Biografia Origini e spedizione in Sicilia Nato in Ifrīqiya intorno all'866-867, figlio primogenito ed erede designato al trono dell'emiro aghlabide Ibrāhīm II, il principe ʿAbd Allāh venne investito del governatorato della Sicilia nell'estate dell'900. La decisione del sovrano di Kairouan rispondeva alla necessità di revocare l'incarico al fallimentare governatore uscente Aḥmad ibn ʿUmar e di stroncare l'anarchia dilagante sull'isola, scossa dalla guerra civile tra le milizie palermitane (lo jund) e i Berberi.Michele Amari, Storia dei Musulmani di Sicilia, Vol. I, Firenze, Le Monnier, 1854, p. 445. «Risolvé l'emiro Ibrahim di mandare il proprio figlio primogenito ed erede del trono, Abu l-Abbas Abdallah, con l'assoluto comando e con forti schiere di freschi soldati d'Africa, acciocché spegnesse quel fuoco di ribellione [...] ]».

La repressione della rivolta siciliana Sbarcato sull'isola al comando di un possente esercito nordafricano, ʿAbd Allāh affrontò le forze dello jund ribelle che avevano concentrato le proprie difese nella Sicilia occidentale. Il primo scontro decisivo avvenne nei pressi di Trapani il 22 agosto 900, dove le truppe d'Africa inflissero una pesante sconfitta ai ribelli siculo-arabi.Michele Amari, Storia dei Musulmani di Sicilia, Vol. I, Firenze, Le Monnier, 1854, pp. 446-447. «I Palermitani si fecer incontro all'esercito del principe [...] scontratisi a Trapani a' ventidue d'agosto, i Siciliani ebbero una grande sconfitta».

Il principe marciò rapidamente verso la capitale dell'isola, ponendo l'assedio a Palermo. L'8 settembre 900, l'esercito reale travolse le ultime difese esterne della città, costringendo la popolazione a una disperata resistenza di dieci giorni prima della definitiva capitolazione della piazzaforte.Michele Amari, Storia dei Musulmani di Sicilia, Vol. I, Firenze, Le Monnier, 1854, p. 447. «Giunto il principe alle porte di Palermo, diede un assalto l'otto di settembre e ruppe i cittadini [...] i quali si rannicchiarono nel centro della città vecchiotta, ove l'assedio durò altri dieci giorni». Presa la città, ʿAbd Allāh attuò una punizione spietata: i capi della rivolta e i membri influenti dello jund furono giustiziati, le mura cittadine smantellate e l'autonomia palermitana annullata, restaurando il pieno controllo centralizzato degli Aghlabidi.Michele Amari, Storia dei Musulmani di Sicilia, Vol. I, Firenze, Le Monnier, 1854, p. 448. «Il principe entrò allora vincitore, perdonò alla plebe, ma mise a morte i capi della rivolta, distrusse le fortificazioni e disarmò i cittadini, recando a compimento la vendetta della corte africana».

Campagne militari e richiamo a Kairouan Pacificata l'isola, ʿAbd Allāh riprese le operazioni belliche contro i territori cristiani, rimaste bloccate durante l'anarchia. Nel corso del 901 guidò una fortunata campagna contro le restanti roccaforti del Bizantini nella Val Demone e diresse la flotta verso le coste della Calabria, giungendo a espugnare e saccheggiare la città di Reggio Calabria il 10 giugno 901.Alex Metcalfe, The Muslims of Medieval Italy, Edinburgh University Press, 2009, p. 31.

Mentre si trovava ancora impegnato nelle campagne militari in Sicilia, la situazione geopolitica in Nordafrica mutò radicalmente. I continui rapporti sulle crudeli atrocità commesse da suo padre Ibrāhīm II giunsero fino a Baghdad, spingendo il califfo abbaside al-Mu'tadid a intervenire. Tra la fine del 901 e l'inizio del 902, un messo califfale giunse a Tunisi con l'ordine scritto di deporre Ibrāhīm II e richiamarlo a Baghdad, nominando al suo posto proprio il figlio ʿAbd Allāh. Contro ogni aspettativa, l'emiro accettò la decisione con apparente sottomissione e devozione religiosa, abdicando in favore del figlio. Informato della successione, ʿAbd Allāh lasciò un luogotenente in Sicilia e fece ritorno in Ifrīqiya tra il febbraio e il marzo del 902 per assumere formalmente il titolo di emiro.Michele Amari, Storia dei Musulmani di Sicilia, Vol. I, Firenze, Le Monnier, 1854, p. 451. «Abu l-Abbas lasciò un luogotenente in Sicilia e traghettò in Africa con immensi tesori e prigionieri, richiamato dal padre per gli affari dello Stato».

Il regno in Ifrīqiya e la morte Assunto il potere a Kairouan come decimo sovrano della dinastia, l'emiro si trovò ad affrontare gravi minacce interne ed esterne. Tentò immediatamente di contenere e ridurre l'autonomia delle tribù berbere Kutama, nel tentativo di arginare la crescente diffusione della propaganda ismaelita guidata dal missionario Abu Abdallah al-Shi'i, senza tuttavia riscuotere successo.Jamil M. Abun-Nasr, A History of the Maghrib in the Islamic Period, Cambridge University Press, 1987, p. 55. «Abdallah II attempted to contain the growing power of the Kutama Berbers, who had rallied around the Isma'ili da'i Abu Abdallah al-Shi'i, but his military expeditions against them failed to check their expansion».Michele Amari, Storia dei Musulmani di Sicilia, Vol. II, Firenze, Le Monnier, 1858, p. 12. «In Africa, lo scisma rendersi fiero e formidabile [...] Abu Abdallah l'Ismaelita concitava i Berberi Kutama contro la dinastia d'Ibrahim». Sul piano interno e giuridico, cercò inoltre di sostituire la tradizionale scuola teologica e giuridica malikita — storicamente radicata in Ifrīqiya — con la scuola hanafita proveniente dall'Iraq, un tentativo di riforma amministrativa e dottrinale che fallì a causa della forte resistenza delle élite religiose locali.Michele Amari, Storia dei Musulmani di Sicilia, Vol. II, Firenze, Le Monnier, 1858, p. 13. «Volendo pur recare novità nelle cose sacre, l'emiro si sforzò d'introdurre in Kairouan il rito hanafita ch'era quello della corte di Baghdad, a scapito del malikita, ond'ebbe contro il clero e il popolo tutto».

Il suo regno fu interrotto bruscamente poco più di un anno dopo la sua ascesa al trono. Il 27 luglio 903 (sebbene alcune fonti minoritarie indichino il 23 luglio), nell'intento di impossessarsi del potere e garantirsi la successione al trono, suo figlio Abu Mudar Ziyādat Allāh III organizzò una congiura di palazzo e lo fece assassinare.Michele Amari, Storia dei Musulmani di Sicilia, Vol. I, Firenze, Le Monnier, 1854, p. 462.

Note

Bibliografia Michele Amari, Storia dei Musulmani di Sicilia, Vol. I, Firenze, Felice Le Monnier, 1854. Alex Metcalfe, The Muslims of Medieval Italy, Edinburgh, Edinburgh University Press, 2009. ISBN 978-0-7486-2008-1. Jamil M. Abun-Nasr, A History of the Maghrib in the Islamic Period, Cambridge University Press, 1987. ISBN 978-0-521-33767-9.

Voci correlate Governanti islamici di Sicilia Storia della Sicilia islamica Aghlabidi

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