene. Ciò si ricollega ai racconti dellIliade, dove Sparta gioca un ruolo importante, visto che è Menelao il marito deriso da Elena, sua moglie, e dal principe troiano Paride.
L'"incavata Lacedemone" è ricordata nellIliade di Omero, nel Catalogo delle navi (II 581), dove si fa riferimento ad un'ampia regione comprendente 9 borgate tra cui: Brisee, Oitylo, Augea, Fari, Sparta, Amicle, Elos e LasOmero, Iliade, II, 581.. Menelao porta 60 navi, un numero importante ma minore rispetto alle 100 di Agamennone, le 90 di Nestore e le 80 di Diomede. Nella canzone IV, Sparta è menzionata tra le tre città che sono "care a tutti" da Era, con Argo e Micene.Iliade, IV, 52. NellOdissea, opera posteriore, il toponimo "Sparta" compare 8 volte contro le 7 di "Lacedemone"E. Lévy, Sparta, p. 8..
A Menelao succede Oreste, suo nipote. Discendente di Oreste è Aristodemo, padre dei gemelli Euristene e Procle, da cui si origineranno le famiglie reali di Sparta. Un'altra tradizione è quella degli Eraclidi. Aristodemo muore a Lepanto prima del ritorno dei Dori nel Peloponneso, identificati dagli antichi come il "ritorno degli Eraclidi". Dopo la conquista del Peloponneso, i suoi figli diventeranno i primi due re della Laconia e della città di Lacedomone, che in seguito prese il nome di Sparta.
Associando l'arrivo dei Dori distruttori stranieri con il ritorno degli Eraclidi, greci del primo periodo, gli Spartani possono giustificare la loro presenza in Laconia, in quanto il mito permetteva loro di considerarsi autoctoni, "greci di ritorno", allontanati e poi tornati alle proprie terre secondo un movimento ciclico frequentemente descritto nella mitologia greca.
Gli Spartani hanno cercato di mantenere vivo il ricordo di queste origini nobili ricercando all'interno dei propri culti dei legami con i personaggi omerici. All'interno della polis possiamo quindi trovare un santuario di Elena e in Laconia un tempio di Menelao, un santuario di Alessandra (che gli Amiclei identificavano con Cassandra, figlia di Priamo) e due santuari di Achille. Risulta comunque un quadro povero, come descritto da Tucidide nella sua Guerra del Peloponneso (I, 10), partendo dalla constatazione delle rovine di Micene:
La Sparta dorica La Sparta dorica ebbe origine nel X secolo a.C. per sinecismo, ossia riunendo almeno 4 villaggi distinti: Cinosura, Limne, Mesoa e Pitane. Questo fatto può spiegare in parte perché la città fosse governata da due re, di due diverse dinastie: la più antica, quella degli Agiadi, forse proveniente da Pitane, e quella degli Euripontidi, originaria di Limne o di CinosuraIl racconto di Erodoto (Storie, IV, 145-146) dell'arrivo a Lacedemone dei Minii che chiesero di assumere cariche di governo, può forse avvalorare l'ipotesi che la città fosse governata in origine da una sola tribù.. La comunità spartana era formata da diverse tribù, gli Illei, i Panfili e i Dimani, ciascuna delle quali riuniva più fratrie, le quali, a loro volta, erano costituite ciascuna da un insieme di famiglie.
La struttura originaria, di uno Stato formato da villaggi sparsi, potrebbe giustificare il nome di Σπάρτη, che significa non solo "seminata" ma anche "dispersa".
