Les Mômes de la cloche è un brano musicale scritta da Vincent Scotto e André Decaye sulla musica di Médinger, composta nel 1917 ma resa famosa nel 1935 da Édith Piaf.

Composizione Il brano, scritto di Vincent Scotto (testo) e André Decaye (musica), composto e depositato presso la SACEM nel 1917. Fu eseguito per la prima volta l'anno successivo da Nine Pinson sul palco dell'Européen di Parigi. Una versione in studio fu pubblicata su disco. Nel 1933, tre anni dopo la morte di Decaye per suicidio, fu incisa da Berthe Sylva.

Les Mômes de la cloche fu resa famosa dalla Môme Piaf (pseudonimo usato fino al 1937 da Édith Piaf), che incise il brano il 18 dicembre 1935 accompagnato alla fisarmonica dai fratelli Médingerhttp://www.encyclopedisque.fr/disque/56574.html / consulté le 23 mai 2020.).

Il brano Il titolo del brano è un appellativo in slang parigino: mômes è un usuale vezzegiativo che indica le fanciulle adolescenti; la fraseologia de la cloche, di incerta origine, letteralmente significa "della campana", ma nel parlato comune si riferisce ai senzatetto<ref>Oggi questa fraseologia è desueta, e si preferisce usare il sostantivo aggettivato clochard'.</ref>, pertanto una traduzione disinvolta del titolo potrebbe essere "le ragazze di strada". In effetti il brano illustra la vita scapestrata delle ragazze che vagabondavano nelle strade di Parigi dell'epoca.

La canzone consta di tre strofe intervallate da altrettanti ritornelli. Nella prima strofa vengono presentate le "ragazze di strada", ne viene descritto l'aspetto trasandato e il loro modo di vivere. Questa strofa è particolarmente ironica: in essa le "mômes" sono definite Belles Ferronières come il "Ritratto di Dama" di Leonardo da Vinci, con un sarcastico riferimento alla loro bigiotteria da quattro soldi (il significato letterale della parola ferronière è "ferramenta") ma anche al loro aspetto tutt'altro che nobile, al punto che vengono ironicamente paragonate a Madame de Pompadour. Inoltre viene lasciato intuire che la città nutra un certo affetto per queste ragazze, che sono definite "le nostre bambole, le nostre marionette".

Nella seconda strofa, già molto meno scanzonata, si parla delle difficoltà che le ragazze di strada incontrano nel sopravvivere: esse infatti non sono ben viste nei luoghi altolocati come le Galeries Lafayette o l'Hotel Riviera, ma devono limitarsi a frequentare i luoghi più squallidi della città, come il Canale Saint-Martin, Rue de la Chapelle e Rue Sébastopole, strade dove era abituale praticare la prostituzione. Le ragazze sembrano rassegnate a questa vita, tanto che non importa loro di andare in prigione.

La terza strofa è decisamente la più amara, poiché descrive il momento in cui le ragazze si trovano "senza più niente in tasca": ciò si riferisce non solo alla mancanza di denaro, ma soprattutto allo sfiorire della giovinezza, quando i clienti non le cercano più. A quel punto non hanno altra scelta che suicidarsi annegando nel canale; quando i loro corpi vengono ripescati e portati all'ospedale la gente non dimostra nulla dell'affetto espresso nella prima strofa, ma le guarda con disprezzo poiché si tratta "solo di prostitute". Pertanto, una volta decedute le ragazze vengono portate al PantinSi tratta di un gioco di parole: "pantin" è sia il nome del cimitero destinato alle sepolture non religiose che il sostantivo indicante i burattini, come sono state appellate le protagoniste nel corso della canzone. senza alcun corteo funebre; eppure, proprio a causa della pessima vita condotta fino ad allora, il giorno della loro morte è il più bello della loro esistenza. La canzone si chiude con un triste gioco di parole: la campana (cloche'') suona a morte per "les mômes de la cloche", rendendo letterale il loro appellativo.

Si deve notare come la Piaf, nel cantare questa canzone, modulasse la sua voce in ciascuna strofa in modo da passare gradualmente dall'espressione di spensieratezza della prima strofa alla tristezza dell'ultima.

Testo D'un bout à l'autre de la semaine,Sur les boulevards, dans les faubourgs,On les voit traîner par centaines,Leurs guêtres sales et leurs amours.Dans des chemises de dix jours.Sous la lumière des réverbères,Prenant des airs de Pompadour,Ce sont nos belles ferronnières,Ce sont nos poupées, nos guignols, nos pantins.Écoutez dans la nuit,Elles chantent ce refrain:

C'est nous les mômes, les mômes de la cloche,Clochards qui s'en vont sans un rond en poche.C'est nous les paumées, les purées d'pauméesQui sommes aimées un soir n'importe où.

