L'Etiopia è un Paese dell'Africa orientale che confina a nord con l'Eritrea, a nord-est con Gibuti, a est e a sud-est con la Somalia, a sud con il Kenya e a ovest con il Sudan e il Sudan del Sud. Si estende su una superficie di 1.104.300 km².
Geologia e morfologia La caratteristica più rilevante della morfologia etiopica è data dalla presenza di vasti altopiani, ora assai estesi, ora più frammentati, elevati talvolta di migliaia di metri, che conferiscono al paesaggio un aspetto tipicamente tabulare, profondamente inciso da gole e valloni e solcato da grandi depressioni tettoniche nelle quali si raccolgono laghi, spesso di origine tettonica o vulcanica.
La parte settentrionale dell'altopiano è separata da quella meridionale da una grandiosa e complessa frattura tettonica nota come Rift dell'Africa orientale (in passato indicata come Fossa Galla), caratterizzata dalla presenza di una serie di laghi, in parte craterici o intervulcanici. Questo sistema di rift, dovuto a processi distensivi che hanno frammentato l'originaria unità dell'altopiano, ha origine nell'Africa orientale meridionale e si sviluppa verso nord-nord-est; attraversa diagonalmente l'altopiano etiopico e si amplia progressivamente nella regione percorsa dal fiume Auash (Awash), dando origine alla grande depressione dell'Afar (o Dancalia). La zona di rifting prosegue verso nord con il Mar Rosso e il Golfo di Aden e, a scala più ampia, si collega al sistema di fratture che raggiunge il Levante, includendo la depressione del Mar Morto. La presenza di questa grande frattura orografica, con i suoi elevati ciglioni marginali, consente di distinguere nettamente l'altopiano etiopico dall'altopiano somalo, che in origine ne costituiva una continuazione strutturale.
L'altopiano etiopico, compreso quasi interamente al di sopra della isoipsa dei 1.000 m, è delimitato su tutti i lati da bassure e depressioni, costituendo nel suo insieme una delle regioni di alteterre meglio definite e con le maggiori altezze medie del continente africano. Il carattere tabulare del rilievo dipende dalla sovrapposizione sub-orizzontale di potenti coltri vulcaniche, sollevate in modo relativamente uniforme da movimenti tettonici prevalentemente verticali, senza dar luogo a pieghe significative. Questo assetto è particolarmente evidente nell'altopiano etiopico, mentre nell'altopiano somalo si osserva una lieve inclinazione generale verso sud-est dell'intero complesso stratigrafico.
Alla prima fase della storia geologica della regione, riferibile al Precambriano e al Paleozoico, durante la quale l'antico basamento cristallino fu intensamente spianato dall'erosione, seguì nel Mesozoico una fase di trasgressione marina. In particolare, durante il Giurassico, il mare invase ampie aree della Somalia e della Dancalia attuali, nonché porzioni dell'altopiano etiopico fino alla regione di Macallè e al corso medio del Nilo Azzurro, dando luogo alla deposizione di spessi sedimenti sopra la piattaforma cristallina. Verso la fine del Mesozoico ebbe quindi inizio una progressiva e definitiva emersione della regione, che si estese gradualmente da nord-ovest verso sud-est.
Nel Cenozoico, soprattutto a partire dall'Oligocene-Miocene, intensi fenomeni distensivi provocarono fratture e faglie nell'imbasamento, spesso con andamento meridiano, accompagnate da imponenti effusioni di lave, prevalentemente basaltiche. Queste coltri vulcaniche, grazie alla loro elevata fluidità, ricoprirono vastissime superfici adattandosi alla topografia preesistente. L'altopiano etiopico risulta oggi in larga parte costituito da questi potenti espandimenti basaltici, spesso profondamente incisi da gole che mettono in evidenza la successione degli strati lavici.
Tra i solchi d'erosione si elevano tavolati e ambe, isolate o collegate da sottili dorsali, dai fianchi ripidi e scoscesi; laddove l'erosione ha agito più intensamente, affiora l'antico basamento cristallino, che ha in parte ereditato la rete idrografica preesistente. Molte fratture sono colmate da materiali vulcanici antichi e recenti, di varia natura. Sono presenti inoltre apparati vulcanici, in parte ancora attivi o quiescenti, accompagnati da fenomeni secondari di vulcanismo, quali fumarole, solfatare e sorgenti termali. A queste fratture e dislocazioni tettoniche – diffuse in tutta l'Africa orientale – sono legate la formazione del Rift etiopico e della depressione dell'Afar.
