Luceria è un'antica città dell'Appennino emiliano, situata nel comune di Canossa, in provincia di Reggio Emilia, sulla sponda destra del torrente Enza.
Toponimo Il nome forse deriva da lucus che significa bosco sacro. Non è ancora chiaro se questo sia il nome esatto della città o se essa invece si chiamasse Nuceria. Il piccolo corso d'acqua che separa il comune di Canossa da quello di San Polo d'Enza, si chiama, ancora oggi, Rio Luceria. Il nome di questo torrente è abbastanza antico, esso compare nell'inventario dei beni di Azzo da Correggio dell'anno 1364, come Rivum LuxeraeG.Tiraboschi, Dizionario topografico-storico degli Stati Estensi, I, Modena 1824. L'astronomo e matematico egiziano Claudio Tolomeo (85-165 d.C.) descrive con grande precisione la posizione della città nella sua opera GeographiaC. Tolomeo, Γεωγραφικὴ ὑφήγησις (Geographike Hyphegesis), libro 2, capitolo 1: La Gàlia Togâta ... ci sono questi paesi ... Brescello 32* 43°20”, Parma 32*00” 43°30”, la colonia di Reggio di Lèpido 32*30” 43°30”, Nuceria (Νουκερίαν) 32*30” 43°20” ..., indicandone la latitudine e la longitudine secondo il sistema di misura da lui stesso inventato, chiamandola però Nuceria.
Luceria è comunque la dizione più nota e la più usata nel tempo, anche nei documenti ufficialiE.Cerchi, Luceria e il popolamento romano nella bassa valle dell'Enza, 1987, p. 70..
La curiosità per questa città perduta, venne rinnovata durante il rinascimento, quando l'opera di Tolomeo, che era andata smarrita, venne ritrovata e pubblicata. Ci furono studiosi come J.J. Hofman (1698)Johann Jacob Hofmann, Lexicon Universale, quatuor tomis distributum, Leiden, 1698, léber II, p. 854: Luceria, sive Nuceria, Ptol. opp. Gall. Cispad. nunc est castr. Luzara, ad Padum, in Duc. Mantuano; ..., ossia Luceria, o Nuceria, conosciuta da Tolomeo, una città della Gàlia Cispadâna, oggi chiamata Luzzara, che si trova vicino al Po, ne ducato di Mantova; e L.A. Muratori (1744)Lodovico Antonio Muratori, Annali d'Italia, Milano, 1744, libro II, p 438: Siccome si ricava dalle Leggi del Codice Teodosiano ... Per buona parte dell'anno presente si fermò l'Augusto Valentiniano in Milano; e ch'egli facesse una scorsa per varie Città d'Italia, si scorge da alcune sue Leggi date in Sinigaglia, Fano, Verona, Aquileja, e Luceria, che non può essere quella del Regno di Napoli, e forse fu Luzzara, Terra del Mantovano, o sia del Guastallese. che pensarono che Luceria fosse in realtà la Luzzara antica: pur ritenendo che Luzzara possa essere di origini Longobarde, sono affiorati recentemente resti romanici e protoromanici nella parte absidale della Chiesa di San Giorgio che portano a pensare che tale ipotesi possa essere plausibile.
Luceria fu certamente un insediamento importante se numerosi autori la riportano più o meno precisamente nelle loro opere, come Raffaele Maffei da Volterra nei suoi Commentari UrbaniRaffaele Maffei Volaterranus, Commentariorum Urbanorum, 1506 della prima metà del '500; frate Leandro Alberti nell'opera Descrittione di tutta l'Italia del 1577Lenadro Alberti,Descrittione di tutta l'Italia, Venezia 1577Frà Leandro Alberti, Descrittione di Tutta Italia, Anselmo Giaccarelli ed., Bologna, 1550, pag. 328verso: Salendo più alto sopra i monti se vede Caran, Cian. È volgata fama che in questi contorni fosse Nuceria, di cui ne parla il Volaterrano nel sesto libro delli Commentari Urbani imperoché ritrovanse assai medaglie et altre cose che dimostrano che quivi fosse qualche antiquità et in segno di ciò infin'ad hoggi se dice Rivo di Lusera per esservi un rivo.; Paul van Merle nel Cosmographia pubblicato ad Amsterdam nel 1605.Paul van Merle (Paulus Merula), Cosmographiae generalis libri tres, Amsterdam, 1605. Luceria si trova anche citata in una lettera scritta dall'imperatore Valentiniano I al suo prefetto Ruffino per regolare i diritti di pascolo, la quale termina con: VIIII Kal. Oct., Luceriae Valentiniano et Valente aa. conss.Codex Theodosianus 7.7.2 . (23 settembre 365).
