Il cronovisore (o cronoscopio) è un ipotetico dispositivo in grado di captare e riprodurre immagini e suoni provenienti dal passato.
Lo scrittore di fantascienza Isaac Asimov nel racconto del 1956 Il cronoscopio (The Dead Past) descriveva questa tecnologia immaginaria. Malgrado il nome, non esiste alcuna relazione con il cronoscopio di Hipp, uno strumento meccanico sviluppato da Mathias Hipp per la misurazione di brevi intervalli di tempo con una precisione del millesimo di secondo, né con il cronoscopio inventato dallo scienziato vittoriano Charles Wheatstone per misurare piccoli intervalli di tempo.
Varie opere di fantascienza – anche precedenti ad Asimov – hanno raffigurato la stessa idea, e alcune hanno rappresentato l'ipotesi secondo la quale, realizzando un viaggio interstellare a velocità superluminali e disponendo di adeguate tecnologie di osservazione a distanza, sarebbe possibile osservare il passato della Terra da qualche lontana stella.
L'ipotetica invenzione di un "cronovisore" nei primi anni settanta è stata attribuita a Pellegrino Ernetti, un monaco benedettino italiano; non esiste tuttavia alcuna prova concreta che sia mai stata realizzata una tecnologia simile e il dispositivo non fu mai mostrato in pubblico; inoltre Peter Krassa riporta in un suo testo quella che dichiara essere l'ammissione dello stesso Ernetti circa l'infondatezza delle sue affermazioni..
Narrativa fantascientifica Il primo chiaro esempio di cronovisore appare nel racconto L'Historioscope (nella raccolta Fantaisies, 1883) di Eugène Mouton, dove un telescopio elettrico è utilizzato per vedere il passato.
Nel romanzo la macchina del tempo di fantascienza di H. G. Wells, pubblicato per la prima volta nel 1895.È una delle prime storie ad aver portato nella fantascienza il concetto di viaggio nel tempo e spazio basato su un mezzo meccanico, inaugurando un intero filone narrativo che ha avuto particolare fortuna nel XX secolo. Per la prima volta si parla anche di viaggiatori nel tempo.
Nel romanzo Il signore del tempo (pubblicato in appendice su Il Resto del Carlino nel 1902 e in volume nel 1904) lo scrittore italiano Giuseppe Lipparini narra dell'invenzione della "fotografia del tempo", uno speciale procedimento fotografico che permette a un astronomo di vedere nel passato, e delle drammatiche conseguenze che ciò comporta al suo ideatore.
Nel romanzo breve del 1947 D come Diamoci Dentro (E for Effort), T. L. Sherred descrive un visualizzatore temporale costruito da un genio povero che non riesce a farsi considerare seriamente. Il genio usa la sua invenzione per creare pellicole storiche che egli poi proietta al pubblico nel suo decrepito cinema. Viene scoperto da un produttore di Hollywood che è in grado di sfruttare l'apparecchio per creare i primi film, poi ricostruzioni storiche e infine documentari politici. L'ultima parte è la sua rovina, dato che egli espone ogni crimine commesso dai leader mondiali in nome del patriottismo e dell'ideologia, con conseguente crollo del governo, seguito da una guerra nucleare.
Per il racconto L'occhio privato (Private Eye) del 1949, Henry Kuttner e C.L. Moore (scrivendo con lo pseudonimo collettivo di Lewis Padgett) immaginano una società in cui la visione del tempo rende virtualmente impossibile commettere omicidi senza essere scoperti, ma che consente eccezioni per temporanea infermità mentale e legittima difesa. Il protagonista si organizza per provocare un attacco da parte della sua vittima, per poi uccidere l'uomo per (apparente) autodifesa. L'arma dell'assassino è un antico bisturi usato come tagliacarte, la cui presenza tra di loro è accuratamente orchestrata dall'assassino. Il racconto è stato trasposto dalla BBC1 nell'episodio The Eye della serie tv antologica di fantascienza Out of the Unknown (stagione 2, episodio 7).
