Il nazionalbolscevismo (o bolscevismo nazionale) è un'ideologia politica che combina elementi del bolscevismo e del nazionalismo. Ha avuto manifestazioni significative nella Germania di Weimar, nell'Unione Sovietica del periodo staliniano e, più recentemente, nella Russia post-sovietica. Sostiene posizioni variamente descritte come nazionalrivoluzionarie, tradizionaliste, anticapitaliste e, sul piano geopolitico, antioccidentali e antiamericane.
Gli aderenti al nazionalboscevismo contemporaneo, presente soprattutto sulla scena politica russa, sono talvolta colloquialmente indicati come nazbol ().
Un altro termine associato a questa ideologia è rossobrunismo, che unisce il rosso, colore tradizionalmente legato al movimento operaio, al bruno, adottato dalle squadre paramilitari nazionalsocialiste in Germania ("camicie brune").
I termini "nazionalbolscevismo" e "nazionalcomunismo" ricorrono, in base al contesto, talvolta come sinonimi e talvolta con accezioni differenti. Il nazionalbolscevismo, dopo l'espulsione della corrente nazionalbolscevica dal Partito Comunista di Germania nel 1919, rimase formalmente estraneo al movimento comunista internazionale, rappresentato prima dal Comintern e successivamente dal Cominform e dai partiti del blocco orientale. Tuttavia, secondo alcuni studiosi influenzò indirettamente l'evoluzione dello stalinismo come forma di comunismo che integrava il principio nazionale.... Il termine nazionalcomunismo invece designa anche "vie nazionali" al comunismo, sviluppatesi nell'ambito del movimento comunista internazionale a partire dal secondo dopoguerra, quando alcuni partiti comunisti rivendicarono una maggiore autonomia dall'Unione Sovietica.
Germania Il gruppo di Amburgo
La sconfitta dell'Impero tedesco nella prima guerra mondiale portò alla rivoluzione del 1918 e all'instaurazione della Repubblica di Weimar. Durante la rivoluzione e nell'immediato dopoguerra, Heinrich Laufenberg e Fritz Wolffheim, militanti della frazione di "sinistra" del Partito Comunista di Germania (KPD) e attivi nei consigli rivoluzionari di Amburgo, elaborarono una linea politica che mirava a unire la rivoluzione proletaria alla lotta nazionale del popolo tedesco. A causa della loro apertura a posizioni nazionaliste e del loro antiparlamentarismo, Laufenberg e Wolffheim furono espulsi dal KPD nell'ottobre 1919. In seguito, dopo la scissione dell'ala sinistra del KPD, parteciparono alla fondazione del Partito Comunista Operaio di Germania (KAPD) nell'aprile 1920.
Laufenberg e Wolffheim esposero la loro posizione nell'opuscolo Revolutionärer Volkskrieg oder konterrevolutionärer Bürgerkrieg? Erste kommunistische Adresse an das deutsche Proletariat (Guerra popolare rivoluzionaria o guerra civile controrivoluzionaria. Primo appello comunista alla classe operaia tedesca), pubblicato nel novembre 1919 come supplemento alla Kommunistische Arbeiter-Zeitung, in cui sostennero che la Germania fosse ormai "proletarizzata" e che una guerra civile derivante dal conflitto di classe avrebbe spianato la strada alla controrivoluzione. Proposero dunque la costruzione di un fronte che comprendesse comunisti, nazionalisti e settori della borghesia, con l'obiettivo di promuovere una guerra rivoluzionaria contro le potenze dell'Intesa e in alleanza con la Russia bolscevica, per rovesciare l'ordine stabilito dal trattato di Versailles.
I due dirigenti amburghesi approfondirono le loro tesi in Kommunismus gegen Spartakismus (Comunismo contro spartachismo) del maggio 1920, in cui invocarono una forma di "pace civile" chiedendo alla borghesia di accettare la guida del proletariato per salvare la nazione. Inoltre, lanciarono violenti attacchi di tenore antisemita contro il presidente del KPD, Paul Levi, definito "il Giuda della rivoluzione tedesca" e accusato di aver "pugnalato alla schiena" la Germania con la sua propaganda disfattista nel 1918. (riferimento alla leggenda della pugnalata alla schiena, allora ampiamente diffusa nella destra nazionalista tedesca).