Storia
Luceria nacque probabilmente come centro mercantile attorno al IV secolo a.C. nella Gallia Cispadana, nel punto in cui si incontravano tre importanti vie di comunicazione: la vecchia strada che dal fiume Po risaliva la sponda destra del torrente Enza verso sud per arrivare in Tuscia attraversando gli Appennini, la pista pedemontana che tagliava la zona da ovest ad est e la pista montana che si dirigeva verso le colline dove, nel decimo secolo, sorgeranno poi i castelli medievali.
I primi abitanti del luogo furono i Liguri, probabilmente i FriniatiT.Livio, Storia di Roma, XXXIV, 56-XXXV, 3, i quali, dopo avere cessato le ostilità, iniziarono a collaborare con i vicini Etruschi di ServirolaG.Chierici, I pozzi sepolcrali di S.Polo d'Enza, in "Strenna del Bullettino di Paletnologia Italiana", 1876, oggi San Polo d'Enza, sfruttando la posizione strategica del loro insediamento per scambiare i prodotti della terra con merci provenienti da paesi lontani.
Nel secondo secolo a.C. i romani colonizzarono la pianura Padana ed essendo molto interessati ai centri nevralgici dei vari territori che occupavano sia per motivi economici che militari, si insediarono a Luceria portando alla formazione di una popolazione mista e alla trasformazione di quello che era un mercato all'aperto in un vero e proprio centro abitato con case, edifici pubblici, strade lastricate, marciapiedi e servizi per i viaggiatori, come alloggi per il bestiame provvisti di acqua corrente e spiazzi per lo stoccaggio delle merci.
I costumi e le tradizioni liguri non scomparvero, poiché i romani non imposero la loro cultura. Questa si amalgamò con quella autoctona progressivamente a seguito dei probabili matrimoni misti che avvennero tra le due popolazioni.
La romanizzazione di Luceria risale quindi all'età repubblicana, ma il centro divenne veramente importante successivamente, nel I e nel II secolo d.C., in età imperiale.
A sud del rio Vico sorsero, in quegli anni, dei piccoli borghi limitrofi che ancora oggi esistono: Vico, che significa borgo, Taverne, da Tabernae ovvero locande o osterie, Carbonizzo, da Carbonescere cioè produrre carbone.
A questo periodo risalgono anche le tracce di un vasto incendio che distrusse tutte le strutture in legno della città, che vennero sostituite con muri di mattoni posati su robuste fondazioni di sasso.
Luceria raggiunse in questi anni la sua massima espansione, occupando circa 100.000 m2 di superficie, delimitata a nord dal Rio Luceria e a sud dal Rio Vico e attraversata diagonalmente da un'importante strada selciata larga in alcuni punti anche sei metri.
Nel IV secolo d.C. la città di Luceria venne precipitosamente abbandonata per cause ignote.
Si può ipotizzare abbastanza sicuramente che, anche se per l'Impero romano furono anni difficili, gli scontri che si susseguirono alle sue frontiere non potessero influenzare così drasticamente una zona interna ed economicamente fiorente come poteva essere Luceria. Non si può escludere però che essa possa essere stata vittima di un attacco da parte di truppe di soldati sbandati in cerca di cibo.
Una catastrofe naturale è l'ipotesi più accreditata. Lo si deduce dalle numerosissime monete che furono recuperate nei secoli sia dagli scavi fatti sul luogo ma, soprattutto, affiorate durante le semplici arature dei terreni.
