La metafisica è quella branca della filosofia che, andando oltre gli elementi contingenti dell'esperienza sensibile,Battista Mondin, Ontologia, metafisica, ESD, 1999: «Si dà metafisica ogniqualvolta si realizza un superamento assoluto del mondo dell'esperienza: quando si compie il salto del metà» (pag. 9). si occupa degli aspetti più autentici e fondamentali della realtà, secondo la prospettiva più ampia e universale possibile.Achille Varzi, Essa mira allo studio degli enti «in quanto tali» nella loro interezza,B. Mondin, op. cit., pag. 8. ad esempio Aristotele la definiva "scienza dell'essere in quanto essere" (Metafisica, libro Γ, cap. I, 1003 a, 21-26), a prescindere dalle sue determinazioni o attributi.

Nel tentativo di superare gli elementi instabili, mutevoli, e accidentali dei fenomeni, la metafisica concentra la propria attenzione su ciò che considera eterno, stabile, necessario, assoluto, per cercare di cogliere le strutture fondamentali dell'essere. In quest'ottica, i rapporti tra metafisica e ontologia sono molto stretti, tanto che sin dall'antichità si è soliti racchiudere il senso della metafisica nell'incessante ricerca di una risposta alla domanda metafisica fondamentale «perché l'essere piuttosto che il nulla?».Martin Heidegger, riprende la domanda posta per la prima volta da Leibniz (nei "Principi razionali della Natura e della Grazia" (1714), § 7.) e la sviluppa contestando la metafisica tradizionale in nome di una "nuova" ontologia più fondamentale, nellincipit di Introduzione alla metafisica del 1953 rifletteva così:

All'ambito della ricerca metafisica tradizionale appartengono problemi quali la questione dell'esistenza di Dio, dell'immortalità dell'anima, dell'essere "in sé",Ciò che Kant chiama noumeno, in opposizione al fenomeno. dell'origine e il senso del cosmo, nonché la questione dell'eventuale relazione fra la trascendenza dell'Essere e l'immanenza degli enti materiali (differenza ontologica).

Etimologia

Il termine metafisica (in greco antico: μετὰ τὰ φυσικά, metà tà physikà), deriverebbe dalla catalogazione dei libri di Aristotele nell'edizione di Andronico di Rodi (I secolo a.C.), nella quale dopo la trattazione della natura, che era la fisica (), seguiva quella sulla "filosofia prima" () o teoria dell'"ente in quanto ente".In greco, ; in latino, ens qua ens. Il termine ente corrisponde, semplicemente, al participio presente del verbo essere.

Poiché questi volumi erano stati quindi collocati dopo (μετά, metá) quelli sulla fisica, sia nel senso dell'ordine di pubblicazione che in quello di importanza, la metafisica sarebbe venuta a significare «le cose che stanno dopo le cose di fisica», cioè i libri successivi a quelli sulla natura.Lemma , Vocabolario on line Treccani. Il prefisso meta- assume però anche il significato di "al di là", "sopra", "oltre": in questo senso si attribuì nel pensiero arabo medioevale agli oggetti della "filosofia prima" un valore di trascendenza e di superiorità rispetto agli oggetti della fisica sublunare. Allora, da titolo che designava i testi collocati dopo quelli di fisica, il termine metafisica sarebbe divenuto il nome di una parte della filosofia.Mutò anche genere, da neutro plurale (così, ad esempio, il latino metaphysica in Boezio) a femminile singolare, come nella versione di Averroè e nella successiva terminologia scolastica (voce nel Vocabolario Treccani).

Lo storico della filosofia Giovanni Reale contesta la ricostruzione logica e cronologica dell'etimologia del termine "metafisica" in base al doppio significato del prefisso greco meta.Come egli scrive: «Da qualche tempo è risultato chiaro che questa tesi non regge, e che il termine metafisica deve essere nato nell'ambito del primo Peripato» con il significato prevalente della natura ultima e assoluta della realtà. La tesi di Reale è che tra i due significati di meta, quello relativo al concetto di «successione» (o di «dopo») è ininfluente e secondario, poiché non si è tenuto conto che l'intera dottrina aristotelica riguarda quel principio di "unità dell'essere" (o Essere in quanto essere) che va «oltre» (o «al di sopra») la fisica, ed è questo il significato primario unico che per lui deve assumere il termine meta.Giovanni Reale, La filosofia antica, Jaca Book 1992, pagg. 19-20. A partire da questo presupposto con il termine metafisica si può intendere “ciò che va oltre alla fisica” e perciò “ciò che va oltre alla natura”.

