La collegiata di San Cristoforo è il principale luogo di culto cattolico di Barga, in provincia di Lucca, sede dell'omonima parrocchia facente capo all'unità pastorale omonima dell'arcidiocesi di Pisa.

Storia e descrizione La chiesa, preceduta da una cappella documentata dal X secolo, è stata edificata in tempi diversi: una prima fase, corrispondente probabilmente alla prima metà del XII secolo, si concretizzò nella realizzazione di una chiesa orientata in modo opposto rispetto all'attuale e in cui l'attuale endonartece sporgente di ingresso non era tanto una precedente piccola chiesa come di solito ipotizzato, ma il transetto (in antico neanche sporgente) di essa.

Alla fine dello stesso secolo, probabilmente dopo il 1185 anno delle concessioni imperiali al comune di Barga, la chiesa fu tutta rialzata e soprattutto ribaltata, l'abside venne demolita (la sua traccia forse è nella scalinata semicircolare) e sostituita dal nuovo portale maggiore, e sulle pareti circostanti venne organizzata la nuova facciata della chiesa. Una nuova abside fu realizzata in luogo della vecchia facciata e tra il nuovo portico di ingresso e la navata sinistra fu inserito il campanileMarco Frati, Scrigni di pietra. Edifici religiosi nella valle del Serchio tra XI e XIV secolo, in Arte nella Valle del Serchio. Tesori in Garfagnana e Mediavalle dall'Alto Medioevo al Novecento, Lucca, 2018, pagg. 31 - 33..

Entro la metà del Duecento la zona presbiteriale era stata arricchita degli splendidi arredi realizzati dalla bottega dei Guidi. Nel 1256 la chiesa ottenne la concessione del titolo di pieve e subito dopo il fonte battesimale venne collocato nel nuovo portico interno. Nella seconda metà del secolo venne edificato un nuovo presbiterio più ampio, profondo due campate e di slancio verticalistico di gusto gotico, che portò come conseguenza un'ulteriore elevazione del resto della chiesa, segnato all'esterno da una seconda, più alta, fila di archetti pensili. Lo stesso presbiterio fu sopraelevato nell'ultima decade del Trecento.

Esterno

Il rivestimento esterno dell'attuale facciata, a sviluppo orizzontale, è stato realizzato con bozze di pietra detta Alberese di Barga.

Il portale maggiore, databile agli ultimi due decenni del XII secolo, fiancheggiato da due colonne, alla cui sommità sono posti due leoni, che simboleggiano la forza della fede, è sovrastato da un arco scolpito a foglie di acanto. Al centro è un architrave a bassorilievo, raffigurante una scena vendemmiale, con vigorosi tralci di vite e grappoli d'uva sostenuti da piccole figure, attribuibile ad una bottega influenzata da quelle di Biduino e di GuidettoAnnamaria Ducci, La scultura del medioevo, in Arte nella Valle del Serchio. Tesori in Garfagnana e Mediavalle dall'Alto Medioevo al Novecento, Lucca, 2018, pag. 64..

A sinistra presso l'angolo, sporge dal paramento murario una protome leonina con grandi occhi fissi ed una curiosa criniera che diventa quasi una corona. La scultura è anch'essa del tardo XII secolo ed è assegnabile alla bottega di Guidetto o ad un suo collaboratore.

Il portale laterale, quello che guarda verso la Loggetta del Podestà, coevo all'altro ma piuttosto deteriorato nella parti realizzate in arenaria, presenta un architrave marmoreo attribuibile alla bottega di Biduino o meglio ad un suo collaboratore o seguace formatosi con lui (XII secolo), L'opera, di grande interesse artistico, raffigura una parte di una rara iconografia, il cosiddetto Miracolo dello "Scifo d'Oro" di San Nicola, la parte nel quale il santo afferra per i capelli il giovane Adeodato, diventato servo degli infedeli Agareni (saraceni), per poi riconsegnarlo alla madreAnnamaria Ducci, La scultura del medioevo, in Arte nella Valle del Serchio, cit., 2018, pag. 63..

