La meditazione cristiana è una forma di preghiera realizzata come un tentativo sistematico di divenire consapevoli e riflettere sulle rivelazioni di Dio. La parola meditazione deriva dal verbo latino meditārī, che possiede una gamma di significati, tra cui riflettere, studiare e praticare. La meditazione cristiana è quel processo del concentrarsi deliberatamente su pensieri specifici (come per esempio un passo biblico) e riflettere sul loro significato nel contesto dell'amore di Dio.
La meditazione richiede una maggiore riflessione rispetto alla preghiera vocale, ma è più strutturata dei livelli multipli della preghiera contemplativa. Gli insegnamenti di entrambe le Chiese (orientale ed occidentale) hanno enfatizzato l'uso della meditazione cristiana quale elemento per aumentare la conoscenza di Cristo.
La Santa Sede (attraverso i vari dicasteri) ha sempre sottolineato la differenza fra la meditazione cristiana con quelle di altre tradizioni: nel 1989, nella lettera Aspetti della meditazione cristiana, la Congregazione per la Dottrina della Fede ha ammonito sulle incompatibilità potenziali del combinare insieme stili cristiani e non cristiani di meditazione, mentre nel 2003, in Una riflessione cristiana sul “New Age”, il Pontificio Consiglio per la cultura e il dialogo interreligioso ha voluto sottolineare che «la Chiesa evita qualsiasi concetto che sia affine a quelli del New Age». su
Contesto e struttura La meditazione cristiana implica un esame della vita di Gesù, rendendo grazie e adorando Dio per aver inviato Gesù a salvare l'umanità. Nel suo libro Il castello interiore (Mansioni 6, Capitolo 7) Teresa d'Avila definisce la meditazione cristiana come segue:
Citando il Vangelo di Matteo : «nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare» e : «Ma noi abbiamo ricevuto lo Spirito di Dio per conoscere tutto ciò che Dio ci ha donato», il teologo Hans Urs von Balthasar spiega il contesto della meditazione cristiana così:
Basandosi su tale tema, il presbiteriano Edmund P. Clowney ha spiegato che tre dimensioni della meditazione cristiana sono fondamentali, non solo per mostrare il suo carattere distintivo, ma per guidare la sua pratica. La prima è che la meditazione cristiana è fondata sulla Bibbia. Poiché il Dio della Bibbia è un Dio personale che parla in parole di rivelazione, la meditazione cristiana risponde a questa rivelazione e si concentra su questo aspetto. Il secondo segno distintivo di meditazione cristiana è che essa risponde all’«Amore di Dio», seguendo : «Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo». Il rapporto personale basato sull'amore di Dio che segna la comunione cristiana viene così esaltato nella meditazione cristiana. La terza dimensione è che le rivelazioni della Bibbia e l'amore di Dio portano all'adorazione di Dio: rendendo la meditazione cristiana un esercizio di lode.
Thomas Merton caratterizzò lo scopo della meditazione cristiana come segue: «Il vero fine della meditazione cristiana è praticamente lo stesso della fine della preghiera liturgica e la ricezione dei sacramenti: un'unione più profonda per grazia e carità con il Verbo Incarnato, che è l'unico Mediatore tra Dio e gli uomini, Gesù Cristo.». Mentre i protestanti vedono la salvezza in termini di «sola fide e sola gratia» sia il cristianesimo occidentale che l'Oriente cristiano vedono un ruolo per la meditazione sul sentiero della salvezza e redenzione. L'Apostolo Paolo affermò nella sua Lettera ai Romani che la salvezza proviene solo da «Dio che usa misericordia». La via della salvezza nella meditazione cristiana non è una di dare e avere, e lo scopo della meditazione è quello di portare gioia al cuore di Dio. La Parola di Dio dirige le meditazioni a mostrare i due aspetti dell'amore che piacciono a Dio: obbedienza e adorazione. L'iniziativa di salvezza cristiana sta in Dio e non si medita o ama Dio per ottenere il Suo favore.