Nel racconto Previdenza (Paycheck) del 1953 di Philip K. Dick, la Rethrick Constructions assume un ingegnere elettronico per costruire una macchina che possa vedere nel futuro. Completato il lavoro, la memoria dell'uomo viene cancellata ed egli si scopre indagato dalla polizia segreta. Il racconto è stato liberamente adattato nel film Paycheck del 2003.
Il racconto Il cronoscopio (The Dead Past) di Isaac Asimov, pubblicato in origine sulla rivista Astounding nell'aprile del 1956, riguarda l'invenzione clandestina di un visualizzatore temporale dopo che la ricerca in quel campo era stata soppressa. La ragione di ciò è rivelata nella conclusione della storia: il monitoraggio temporale col cronoscopio priva le persone della loro privacy. Asimov aveva già narrato della possibilità di vedere (e manipolare) altre epoche nel suo romanzo La fine dell'eternità (The End of Eternity) del 1955.
Il racconto Ti vedo (I See You) di Damon Knight del 1976 descrive un'invenzione che permette al suo operatore di vedere chiunque in qualsiasi punto del tempo.
Nel suo romanzo Millennium del 1983, John Varley concepisce un visore temporale manovrato da viaggiatori temporali attraverso un varco spaziotemporale artificiale chiamato "soglia". La soglia impedisce ai suoi operatori di vedere luoghi in cui sono stati o saranno (fenomeno detto "censura temporale"). Quando la soglia mostra un paradosso temporale, l'immagine sfuma in quanto i futuri alternativi si sovrappongono.
Nel romanzo La luce del passato (The Light of Other Days, 2000), Arthur C. Clarke e Stephen M. Baxter descrivono il concetto di "visualizzatore del tempo" o "cronovisore" come uno strumento che elabora i dati presenti e futuri trasmessi attraverso i corpuscoli della luce che, potendo raggiungere e superare la velocità della luce, con una specie di apparecchio amplificatore riescono a inviare i dati anche dal passato. La trama si dipana su tutta la storia umana fino a giungere al Golgota.
Il racconto Custer's Angel del 2003 di Adrienne Gormley presenta una "Trappola temporale" che il protagonista usa per studiare le storie riguardanti l'uccisore del generale Custer.
Il romanzo ZigZag (2006) di José Carlos Somoza descrive una tecnologia basata sulla teoria delle stringhe che rende possibile produrre immagini fotografiche degli eventi passati.
Altre storie che presentano visualizzatori temporali come parte relativamente minore della trama sono:
Il senno del poi (Hindsight, 1940), racconto di Jack Williamson Le guide del tramonto o Angelo custode (Childhood's End, 1953) di Arthur C. Clarke Pastwatch: The Redemption of Christopher Columbus (1996) di Orson Scott Card Cowl (2004) di Neal Asher The Brightonomicon (2005) di Robert Rankin (dove la tecnologia è chiamata Cronovisione)
Cinema Il raggio invisibile (The Invisible Ray) di Lambert Hillyer (1936). I dominatori dell'universo (Masters of the Universe) (1987). Evil-Lyn usa un visore temporale portatile per osservare un combattimento tra He-Man e i propri guerrieri. Déjà vu - Corsa contro il tempo (Déjà Vu, 2006) di Tony Scott: nel film è presente un concetto analogo al cronovisore. Guardiani della Galassia (Guardians of the Galaxy) (2014). All'inizio del film Peter Quill o Star-Lord usa un visore temporale portatile sul pianeta Morag per assisterlo nel ritrovamento di un antico globo.
Fumetto Un apparecchio che filma il passato compare in Topolino e la macchina magica (Mickey Mouse's Magic Machine), disegnata da Dick Moores per Four Color Comics #141 (14 febbraio 1947), e in Paperodissea di Guido Martina e Pier Lorenzo De Vita, per Topolino #268-269 (15-22 gennaio 1961).
Per una combinazione di fattori, un finestrino dell'astronave del dott. Enigm mostra una scena dal passato (l'imbarco degli animali sull'Arca di Noè) come fosse uno schermo televisivo, in Paperino e Mac in "Lo schiavo del Dottor Enigm" di William A. Ward, su Mickey Mouse Weekly #211-222 (17 febbraio-4 maggio 1940).
