Femminista, militante per la democrazia e i diritti umani, e oppositrice di Vladimir Putin, il 17 agosto 2012 è stata condannata per "teppismo motivato da odio religioso" dopo un'esibizione alla Cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca, in una "preghiera punk" intitolata Holy Sh*T (o Madre di Dio, caccia via Putin!), in seguito nota come Punk Prayer, portandola ad essere condannata a due anni di reclusione in una colonia penale. È stata rilasciata anticipatamente di qualche mese assieme a Marija Alëchina, altro membro del Pussy Riot, in virtù di una nuova legge di amnistia approvata per il ventesimo anniversario della costituzione russa. Il terzo membro arrestata, Ekaterina Samucevič, ebbe una pena sospesa.

Tolokonnikova è stata riconosciuta come prigioniera politica dal gruppo politico russo liberale per i diritti umani Solidarnost () e da Memorial Human Rights Center. Amnesty International l'ha nominata prigioniero di coscienza, a seguito della "gravità della risposta della autorità russe".

È ricercata dalla Russia dal 2021, per il suo supporto ad Aleksej Naval'nyj e all'Ucraina invasa nel 2022 oltre per un procedimento in sospeso per "offesa al sentimento religioso", e vive in esilio in un luogo non rivelato per sicurezza. È una delle fondatrici con Marija Alëchina dell'agenzia di stampa indipendente anti-putinista e sulla repressione Mediazona e dell'organizzazione per la tutela dei diritti dei prigionieri e detenuti Zona Prava. Dal 2026 è una dei delegati della Piattaforma per il dialogo con l'opposizione democratica russa nell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa.

Biografia

È nata il 7 novembre 1989 a Noril'sk, una città chiusa altamente industrializzata situata in Siberia settentrionale, costruita negli anni '30 del XX secolo dai prigionieri di un vicino gulag, il Norillag. I genitori, un medico ed un'insegnante di musica, divorziarono quando aveva solo 4 anni. Cresciuta nella sua città natale, faceva spesso visita al padre a Mosca e alla nonna paterna a Krasnojarsk e visse in entrambe le città dal 1990 al 1994, per poi tornare a Noril'sk con la madre. Dopo il diploma con il massimo dei voti, nel 2007 accede con una borsa di studio al corso di filosofia all'Università statale di Mosca.

Nel 2007 Tolokonnikova e Pëtr Verzilov, conosciuto all'università, iniziano a far parte dei Vojna, un gruppo conosciuto per la loro street-art provocante dal lato politico. È stata sposata con Verzilov (ex attivista del gruppo War) dal 2008 al 2016 e ha una figlia nata il 4 marzo 2008: Gera (dalla dea greca Era). Godeva di residenza permanente in Canada poiché l'ex marito è cittadino russo e canadese.

Nel febbraio del 2008 i due furono coinvolti nel "Fuck for heir Puppy Bear" (), una performance dove sono state filmate delle coppie impegnate in atti sessuali al Museo di biologia Timirjazev, a Mosca, vicino a un orso impagliato. La performance era stata intesa per far satira all'allora richiesta del presidente Dmitrij Medvedev di aumentare la riproduzione, e il titolo è un gioco di parole tra il cognome Medvedev e la parola medved''' ("orso"). All'epoca Tolokonnikova era al nono mese di gravidanza; Gera nacque 4 giorni dopo la protesta. Nadya Tolokonnikova è vegana e si dichiara pansessuale.

Tolokonnikova era una tra i membri dei Vojna ad aver interrotto un processo per il direttore del centro Andrej Sacharov nel 2009. In seguito, secondo la Rossijskaja Gazeta, lei e Pëtr Verzilov furono espulsi dai Vojna per "provocazione e resa degli attivisti dinanzi a un gruppo di poliziotti". Dal gennaio al marzo 2011 ha preso parte all'"Operazione bacia la spazzatura" (), che consisteva nel baciare delle poliziotte in pattuglia nelle stazioni della metro e per strada.