Un terremoto particolarmente forte, o un'alluvione potrebbero aver fatto fuggire precipitosamente gli abitanti costringendoli ad abbandonare tutto quello che possedevano, denaro, oggetti preziosi e stoviglieNell'anno 788 d.C. Paolo Diacono registrò che tutta la pianura Padana fu sconvolta da una enorme inondazione, che causò distruzione e morte ovunque, ma probabilmente in quell'anno Luceria non esisteva già più.P.Diacono, Sancti Ambrosii Mediolanensi Episcopi Opera-Epistolarum-Classi I È conservato negli archivi di Stato di Modena un documento del 1660, il quale attesta una rovinosa inondazione causata dal piccolo ed apparentemente innocuo rio Luceria avvenuta qualche anno prima, che avrebbe devastato ottanta biolche di terreno. In seguito vi fu una lite giuridica tra i cittadini dei comuni limitrofi per la riorganizzazione delle proprietà.Documento in Archivio di Stato di Modena, Confini di Stato, Filza 45 B.I. M.Jotti, I Feudatari di S.Polo d'Enza: Gonzaga e Gherardini (1591-1796), in "Bollettino Storico Reggiano", Reggio Emilia 1987.
A quei tempi, dopo eventi così disastrosi, era più facile per gli abitanti superstiti spostarsi nelle vicinanze che ricostruire quello che era andato distrutto. Ovviamente anche le attività economiche vennero sconvolte e i traffici commerciali probabilmente si diradarono sempre più, impoverendo la zona.
Dopo l'abbandono Luceria venne ripetutamente saccheggiata, attività abituale in quei tempi, per il recupero dei preziosi materiali edili da riutilizzare nelle nuove costruzioni (il posto è stato chiamato Predàro, cioè Pietraia, fino al secolo XVIIIP. Risi, Dei tentativi fatti per spiegare le antiche lingue italiche ..., Vallardi, Milano, 1863, p. 203: Nelle vicinanze di Ciano poco discosto da Reggio nel luogo detto Predàro il ritrovamento di monete romane, di utensili di ferro, di rame, d'argento, di avanzi d'acquedotti, di case e di sepolcri, attesta dell'esistenza di un'antica città che si sospetta fosse Luceria. Urge adunque appurare la cosa, continuando gli scavi, ai quali una società di Parmigiani avea posto mano fin dal 1776.).
Così la città scomparve visivamente dalla zona e, con il passare del tempo, anche dalla memoria popolare.
Scavi Le ricerche archeologiche su Luceria furono condotte in modo molto frammentario a partire dalla seconda metà del XVIII secolo. I lunghi intervalli di tempo che trascorsero tra un intervento e l'altro, causarono la distruzione delle strutture architettoniche che vennero alla luceL.Malnati, E.Cerchi, I.Chiesi, D.Labate, Gli scavi di Ciano d'Enza (RE) 1983-1985 e il problema del rapporto tra Liguri e Romani, in "Miscellanea di Studi Archeologici e di Antichità", III, Modena, 1990 e la perdita di numerosi e importanti reperti che furono venduti, o riutilizzati dalla popolazione locale.
Scavi di Angelo Schenoni (1776-1786) Il 21 maggio 1776 iniziarono i primi scavi sul sito che, dopo una sospensione di nove anni, proseguirono nel 1785. In quel tempo il territorio di Canossa dipendeva dal Ducato di Parma e gli scavi furono affidati all'abate Angelo Schenoni, prefetto del museo di Parma. Oggi l'archeologia viene concepita come scienza per ricostruire la storia antica, nel settecento invece era concepita come recupero di "anticaglie". Furono scavati ben trecento cinquanta metri di trincee al solo scopo di recuperare vasi, statue e oggetti vari da esporre nelle collezioni, senza curarsi delle preziose informazioni che potevano essere distrutte dagli attrezzi degli operai scavatoriA.Schenoni, Barlume di Luceria, in "Il Calendario di Corte per l'anno 1777", Parma 1777. Venne descritto il ritrovamento di una fondazione composta da due mura lunghe nove braccia e larghe due a forma di mezzo tondo, unite da altre due mura in linea rettaNotizie degli scavi di Luceria tratte dall'archivio del Museo di Antichità di Parma.. Una struttura monumentale absidata che non venne più ritrovata negli scavi successivi.
Quando gli scavi terminarono nell'agosto del 1786, lasciarono tutta l'area a soqquadro e le strutture che non vennero ricoperte furono nuovamente saccheggiateA.Boccia, manoscritti presso la Biblioteca Palatina..
Tutti gli oggetti mobili ritrovati in questi anni, lucerne fittili, frammenti di vasi di vetro colorato ben lavorato, chiavi e chiodi di vari metalli, fibule, anelli e monili, sono ora conservati nel Museo Nazionale di Antichità di ParmaA. Frova, R. Scarani, Museo Nazionale di Antichità di Parma-Catalogo, Parma 1965.