Unitaria per genesi e struttura, la regione etiopica può tuttavia essere suddivisa in diverse unità morfologiche ben definite, dotate di specifici caratteri fisici: l'altopiano etiopico, l'altopiano somalo, il Rift dell'Africa orientale e la depressione dell'Afar.
L'altopiano etiopico
È compreso tra le pianure sudanesi a ovest, la fascia costiera eritrea a nord-est, le bassure della Dancalia a est e la grande fossa dei laghi del Rift etiopico a sud-est. È costituito essenzialmente da un vasto tavolato di rocce vulcaniche cenozoiche, poggianti su un basamento di rocce sedimentarie mesozoiche e di rocce cristalline precambriane. L'altopiano si presenta fortemente inciso e frazionato dalla complessa rete dei corsi d'acqua e raggiunge le massime elevazioni nella sua porzione settentrionale e centrale. Il margine orientale è delimitato da una notevole e ripida scarpata a gradini che termina, nella parte settentrionale, sulla fascia costiera dell'Eritrea e, nella parte meridionale, sulla vasta e arida depressione dancala e sulla media valle del fiume Awash (Auash).
Lungo il ciglio orientale si trovano numerose cime comprese tra i 3.000 e i 4.000 metri, tra cui l'Amba Alagi (3.438 m), l'Abbi Mieda (3.437 m), l'Abuna Yosef (4.198 m) e il monte Meghezez (3.603 m). Le maggiori altitudini si collocano tuttavia più a occidente rispetto a questo allineamento, soprattutto nella parte settentrionale e centrale dell'altopiano: tra queste il massiccio del Lasta, con l'Abuna Yosef, e l'altopiano dell'Amhara, dove si elevano numerose cime superiori ai 4.000 metri. Ancora più a occidente si estendono i monti del Goggiam, che culminano nel Birhan (circa 4.154 m). A nord del lago Tana si innalza il monte Guna (4.221 m), mentre nel settore settentrionale dell'altopiano si trovano i monti del Semien, dove il Ras Dashen (o Ras Dejen), la vetta più elevata dell'Etiopia, raggiunge i 4.550 metri circa.
L'altopiano declina invece verso occidente attraverso una serie di contrafforti meno elevati, nettamente separati da profondi solchi vallivi, talora simili a veri e propri canyon. Questi rilievi degradano progressivamente verso ovest, con andamento irregolare e complesso, fino a confondersi con i più tenui rilievi e le pianure alluvionali del Sudan.
L'altopiano somalo L'altopiano somalo presenta, nel suo insieme, caratteri orografici sensibilmente diversi da quelli dell'altopiano etiopico. Le sue massime elevazioni si concentrano lungo il margine occidentale, in corrispondenza del ciglione che degrada bruscamente verso il Rift etiopico, di fronte all'altopiano etiopico. Il resto della regione è invece caratterizzato da una regolare e uniforme inclinazione verso sud-est, tanto che le propaggini orientali dell'altopiano si immergono gradualmente sotto le alluvioni e le sabbie costiere dell'Oceano Indiano.
Questa struttura distingue nettamente l'altopiano somalo da quello etiopico e si riflette soprattutto nella morfologia delle valli, che risultano in genere ampie, poco incavate e meno profonde, adattandosi alla debole pendenza generale del territorio. La rete idrografica converge principalmente verso due grandi corsi d'acqua, il Giuba (Juba) e l'Uebi Scebeli (Shebelle), entrambi diretti verso sud-est, coerentemente con l'assetto strutturale dell'altopiano.
Le massime elevazioni dell'altopiano somalo si incontrano nel settore nord-occidentale, in prossimità del margine del Rift, a est dei laghi Awasa e Ziway: qui il Badda raggiunge i 4.133 m e l'Enquolo (o Mount Enquolo), più a sud, circa 4.340 m. Più a sud, nell'area delle montagne di Bale, il rilievo culmina nel Tullu Dimtu (4.377 m), che rappresenta la vetta più elevata dell'altopiano somalo. Lungo il ciglio occidentale dell'altopiano si trovano altri gruppi montuosi di quote inferiori, come i monti Gugu, che raggiungono i 3.628 m, e la Gara Muleta, nei pressi di Harar, con circa 3.392 m.
