La politica del grosso bastone (in lingua inglese Big Stick ideology, Big Stick diplomacy o Big Stick policy) indica la politica, soprattutto estera, perseguita dal presidente degli Stati Uniti d'America Theodore Roosevelt durante i suoi due mandati dal 1901 al 1909, nel primo decennio del XX secolo.

Tale politica, nella storia statunitense spesso accomunata al concetto più ampio di diplomazia delle cannoniere, era caratterizzata da negoziati pacifici a cui era affiancata la minaccia del "grosso bastone", cioè dell'intervento militare statunitense. Fortemente pragmatica e basata sui principi della ragion di Stato, la politica rooseveltiana, tipicamente machiavellica, fu l'espressione mediata dei circoli espansionistici americani..

L'origine dell'espressione

L'origine del termine deriva dalla frase: Speak softly and carry a big stick; you will go far ("Parla gentilmente e portati un grosso bastone; andrai lontano") che Roosevelt sosteneva essere un proverbio dell'Africa occidentale. Tale origine, però, è controversa. La prima traccia dell'utilizzo di una simile frase da parte di Roosevelt è riscontrabile in una lettera datata 26 gennaio 1900, quando era ancora governatore di New York, indirizzata a Henry W. Sprague dell'Unione League Club. Nella lettera Roosevelt esprimeva la propria gioia per essere riuscito a obbligare i Repubblicani di New York a togliere l'appoggio a un funzionario corrotto.

Nella stessa lettera Roosevelt affermava che la frase era un proverbio dell'Africa occidentale e, in un primo momento, questa dichiarazione fu portata come prova del fatto che Roosevelt fosse un accanito lettore.. Il primo utilizzo pubblico risale invece a un discorso tenuto alla Fiera dello Stato del Minnesota il 2 settembre 1901, due giorni dopo l'attentato al presidente in carica William McKinley. Questi morì otto giorni dopo e Roosevelt, in quanto vicepresidente, divenne per diritto costituzionale il 26º presidente degli Stati Uniti. In realtà, sembra che Roosevelt possa aver usato tale frase anche in precedenza e che lui stesso avrebbe spiegato che si trattava di proverbio africano solo in senso metaforico.

Roosevelt descrisse la sua politica come:

L'aggressiva politica estera non impedì a Roosevelt di ottenere nel 1906 il Premio Nobel per la pace, essendo riuscito con la sua opera di mediazione a far concludere la guerra russo-giapponese con la firma del Trattato di Portsmouth il 5 settembre 1905.

Anche i suoi immediati successori utilizzarono questo tipo di politica; ad esempio William Howard Taft, sebbene la sua politica estera venne denominata diplomazia del dollaro, ricorse all'uso della forza quando la sua politica di investimenti economici a sostegno dei governi dei Paesi utili all'economia americana non si dimostrò sufficiente. Intervenne infatti militarmente in Nicaragua anche per proteggere gli interessi americani sul Canale di Panama minacciati dalla concorrenza giapponese.

Storia Politica interna

Nel 1902 140.000 minatori iniziarono uno sciopero reclamando una retribuzione più elevata, turni giornalieri ridotti a 8 ore e alloggi migliori. Erano guidati da John Mitchell, un minatore fondatore della United Mine Workers (UMW). Le società minerarie rifiutarono di rispondere alle esigenze dell'UMW e contattarono il governo federale per avere supporto. Prima di Roosevelt, il governo avrebbe autorizzato un intervento militare per far cessare forzatamente lo sciopero; il presidente invece, temendo le ripercussioni dello sciopero sull'economia decise di organizzare una riunione alla Casa Bianca con rappresentanti o delegati di entrambe le parti.

Tornato dalla riunione, Mitchell incontrò i minatori e alla fine fu deciso di continuare lo sciopero. Roosevelt optò allora per l'intervento militare, che non fu però indirizzato a fermare lo sciopero e riportare la situazione sotto il controllo delle aziende minerarie: l'esercito, infatti, si limitò a far funzionare le miniere di "interesse pubblico". Le società minerarie, sconvolte dal fatto che così non avrebbero più ottenuto alcun profitto, accettarono le richieste dell'UMW. Questa politica fu in seguito denominata Square Deal..