Ruolo dello Spirito Santo Negli insegnamenti cristiani, si crede che la meditazione coinvolga un'azione inerente dello Spirito Santo che aiuti il cristiano che medita a capire i significati più profondi della Parola di Dio. Nel XII secolo, decenni prima della Scala Claustralium (Scala del monaco) del certosino Guigo II, uno dei suoi predecessori, Guigo I (1083-1136), mise in risalto questa credenza sostenendo che quando inizia la meditazione devota, lo Spirito Santo penetra l'anima del meditante, «trasforma acqua in vino» e mostra la via verso la contemplazione ed una migliore comprensione di Dio.
Nel XIX secolo Charles Spurgeon affermò la sua fede nell'ambito della tradizione protestante e scrisse: «Lo Spirito ci ha insegnato in meditazione di riflettere sul suo messaggio, di mettere da parte, se vogliamo, la responsabilità di preparare il messaggio che dobbiamo dare. Per questo basta fidarsi di Dio.». Nel XX secolo, Hans Urs von Balthasar parafrasò questo insegnamento in questo modo:
Quale base biblica di questo insegnamento, von Balthasar fa riferimento a : «Queste sono le cose che a noi Dio ha rivelate per mezzo dello Spirito; lo Spirito infatti scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio».
Distinzione dalle meditazioni non cristiane
Scrittori e accademici - che si professano apertamente cristiani - precisano che essa è differente dalle forme di meditazione esercitate nelle religioni orientali (come il buddhismo) o nel contesto del New Age. Mentre altri tipi di meditazione possono suggerire approcci atti a disimpegnare la mente, la meditazione cristiana cerca di riempire la mente con pensieri connessi a passi biblici o devozioni cristiane. Sebbene alcuni mistici sia nelle chiese occidentali che in quelle orientali abbiano sensazioni associate all'estasi mentre meditano, (per esempio, la nota estasi meditativa di Teresa d'Avila), Gregorio il sinaita (1260–1346), uno dei padri dell'esicasmo, affermò che lo scopo della meditazione cristiana è «la ricerca di una guida dallo Spirito Santo, al di là del fenomeno minore dell'estasi».
In realtà, benché il fenomeno dell'estasi sia comune a molte esperienze religiose diverse e costituisca il fattore originario che innesca l'esperienza religiosa nell'uomo, esso è per il cristiano cattolico la manifestazione della Grazia di Dio e non dipende dallo sforzo che l'uomo impiega nel cercare di conseguirlo.
Secondo le religioni buddhiste, la meditazione si sviluppa con due pratiche differenti: l'una volta a conseguire la concentrazione (dhyana) e l'altra volta a conseguire saggezza (prajna) dove per "concentrazione" si intende la capacità della mente di concentrarsi sopra un unico soggetto e conseguire l'estasi, e per "saggezza" si intende la "visione del mondo" tipica delle scuole filosofiche buddhiste. La pratica di concentrazione consiste nel focalizzarsi sopra un unico oggetto fino a conseguire la stabilità del pensiero, mentre la pratica volta a conseguire la saggezza si concretizza nella riflessione attenta sulle idee filosofiche buddhiste (ad esempio, impermanenza e assenza del Sé). Un regime di coltivazione che include entrambe le pratiche conduce a uno stato di "distacco" dal mondo. Da questo punto di vista, appare evidente come la principale differenza tra meditazione cristiana e meditazione buddhista è -per il buddhista- l'assenza delle concezioni filosofiche orientali che sono sostituite dalle concezioni religiose e filosofiche tipiche del cristianesimo.