Il Rift etiopico Il Rift etiopico (segmento settentrionale del Rift dell'Africa orientale), si presenta come una netta frattura tettonica tra l'altopiano etiopico e l'altopiano somalo, che la delimitano con i loro orli rialzati. La fossa ospita numerosi bacini lacustri disposti a diverse altitudini e ha inizio a sud con il bacino del lago Turkana, situato a circa 360 m s.l.m. Prosegue verso nord con il lago Chew Bahir (in passato lago Stefania), posto a circa 520-550 m, compreso tra le ultime propaggini degli altopiani, che raggiungono quote prossime ai 2.000 m.
Proseguendo verso nord-nord-est, il fondo della fossa si solleva progressivamente: i laghi Ciamò (o Chamo) e Abaya (già lago Margherita) si trovano rispettivamente a circa 1.110 m e 1.160 m, mentre i ciglioni dei due altopiani adiacenti superano ampiamente i 3.000-4.000 m.
A nord del lago Abaya si apre un nuovo bacino lacustre con il lago Awasa, situato a 1.708 m, seguito dai laghi Shala (circa 1.558 m), Abijatta (circa 1.570 m), Langano (circa 1.585 m) e infine Ziway (circa 1.636 m). In corrispondenza di quest'ultimo, il margine dell'altopiano somalo raggiunge quote superiori ai 4.000 m (massiccio delle Bale), mentre quello dell'altopiano etiopico si mantiene generalmente al di sotto dei 3.000 m.
Subito a nord del lago Ziway, ai piedi dell'altopiano su cui sorge Addis Abeba, il fondo della fossa si amplia e si presenta relativamente pianeggiante, disseminato di bacini minori. Il solco prosegue quindi verso nord-nord-est, incassato tra il bordo dell'altopiano etiopico, che supera localmente i 3.500 m, e quello dell'altopiano somalo, prossimo ai 3.000 m. Il fondo della depressione, percorso dal fiume Awash (Auash), si abbassa progressivamente e si allarga sempre più, fino a d aprirsi a ventaglio nelle bassure della Dancalia meridionale, dove il fiume si disperde in zone paludose e terminali endoreiche nei pressi di Hadelè Gubò.
Tra le scarpate dell'altopiano etiopico, con allineamento prevalentemente nord-sud, e quelle dell'altopiano somalo, che si incurvano nei monti del Chercher (Cercer) assumendo una direzione ovest-est, si estende la vasta e caratteristica regione dell'Afar (Dancalia).
La Dancalia
Diretta continuazione del Rift etiopico, la Dancalia o depressione dell'Afar è compresa tra il Mar Rosso e il piede del versante orientale dell'altopiano etiopico. La regione, estesa per circa 200.000 km² (includendo i settori etiopico, eritreo e gibutiano), ha una forma grossolanamente triangolare e rappresenta uno dei più spettacolari esempi mondiali di tettonica distensiva e vulcanismo da rift, tuttora attivo in diversi settori. L'estrema aridità e la quasi totale assenza di vegetazione consentono un'osservazione diretta di fratture, faglie, colate laviche e strutture vulcaniche come in poche altre aree del pianeta.
La Dancalia si affaccia sul Mar Rosso con una stretta fascia costiera, alle cui spalle si sviluppano rilievi paralleli alla costa, caratterizzati da forme arrotondate e da tavolati calcarei incisi da strette e profonde valli. Il nucleo principale di questi rilievi è costituito dal pianoro di Arrata, che raggiunge circa 1.250 m. Una bassa insellatura nell'area di Edd separa la catena costiera dancala settentrionale dal gruppo montuoso del Dubbi, formato da edifici vulcanici inattivi (Gebel Dubbi, circa 1.280 m) e attivi, tra cui il Dubbi Alto (circa 1.625 m) e il Dubbi Basso. Più a sud-ovest si innalzano altri coni vulcanici, e attorno a questa area si estendono ampie colate basaltiche recenti, che raggiungono la zona di Assab.