America Latina Crisi venezuelana ed il corollario Roosevelt

All'inizio del XX secolo il Venezuela fu al centro di una controversia internazionale a seguito del rifiuto del presidente venezuelano, Cipriano Castro, di pagare il debito pubblico e di risarcire i danni subiti da cittadini europei durante la guerra civile del 1898: la sua intransigenza provocò l'imposizione di un blocco navale organizzato dall'Impero tedesco, dall'Impero britannico e dal Regno d'Italia. Castro pensava di essere al sicuro in virtù della dottrina Monroe ma, al momento del blocco, il governo statunitense ritenne che tale dottrina riguardasse solo le occupazioni territoriali e non vietasse altre forme di intervento militare..

Alla fine, con la mediazione del governo americano, le nazioni europee accettarono di far sottoporre la controversia alla Corte permanente di arbitrato installata a L'Aia. Il verdetto fu favorevole ai Paesi autori del blocco e venne accolto con preoccupazione dagli Stati Uniti, che temettero nuovi interventi militari europei in America meridionale.. La risoluzione de L'Aia fu la causa contingente che spinse il presidente statunitense a raffinare il "corollario Roosevelt" alla Dottrina Monroe:. anche se aveva accennato in precedenza a un'idea simile in lettere private, Roosevelt annunciò ufficialmente il corollario nel 1904, affermando che il suo unico scopo era di garantire la "felicità e la prosperità" ai paesi del continente americano. La maggioranza degli storici, tra cui Howard Beale (uno dei biografi di Roosevelt), sostiene che il corollario sia stato influenzato sia dalle convinzioni personali di Roosevelt sia dai suoi collegamenti con gli obbligazionisti stranieri. L'opinione pubblica si era mostrata molto tesa durante i due mesi del blocco navale e Roosevelt aveva chiesto ai Paesi europei di ritirare le loro forze. Durante le trattative per la cessazione del blocco, Roosevelt mantenne una forza navale di stanza a Cuba pronta a intervenire nel caso di un'aperta violazione della dottrina Monroe..

Diplomazia del Canale Gli Stati Uniti utilizzarono la politica del grosso bastone durante la cosiddetta "diplomazia del canale", cioè la serie di azioni diplomatiche degli Stati Uniti durante la ricerca di un canale che, attraverso l'America centrale, collegasse l'Oceano Atlantico all'Oceano Pacifico. Sia il Nicaragua sia l'attuale Panama, all'epoca parte integrante della Colombia, furono coinvolti in incidenti diplomatici cagionati dalla politica del grosso bastone.

Progetto del Canale del Nicaragua

Nel 1901 il segretario di Stato John Hay fece pressioni sul governo del Nicaragua affinché approvasse il progetto per la costruzione di un canale che collegasse l'Atlantico al Pacifico. A ratifica avvenuta il Nicaragua avrebbe ricevuto 1,5 milioni di dollari cui sarebbero seguiti 100.000 dollari l'anno; inoltre gli Stati Uniti avrebbero provveduto a "mantenere la sovranità, l'indipendenza e l'integrità territoriale" del piccolo paese..

Il Nicaragua fece una controproposta, con la quale rinunciava ai 100.000 dollari annui in cambio di un premio a ratifica avvenuta di 6 milioni. Gli Stati Uniti accettarono il nuovo accordo ma, dopo l'approvazione del Congresso, sorse un problema di competenza: gli Stati Uniti non avrebbero avuto alcun tipo di giurisdizione nel territorio su cui sarebbe sorto il canale. Quando l'imprevisto era vicino alla risoluzione, il leader politico nicaraguense ed allora presidente José Santos Zelaya non si oppose agli interessi statunitensi, ma altri politici statunitensi pro-Panama iniziarono a sollevare altri problemi contro la scelta del Nicaragua.

