Vignanello è un comune italiano di abitanti della provincia di Viterbo nel Lazio.

Geografia fisica Territorio

Il territorio di Vignanello si estende dalle falde orientali dei Monti Cimini, che declinano verso la Valle del Tevere, su una superficie collinare di , è circondato da profonde forre incise da modesti corsi d'acqua denominati ‘fossi’, i quali prendono il nome dalle località in cui scorrono, come il fosso di Cenciano, il fosso di Puliano, il fosso di Zangola e il Fosso delle Chiare Fontane, abitati dalla trota e dalla rovella. Questa morfologia è l'evidente risultato dell'attività magmatica dei vulcani Cimino caldera che ospita l'odierno lago di Vico che ha insistito nella zona tra e anni fa, ne sono protagonisti in massiccia presenza: il ‘tufo rosso litoide’, il ‘peperino’ e il ‘tufo bianco di Fabrica’. Il centro abitato si erge a 369 m sul livello del mare. Clima Classificazione climatica: zona D, 2076 GR/G

Storia I resti più antichi si hanno in un insediamento umano risalente al Paleolitico superiore e al Mesolitico (90.000 – 30.000 anni fa) situati in località Cenciano diruto, ove l'Homo Sapiens Sapiens trovò facilmente riparo presso le grotte tufacee di formazione naturale presenti in tutto il paese (tra le più conosciute dai paesani la "grotta d' a croce" e la cosiddetta "a grotta")

Grazie alla sensibilizzazione ed agli investimenti del principe Alessandro Ruspoli, 7º principe di Cerveteri, nel primo ventennio del XX secolo, furono effettuati degli scavi archeologici ad opera dalla Soprintendenza alle Antichità, che portarono ad identificare, nel territorio dell'attuale Vignanello, un apprezzabile centro falisco (VIII – VII secolo a.C.). Sul pianoro del Molesino sussisteva un operoso complesso urbano con annessa necropoli presso l'adiacente Valle del Fosso della Cupa, ove furono rinvenute 16 tombe ipogee a camera con pianta quadrata, nonché alcuni reperti di valore, attualmente custoditi presso il Museo nazionale etrusco di Villa Giulia a Roma. A maggior riprova della vasta frequentazione della zona in epoca preromana, anche le campagne circostanti pullulano di tombe con caratteristiche similari.

Non si hanno prove certe e chiare circa lo sviluppo che ebbe il centro abitato con l'avvento dell'epoca romana, tuttavia la leggenda narrata dai versi di tal Giuseppe Manini, giunto a Vignanello alla fine del 1800, suggerisce che nel 410 d.C., a seguito della funesta discesa lungo la penisola italica di Alarico I al comando dei Visigoti, le genti in fuga dal sacco di Roma si rifugiarono nel territorio aspro e impervio dei Colli Cimini, addentrandosi nei folti boschi. Di lì sembrerebbe essersi concentrato un vicus tra i fossi Zangola e della Cupa, ove la comunità trovò sostentamento nella presenza di selvaggina e di numerose fonti d'acqua. È a quest'epoca che potrebbe risalire l'origine del nome Vignanello. Difatti, secondo la medesima leggenda, il maggior esponente del vicus potrebbe essere stato un tale di nome Giuliano, di lì il primo appellativo di Giulianello, il quale subì diverse evoluzioni fino a divenire Uignanello ed infine Vignanello (toponimo forse ispirato anche dalle vigne coltivate all'intorno).

La prima menzione ufficiale del villaggio si ebbe nel 604 d.C., olivetum in feudo Julianelli, quale dono del pontefice Gregorio Magno a favore della Basilica Vaticana, successivamente il podere passò al Sacro Romano Impero, e poi nuovamente ai pontefici che ne fecero un possedimento benedettino sino al 1081-1082. In questo periodo il villaggio si era già trasformato in un castrum, ovvero in un nucleo cittadino fortificato da una cinta muraria, della quale sopravvivono solo esigue testimonianze.