Nous avons pourtantCœur pas exigeantMais personne n'en veut.Eh bien, tant pis pour eux.Qu'è'qu'ça fout,On s'en fout !Nul ne s'y accroche.Il n'y a pas d'amourEt l'on sera toujoursLes mômes de la cloche!

Mais comme elles n'ont pas les toilettesQu'il faut pour les quartiers rupins,C'est pas aux Galeries LafayetteQu'elles vont faire chaque soir leur turbin.

Le long du canal Saint-Martin,Au Sébasto, à la chapelle,On est toujours assez gandinPour le monsieur qui vous appelle.C'est d'l'article populaire, c'est pas du beau joujou.'y a pas d'poupées en soieAux bazars à trente sous.

C'est nous les mômes, les mômes de la cloche,Clochards qui s'en vont sans un rond en poche.C'est nous les paumées, les purées d'pauméesQui sommes aimées un soir n'importe où.

Tout comme nos ribouis,Nous n'sommes pas vernies.Jamais l'on iraSur la Riviera.Qu'è'qu'ça fout,On s'en fout !Quand l'argent nous fauche,On va faire quatre joursLà-bas à la Tour.

Les mômes de la cloche,Elles ont vendu toutes leurs caresses.Elles furent payées tant bien que mal,Puis un jour, plus rien dans la caisse,Elles vont se ficher dans l'canalEt sans avoir comme un chevalLa pitié des gens de la rue,On les emmène à l'hôpital.La foule dit " bah, ce n'est qu'une grue"Et voilà comment nos poupées, nos pantins,Lorsqu'elles n'ont plus le souS'en vont toutes à Pantin.

C'est nous les mômes, les mômes de la cloche,Clochards qui s'en vont sans amis, sans proches.C'est nous les paumées, les purées d'pauméesQui s'en vont dormir dans l'horrible trou.Derrière not' convoiJamais l'on ne voitNi fleurs ni couronnes,Pas même une personneQu'è'qu'ça fout,On s'en fout !Quand la mort nous fauche,C'est not' plus beau jour.Cloches, sonnez pourLes mômes de la cloche!...

Traduzione Da un capo all'altro della settimana,sui viali di periferia,le si vede a centinaia,i loro stivali sporchi e i loro amoricon la stessa camicia da dieci giorni,sotto le luci dei lampioni,dandosi arie da Pompadour,ecco le nostre Belles Ferronières,le nostre bambole, le nostre marionette, i nostri pupazzi.Ascoltate, nella notte,cantano questo ritornello:

Siamo le ragazze, le ragazze delle campane, vagabonde che se ne vanno senza un soldo in tasca,Siamo miserabili, le più miserabili,siamo amate per una sera in un luogo qualunque.Eppure abbiamo un cuore di poche pretese,ma non lo vuole nessuno.Eh beh, peggio per loro,chissenefrega,ce ne freghiamo!A nessuno importa,Non c'è amoree saremo per sempre le ragazze delle campane!

Ma siccome non hanno dei bei vestitiadatti ai quartieri ricchi,non è certo alle Galeries Lafayette che ogni sera vanno a lavorare.Lungo il canale Saint-Martin,su Rue Sébastopole, alla Chapelle, sono sempre abbastanza carineper un signore che le chiama.È roba a buon mercato, niente bei giocattolini:non ci sono bamboline di seta nei bazar da trenta soldi.

Siamo le ragazze,le ragazze delle campane,vagabonde che se ne vanno senza un soldo in tasca.Siamo le miserabili, le più miserabili,siamo amate per una sera in un posto qualunque.Proprio come le nostre scarpacce non siamo belle lustre,non andremo mai sulla Riviera.Chissenefrega,ce ne freghiamo!

Se il denaro ci manca,ci faremo quattro giornilaggiù in galera.

Le ragazze delle campanehanno venduto tutte le loro carezze,sono state pagate come meglio si poteva,poi un giorno, più niente in cassa,e vanno a buttarsi nel canale,e senza avere come cavallo la pietà dei passanti le si porta all'ospedale.La folla dice “Bah, è solo una prostituta”,ed ecco come le nostre bamboline, le nostre marionette,quando non hanno più un quattrino,se ne vanno tutte al Pantin.

Siamo le ragazze, le ragazze delle campane,Vagabonde che se ne vanno senza un soldo in tasca,Siamo le miserabili, le più misrabiliche se ne vanno a dormire nell'orribile buco.Dietro al nostro corteo funebrenon si vedono mainé fiori, né ghirlande,neanche una persona.Chissenefrega,ce ne freghiamo!

Quando la morte ci falciaè il nostro giorno più bello.Campane, suonate per le ragazze delle campane!...

Note

Categoria:Brani musicali di Édith Piaf