La cattedrale di Santa Croce è il duomo di Forlì e sede del vescovo della diocesi di Forlì-Bertinoro. Al suo interno, nella cappella sinistra, si trova la xilografia della Madonna del Fuoco, patrona della diocesi.

Storia Si hanno notizie della presenza di una pieve, presumibilmente anteriore al XII secolo, si ipotizza risalente al X secolo, periodo in cui si parla di una plebs liviensis. Probabilmente la chiesa viene ingrandita nel tempo e assume un ruolo più importante per la città, ma nel 1173 un grande incendio devasta Forlì e danneggia questa prima chiesa che subisce quindi una prima ricostruzione. A seguito degli interventi diviene quindi una chiesa in stile gotico con tre navate irregolari (le due minori hanno dimensioni diverse), sette campate e copertura a sesto acuto. A questa fase risale una prima versione della cappella di San Valeriano, le cui reliquie vengono portate in Duomo nel 1267. La chiesa si affaccia su una piazza che risulta essere la principale almeno fino al 1212. In quest'anno il centro cittadino viene spostato al Campo dell'Abate, che diventa sede del mercato e finisce per catalizzare gli interessi della città. Questo crea una sorta di rivalità fra l'abbazia di San Mercuriale e il Duomo stesso, che è destinata a durare negli anni: vescovo e abate con poteri autonomi si trovano più volte in contrasto.

Il primo Duomo di forme più considerevoli risale al Quattrocento, con inizio dei lavori a partire dal 1424, data in cui i canonici ottengono la possibilità di utilizzare una fornace presso Schiavonia e di avviare la costruzione. In questa fase il Duomo presenta ancora tre navate che terminano con l'abside e due cappelle laterali, quella di San Valeriano (destra) e quella di San Bartolomeo (sinistra). Le campate, invece, vengono ridotte a seiLe notizie vengono dalla cronaca di Giovanni di Mastro Pedrino e si trovano in Silvia D'Altri, Duomo di Santa Croce, 2000, p.6. La dedicazione è a San Valeriano e alla Santa Croce, un frammento della quale si dice sia conservato nel Tesoro del Duomo. Tuttavia dal 1428 è particolarmente venerata anche l'immagine miracolosa della Madonna del Fuoco, in origine collocata nella cappella di San Bartolomeo (oggi Battistero), ma poi inserita in una cappella appositamente costruita.

La versione della chiesa antecedente ai lavori ottocenteschi si può vedere in una incisione del 1839. La facciata si presenta semplice e lo squilibrio verso l'altezza denuncia un residuo di caratteri gotici, nonostante il periodo di costruzione sia ormai da riferirsi al Rinascimento.

Nel 1464 Marino Cedrini viene chiamato a realizzare un portale in marmo che raffiguri i santi più importanti per la città. Eliminato con il rifacimento ottocentesco, che sostituisce la facciata a capanna con il colonnato corinzio, questo portale è stato collocato davanti alla Chiesa del Carmine. Si trova invece nella Pinacoteca una lunetta con Maria fra angeli, realizzata dal Maestro delle Madonne di marmo per la porta di un edificio adibito all'alloggio dei canonici.

Nel 1475 i rinnovamenti non sono ancora terminati, ma la cattedrale viene consacrata dal vescovo Alessandro Numai.

All'impianto della chiesa viene ad aggiungersi la Cappella del Santissimo Sacramento progettato come edificio autonomo da Pace di Bombace nel 1486 e consacrato nel 1497.

Tra Quattrocento e Cinquecento vengono sostituite le volte in legno con volte in pietra, le colonne acquisiscono forme classiche e nel 1506, con la visita di papa Giulio II, Marco Palmezzano dipinge La Comunione degli Apostoli che viene collocata nell'Altare maggiore (sarà rimossa a metà Settecento e ora è in Pinacoteca). Viene collocato un nuovo fonte battesimale vicino all'ingresso realizzato da Tommaso Fiamberti (1504). La cappella che ospiterà poi il battistero e che era dedicata a San Bartolomeo, viene ornata con la lunetta di Giovanni di Mastro Pedrino con il Miracolo della Madonna del Fuoco e con degli affreschi realizzati da Livio Agresti (dopo 1550) poi staccati nell'Ottocento e ora conservati nella Pinacoteca di Forlì (molti però sono andati perduti). Lo stesso Livio Agresti dipinge una pala d'altare per la cappella di San Valeriano.

