Un'organizzazione (dalla lingua greca antica: ὅργανον -organon- strumento) è un gruppo di persone formalmente unite per raggiungere uno o più obiettivi comuni che individualmente riuscirebbero difficilmente a raggiungere.

Storia Le organizzazioni si possono distinguere in cinque modelli, corrispondenti a cinque fasi storiche: Panottico (fine XIX secolo inizio XX secolo): fu introdotto in America da Andrew Carnegie nel campo di produzione dell'acciaio e si basa su una piramide gerarchica e di controllo globale di tutte le fasi produzione. Si caratterizza per la produzione in serie di beni, per es. alimentari ed armi; Organizzazione scientifica del lavoro (anni '20-40): gli organismi sono distinti a seconda del miglior impiego possibile nella filiera produttiva e della differenziazione dei beni in base alla categorie istituzionali, es. assicurazione e previdenza; Teoria dei sistemi (anni '50-60): l'organizzazione è decentrata su base territoriale; il limite al modello sistemico è il rischio che alcune unità decentrate diventino inefficaci, quasi come un'organizzazione a due velocità (la progettazione ha successo se non ci sono troppe variazioni sulla domanda); Organizzazione a matrice (anni '70-80): nasce la sperimentazione dei progetti per nuovi prodotti; aumenta la mobilità e la precarietà del lavoro a causa della contingenza di molti progetti; aumentano i conflitti tra gli organismi; Cibernetica (anni '90-00): riesce ad autoregolamentarsi sulla base delle informazioni ricevute attraverso feedback negativi, in grado di monitorare i cambiamenti e implementare le risposte adeguate.

Descrizione Caratteristiche generali L'organizzazione è lo strumento che stabilizza e specifica il vincolo associativo che lega i gruppi sociali (aggregazioni spontanee o necessarie di individui). Una buona organizzazione predispone in primo luogo le strutture per il soddisfacimento degli interessi sia individuali che collettivi del gruppo sociale.

Dal punto di vista giuridico, l'organizzazione (o meglio i vari modelli organizzativi che danno luogo al plurimorfismo) si esprime soprattutto attraverso attività regolate in via tendenziale dal principio di legalità. La giuridicità dell'organizzazione di una comunità di individui (ad es. lo Stato), solleva anche il problema della titolarità della funzione organizzatrice.

Principi ed elementi organizzativi Per definire l'oggetto di studio della ricerca organizzativa occorre formulare tre premesse: Le organizzazioni sono formate da diversi elementi con differenti funzioni che contribuiscono singolarmente a formare il processo organizzativo complessivo; I sistemi organizzativi sono concepiti sulla base di principi che trovano soddisfazione all'interno così come nell'ambiente esterno; I sistemi si basano sull'elaborazione e la generazione di informazioni che permettono alle organizzazioni di apprendere e di svilupparsi.

I principi fondamentali di un'organizzazione includono:

un carattere strumentale: i processi di perseguimento degli obiettivi organizzativi seguono un iter predeterminato in base alla “razionalità strumentale”; la gestione dei conflitti: coincide con il riconoscimento delle norme e della loro immutabilità; una piramide gerarchica: gli individui sono esseri razionali che basano le proprie scelte in funzione del feedback affettivo-relazionale. La natura di questi bisogni è descritta tramite una scala di valori che inizia da esigenze fondamentali legate al coinvolgimento emotivo fino a raggiungere valori più complessi quali l'autorealizzazione e le promozioni.

Gli elementi di un'organizzazione sono:

Attori: persone, animali o cose; si suddividono in staff e line a seconda del ruolo che ricoprono; Struttura sociale: rappresentano gli elementi di regolarità dei processi sociali; verticale con un unico responsabile della relazione con l'esterno; orizzontale dove l'omogeneità organizzativa è messa in discussione dalla situazione sociale interna; Tecnologie: insieme di mezzi e risorse per la trasformazione degli input in output; Fine (mission): rappresentazione degli obiettivi desiderati; Ambiente (setting): il contesto in cui l'organizzazione svolge la sua attività e anche l'insieme di elementi esterni che condizionano tale organizzazione.

Teorie organizzative Diverse branche delle scienze sociali si occupano sotto diversi aspetti delle organizzazioni: antropologia, sociologia, economia, scienze politiche, psicologia e management. Attraverso la psicologia sociale, ad es., è possibile analizzare i processi di socializzazione “in group” e “outgroup” (la competizione oppure la cooperazione tra associazione di studenti diverse), attraverso l'economia si può comprendere la scelta dell'individuo inteso come consumatore, la scienza politica analizza i nessi tra autorità e funzionamento (qualità del sistema amministrativo), in campo economico l'organizzazione è studiata con riferimento all'azienda dalla branca dell'economia aziendale nota come organizzazione aziendale.

Qualsiasi approccio a un'organizzazione, dunque, non deve limitarsi a un'unica disciplina ma deve considerare ogni punto di vista. Così differenti approcci determinano anche uno svariato numero di teorie e punti di vista che si occupano di tutto ciò che è pertinente al concetto di organizzazione. Naturalmente alcune di queste idee e prospettive sono compatibili le une con le altre, mentre altre si contraddicono.

Teoria sulla burocrazia

L'apparato organizzativo tipico è la burocrazia che assume la sua forma più completa nella società moderna. A tal proposito si suole distinguere tra una razionalità rispetto al valore e una razionalità rispetto allo scopo: se il valore è buono, lo scopo è qualcosa che si prefiggono vari soggetti indipendentemente dal suo valore eticoGiuseppe Bonazzi (2000) "Storia del pensiero organizzativo", Franco Angeli, Milano, p. 193.