Arresto e accuse

A seguito della performance della "preghiera punk",Cinque ragazze della band, vestite con un passamontagna colorato, si sono esibite in un'esecuzione a cappella nella Cattedrale di Cristo Salvatore di una preghiera denominata da loro punk, intitolata "Holy Sh*T" (tradotto: Santa Merda).I versi della canzone contenevano delle frasi anti-putiniste, come ad esempio "Holy Mother, Blessed Virgin, chase Putin out!" (tradotto: Santa Madre, Vergine Benedetta, caccia via Putin!) svoltasi nella Cattedrale di Cristo Salvatore, a Mosca, fu aperto il 26 febbraio 2012 un caso contro i membri della band. Il 3 marzo, Tolokonnikova e altri due membri delle Pussy Riot sono state arrestate dalle autorità russe sotto accusa di teppismo aggravato da odio religioso, rischiando una condanna a 7 anni. Tutte e tre le ragazze hanno inizialmente negato di essere membri del gruppo, e hanno iniziato uno sciopero della fame per protestare la loro detenzione in carcere lontane dai loro figli. Sono state trattenute senza possibilità di cauzione, e sono state formalmente incriminate il 4 giugno con un atto di accusa di circa 2.800 pagine.

Caso giudiziario e detenzione

Nel 2012 Tolokonnikova venne condannata a 2 anni di reclusione e trasferita nel campo di lavoro femminile IK-14 nei pressi dell'insediamento di Partsa, nella Repubblica di Mordovia (in russo: Парца, Явасское городское поселение). Alëchina ricevette la stessa condanna e fu mandata in una colonia sui monti Urali, mentre Samucevič riuscì in appello a ottenere la libertà vigilata evitando la deportazione, poiché era stata fermata dalle guardie prima della performance.

Amnesty International le ha nominate prigioniere di coscienza e la rivista Foreign Policy tra i 100 principali intellettuali del mondo nel 2012. Nel dicembre 2012, il quotidiano francese Le Figaro ha nominato Tolokonnikova "Donna dell'anno" e Time l'ha inclusa nelle 100 donne dell'anno.

Tutte e tre sono state sottoposte durante il processo a valutazione psichiatrica definita da critici "politica", che le ha definite capaci di intendere ma affette da disturbo di personalità per cui avrebbero dovuto essere "isolate dalla società", ed è stata loro negata sia la possibilità di arresti domiciliari o condizionale, sia di scontare la pena in un carcere di Mosca, per far sì che Tolokonnikova e Alëchina potessero restare con i figli piccoli (essendo ammessi nelle colonie penali solo i bambini fino a 3 anni). La sentenza fu condannata a livello internazionale come una persecuzione politica eccessiva, motivata anche dalla condanna pronunciata dall'ultraconservatore patriarca di Mosca Cirillo I, anche lui insultato nella canzone per la sua fedeltà al regime di Putin.Andrea Vania, Daniele Paletta, Mikhail Amozov e Claudio Fucci, Madonna liberaci da Putin!: Le Pussy Riot scuotono la Russia (e non solo), Vololibero, 2014, ISBN 978-88-97637-31-8., pp. 46-52

La condanna è stata seguita da proteste e duri scontri in piazza, con la polizia che ha anche arrestato temporaneamente diversu leader di opposizione come lo scacchista Garry Kasparov. Nel 2013 il dissidente sovietico Aleksandr Podrabinek tenne una pubblica protesta.

Dopo la sentenza, sono sorti dissidi riguardo alla rappresentatività di suo marito per il gruppo Pussy Riot, che lui aveva attivamente perseguito ottenendo fra l'altro il sostegno di grandi figure del mondo dello spettacolo internazionale, come Madonna, e pur essendo Verzilov egli stesso un membro del collettivo in qualità di attivista e ideologo. Verzilov è stato il primo comunque a denunciare il trattamento riservato alla moglie, definendo la Mordovia come "l'inferno delle prigioni". Durante il periodo di detenzione, Tolokonnikova ha scambiato diverse lettere con registi, filosofi e il critico culturale Slavoj Žižek, con il quale ha discusso sul suo attivismo in campo politico. Le loro lettere sono state raccolte in un libro e pubblicate nel 2014 dalla Verso Books intitolate Comradely Greetings: The Prison Letters of Nadya and Slavoj.