Nel Seicento, per ospitare la xilografia della Madonna del Fuoco, viene costruita una cappella dedicata.

L'attuale aspetto neoclassico, frutto dei grandi lavori che seguirono l'abbattimento della primitiva chiesa romanico gotica, le fu conferito dall'architetto Giulio Zambianchi che completò la nuova fabbrica nel 1841. Della struttura precedente rimangono la cappella del Santissimo Sacramento nella navata destra e la grande cappella della Madonna del Fuoco nella navata sinistra, realizzata tra il 1614 e il 1636 e sovrastata da una cupola ottagonale affrescata da Carlo Cignani che vi raffigurò lAssunzione della Vergine in cielo.

Descrizione

L'esterno si presenta come la facciata di un tempio classico, su ispirazione del Pantheon, derivata dallo stile neoclassico scelto per le ricostruzioni ottocentesche. In linea con l'ambito padano è invece la scelta dei mattoni alternati con il marmo delle basi, dei capiteli, dell'architrave e della dentellatura del timpano, che creano la tipica bicromia padana, in continuità con il Duomo precedente. L'interno è strutturato in tre navate, divise da colonne marmorizzate con i capitelli in stile corinzio. Oltre le navate laterali si aprono due strutture che risalgono a un periodo precedente rispetto al corpo della chiesa che assume l'assetto attuale nel 1841. Si tratta di due costruzioni che nella riorganizzazione del Duomo non furono rimosse per il grande interesse storico artistico che rivestono: a destra si trova la cosiddetta Cappella del Santissimo Sacramento, della anche del Sacro Cuore, in precedenza un edificio autonomo dedicato alla Madonna della Ferita (immagine devozionale conservata al suo interno) progettato da Pace di Maso di Bombace nel Quattrocento con uno stile rinascimentale. A sinistra la navata laterale dà accesso alla Cappella della Madonna del Fuoco, realizzata nel Seicento con forme barocche.

Il presbiterio è molto lungo e termina con un'abside tondeggiante dove Pompeo Randi ha dipinto L'Invenzione della Croce nel 1863. Lungo il corpo della chiesa si aprono due cappelle minori per lato. A fianco del presbiterio, a destra si trova il cosiddetto Battistero che contiene il Fonte Battesimale cinquecentesco (un tempo cappella di San Bartolomeo). A sinistra, invece, si trovava la cappella di San Valeriano, distrutta dalle mine dei tedeschi in fuga e dunque ricostruita nel Dopoguerra.

La copertura è realizzata con una volta a botte in cui si alternano dei cassettoni con rosoni in stucco a vele a crociera in cui sono raffigurati: Il Beato Giacomo Salomoni; San Sigismondo Re, il Beato Bonaventura Tornielli; il Beato Geremia Lambertenghi; i Santi Grato e Marcello; il Venerabile Padre Girolamo da Forlì.

L'altare maggiore in origine era un altare di legno e tale era rimasto anche con le modifiche ottocentesche. Papa Pio IX, in visita alla città di Forlì nel 1857, notò che questo altare non era adeguato all'aspetto magnifico della chiesa e decise di donare egli stesso un nuovo altare. A Roma un altare di grande qualità, realizzato con marmi antichi provenienti dagli scavi di Ostia, era rimasto non collocato. Pensato per il transetto della basilica di San Paolo Fuori le Mura (dopo che un incendio aveva distrutto i precedenti) non era poi stato impiegato perché lo Zar Nicola I di Russia aveva donato alla chiesa romana due altari di malachite e lapislazzuli. L'altare dunque giunge a Forlì e viene consacrato nel 1860. È composto da mensa e dossale che in origine erano uniti e sono stati smembrati, con conseguente avanzamento della mensa verso la sala in seguito alle disposizioni liturgiche aggiornate. Il materiale è marmo bianco per la struttura con riquadri di brecciato rosso e verde. Nel dossale sono presenti due stemmi del papa Pio IX. Sopra alla mensa, nel centro, è collocata una croce greca di bronzo dorato.

