La XV Triennale di Milano si tenne al Palazzo dell'Arte di Milano nel 1973.
Programmi Quindicesima Triennale Esposizione internazionale delle arti decorative e industriali moderne e dell'architettura moderna
20 settembre - 20 novembre 1973
L'edizione di questa Triennale, cade esattamente a cinquant'anni esatti dalla prima edizione. Essa si articola principalmente su 3 nuclei espositivi: Mostre internazionali di architettura e industrial design; Sezioni Nazionali (allestite dai singoli Paesi partecipanti); Sezione Italiana.
Consiglio di amministrazione della quindicesima Triennale Presidente Pittore Remo Brindisi Consiglieri Prof. Luigi Crema Arch. Carlo de Carli Prof. Paolo De Poli Avv. Bruno Forti Arch. Ignazio Gardella Arch. Piero Gazzola Dott. Emiliano Guidotti Arch. Piero Maria Lugli Dott. Giovanni Meardi Dott. Mauro Mercanti Arch. Cesare Merola Arch. Luigi Moretti Dott. Giovanni Pini Prof. Nunzio Sciavarello Ing. Cesare Valle
Segretario dell'Ente Tommaso Ferraris Revisori dei conti Dott. Gino Ceriati Dott. Gino Pancrazi Arch. Alessandro Pasquali
Mostra internazionale di Architettura Ordinamento e allestimento: Arch. Aldo Rossi, Franco Raggi, Massimo Scolari, Rosaldo Bonicalzi, Gianni Braghieri, Daniele Vitale La sezione internazionale di architettura è costituita da una mostra di progetti in cui è prevalente il rapporto tra progettazione e città. La mostra è divisa in due parti: la prima dedicata a progetti di ristrutturazione e interventi operati a Berlino, Roma, Barcellona, Trieste, Venezia, Stoccarda, Zurigo e Napoli; e nella seconda parte sono invece presenti progetti di singoli architetti o gruppi su diversi temi. La mostra non si basa su un tema preciso ma cerca di dare un quadro significativo ed ampio dell'architettura del tempo. I progetti in genere seguono un percorso di ricerca che fanno capo ai valori del Razionalismo e di alcuni aspetti del Movimento Moderno in Europa. La mostra inizia con un tributo a tre architetti scomparsi in quegli anni: Piero Bottoni, Ernesto Nathan Rogers e Hans Schmidt. Dopo questa sala d'omaggio la mostra espone le opere del movimento moderno, che esprimono i concetti dell'architettura razionale, di Le Corbusier, Adolf Loos e Giuseppe Terragni. Fanno parte della mostra anche il volume Architettura Razionale, dove è possibile trovare una serie di testi che illustrano in maniera chiara i contenuti delle opere esposte, e due filmati: La nuova abitazione e Ornamento e Delitto. Al centro della mostra si trova una tela intitolata “La città analoga”, che rappresenta una città, attraverso una visione prospettica singolare, formata da architetture diverse riunite tra loro in un'unica composizione.
Mostra internazionale dell'industrial design Responsabile: Ettore Sottsass jr Coordinatore: Andrea Branzi Redazione e organizzazione: Vanna Becciani, Adalberto Dal Lago, Albert Leclerc, Elke Leclerc, Sergio Lentati, Massimo Magri, Paolo Saporito, Bruno Scagliola. Consulente: Gianpaolo Paoli dal Festival dei Popoli Consulenza Tecnica: Politecne Cinematografica Sistema video: Philips Segreteria: Chiara Molone
"In questi ultimi anni si è venuta formulando sempre più chiaramente la constatazione che il design, costretto nel cerchio chiuso «produzione-consumo», non può continuare a tenersi lontano da impegni e responsabilità sociali; anzi tende a definirsi, nell'ambito della sua disciplina, come atto politico più o meno consapevole, verso la costruzioni di aree sociali sempre più vaste. Questa constatazione e consapevolezza tiene in una crisi permanente il rapporto tradizionale del designer con l'industria; mette in crisi i metodi tradizionali di progettazione e mette in crisi la stessa immagine intima che il designer può dare di se stesso [..]" cit. Ettore Sottsass jr.