Zelaya infatti era stato già pesantemente osteggiato dagli Stati Uniti per le sue ambizioni di creare gli Stati Uniti dell'America Centrale, che avrebbero contrastato l'egemonia statunitense nella regione, e per aver tra l'altro invaso il Guatemala nel tentativo di conseguire tale obiettivo. Inoltre già in precedenza aveva avviato negoziati per la costruzione di un canale con Giappone e Germania, allora già in contrasto con gli Stati Uniti per il possesso dei porti caraibici. Infine Zelaya veniva anche bollato dagli Stati Uniti come tiranno per le sue azioni dispotiche e il modo in cui stroncava l'opposizione.

Costruzione del Canale di Panama

Nel 1899 fu istituita la Isthmian Canal Commission con l'incarico di determinare il sito migliore (Nicaragua o Panama) dove realizzare il canale e di supervisionarne la costruzione. Dopo l'esclusione del Nicaragua, Panama fu la scelta più ovvia ma sopraggiunsero alcune complicazioni: con l'incremento degli interessi statunitensi a Panama (all'epoca parte della Colombia), sia la Colombia che la società francese che doveva fornire i materiali da costruzione aumentarono i loro prezzi. Gli Stati Uniti, rifiutandosi di pagare tasse più alte del previsto, decisero di organizzare e sovvenzionare una rivoluzione in Colombia...

Il 3 novembre 1903, forte del supporto della United States Navy che aveva inviato la cannoniera per interdire l'uso della ferrovia alle truppe colombiane, Panama dichiarò la propria indipendenza dalla Colombia e divenne una repubblica, ricevendo 10 milioni di dollari dai soli Stati Uniti. Il paese ottenne anche il pagamento di una somma annuale di 250.000 dollari e garanzie di indipendenza. In cambio gli Stati Uniti guadagnarono i diritti perpetui sulla cosiddetta zona del Canale di Panama: in seguito il presidente affermò che aveva "preso il Canale e lasciato i dibattiti al Congresso". Dopo la perdita di Panama il governo colombiano si appellò agli Stati Uniti affinché riconsiderassero gli accordi con Panama e provò a dichiarare la città di Panama capitale della Colombia..

Cuba

Al termine della guerra ispano-americana gli espansionisti statunitensi proposero l'annessione di Cuba: in molti temevano infatti che una potenza straniera avrebbe potuto prendere il controllo di una porzione di Cuba, impedendo agli Stati Uniti di mantenere i propri interessi sull'isola.. Nonostante i molti pareri favorevoli, l'annessione era impedita dall'emendamento Teller che recitava: "Con la presente si esime da ogni disposizione della volontà di esercitare sovranità, competenza, o controllo di detta isola tranne che per la pacificazione della stessa, e si afferma la determinazione, quando questa [la pacificazione] fosse compiuta, di lasciare il governo e il controllo dell'isola al suo popolo". Significava che gli Stati Uniti non avrebbero dovuto interferire nel governo di Cuba; tuttavia la fazione espansionista sostenne che l'emendamento Teller era stato varato "ignorando le condizioni reali" e che di conseguenza gli Stati Uniti erano svincolati da quanto dichiarato nel documento.

In seguito al dibattito attorno all'emendamento Teller, fu promulgato l'emendamento PlattIn realtà il termine "emendamento" è usato in maniera impropria perché si trattava di una clausola dell'Army Appropriation Act del 1901. che fu accettato da Cuba alla fine del 1901 solo dopo forti pressioni da parte di Washington. Il contenuto dell'emendamento Platt fu sintetizzato da Thomas Bailey nel Diplomatic History of the American People:

Cuba non può prendere decisioni che possano compromettere la sua indipendenza o consentano a una potenza straniera di assumere il controllo dell'isola. Cuba si impegna a non incorrere in un indebitamento che superi i propri mezzi (potrebbe provocare un intervento straniero). Gli Stati Uniti hanno la facoltà di intervenire al fine di mantenere l'ordine e l'indipendenza cubana. Cuba accetta il programma di igiene finanziato dagli Stati Uniti (rivolto principalmente contro la febbre gialla). Cuba accetta di vendere o affittare agli Stati Uniti siti per basi navali o depositi di combustibile (Guantánamo divenne la principale base statunitense).