Nell'opuscolo Nation und Arbeiterklasse (Nazione e classe operaia) del luglio 1920, Laufenberg e Wolffheim cercarono di fondare teoricamente la propria posizione nazionalista nell'ambito del marxismo, sostenendo che la classe operaia, nella sua lotta rivoluzionaria contro lo Stato borghese, finiva per assumere essa stessa il compito di completare la costruzione della nazione, laddove la borghesia aveva fallito. Ricordando il celebre passaggio del Manifesto di Marx e Engels, secondo cui i lavoratori privi di patria devono anzitutto elevarsi a classe nazionale, Laufenberg e Wolffheim sostengono che il proletariato conduce la lotta di classe «contro lo Stato borghese e quindi contro l'organizzazione borghese della nazione», e così
La condanna del Comintern
Nel dicembre 1919, il referente del Comintern per la politica tedesca, Karl Radek, condannò la linea di Laufenberg e Wolffheim – per la quale coniò per la prima volta il termine "nazionalbolscevismo". – in un saggio intitolato Die auswärtige Politik des deutschen Kommunismus und der Hamburger nationale Bolschewismus (La politica estera del comunismo tedesco e il nazionalbolscevismo di Amburgo). Radek riconosceva che «gli intellettuali giungono al comunismo per vie diverse: attraverso la filosofia, la religione, persino attraverso l'estetica», e che «anche la preoccupazione nazionale può essere una via verso il comunismo». Tuttavia, sottolineava che «il comunismo stesso è l'obiettivo della classe operaia che lotta per la liberazione, ed esso ha le sue proprie leggi di sviluppo e necessità». La classe operaia, pur potendo accogliere «persone che, per varie ragioni, provengono dagli ambienti borghesi e si avvicinano ad essa», aveva il dovere «di non sottomettersi ai pregiudizi e agli interessi particolari di questi elementi», ma piuttosto di «richiedere che si conformino al contenuto più intimo del comunismo, oppure che non aderiscano al partito». Da qui una cauta apertura tattica:
L'impostazione del gruppo di Amburgo venne respinta con decisione anche da Lenin nel saggio L'estremismo, malattia infantile del comunismo dell'aprile-maggio 1920, uno scritto che esaminava criticamente le condotte delle correnti più a sinistra del movimento comunista nei diversi Paesi. In merito alla situazione tedesca, Lenin liquidò come «madornali assurdità» le tesi nazionalbosceviche., argomentando tale giudizio non sul piano filosofico ma su quello tattico.. Pur condannando il trattato di Versailles, Lenin riteneva che un'eventuale Germania sovietica avrebbe dovuto accettare temporaneamente il trattato di pace per ragioni strategiche, in attesa che i rapporti di forza volgessero a proprio vantaggio, come aveva fatto la Russia sovietica con il trattato di Brest-Litovsk. Scrisse:
Lenin accusava i comunisti di sinistra tedeschi di cadere «come bambini nella trappola che gli è stata tesa» dagli imperialisti dell'Intesa, «invece di manovrare abilmente contro il nemico insidioso e in questo momento più forte», affermando che «accettare la battaglia, quando la cosa è palesemente vantaggiosa per il nemico e non per noi, è un delitto»..
L'espulsione degli amburghesi dal KAPD La militanza di Laufenberg e Wolffheim nel KAPD fu di breve durata, poiché le loro tesi furono presto respinte dalla maggioranza del partito, soprattutto per l'opposizione di Arthur Goldstein, che accusò il "comunismo di Amburgo" di tradire i principi fondamentali del marxismo.