L'espansione e le guerre messeniche
L'espansione di Sparta in Laconia sarebbe iniziata nell'VIII secolo, sotto la guida dei re Archelao e Carilao (ca 770-760 a.C.) annettendo il territorio lungo il corso settentrionale dell'Eurota e poi, «durante il regno di Teleclo [ ... ] non molto prima della Guerra messenica»Pausania, Periegesi della Grecia, III, 2, 5-6. e cioè verso il 750 a.C., con la colonizzazione di Fari e Gerantre e l'annessione di Amicle e dei suoi abitanti nella comunità spartanaGli abitanti di Amicle non furono dunque resi né schiavi né perieci, ma ebbero gli stessi diritti degli Spartani. che consentì la rapida annessione di tutta la valle meridionale dell'Eurota, avvenuta dopo il 740 a.C. al comando del re Alcamene, compresa la città di Elo, i cui abitanti furono resi schiavi. Dal nome della città avrebbe avuto origine, secondo la tradizione greca, il termine di Iloti.Secondo un'altra teoria il termine deriverebbe dalla radice hel, cattura.
L'eventuale espansione di Sparta a oriente e sul mare avrebbe dovuto scontrarsi con la potenza di Argo; fra la montagnosa Arcadia, a nord, e la pianura della Messenia, ad occidente, gli Spartani scelsero quest'ultima, «buona da lavorare e da piantare», come nota Tirteo. Prendendo a pretesto l'assassinio di re Teleclo (740 a.C.) attribuito ai Messeni e assistita da mercenari cretesi e corinzi - mentre la Messenia beneficiava del sostegno delle tribù arcadiche, di Argo e di Sicione - Sparta iniziò una guerra ventennale (la prima guerra messenica) che si concluse con la caduta dell'ultimo bastione messenico del monte Itome (intorno al 715 a.C.).
Alcuni aristocratici messeni fuggironoSecondo Tirteo, op. cit. in ArcadiaSecondo Pausania, op. cit. mentre la massa della popolazione fu costretta a versare metà della sua produzione agricola ai nuovi padroni. Tirteo, che è la nostra principale fonte sull'argomento, scrive che: «Come asini sotto una pesante soma, erano costretti a trasportare per i loro padroni la metà di tutte le messi che un campo poteva produrre»Tirteo, fr. 4.. Non vi fu un'occupazione militare e una cinquantina d'anni dopo i nuovi tributari insorsero, approfittando della sconfitta subita da Sparta a Ilie nel 669 a.C. per mano di Argo, che aveva compreso da tempo la pericolosità dell'espansionismo spartano.
La seconda guerra messenica durò una decina di anni e si concluse con l'annessione di gran parte del territorio della Messenia e la riduzione dei suoi abitanti alla condizione di Iloti; solo le città costiere mantennero una relativa indipendenza prendendo lo statuto di città periecie.
La conquista della Messenia influenzò tutta la politica spartana. A differenza delle altre città greche, che sopperivano alla mancanza di terre colonizzando i territori d'oltremare, Sparta – a parte l'episodio della colonizzazione di Taranto nel 706 a.C. – dedicò tutte le sue energie allo sfruttamento della nuova ricchezza che l'aveva resa la città più potente del Peloponneso.
Durante la seconda guerra messenica l'esercito spartano adottò una nuova tecnica militare, nella quale raggiunse l'eccellenza, basata sull'impiego di opliti schierati in formazione chiusa. Questa tattica, nella quale erano essenziali il coordinamento e la disciplina e non le iniziative individuali, influenzò profondamente la cultura spartana. L'ordinamento dello stato spartano che conosciamo in epoca classica è in misura significativa il risultato dell'organizzazione delle formazioni oplitiche.
Dopo la definitiva sottomissione della Messenia, i potenziali rivali ai confini di Sparta erano l'Arcadia e Argo; alla metà del VI secolo a.C. Sparta sconfisse le città arcadiche, Tegea in primis, impegnandole ad "avere gli stessi amici e nemici dei Lacedemoni". Nasceva così il primo embrione della futura Lega Peloponnesiaca. Gli Spartani, a differenza di prima, utilizzarono gli iloti in ambito militare. La posizione di Sparta nel Peloponneso si rafforzò ulteriormente dopo un'importante vittoria su Argo, ottenuta intorno al 546 a.C., che le consentì di impadronirsi della regione nord-orientale della Cinuria e della fascia costiera fino a Capo Malea.