Leptis Magna (in fenicio Lepqī o Lpqī e poi Lebdah o Lebda), nota anche come Lepcis, è stata un'antica città fenicia poi cartaginese ed infine romana della Tripolitania, sita nei pressi di Homs, in Libia.

Fu fondata all'inizio del I millennio a.C. da coloni fenici provenienti da Tiro e fu ricompresa nei domini cartaginesi, passando sotto il dominio del Regno di Numidia dopo la seconda guerra punica. Fu poi ricompresa nella provincia romana d'Africa e diede i natali all'imperatore Settimio Severo, che si prodigò per il suo abbellimento e per la successiva espansione del limes Tripolitanus, che traeva il nome (poi assegnato all'intera regione della Tripolitania) dalle sue tre città principali: Sabratha, Oea e Leptis Magna.

Nel 1982 il sito archeologico della città è stato riconosciuto come Patrimonio dell'umanità dall'UNESCO.

Geografia fisica La città era situata sulla costa nord-occidentale della Libia, bagnata dal mar Mediterraneo, nei pressi della moderna Lebdah, a circa 3 chilometri da Homs.

Storia La città sarebbe stata fondata, secondo fonti latine (tra cui la Naturalis historia di Plinio il Vecchio e i Punica di Silio Italico), da coloni fenici provenienti da Tiro agli inizi del I millennio a.C. e secondo quanto riportato da Gaio Sallustio Crispo i coloni avrebbero avuto rapporti amichevoli con le locali tribù libiche. Un episodio narrato dallo storico greco Erodoto farebbe presupporre che la città fosse già in decadenza sul finire del VI secolo a.C., probabilmente in concomitanza con la perdita di importanza di Tiro e Sidone, tanto che a poca distanza, alla foce del fiume Cinyps, tentarono di stabilirsi dei coloni greci guidati dallo spartano Dorieo; i coloni furono respinti dai cartaginesi con l'aiuto della tribù dei Maci ma in questo episodio Erodoto non menzionò Leptis.

L'insediamento ricomparve nel IV secolo a.C. col nome di Neapolis, probabilmente una rifondazione ad opera dei cartaginesi per proteggere la supremazia sulla costa nordafricana dopo la fissazione del confine con la Cirenaica alle are dei Fileni, venendo ricompresa nella circoscrizione Emporia dell'Impero cartaginese. La città godeva di una discreta autonomia, avendo dei suffeti come magistrati supremi, e godeva del diritto di epigamia con gli abitanti di Cartagine. Nel III secolo a.C., forse dopo la seconda guerra punica, la città e la regione circostante passarono al Regno di Numidia, sebbene il dominio numida rimase più formale che effettivo. Nel 111 a.C., durante la guerra giugurtina, la città inviò dei legati al Senato romano chiedendo l'amicizia e l'alleanza di Roma, a cui fornì aiuto contro Giugurta, e ottenne nel 107 a.C. lo stanziamento di quattro coorti dal console Quinto Cecilio Metello Numidico. Alla fine della guerra tuttavia la città rimase nel regno numidico, ottenendo lo status di civitas foederata e conservando la sua autonomia, fino a quando non fu ricompresa nella provincia romana d'Africa dopo la guerra civile tra Cesariani e Pompeiani (questi ultimi alleati col re numida Giuba I); non è chiaro da quale lato si sia schierata la città e non è stato possibile verificare che la multa, pari a circa tre milioni di libbre di olio all'anno riportata nel Bellum Africum, sia stata comminata a Leptis in Tripolitania (e forse all'intera regione) o a Leptis in Bizacena. La città comunque entrò a far parte dei domini romani libera et immunis, guadagnando il diritto di battere moneta.Sotto il dominio romano crebbe e si espanse già a partire da Augusto attraverso la costruzione di numerosi edifici, sebbene la città subì frequenti saccheggi da parte dei Garamanti e di altre tribù, soprattutto in occasione della guerra contro Tacfarinas tra il 17 e il 24 e in occasione di una controversia con la vicina Oea nel 69. Sotto Traiano ricevette il titolo di colonia, mutando il suo nome in Colonia Ulpia Traiana Leptis, ma pare comunque che i suffeti cartaginesi fossero rimasti in funzione, al fianco dei duumviri e degli edili romani. Nello stesso periodo, tra I e II secolo, si decise di ribattezzare la città in Leptis Magna, per distinguerla dall'omonima città in Bizacena (divenuta Leptis Parva).Nel 193 salì al trono imperiale Settimio Severo, nato nel 146 a Leptis in una famiglia dell'ordine equestre, che si adoperò particolarmente per la sua patria sia attraverso il consolidamento dei confini, con l'espansione del limes Tripolitanus verso Garama, sia promovendone lo sviluppo edilizio. Concesse inoltre lo ius Italicum e gli abitanti della città divennero noti anche come Septimiani in suo onore. Fino al IV secolo la città fu nel suo periodo di maggior splendore, arrivando ad avere una popolazione di circa abitanti; dopo la riforma dioclezianea fu ricompresa nella nuova provincia della Tripolitania, di cui fu verosimilmente capoluogo.