Nel saggio Nation und Internationale (Nazione e Internazionale) del luglio 1920, Goldstein respinge l'idea che il Manifesto marxiano muova dal «concetto fondamentale di nazione», individuandone invece il punto di partenza nell'«importanza della lotta di classe come fattore principale dello sviluppo storico». Pur riconoscendo che Marx ed Engels avevano sostenuto in passato le lotte per l'unificazione nazionale, precisa che lo fecero «come storici», vedendovi «una necessità storica per lo sviluppo del capitalismo». Per questo, affermare oggi, «nell'epoca dell'imperialismo, cioè nell'epoca della distruzione delle nazioni», che la nazione debba essere il fondamento della politica socialista è per Goldstein «un'assurdità assoluta». Sostiene che «nell'Europa dopo la guerra mondiale imperialista, l'epoca delle guerre nazionali è definitivamente conclusa. Con ciò, per il socialista, anche la questione della nazione non è più una questione di attualità». La conclusione è categorica: «Il socialista che parte dal "concetto fondamentale di nazione" non è più un marxista»..
Infine, nell'agosto 1920, il primo congresso ordinario del partito (il secondo dopo quello di fondazione) decise l'espulsione degli amburghesi, a seguito degli interventi di condanna del nazionalbolscevismo pronunciati da Goldstein e altri congressisti.
Linea Schlageter e sviluppi successivi
Nel 1923, in un quadro politico sensibilmente ridefinito dall'occupazione franco-belga della Ruhr, dal deterioramento delle condizioni economiche e sociali, dall'arretramento delle forze rivoluzionarie e, nel contempo, dalla crescente attrattiva del nazionalismo radicale tra le classi popolari, il Comintern inaugurò una linea improntata a una maggiore apertura verso il nazionalismo tedesco.
Il 20 giugno, in un discorso tenuto a Mosca dinanzi al III Plenum del Comitato esecutivo del Comintern, Karl Radek pronunciò un elogio di Albert Leo Schlageter, membro dei Freikorps fucilato dai francesi nella Ruhr a seguito di un'azione di sabotaggio, nonostante fosse un «fascista tedesco, nostro nemico di classe, condannato a morte e fucilato dai sicari dell'imperialismo francese, quella potente organizzazione di un altro settore del nostro nemico di classe». Radek sostenne che, se Schlageter era morto da "pellegrino del nulla" credendo di servire la causa nazionale tedesca ma essendo stato in realtà uno strumento della reazione, la stessa causa nazionale avrebbe potuto trovare un effettivo sblocco soltando saldandosi alla rivoluzione comunista.
In ragione della sostanziale convergenza con le posizioni del gruppo di Amburgo, diversi critici dell'epoca e storici hanno applicato anche alla linea inaugurata da Radek nel 1923, nota come linea Schlageter, la definizione di "nazionalbolscevismo".. L'autore riconosce la diffusione della definizione della linea Schlageter come "nazionalbolscevismo", ma la problematizza, considerandola soprattutto una tattica comunicativa volta ad attrarre settori nazionalisti, più che un'autentica sintesi ideologica tra comunismo e nazionalismo..
Nonostante il clamore suscitato, la linea Schlageter produsse risultati limitati. La strategia del Comintern, che mirava ad attrarre settori della destra nazionalista tedesca – includendo talvolta anche retoriche antisemite – non riuscì a spostare in misura significativa gli equilibri politici: il tentativo di stabilire un fronte comune su basi antimperialiste e antioccidentali incontrò scarsa adesione tra i ceti medi, mentre suscitò diffidenze e critiche interne allo stesso movimento comunista. Di conseguenza, tale linea venne accantonata. Tuttavia, nel 1930, di fronte al crescente consenso riscosso dal Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori (NSDAP) di Adolf Hitler tra i ceti medi sensibili alla questione nazionale, il KPD ripropose i principi fondamentali della strategia del 1923 con la Dichiarazione programmatica per la liberazione nazionale e sociale del popolo tedesco. Anche questo tentativo di coniugare rivoluzione proletaria e istanze nazionali si rivelò inefficace e non riuscì a sottrarre consensi significativi al movimento nazionalsocialista..