Lantinatalismo è una concezione filosofica che assegna un valore negativo alla nascita. Questa idea è stata sostenuta da pensatori e scrittori come Giacomo Leopardi, Emil Cioran,E. M. Cioran, Albert Caraco,The Trouble with Being Born Peter Wessel Zapffe,, Thomas Ligotti, Louis-Ferdinand Céline, H.P. Lovecraft, Gustave FlaubertGustave Flaubert, The Letters of Gustave Flaubert 1830–1857, 1846, Arthur SchopenhauerA. Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione, Vol. 1, § 68., Albert Caraco, David Benatar e Eugene Thacker. Tra i gruppi che incoraggiano e divulgano l'antinatalismo va ricordato il Voluntary Human Extinction Movement (Movimento per l'estinzione umana volontaria). La posizione opposta è il natalismo, che attribuisce invece alla nascita un valore positivo.

Argomenti a favore dell'antinatalismo Alcuni sostenitori della posizione antinatalista affermano che le politiche antinataliste potrebbero risolvere problemi come la sovrappopolazione, la carestiaDixon, Brian, E. (28 April 2008) In food crisis, family planning helps e l'esaurimento delle energie non rinnovabili.Meadows, Donella (1993): Die neuen Grenzen des Wachstums: die Lage der Menschheit: Bedrohung und Zukunftschancen. Stuttgart: Dt. Verl.-Anst. ISBN 3-421-06626-4 Alcune nazioni, come l'India e la Cina, hanno adottato politiche volte a ridurre il numero di figli per famiglia, nel tentativo di frenare i gravi problemi di sovrappopolazione e la pesante pressione sulle risorse naturali, anche se questi interventi non promulgavano uno scoraggiamento della nascita in generale.Heinz Werner Wessler (30. Januar 2007): Indien–eine Einführung: Herausforderungen für die aufstrebende asiatische Großmacht im 21. Jahrhundert. Bundeszentrale für politische Bildung

Paul Ehrlich, nel suo libro The Population Bomb, ha affermato che il rapido incremento della popolazione potrebbe presto creare una crisi. L'autore ha auspicato politiche antinataliste coercitive da applicare a livello globale, al fine di evitare una catastrofe malthusiana, sostenendo che in mancanza di decisioni a favore dello spopolamento il problema peggiorerà.

Arthur Schopenhauer ha sostenuto che il valore della vita è fondamentalmente negativo, perché qualsiasi esperienza positiva sarà sempre minore rispetto alla sofferenza, sentimento molto più forte.

Secondo Jimmy Alfonso Licon, la procreazione è moralmente giustificata solo se c'è qualche modo per acquisire un consenso informato da una persona non-esistente; ma questo è impossibile; perciò, la procreazione è immorale. Anche Gerald Harrison e Julia Tanner hanno sostenuto che la procreazione umana danneggia gli animali e l'ambiente naturale e che potrebbe essere sbagliato costringere qualcuno ad esistere senza aver chiesto il suo consenso, anche perché la mancata procreazione non priva il non-esistente di nulla.

Etica negativa Julio Cabrera propone il concetto di etica negativa, in opposizione alla tendenza di considerare come etico ciò che afferma l'essere.J. Cabrera, Projeto de Ética Negativa, São Paulo: Edicões Mandacaru, 1989. J. Cabrera, A Ética e Suas Negações, Não nascer, suicídio e pequenos assassinatos, Rio De Janeiro: Editora Rocco, 2011 (second edition). Project of Negative Ethics | Misantropia e Melancolia English translation of the first chapter of Projeto de Ética Negativa. J. Cabrera, A critique of affirmative morality (A reflection on death, birth and the value of life), Brasília: Julio Cabrera Editions, 2014 (English edition). English translation of the first chapter of Porque te amo, Não nascerás! Nascituri te salutant. Descrive la procreazione come un atto di manipolazione; portare un essere umano in una situazione dolorosa, pericolosa e unidirezionale (essere-per-la morte, essere-per-la malattia, essere-per-l'aggressione) in cui è impossibile essere morali verso tutti (per Cabrera è questo l'aspetto peggiore della condizione umana, l'impossibilità di essere morale). In questa situazione strutturalmente negativa, i piaceri e i valori positivi sono reattivi e l'essere umano è costantemente esposto a malattie, lesioni, danni e ad altre disgrazie e, infine, alla morte (inclusa l'esposizione a dolore fisico così intenso da impedire la possibilità di un funzionamento dignitoso e morale anche in misura minima). Inoltre, fin dai primi momenti della vita, l'essere umano è soggetto a un lento e doloroso processo temporale di decomposizione che conduce alla morte. Egli distingue la morte strutturale (Structural Death), cioè la mortalità, il processo di morte avviato dalla nascita, dalla morte effettiva (Punctual Death), vale a dire l'evento certo (punctual, ovvero dotato di una precisa data) della sparizione fattuale. A suo avviso, se qualcuno si rammarica di morire, quindi riconosce la morte come un male, dovrebbe anche rimpiangere di essere nato e riconoscere la nascita come malvagia, dal momento che non è possibile nascere in modo non mortale.