Sul finire del IV secolo la città iniziò il suo declino sia per le ripetute incursioni degli Austuriani, sia in seguito alle vicende del comes Africae Romano, sia in seguito al suo progressivo insabbiamento, sia in seguito allo scisma donatista. Intorno al 455 la città cadde in mano ai Vandali, che abbandonarono la Tripolitania alle tribù berbere; in particolare la tribù dei Lawatāh saccheggiò la città tra il 527 e il 533.

Nel 533 la città fu riconquistata dal generale Belisario per l'Impero bizantino e conobbe un breve periodo di ripresa col rinforzo della cinta muraria, che tuttavia fu ridotta lasciando fuori la parte dell'abitato ormai totalmente inghiottita dalla sabbia. Leptis divenne inoltre sede del comandante militare della regione e fu teatro nel 534 di una rivolta dei Lawatāh, respinta dai bizantini.

Terminato il regno di Giustiniano I la decadenza della città riprese inesorabile e quando vi giunsero le prime schiere di arabi tra il 642 e il 643 non era altro che un modesto insediamento di cui non si fa nemmeno menzione. La città fu definitivamente distrutta nell'XI secolo durante l'invasione hilāliana.

Scavi Una prima descrizione delle rovine di Leptis Magna si ebbe nel XVII secolo quando si iniziò a trafugare i marmi lavorati, soprattutto ad opera del console francese a Tripoli Claudio Lemaire, che nel 1687 fece trasportare a Parigi oltre 600 colonne destinate alle grandi costruzioni volute da Luigi XIV. Nel corso del XIX secolo seguirono ulteriori descrizioni delle rovine ad opera di francesi, inglesi e italiani.

Una missione archeologica italiana giunse a Leptis tra il 1910 e il 1911, avviando gli scavi nel 1920 sotto la direzione di Pietro Romanelli e poi di Renato Bartoccini e Giacomo Guidi.

Monumenti ed edifici I principali monumenti sono raggruppati in diversi settori. Sul lungomare, intorno all'antico foro risalente ai tempi preromani, sono distribuiti gli edifici ufficiali dei secoli I e II (basilica civile, curia), i templi (Liber Pater, Roma e Augusto, Magna Mater) e la successiva basilica bizantina, ospitata in un tempio dedicato a Traiano. Più all'interno, a ovest della strada nord-sud o cardo, un secondo gruppo comprende il teatro, il mercato (macellum) e il chalcidicum. Più a sud, tra il decumanus o percorso est-ovest e il Wadi Lebda, furono sviluppate le grandi terme della prima metà del III secolo, alle quali fu aggiunta una grande palestra per l'esercizio fisico. Nei pressi delle terme, gli edifici severiani segnano il sito per la loro dimensione, il lusso di costruzione e la loro abbondanza decorativa. Un maestoso viale con portici collega la piazza, dominata dal ninfeo, al porto. A nord di questa strada si può visitare il nuovo foro e una basilica civile con due abside. A queste opere dobbiamo aggiungere l'Arco dei Severi all'incrocio delle principali strade della città. Dall'altra parte del Wadi Lebda, all'estremità orientale del sito, si può scoprire l'ippodromo e l'anfiteatro vicino.