Nel 1169 Federico Barbarossa strappò Vignanello alla Chiesa includendola nei possedimenti imperiali viterbesi, iniziò così una tortuosa contesa che vide protagoniste le famiglie Aldobrandeschi, Orsini e dei Prefetti di Vico. Il castrum tornò alla Chiesa nel 1435 per essere ceduto all'Ospedale Santo Spirito nel 1456 e poi ancora nel 1534 a Beatrice Farnese, dopo la quale, per vicissitudini di tipo parentale, il feudo entrò a far parte del dominio dei principi Ruspoli-Marescotti. Nel 1816 Pio VII pretese l'abbandono del governo da parte dei principi, sicché Vignanello fu definitivamente annesso allo Stato Pontificio.

L'annessione al Regno d'Italia Il 20 settembre 1870, la Tuscia, territorio controllato dallo Stato Pontificio, entrò a far parte del Regno d'Italia, a seguito della presa di Roma da parte delle truppe di Vittorio Emanuele II. Cinque giorni prima a Viterbo, raggiunta il 12 settembre dalla 13ª divisione del gen. Ferrero, venne costituita una giunta di governo, che il giorno 21 approvò quella di Vignanello, rappresentata da Francesco Olivieri.

Il 2 ottobre a Vignanello, in un plebiscito, 663 cittadini su 910 aventi diritto votarono per l'annessione al Regno d'Italia; il 13 novembre si tennero le elezioni comunali e provinciali; il 20 novembre si tennero le elezioni per il parlamento a suffragio censitario (22 vignanellesi aventi diritto) in cui, tra gli altri, fu eletto don Augusto Ruspoli nel partito moderato.

A gennaio 1871, a Vignanello, dal re, fu nominato sindaco Francesco Olivieri.A.C.V., Liber Consiliorum

Simboli Lo stemma civico del Comune di Vignanello è composto da due sezioni separate da una striscia bianca trasversale nella quale è inserita l'iscrizione V.N.C. avente ignoto significato, si suppone che essa sia l'abbreviazione di "Vignanello nel Cimino" o "Vignanello nobilis communitas", c'è chi avanza l'ipotesi che indichi i prodotti agricoli locali "Vino, Nocciole, Castagne". Nella parte superiore a sfondo azzurro è raffigurato un grappolo d'uva dorato e pampinoso; nella parte inferiore, a sfondo rosso, sono raffigurati sei colli sormontati da una stella a cinque punte (sul soffitto della sala consiliare del comune la stella compare a sei punte). Nei documenti amministrativi del XIX secolo lo stemma civico appare a forma di scudo a testa di cavallo.

Lo stemma è liberamente utilizzato dal comune anche se privo di formale decreto di concessione. La prima testimonianza di uno stemma simile all'attuale appare su un atto comunale datato 10 dicembre 1899.

Il gonfalone è un drappo troncato di azzurro e di rosso.

Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Chiesa di Santa Maria della Presentazione (Vignanello) (1710-1723), opera di Contini e Gazzale, consacrata da Benedetto XIII nel 1725; La chiesa di San Giovanni Decollato, 1614, che nel 1893 fu dedicata anche all'Immacolata e contiene un quadro di scuola bolognese raffigurante la Vergine; La chiesa dei Santissimi Angeli Custodi, edificata nel 1705 e posta alla sommità del Borgo del Molesino. Ospitava la confraternita dei Sacconi, istituita da Santa Giacinta Marescotti nel ‘600 e introdotta a Vignanello dal principe Alessandro Ruspoli nel 1816; La chiesa di San Sebastiano, 1625, che custodisce una Vergine Maria con San Sebastiano e San Francesco attribuita al Pomarancio (ma non è assodato di quale dei tre artisti toscani noti con questo soprannome si tratti); La chiesa di San Francesco, 1618, originariamente dedicata a San Biagio, patrono del paese, e quindi dedicata a San Francesco nel 1726; La chiesa della Madonna delle Grazie, antica chiesa che risale alla fine del XIII secolo, già descritta come pericolante agli inizi dell'800 e attualmente inglobata all'interno di un edificio; La chiesa della Madonna del Pianto (particolare per la sua forma cilindrica), edificata col concorso popolare nel luogo in cui s'era verificato un miracolo nel 1757. La chiesa di San Lorenzo e il Convento delle Suore passioniste: un complesso edificato nella zona del Molesino nel 1915 grazie ai lasciti delle sorelle Clementina e Giacinta Gionfra; La chiesa di Santa Maria Vergine di Sudano, che risale al XVI secolo (nell'area circostante è sorto il Cimitero a partire dall'Ottocento); La chiesa della Madonna di Maregnano; La chiesa di San Luca; Eremo di Sudano con vicina chiesa rurale dedicata alla Madonna di Sudano, edificata dalla famiglia Loppi nel 1805 e benedetta da Don Bernardino Crismicerio Buzi per commissione del Vescovo Ercolani il 2 Ottobre 1834;