In quegli anni stava nascendo l'idea che il design necessitasse di uscire dal costringente rapporto con l'industria per essere ampliato e portato a parlare con realtà sociali sempre più vaste. La mostra tenta di prendere contatto con la complessità, le ambiguità, le discontinuità, le contraddizioni della realtà. Da questo concetto parte il percorso di questa sezione, che mediante l'uso di 19 televisori sui quali vengono proiettati 6 o 7 film a ciclo continuo, tenta di far comprendere le difficoltà progettuali date dall'evoluzione del rapporto tra design, industria e società. La sala è completamente nera , le uniche illuminazioni presenti sono quelle disposte lungo le scale per accedere ai posti (circa 15 per ogni set), il pubblico ha la possibilità di scegliere mediante l uso di un programma stampato. Per consentire una giusta acustica e non sovrapporre i suoni dei 19 film in contemporanea sono state disposte un paio di cuffie per ogni posto a sedere. Lo spazio è un open space privo di divisori fissi.
Le sedie sono prodotte dalla Olivetti, il servizio audio-visivo è Philips.
Il lavoro artigiano
Ordinamento e Allestimento: Luigi Massoni Coordinatore per l'ordinamento: Nanni Cagnone Allestimento: Giorgio Cazzaniga, Bernardo Zimmermann Grafica: Arch. Antonio Barrese
L'interesse di questa sezione è dovuta all'oggettiva presenza del tema, in quanto persiste in questo periodo un “problema” dell'artigianato e, nel contempo, intende ricongiungersi alle manifeste intenzioni delle precedenti edizioni della Triennale, che ha spesso voluto manifestare un certo interesse per il lavoro artigianale. L'analisi presa in causa si occupa in via documentaria di chiarire cosa sia e in che situazione si trovi l'artigianato, ponendo in alcuni casi dei dubbi sulla sua sopravvivenza. L'obiettivo è quello di far trarre delle conclusioni ai visitatori attraverso constatazioni reali e non giudizi personali o meno. In primo luogo si cerca di dare una definizione di artigianato, manca infatti una “nomenclatura tradizionale”. Mediante questo procedimento si è voluto mettere a disposizione un operato che fosse facilmente distinguibile, in tutti i suoi punti di vista, da una produzione seriale e industriale. L'obbiettivo è dunque sottolineare l'importanza dell'attività artigianale, come questa ha influito sulla formazione dell'individuo, e allo stesso tempo quali conseguenze deriverebbero da un'eventuale scomparsa di questo. In questo periodo infatti si può intravedere una progressiva perdita di cultura individuale, partita dalla Rivoluzione industriale, che attraverso i “nuovi” processi di meccanizzazione riducono l'operaio a compiere una sequenza limitata di gesti ripetuti, estraniandolo completamente dalla realtà tecnica della produzione. Questa perdita si traduce in perdita dell'individualità e diminuzione del bisogno di creare, portando ad una sempre più inesorabile uniformità di comportamento. Infine la ricerca di questa sezione fu quella, non di cercare begli oggetti, ma bensì quello di ritrovare un rapporto di vicinanza tra corpo e materia.
Sezione italiana
Lo spazio vuoto dell'habitat, una cosa, un nome, un concetto un'immagine
Ordinamento e Allestimento: Arch. Eduardo Vittoria, Coordinamento Arch. Ignazia Favata, consulenza Roberto Poggi
La sezione italiana è organizzata attorno ad un percorso costituito da un sistema centrale definito da una pedana modulare sul pavimento e da una serie di tensostrutture montate all'interno dell'edificio della Triennale che ne ridefiniscono la spazialità. Attorno all'area centrale disposta ad elle, le pareti e gli spazi ai lati ospitano prototipi, progetti e prodotti frutto della collaborazione di architetti e designer con industrie, aziende e imprese impegnate nella ricerca di nuovi materiali e prodotti sperimentali per la dimensione dello spazio domestico. Apparati domestici, multipli per abitare, totem tecnologici e muri compositi costituiscono un nuovo paesaggio dove i limiti non sono più definiti da involucri chiusi. Gli stessi elementi dell'allestimento diventano supporti per la proiezione di slogan ("contro le gerarchie, contro le centralità), sperimentazioni illuminotecnica, visive e informative. Un nastro trasportatore funge da espositore di prodotti utili alla definizione di una nuova dimensione dell'abitare. Opere grafiche, progetti sperimentali e prototipi di Marco Zanuso, Alberto Rosselli, Bruno Munari, Roberto Mango, Michele Valori, Filippo Alison, Ignazia Favata e numerosi altri realizzano in partnership con le imprese coinvolte progetti sperimentali.