Il Campanile ospita tre campane che vengono tuttora suonate manualmente a "doppio in terzo" e "doppio a quattro": una piccola (diametro 103 cm., peso 680 kg, nota Sol3, fonditore Natale da Metuno, 1580); una mezzana (diametro 112 cm, peso 850 kg, nota Fa#3, fonditore Bimbi di Fontanaluccia, 1812); un'ultima grossa (diametro 116 cm, peso 980 kg, nota Mi3, fonditore Moreni di Pescia, 1737).

Interno

L'interno del duomo è composto da una prima zona, una sorta di endonartece corrispondente al transetto della prima chiesa di orientamento opposto all'attuale. Questo si apre nella basilica vera e propria, a tre navate divise da pilastri. Le navate laterali erano corredate di altari del primo Seicento che erano ornate di tele, alcune di queste oggi poste in varie collocazioni all'interno della chiesaPaola Betti, La pittura tra Cinquecento e Settecento, in Arte nella Valle del Serchio. Tesori in Garfagnana e Mediavalle dall'Alto Medioevo al Novecento, Lucca, 2018, pagg. 214 - 215.. Il presbiterio rialzato ed originariamente absidato è ancora separato dalla zona che era riservata al popolo da una recinzione che è parte di un arredo più ampio di età romanica includente anche il pulpito.

Presso l'ingresso, a destra, è il fonte battesimale esagonale duecentesco, opera delle stesse maestranze comacine dirette o discendenti dall'insegnamento di Guidetto che realizzarono gli arredi presbiteriali e databile a dopo il 1256 quando la chiesa ottenne il diritto di battesimo. Il manufatto, composto da specchiature lisce di marmo rosso delimitate da cornici a tarsia, si presenta però come un assemblaggio di parti forse realizzate a parte, in precedenza o per altro luogo.

Nella parte anteriore della chiesa sono due acquasantiere con bacini bordati da testine. Quella a doppio ordine, con la vasca inferiore ornata con motivi geometrici e vegetali, è da ritenersi tra le più antiche opere presenti in chiesa, risalente alla seconda metà del XII secolo. L'altra, vicino al fonte, con plastiche e più naturalistiche teste, spetta alle botteghe comacine di cultura guidettesca e potrebbe alla fine del quarto decennio del Duecento.

Il recinto presbiteriale, aperto in tre punti in corrispondenza delle navate, è formato da lastre di marmo rosso inquadrate da cornici di pietra calcarea lucidata per sembrare marmo. Le cornici, smussate all'interno e decorate con bassorilievi fitomorfi, presentano decorazioni intagliate e intarsiate con marmi neri raffiguranti motivi geometrici, vegetali, animali, stelle e rosette, simili a quelli in San Martino e in San Michele in Foro a Lucca. La porzione più vicina al pulpito è arricchita da teste maschili e femminili con diademi e colletti, forse da intendersi come figure dell'Antico Testamento.

Alla balaustra si appoggia senza soluzione di continuità il magnifico pulpito, anch'esso in marmo, opera, come il recinto, dei maestri lombardi discendenti dall'insegnamento di Guidetto e databile, come quello, alla seconda metà degli anni trenta del XIII secoloValerio Ascani, Scultori toscano-ticinesi a Diecimo e a Barga..., cit. in bibliografia, Lucca, 2018, pag. 101 e n. 1 a pag. 103 (con bibliografia precedente).. Il pulpito è sorretto da quattro colonne, di queste le due anteriori poggiano su altrettanti leoni sovrastanti un basilisco ed un uomo armato di pugnale, sculture di nobile monumentalità e ben costruita anatomia. Le colonne posteriori poggiano l'una sul pavimento e l'altra sulla schiena di un vecchio curvo. La cassa presenta cornici simili a quelle della balaustra, quella superiore intagliata con girali provenienti dalla bocca di un mascherone, quelle sottostanti e le laterali intarsiate con motivi geometrici o vegetali oppure scolpite e formanti archetti acuti, alcuni sostenuti da colonnine. All'interno di esse sono episodi del Nuovo Testamento. Nel lato destro è la figura di san Giovanni Battista, al centro tra due arcate vuote, che riprende una più arcaica tipologia di decorazione a figure isolate, diffusa all'inizio del Duecento. Il fronte della cassa si presenta più moderno, pienamente istoriato, secondo una modalità affermatisi in zona dal terzo decennio dello stesso secolo, con lAnnunciazione e la Natività. Sul lato sinistro sono raffigurati, da sinistra, la figura di san Jacopo e le scene del Viaggio e dellAdorazione dei Magi. Al centro è il Tetramorfo, che regge il leggio soprastante con la figura umana posta tra il toro ed il leone eretti e sopra l'aquila. Le figure dei rilievi sono realizzate con un morbido plasticismo, evidenziate da contorni netti e con panneggi contraddistinti da un insistito linearismo.