I fondamenti della metafisica Uno degli intenti di questa disciplina consiste nello studio dei principi primi sotto il profilo qualitativo, a differenza della matematica che ne studia la quantità, o della fisica che ne studia l'aspetto naturale.Varzi, op. cit. Lo scopo ultimo è quindi la verità in sé stessa.«Il fine della scienza teoretica è la verità» (Aristotele, Metafisica, A, 1, 993 b).

I limiti dell'esperienza sensibile Presupposto della metafisica è la ricerca sui limiti e sulle possibilità di un sapere che non può derivare in modo diretto dall'esperienza sensibile. I cinque sensi, infatti, si limitano a recepire passivamente le impressioni derivanti dai fenomeni naturali entro una gamma ristretta di percezioni, e quindi non sono in grado di fornire una legge capace di descriverli, non sono in grado cioè di coglierne l'essenza.

Scopo della metafisica, in questo senso, è il tentativo di trovare e spiegare la struttura universale e oggettiva che si ipotizza nascosta dietro l'apparenza dei fenomeni. Sorge pertanto l'interrogativo se una tale struttura, oltre a determinare la realtà, sia in grado di determinare il nostro stesso modo di conoscere, attraverso idee e concetti che trovano corrispondenza nella realtà.

Secondo questa linea interpretativa, solo nel nostro intelletto è possibile formulare quei criteri di razionalità e universalità che ci permettono di conoscere il mondo: la semplice «sensazione in atto», infatti, «ha per oggetto cose particolari, la scienza invece ha per oggetto gli universali e questi sono, in un certo senso, nell'anima stessa».Aristotele, Sull'anima II, V, 417b. Ecco dunque la radicale contrapposizione, propria dei grandi filosofi metafisici, da Parmenide, Socrate,Secondo un'interpretazione risalente a Guido Calogero e Gabriele Giannantoni, Socrate non può essere annoverato tra questi (vedi Interpretazioni del pensiero di Socrate), mentre secondo quella di Battista Mondin Socrate è un metafisico perché «il suo studio sull'uomo si spinge ben oltre il campo della scienza e penetra nelle radici più profonde dell'essere e dell'agire umano» (vedi Storia della metafisica, I, pag. 120, ESD, Bologna 1998). Platone, Aristotele, fino ad Agostino, Tommaso, Cusano, Campanella, ecc., tra il sapere acquisito dei sensi, e il sapere proprio dell'intelletto.

Secondo questa scuola di pensiero, quindi, non ci può essere vera conoscenza se questa non scaturisce dall'intelligenza, la quale però, per attivarsi, deve anzitutto prendere coscienza di sé:«Infatti la verità è conosciuta dall'intelletto dopo che esso riflette e ritorna sul proprio atto cognitivo, [...] che a sua volta non può essere conosciuto se prima non si conosce la natura del principio attivo che è l'intelletto stesso» (Tommaso d'Aquino, De veritate, q. 1, a. 9). se l'intelletto fosse incapace di pensare sé stesso, non potrebbe neppure prendere coscienza della verità, né coscienza di poterla mai raggiungere.Giorgia Salatiello, L'autocoscienza come riflessione originaria del soggetto su di sé in San Tommaso d'Aquino, Pontificia Università Gregoriana, Roma 1996. Il pensiero di sé, pertanto, è stato assunto spesso come base di partenza, a cominciare dalla sua capacità di rendere possibile un sapere immediato, universale e assoluto, perché in esso il soggetto è immediatamente identico all'oggetto, essendo l'io che intuisce sé stesso.«È un'intima e perfetta conoscenza il nostro sapere di vivere», sosteneva Agostino d'Ippona (De trinitate, XV).