Filippo Allison alla sezione degli oggetti di produzione Aldo Capasso, Augusto Vitale e l'ingegnere Massimo Majowiechi al progetto delle Tendostrutture Franco Donato alla elaborazione dei filmati estratti dalla rubrica televisiva "Habitat" Piero Castiglioni alla realizzazione della multivisione dedicata allo spazio vuoto dell'habitat, con immagini di Alfonso Galasso, Umberto Bocchiola, Franco Fontana, Filippo Panseca Società Tensoitalia di Alberto di Fontanellato alla costruzione e al montaggio delle Tendostrutture La società Keller italiana e Abet Print alla costruzione del pavimento sopraelevato Kelpac realizzato in laminato plastico Print-Perma-Kleen prodotto dalla Habet su licenza General Electric co. La società Trastecnica di Cologno Monzese alla realizzazione del trasportatore continuo a piastre snodato "Crescent Conveyor" costruito su licenza rapistan La società Gentili e Brighi Co. di Milano alla fornitura e al montaggio dei paranchi elettrici La ditta Bedding Brevetti di Casalguidi per i cuscini e i sedili (tessuti di Ken Scott) La ditta Forma+Funzione di Varese alla fornitura degli "spot" per l'illuminazione, disegnati da S.D.Monk, e cesare fiorese per le lampade "Egghead"
La sezione italiana riguarda i problemi dell'abitare. Più nello specifico, essa si pone come priorità l'analisi del rapporto della casa con la città, affrontato con metodo critico. Con lo stesso criterio viene affrontato anche il tema del processo produttivo, che punta sull'inedito, non solo dal punto di vista della tecnica e del costo, ma come una vera e propria poetica della casa.
L'allestimento e l'esposizione:
Un intero settore del pianterreno del palazzo dell'arte è occupato dalla sezione italiana e il vasto ambiente è completamente tinteggiato in color grigio topo, accompagnato da una moquette grigio chiaro. Sorretta da supporti metallici vi è una pedana sopra elevata costituita da pannelli modulari di laminato plastico: questa è la zona di massimo transito. Nelle diverse ampiezze della sala, ancorate al terreno, sono posizionate undici tendostrutture in materiale plastico bianco. L'illuminazione proviene da faretti neri appesi a pareti e pilastri. Distribuiti sulla pedana e vicino ad alcune pareti vi sono cuscini e poltroncine colorati. Accanto ad ogni oggetto esposto vi è un proiettore per diapositive che illustra le varie possibilità di utilizzo del prodotto. Entrando nell'atrio, sulla destra la prima cosa che cattura l'attenzione è il pannello con la scritta: "15T. Sezione Italiana - lo spazio vuoto dell'abitare - una cosa - un nome - un concetto - una immagine".
Mostra storica per il cinquantenario della Triennale
Comitato di studio: Bruno Munari, Agnoldomenico Pica, Franco Russoli, Umberto Zimelli Segreteria: Marianne Lorenz Ordinamento e regia generale: Agnoldomenico Pica Allestimento e Grafica: Leonello Pica, Piero Polato
La XV Triennale si svolse nel 1973, cioè 50 anni dopo la prima Biennale, tenutasi a Monza nel 1923. Per l'occasione fu allestita una mostra storica, che occupò la porzione a Sud Est del primo piano del Palazzo dell'Arte, e si estese su una superficie di 1800 m². L'allestimento, organizzato mediante elementi modulari, si compose di una grande parte centrale e della galleria.
La parte centrale, rinominata Grande diorama e direzionata verso lo scalone, fu concepita come un palcoscenico, in cui gli oggetti venivano esposti su di un grande piano di lastre di ferro arrugginito artificialmente; sul fondale invece era disposto un grande titolo “I cinquant'anni della Triennale”, in caratteri rossi fluorescenti.