Arco di Settimio Severo

L'arco di Settimio Severo è uno dei monumenti più celebri di Leptis. Fu eretto nel 203 d.C., in occasione di una visita dell'imperatore Settimio Severo alla sua città natale, per rendere onore a lui e alla sua famiglia. Il nucleo della struttura fu costruito in pietra calcarea e poi rivestito in marmo. L'opera che oggi tutti possono vedere è in realtà una semi-fedele ricostruzione dell'antico monumento, al pieno recupero del quale gli archeologi stanno tuttora lavorando.

L'arco è costituito da quattro pilastri che sorreggono una copertura a cupola. Ciascuna delle quattro facciate esterne dei pilastri era affiancata da due colonne corinzie, tra le quali erano scolpite decorazioni in rilievo rappresentanti le virtù e le imprese dei Severi. Nel punto di intersezione tra la cupola e i pilastri sono scolpite delle aquile con le ali piegate, uno dei simboli della Roma imperiale. Sopra le colonne si trovano due pannelli scolpiti che riproducono nei dettagli processioni trionfali, riti sacrificali e lo stesso Settimio Severo che tiene per mano il figlio Caracalla. Sulla facciata interna delle colonne sono riportate scene di campagne militari, cerimonie religiose e l'immagine della famiglia dell'imperatore.

Terme di Adriano Lo sviluppo della città, insieme all'arrivo dell'acqua e alla diffusione dell'impiego del marmo portarono l'imperatore Adriano, agli inizi del II secolo d.C., a commissionare l'impianto termale che porta il suo nome. Il complesso fu inaugurato nel 137 d.C., ma alcuni archeologi sostengono che l'effettiva apertura sia avvenuta dieci anni prima. Conformemente alla tradizione romana, esso si sviluppa su un asse nord-sud con ambienti disposti simmetricamente.

Le terme sono accessibili dalla palestra, dalla quale si passa nella natatio, ampio ambiente con il pavimento rivestito da marmi e mosaici in cui si trova una piscina all'aperto circondata da colonne su tre lati. Oltre la natatio, si apre il frigidarium, con le vasche di acqua fredda. La stanza misura per , è pavimentata in marmo; otto massicce colonne con fusti di marmo cipollino alte quasi sorreggono un soffitto a volta, un tempo ornato con mosaici di colore blu e turchese, di cui oggi però non rimane più nulla. Ad entrambe le estremità della sala si trova una vasca, mentre, lungo le pareti sono presenti nicchie che ospitavano 40 statue, alcune delle quali sono oggi conservate nei musei di Leptis e di Tripoli.

Immediatamente a sud del frigidarium si trova il tepidarium, il locale adibito al bagno tiepido, in origine formato da una piscina centrale fiancheggiata su due lati da colonne - le altre due vasche furono aggiunte successivamente. Tutto intorno si aprono le stanze del calidarium, per il bagno caldo, orientate verso sud. Un tempo, probabilmente, avevano grandi finestre in vetro sul lato meridionale. A questo locale furono aggiunte cinque laconica (bagni di vapore) durante il regno di Commodo. All'esterno, sul lato meridionale, erano collocate le fornaci usate per riscaldare l'acqua. Sui lati orientale e occidentale degli edifici corrono le cryptae, i deambulatori. Alcuni ambienti più piccoli erano i cosiddetti apodyteria, gli spogliatoi. Le forica, le latrine, meglio conservate sono quelle che si trovano sul lato nord-orientale del complesso.

A queste terme si sono ispirate quelle di Barbara a Treviri, nelle provincia della Germania inferiore del II secolo.

Tempio delle Ninfe A est della palestra e delle terme di Adriano vi è una piazza aperta dominata dal nymphaeum, o tempio delle Ninfe. Si tratta di una fontana monumentale con la facciata riccamente articolata da colonne con fusti di granito rosso e marmo cipollino e con nicchie, ora vuote, che un tempo ospitavano delle statue di marmo. Risale all'epoca del regno di Settimio Severo.

Via colonnata La piazza antistante il Nymphaeum segnava l'inizio di una via monumentale, fiancheggiata da portici colonnati, diretta al porto. La strada era larga più di e lunga circa . Poiché collegava le terme e il nuovo foro dei Severi con il lungomare, era una delle strade più importanti della città.

Foro dei Severi