Architetture civili Il Castello Ruspoli del XVI secolo la Porta del Molesino del 1692, detta anche "Porta del Vignola", opera dell'architetto romano Mattia de Rossi(1637-1695); l'Edificio Comunale del 1856; il Vecchio Palazzo Pretorio del 1618; la Colonna Citatoria di Piazza Gramsci (già Piazza Colonna), dell'architetto Giovan Battista Gazzale, eretta nel 1730 e ora nel Parco Ruspoli; i Casini Ruspoli o Palazzo cogli archi 1722-1725, su progetto di Giovan Battista Contini e costruito sotto la direzione di Gazzale; la Fontana della Rocca del 1673; il Monumento ai Caduti del XX secolo;

Architetture militari Castello Ruspoli (1531-1538)

Siti archeologici Sono presenti le aree archeologiche sopra menzionate, del Molesino, della Valle della Cupa, di Cenciano e di San Rocco. Sono parzialmente percorribili una serie di cunicoli di epoca falisco-etrusca che attraversano il sottosuolo del paese, congiungendo il Castello Ruspoli alla Chiesa Collegiata e diramandosi poi per qualche chilometro verso le campagne e verso il paese confinante (Vallerano).

Società Evoluzione demografica

Tradizioni e folclore Festa del vino: ha luogo ogni anno a metà agosto, si svolse per la prima volta nel 1937, quando Vignanello era considerata una rinomata località di villeggiatura, come attestano gli articoli del giornalista Giovanni Mosca, che in proposito ne scrisse sul Popolo di Roma, è caratterizzata da Carri del Vino, carri allegorici a tema vinicolo Fiera della Madonna (localmente detta dello Sbattolò, Fier'i ffreddo o Fier'a Madonna), si svolge intorno l'8 di dicembre. L'albero della Befana: per il giorno dell'epifania in ogni casa a Vignanello si può trovare un ramo di alloro addobbato con striscioline, caramelle, portugalli (mandarini, aranci, mandaranci) e palloncini, legati accuratamente con ago e filo, con sotto dei regali (spesso giochi per i più piccoli). Infatti, secondo la tradizione, durante la notte tra i 5 e il 6 di gennaio la befana porta nelle case lAlbero della befana, regali, dolciumi vari e agrumi.

Cultura Cinema A Vignanello sono stati girati i seguenti film: Le diciottenni, film del 1955, diretto Mario Mattoli. Il conte di Matera, film del 1957, diretto da Luigi Capuano. Duello nella Sila, film del 1962, diretto da Umberto Lenzi. Zorro alla corte di Spagna, film del 1962, diretto da Luigi Capuano. Homo homini lupus, cortometraggio di Matteo Rovere del 2006. Tiramisù, commedia del 2016 diretta e interpretata da Fabio De Luigi. L'esecutrice film horror italiano di Michele Civetta. I Medici (serie televisiva) anglo-italiana.

Economia Di seguito la tabella storica elaborata dall'Istat a tema Unità locali, intesa come numero di imprese attive, ed addetti, intesi come numero addetti delle unità locali delle imprese attive (valori medi annui). +201520142013Numero imprese attive% Provinciale Imprese attive% Regionale Imprese attiveNumero addetti% Provinciale Addetti% Regionale AddettiNumero imprese attiveNumero addettiNumero imprese attiveNumero addettiVignanello2611,12%0,06%6411,08%0,04%269 665 269 670Viterbo23.3715,13%59.3993,86%23.658 59.74124.13161.493Lazio455.5911.539.359457.6861.510.459464.0941.525.471 Nel 2015 le 261 imprese operanti nel territorio comunale, che rappresentavano l'1,12% del totale provinciale (23.371 imprese attive), hanno occupato 641 addetti, l'1,08% del dato provinciale (59.399 addetti); in media, ogni impresa nel 2015 ha occupato due persone (2,46).

Agricoltura

Nella campagna vignanellese sono maggiormente coltivati noccioli, ulivi e viti.