Insegnamenti cristiani moderni sulla meditazione a volte includono una critica specifica degli stili trascendentali, per esempio il biblista John Bertram Phillips (1906–1982) afferma che la meditazione cristiana implica l'azione dello Spirito Santo nei passi biblici e ammonisce contro gli approcci che "disinnestano la mente" dalle scritture. Secondo Edmund Clowney (1917–2005), la meditazione cristiana si contrasta con gli stili cosmici della meditazione orientale tanto radicalmente quanto la rappresentazione di Dio Padre della Bibbia differisce dalle discussioni su Krishna o Brahman negli insegnamenti indiani. A differenza delle meditazioni orientali, la maggior parte degli stili di meditazioni cristiane hanno lo scopo di stimolare il pensiero e approfondire il significato. La meditazione cristiana si propone di aumentare il rapporto personale basato sull'amore di Dio che segna la comunione cristiana. Secondo Clowney è la ricerca della saggezza, non l'estasi, che identifica il percorso della meditazione cristiana, una saggezza ricercata nel "Cristo della Scritture e nella Scritture del Cristo".
Nel 1989 un documento noto principalmente come Aspetti della meditazione cristiana chiarificò la posizione del Sant'Uffizio in merito alle differenze tra gli stili cristiani ed orientali della meditazione. Il documento, emesso in forma di lettera a tutti i Vescovi cattolici, sottolinea le differenze tra gli approcci meditativi cristiani e quelli orientali. Mette in guardia contro i pericoli di tentare di mescolare la meditazione cristiana con l'orientale, poiché potrebbe risultare ambigua e fuorviante, producendo anche la perdita della natura essenzialmente cristocentrica della meditazione stessa.Wayne Teasdale, Catholicism in dialogue: conversations across traditions, 2004, p.73. ISBN 0-7425-3178-3 La lettera avvertì che gli stati euforici raggiunti con la meditazione orientale non dovevano esser confusi con la preghiera e considerati come manifestazioni della possibile presenza di Dio, uno stato che risulta sempre in un servizio amorevole e caritatevole verso gli altri. Senza queste verità, continuava la lettera, la meditazione, che dovrebbe essere una uscita dall'ego verso l'abnegazione e l'altruismo, può invece degenerare verso una forma di concentrazione su sé stessi.
Riferimenti dell'Antico Testamento Nell'Antico Testamento, esistono due parole ebraiche per "meditazione": hāgâ (), che significa sospirare o sussurrare, ma anche meditare, e sîḥâ (), che significa ponderare, o ripetere in mente. Quando la Bibbia ebraica venne tradotta in greco, hāgâ divenne il greco melete che enfatizzava il movimento meditativo nelle profondità del cuore umano. Melete era un monito che non si doveva mai far diventare la meditazione una formalità. La Bibbia latina successivamente tradusse hāgâ / melete con meditatio.Lawrence S. Cunningham, Keith J. Egan, Christian spirituality: themes from the tradition, 1996, p. 88. ISBN 0-8091-3660-0
La Bibbia cita meditare o meditazione circa venti volte, quindici volte solo nel Libro dei Salmi. Quando la Bibbia cita la meditazione, spesso menziona l'obbedianza subito dopo. Un esempio si trova nel Libro di Giosuè: «Non si allontani dalla tua bocca il libro di questa legge, ma mèditalo giorno e notte.».Jan Johnson, Study & Meditation, 2003, pp. 29-30. ISBN 0-8308-2091-4
Storia Durante il Medioevo, le tradizioni monastiche sia del cristianesimo occidentale che di quello orientale si spostarono dalla preghiera vocale progredendo verso la meditazione cristiana. Tale progressione risultò in due pratiche meditative distinte e differenti: la Lectio Divina in Occidente e l'esicasmo in Oriente. L'esicasmo comporta la ripetizione della Preghiera di Gesù, ma la Lectio Divina utilizza diversi brani delle Scritture in tempi diversi e, sebbene un passo possa essere ripetuto un paio di volte, la Lectio Divina non è di natura ripetitiva.Christopher D. L. Johnson, Globalization of Hesychasm and the Jesus Prayer: Contesting Contemplation, 2010, pp. 31-38, ISBN 978-1-4411-2547-7David Foster, Reading with God: Lectio Divina, 2006, p. 44, ISBN 0-8264-6084-4.