La presunta invenzione di Ernetti Padre Pellegrino Ernetti (Rocca Santo Stefano, 1925 – Isola di San Giorgio, 1994), monaco benedettino, esperto di musica antica, appassionato di fisica ed elettronica, inoltre esorcista ufficiale del patriarcato di Venezia, iniziò a investigare, a partire dagli anni cinquanta, sulla possibilità di ottenere immagini e suoni del passato e nei primi anni settanta annunciò la scoperta di una macchina, successivamente denominata "cronovisore" (termine creato dallo studioso Luigi Borello)., che tuttavia non mostrò mai al pubblico..
L'ipotetica invenzione ebbe la sua notorietà nel 1972, quando La Domenica del Corriere riportò il testo di un'intervista a padre Ernetti. sugli esperimenti che lo avrebbero condotto alla costruzione di un apparecchio da lui denominato macchina del tempo. Agli inizi degli anni duemila, François Brune ha ripreso l'argomento., aggiungendo vari dettagli che gli sarebbero stati rivelati da Ernetti.
Padre Ernetti – a colloquio con Vincenzo Maddaloni, giornalista della Domenica del Corriere – spiegò come fosse giunto alla costruzione del cronovisore e quanto affermava di aver visto nel corso della successiva sperimentazione. L'apparecchio sarebbe stato realizzato in una serie di ricerche, svoltesi tra Roma e Venezia, a cui avrebbe collaborato una cerchia di dodici scienziati: gli unici nomi lasciati trapelare furono quelli di Enrico Fermi, Wernher von Braun e Agostino Gemelli.
Principi di funzionamento Il principio fisico che sovrintenderebbe al funzionamento di questa macchina sembrerebbe riassumersi nella teoria secondo cui ogni essere vivente lascerebbe dietro di sé, nel tempo, una traccia costituita da una non ben identificata forma di energia. Tali tracce, in forma di energia visiva e sonora, non subirebbero col tempo una cancellazione definitiva, bensì una semplice attenuazione, rimanendo "impresse" nell'ambiente nel quale si manifestarono, confinate in una non meglio specificata "sfera astrale", dalle quali secondo Ernetti sarebbe possibile recuperarle. Nell'intervista a La Domenica del Corriere affermò infatti: «L'intera elaborazione si basa su un principio di fisica accettato da tutti, secondo il quale le onde sonore e visive, una volta emesse, non si distruggono ma si trasformano e restano eterne e onnipresenti, quindi possono essere ricostruite come ogni energia, in quanto esse stesse energia.»
Il suo principio di funzionamento sarebbe in buona sostanza un'applicazione delle teorie di Albert Einstein e agirebbe nel modo seguente: dando per acclarato che la velocità della luce sia la costante finita di cui ci parlano le teorie relativistiche, noi percepiamo in ogni momento l'immagine (e quindi la posizione) che il Sole aveva (circa) 8 minuti prima, dato che la sua distanza media dalla terra è di 150 milioni di km. Il cronovisore permetterebbe di vedere il passato perché, adoperando tecniche non meglio specificate ma – a dire dell'autore – derivate da applicazioni di metodiche usuali, si connetterebbe con la posizione che aveva la terra nel momento in cui si svolgeva l'evento passato. In ciò consisterebbe la "sintonizzazione" del cronovisore con l'energia lasciata dall'evento; una sintonia che lo strumento, secondo quanto afferma Ernetti, sarebbe in grado di raggiungere, assicurando la visione e l'ascolto di qualsiasi fatto avvenuto in epoche passate.
Il cronovisore, secondo la descrizione dell'autore,. consisteva di tre distinti componenti: una serie di trasduttori e antenne, in una lega di metalli non meglio specificati, garantiva la rivelazione di tutte le lunghezze d'onda del suono e della radiazione elettromagnetica. un modulo in grado di orientarsi sotto la guida delle onde sonore ed elettromagnetiche captate. una serie di dispositivi deputati alla registrazione delle immagini e dei suoni.
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