Il coro in legno di noce ha trentasei stalli con al centro quello previsto per il vescovo. È un'opera di una bottega forlivese ed è intagliato con motivi classicheggianti. Risale al 1865.

L'organo del Settecento, collocato nella cantoria di destra, è del celebre organaro veneziano Gaetano Callido ed era stato realizzato per la chiesa di San Girolamo dei Minori Osservanti, chiusa durante il periodo napoleonico.

Cappella della Madonna del Fuoco

La cappella-santuario della Madonna del Fuoco viene realizzata negli anni 1619-36 dall'architetto di Faenza Domenico Paganelli, di cui è considerata il capolavoro. È coperta da una cupola ottagonale con alto tamburo che presenta un affresco rifinito a tempera di Carlo Cignani (1628-1719) iniziato nel 1686 e terminato nel 1706 che rappresenta l'Assunzione della Vergine.

Nelle nicchie inserite sotto i pennacchi si trovano le statue dei quattro evangelisti, opera dello scultore bolognese Giuseppe Maria Mazza, mentre i putti in stucco sono di Filippo Balugani.

Sulla faccia interna dell'arco d'ingresso si trova Il miracolo della Madonna del Fuoco, opera di Pompeo Randi.

Ai lati si trovano le due cantorie in marmo disegnate da Gaetano Stegani, realizzate nel 1770 per sostituire quelle precedenti di legno. L'organo sulla parete destra è opera della bottega veneziana dei Callido, realizzato nel 1760 ed è inserito in una struttura di gusto neoclassico. La tribuna nella quale è conservata la xilografia della Madonna del Fuoco, opera di Giovanni Giardini da Forlì, viene realizzata a spese del cardinale Fabrizio Paulucci, che commissiona anche l'altare maggiore.

Al centro della cappella si trova la xilografia della Madonna del Fuoco, risalente ai primi anni del XV secolo. Il tabernacolo ligneo è opera dell'intagliatore Francesco Brunelli.

Sotto l'arco di sostegno della cupola, sul pavimento a destra in un luogo non precisato, si trova la tomba di Carlo Cignani: il pittore andava così fiero dell'opera che considerava il suo capolavoro, da chiedere espressamenteIo Carlo del quondam Signor Pompeo Cignani nobile d'origine della città di Bologna, gentiluomo di Forlì, conoscendo non esserci cosa più certa della morte, né più incerta dell'ora di quella, ho stabilito...Voglio che il mio cadavere sia sepolto nella Cattedrale di questa città, nella cappella della Beatissima Vergine del Fuoco, sotto la cuppola da me dipinta in di lei gloria ed honore con quella spesa di funerale, che più piacerà, e parera' agl'infrascritti miei eredi... (Testamento di Carlo Cignani) di esservi sepolto sotto.

Il cardinale Fabrizio Paolucci fa realizzare un altare in marmi preziosi e la tribuna in bronzo dorato e lapislazzuli a Roma nel 1718. Nel contesto della valorizzazione della cappella il cardinale fa rivestire in marmo le pareti, richiedendo di porre il suo stemma sopra le porte laterali della zona dell'altare. La piccola ancona di bronzo dorato e lapislazzuli è opera di Giovanni Giardini. L'altare maggiore è sormontato dal fastigio dello scultore Camillo Rusconi, l'altare invece viene rifatto nel 1814 su disegno di Luigi Mirri e scolpito dallo scultore bolognese Luigi Acquisti.

Ai lati dell'altare principale sono presenti altri due altari. Quello di sinistra è dedicato a Sant'Antonio di Padova come evidente dall'opera collocata al di sopra della mensa, ovvero il dipinto di Guido Cagnacci che rappresenta Sant'Antonio. La devozione per il santo a Forlì è molto forte, data la sua predicazione a Monte Paolo. Nell'opera viene presentato con il simbolo del giglio e in atteggiamento mistico, in linea con i dettami del Barocco.

L'altro altare aveva una Trasfigurazione di Gaetano Gandolfi (ora nell'atrio della sala del Tesoro) sostituito da una tela con La Vergine che appare a San Giovanni Bosco (1950) di Cassiano Balducci.

LAssunzione della Vergine di Carlo Cignani