Nel presbiterio, presso la parete destra è un'acquasantiera con bacino liscio ornato da testine, databile all'inizio del XIII secolo. Nell'abside, alle spalle dell'altare maggiore, entro una nicchia, è collocata la colossale statua lignea policroma di San Cristoforo, raffigurato ieratico e frontale, di unicità ed eccezionale importanza per le sue peculiari caratteristiche. La scultura, dal significato iconografico identitario anti-lucchese, mostra richiami alla scultura d'oltralpe e soprattutto a quella dell'Italia nord-occidentale ed è oggi comunemente datata alla seconda metà del XIII secoloSefano Martinelli, La scultura dal Duecento alla metà del Quattrocento, in Arte nella Valle del Serchio. Tesori in Garfagnana e Mediavalle dall'Alto Medioevo al Novecento, Lucca, 2018, pagg. 110 - 111.. Alle pareti laterali sono collocate due tele secentesche: a destra, proveniente da un distrutto altare laterale, è una pala con la Decollazione del Battista di Baccio CiarpiDocumenta, Centro Studi Francescani, Barga, n. 3, gennaio 2011, pagg. 15 – 178.; a sinistra è invece un dipinto con la Madonna in Gloria con i santi Nicola da Tolentino, Vincenzo e l’Arcangelo Michele, ancora anonimo ma collocabile, per alcuni aspetti, nell'ambito del fiorentino Simone Pignoni.

Nella cappella del Santissimo Sacramento, a destra della navata centrale sopra l'altare è posta una pala in terracotta non invetriata proveniente dal chiostro di San Francesco e raffigurante la Vergine col Bambino tra i santi Sebastiano e Rocco databile, per la presenza dei due santi invocati contro la peste, subito dopo l'epidemia del 1528. L'autore è un plasticatore ancora anonimo forse proveniente dalla bottega dei BuglioniClaudio Casini, La scultura dalla seconda metà del Quattrocento al Settecento, in Arte nella Valle del Serchio. Tesori in Garfagnana e Mediavalle dall'Alto Medioevo al Novecento, Lucca, 2018, pag. 181..

Alle pareti laterali si possono ammirare due robbiane: un tabernacolo eucaristico in terracotta invetriata, realizzato da Andrea Della Robbia forse in collaborazione con Giovanni, è derivato nella composizione da quello fiorentino di San Lorenzo di Desiderio da Settignano. Una piccola pala con l'Adorazione di Gesù Bambino anch'essa realizzata dalla bottega di Andrea della Robbia all'inizio del Cinquecento, fu trasferita nel 1934 dalla chiesa di San Francesco. La mensola con un cherubino e le due cornucopie, prodotte dalla Manifattura Cantagalli di Firenze, furono aggiunte in quell'occasioneClaudio Casini, La scultura dalla seconda metà del Quattrocento..., cit., Lucca, 2018, pag. 172.

Nella cappella della Madonna, a sinistra della navata centrale, sopra un altare seicentesco si trova una piccola tavola trecentesca, ma di stile ancora bizantineggiante, che rappresenta la Madonna col Bambino detta del Molino, compatrona di Barga, dipinta secondo l’iconografia della Madonna Glykophilousa, in cui l'espressione di affetto si esprime con l'accostamento delle guance e con il gesto del Bambino che afferra il mento della madreStefano Martinelli, La pittura dal Duecento al Quattrocento, in Arte nella Valle del Serchio. Tesori in Garfagnana e Mediavalle dall'Alto Medioevo al Novecento, Lucca, 2018, pagg. 139 - 141.. La tavola è incorniciata da un quadro del XVI secolo.