La burocrazia non è orientata verso dei valori, con scopi sempre benefici ma può anche essere usata per scopi strumentali, in quanto lo strumento tecnico è superiore a qualsiasi altra amministrazione, cioè rivolta ad esaminare le ragioni per cui un modello è superiore ad altri modelli puri di amministrazione. Se la burocratizzazione è una tendenza generale della società moderna, il potere burocratico ha una particolarità, è acefalo, non ha cioè dentro di sé le direttive supreme di natura politica che guidano le scelte di un paese o di un'organizzazione.

La burocrazia è sempre un apparato al servizio di un potere politico che si può basare su forme di legittimazione carismatica, tradizionale o razionale. Responsabile di un apparato burocratico è il funzionario che segue le direttive di un capo politico, mentre il capo politico muta a seconda delle vicende storiche. Tra capo politico e funzionario si instaura un rapporto complesso e strumentale, poiché i funzionari attuano i programmi dei politici interpretandoli e adattandoli, attenuandoli o ritardandoli.

La burocrazia può anche essere avversa a un Parlamento democraticamente eletto, comportando delle degenerazioni nel funzionamento dello Stato ed impostando un rapporto disfunzionale tra potere politico e potere burocratico.

Teoria della stratificazione professionale In seno all'organizzazione burocratica emergono dei gradi di professionalità perché se un lavoro è ricco di contenuti discrezionali e di professionalità, si allunga il periodo di iniziativa personale e l'organizzazione esercita il controllo di merito solo per le decisioni prese. In altre parole, più si sale di livello più diminuiscono i controlli, per es. se un operaio sarà controllato sempre, un direttore lo sarà solo due o tre volte all'anno.

Il modello di organizzazione professionale affonda le radici nella «teoria della stratificazione del lavoro»Jaques E., (1978) Health services: their nature and organization, and the role of patients, doctors, nurses, and the complementary professions, Brunel Institute of organization and social studies series, Heinemann, London, (trad. it. Il servizio sanitario: il modello inglese come guida per la riforma sanitaria in Italia, Etas Libri, Milano), p. 296, di tipo piramidale, dove la differenze di posizione nella scala di valori dipendono da cinque tipi di decisioni:

Prassi. Si tratta di atti minimi operativi quali la registrazione della prenotazione della visita medica, la vendita dei farmaci, il rilascio delle ricette, ecc. Atti contingenti. Le decisioni si prendono al momento facendo affidamento all'esperienza personale, e non a protocolli o prassi consolidate (per es. un minore che scoppia improvvisamente a piangere e che è consolato da un'infermiera). Atti regolamentati. Si tratta di una serie di comportamenti che sono stati previsti e prescritti in codici particolari (per es. le norme di evacuazione in casi incendio); questo strato implica un medio livello di interazione tra attore e reagente a causa della discrasia tra possibilità normativa e attualità contingente. Pianificazione. Concerne la rilevazione della domanda di beni sul territorio che si manifesta con i dati ricavati dai servizi posti in funzione esplorativa, rientrando più precisamente nell'integrazione informativa, che attualmente ha compiuto passi notevoli in avanti grazie all'ausilio delle risorse informatiche. Dunque non si tratta di decisioni più severe degli strati precedenti, ma si tratta di essere d'aiuto a chi, politici e governi, dovranno prendere decisioni in merito alle risorse da destinare all'organizzazione. Decisione. Tutti gli attori del sistema integrato cercano di fare il possibile affinché i servizi possano soddisfare al meglio la domanda di beni e di bisogni della clientela, di conseguenza è lo Stato che richiede più tempo di negoziato tra le parti e più difficoltà organizzative.

Ulteriori strati possono essere identificati a partire dall'estensione e dalla suddivisione geografica per ogni servizio per il quale si offre la pianificazione, per es. a livello provinciale o nazionale. Questi strati non sono così tanto differenti tra loro in quanto c'è la possibilità che attori diversi si occupino di decisioni relative ad altri livelli, cd. «zooming»Ivi, p. 127., per es. l'assessore che fa pressione sui responsabili di azienda affinché si interessino di un appalto, oppure, i regolamenti che presentano situazioni innovative che richiedono decisioni immediate e che aprono a nuove esigenze. Un altro fenomeno è la «fase transizionale»Ivi, p. 129 che è la condizione in cui una persona al momento dello zooming è chiamata ad interagire con ambienti nuovi e con conoscenze diverse dalla propria e a percepire questa situazione come un'occasione per migliorare sé stessi. In luogo del progetto l'attore vede coinvolti gli attori in un organo formale per l'integrazione che può assumere due direzioni operative: essere un luogo dove prendere decisioni sull'assegnazione dei fondi e la distribuzione delle risorse oppure un forum dove le parti discutono sui problemi e sulle categorie d'interesse verso le quali occorrono investimenti, che poi saranno compito delle autorità politiche realizzare.

Teoria delle relazioni umane Il concetto di organizzazione visto nell'ottica delle relazioni umane, fa sì di porre al centro della suddetta il lato psico-relazionale dell'uomo. Per meglio comprendere la portata di tale teoria, va premesso che prese piede nel periodo in cui il taylorismo era agli apici della sua applicazione; il paradosso, è che più il taylorismo si diffondeva e si radicava nella vita della società civile, più aumentavano le critiche verso di esso. L'estrema applicazione dello scientific management, pose le basi per situazioni da laboratorio per gli psicologi del tempo, la quale iniziarono studi sulla fatica e la monotonia.