Almeno fino a Cartesio, a partire dal quale il tema dell'autocoscienza sarà ricondotto entro una dimensione più prettamente soggettiva e psicologica, l'intuizione conoscitiva di sé resterà connessa alla questione ontologica preponderante di un Essere da porre a fondamento della propria intima essenza. Anche nella filosofia moderna tuttavia non mancano casi, ad esempio in Spinoza, Leibniz, Fichte, in cui di volta in volta la soggettività risulta legata a tematiche ontologiche.

In generale l'intuizione, o l'appercezione,Termine scolastico ripreso da Leibniz in Monadologia (§ 14). è stata posta come origine e traguardo di ogni metafisica, e considerata superiore sia al pensiero razionale sia alla conoscenza empirica: il pensiero razionale infatti si basa su una forma mediata di sapere, nella quale il soggetto giunge ad apprendere l'oggetto solo in seguito a un calcolo o un'analisi razionale, e dove pertanto essi sono separati; analogamente, una conoscenza di tipo empirico risulta mediata dai sensi, e dunque in essa, ancora una volta, soggetto e oggetto risultano separati.

In considerazione di ciò si comprende come la maggior parte dei filosofi metafisici postulasse una differenza non solo tra coscienza e percezione sensibile, ma anche tra intelletto e ragione.Il termine "intelletto" fu adoperato per la prima volta dalla scolastica medioevale per tradurre l'espressione nous che i greci contrapponevano alla dianoia, la ragione. Di Nous si parla per la prima volta nella filosofia greca antica con Anassagora che lo riferisce ad un Pensiero, una divinità ordinatrice che interviene a trasformare il caos iniziale in cosmo, l'universo ordinato. Sarà Platone poi a definire per la prima volta il nous, come intuizione delle forme ideali, seguito da Aristotele. L'intelletto è il luogo in cui propriamente si produce l'intuizione, ed è pertanto superiore alla ragione perché è il principio primo senza il quale non si avrebbe conoscenza di nulla; mentre la ragione è solo uno strumento, un mezzo che permette di comunicare e di avvicinarsi discorsivamente alla visione intuitiva dell'universale.

Il rapporto con la teologia Poiché la metafisica «...si propone di individuare la natura ultima e assoluta della realtà, al di là delle sue determinazioni relative...», le è stato spesso attribuito un carattere mistico e religioso, di tensione verso l'assoluto, Dio e la trascendenza.Come fa René Guénon, in riferendola ad un'attività "sovra-razionale".

Già con Aristotele, la metafisica è la scienza dell'essere perfetto, cioè lo studio di Dio: poiché infatti cercava le cause prime della realtà, essa così diveniva anche indagine su Dio. Lo stretto legame con la teologia resterà valido per quasi tutto il Medioevo. È fondamentale in questo senso il contributo di Tommaso d'Aquino, che identificava la metafisica con la teologia filosoficaIn Boethii De Trinitate, q. 5, a. 4. Citazione: "Sic ergo theologia sive scientia divina non tamquam subiectum scientiae, set tamquam principia subiecti, et talis est theologia quam philosophi prosequuntur, que alio nomine metaphysica dicitur". Cfr. e pertanto considerava possibile una sintesi di ragione e fede. Oltre al De Trinitate di Boezio, san Tommaso tematizzò lo statuto epistemologico della metafisica nel proemio generale e nel commento al VI e XI libro della Metafisica. Nel VI libro della Metafisica si definisce l'unità della scienza metafisica e la sue specificità di studiare ciò che è separato dalla materia e dal movimento sia secondo l’essere sia secondo l’intelletto. La metafisica fu oggetto anche del commento al libro XI del trattato omonimo di Aristotele, oltreché nel commento al De Trinitate di Boezio.

Da alcuni punti di vista il Medioevo termina quando l'intuizione si separa dalla ragione, quando metafisica e teologia tendono a essere viste come discipline separate. Alcuni filosofi, tra cui Cartesio e Hegel, cercheranno di costruire un'autonomia della ragione, rendendola indipendente dall'intuizione.

Il rapporto con l'ontologia