Il 23 settembre 2013 inizia uno sciopero della fame per denunciare le condizioni disumane a cui sono sottoposte lei stessa e le altre detenute del carcere in cui è rinchiusa. La sua lettera sulle condizioni di vita delle donne nella colonia penale afferma che le detenute non posseggono diritti, che le prigioniere devono lavorare a cucire uniformi tra le 16 e le 17 ore giornaliere, con una pausa notturna di 3-4 ore, e un giorno libero ogni 8 settimane. Inoltre afferma che quando le detenute si lamentano o non raggiungono la quota stabilita, vengono sanzionate duramente. La punizione collettiva è la più frequente, come il divieto di usare il bagno o il sequestro del cibo mandato dai parenti, ma la Tolokonnikova ha affermato che le autorità possono colpire volutamente parti sensibili dei prigionieri, come i reni; spesso questi atti nelle prigioni russe sono delegati a detenuti e detenute più "anziani", solitamente criminali comuni, che agiscono come fiduciari su mandato delle guardie. Un'altra punizione consisterebbe nel tenere un prigioniero all'aperto al freddo senza vestiti sufficienti o lavorare senza vestiti. «Le mani sono piene di piaghe e buchi fatti dagli aghi; il tavolo è coperto di sangue, ma tu continui a cucire... Esigo che ci trattino come esseri umani, non come schiavi o bestie», ha scritto Tolokonnikova. Una donna di etnia rom sarebbe stata picchiata a morte, un'altra subì l'amputazione delle dita delle mani nonché di una gamba per assideramento e i casi di tentato suicidio e autolesionismo sono continui. Inoltre il vicedirettore del carcere Jurij Kupriyanov l'avrebbe velatamente minacciata di morte. La maggior parte delle cose che vengono descritte dalla Tolokonnikova sono confermate da diverse fonti esterne, compresi funzionari, mentre le autorità hanno sostenuto che l'aumento delle normali 8 ore lavorative è "scelto dalle detenute" per poter guadagnare o per rispettare ordini di consegna commerciali. In seguito alla denuncia di Tolokonnikova e alla visita di ispettori, la colonia migliorò lievemente in apparenza le condizioni. Cose simili sono state descritte da Marija Alëchina, ed entrambe hanno denunciato le prigioni russe come "sistema schiavistico" ereditato dai gulag. Solo nel 2018, il Servizio Penitenziario Federale ha riconosciuto l'uso del lavoro schiavistico da parte delle prigioniere nella colonia mordoviana dove Tolokonnikova ha scontato la sua pena (in particolare, che le detenute lavoravano dalle sette del mattino fino all'una del mattino per eseguire gli ordini di consegna) e ha trasferito i materiali per avviare un procedimento penale al Comitato investigativo della Federazione Russa; Kupriyanov, promosso direttore, venne licenziato e temporaneamente arrestato, e nel 2021 fu condannato da un tribunale a due anni di libertà vigilata e due anni di interdizione dal servizio, per abuso di potere e sfruttamento di lavoro carcerario a fini personali, per fatti avvenuto tra novembre e dicembre 2018.

Per proteggerla dalle presunte intimidazioni delle altre detenute, o come forma di repressione secondo il suo legale, nel settembre 2013 la Tolokonnikova è stata poi trasferita a scopo precauzionale in una cella singola di isolamento, ed esonerata dal lavoro. Successivamente è stata ricoverata in un ospedale per detenuti, come già a febbraio. Il 21 ottobre 2013, dopo quasi tre settimane di ospedale a seguito del digiuno e dopo aver nuovamente minacciato di riprendere lo sciopero della fame, Tolokonnikova ottiene il trasferimento nel vicino carcere di Alatyr', in Ciuvascia,, in cui però non venne mai trasferita; a due settimane dal trasferimento non era ancora stata comunicata l'ubicazione esatta del nuovo carcere.

Secondo i legali della ragazza, Tolokonnikova poteva essere stata mandata nel più lontano campo di lavoro 1 di Čeljabinsk, ma dopo un'ispezione la detenuta non è stata trovata lì. Il 5 novembre viene rivelato dal marito della detenuta che Tolokonnikova è stata trasferita nel campo di lavoro 50 di Nižnij Ingaš, nel distretto omonimo, in Siberia centrale.