Cabrera sostiene che la procreazione è una violazione di una scelta autonoma, in quanto attraverso la procreazione agiamo per conto di questo essere umano pur non avendone il suo consenso; un soggetto razionale, avendo informazioni affidabili sulla condizione umana e la possibilità di scegliere la sua eventuale venuta all'esistenza (questo è un esperimento mentale proposto da Richard Hare, il quale presume che sarebbe ovvio scegliere la nascita), potrebbe non voler nascere e sperimentare il danno associato all'esistenza. Secondo Cabrera, l'etica (anche secondo un'etica affermativa) si fonda su di un concetto generale che egli chiama l'articolazione etica fondamentale (Fundamental Ethical Articulation): la considerazione degli interessi altrui, la non manipolazione e il non danno degli altri. La procreazione per lui è un'evidente violazione di tale articolazione etica fondamentale. Dal suo punto di vista, i valori ampiamente accettati da un'etica affermativa come quella che non causa dolore inutile, che prevede la non manipolazione degli altri e rispetto della libertà umana, se affrontati in modo radicale, dovrebbero portare al rifiuto della procreazione.

Cabrera considera anche il problema di essere un creatore in relazione alla teodicea e sostiene che proprio come è impossibile difendere l'idea di un Dio buono come creatore, è anche impossibile difendere l'idea di un uomo buono come creatore. Nella genitorialità, il genitore umano imita il genitore divino, nel senso che l'educazione potrebbe essere intesa come una forma di ricerca della "salvezza", la "retta via" per quel bambino. Tuttavia, un essere umano potrebbe decidere che è meglio non soffrire affatto che soffrire. Secondo Cabrera, il male non è associato alla mancanza dell'essere, ma alla sofferenza e alla morte di ciò che è vivo. Quindi, al contrario, il male è solo ed ovviamente associato all'essere.

Imperativo categorico Julio Cabrera,. David Benatar,D. Benatar, Better Never to Have Been: The Harm of Coming into Existence, Oxford: Clarendon Press, 2006, pp. 129-131. e Karim Akerma sostengono che la procreazione è contraria all'imperativo categorico kantiano, così come espresso nella Fondazione della metafisica dei costumi (secondo Kant, un uomo non dovrebbe mai essere usato come mezzo per un fine, ma essere sempre un fine in se stesso). Sostengono che una persona può essere creata per il bene dei suoi genitori o di altre persone, ma che è impossibile creare qualcuno per il suo bene. Cabrera crede che la procreazione sia un esempio di manipolazione totale perché l'umano non ha avuto alcuna possibilità di difendersi ed evitare questo atto. J. Cabrera, A critique of affirmative morality (A reflection on death, birth and the value of life), Brasília: Julio Cabrera Editions, 2014 (English edition). Heiko Puls sostiene che le considerazioni di Kant in merito ai doveri dei genitori e alla procreazione umana in generale implichino argomenti per un antinatalismo eticamente giustificato. Kant, tuttavia, secondo Puls, respinge questa posizione con la sua teleologia per ragioni meta-etiche.H. Puls, Kant’s Justification of Parental Duties, Kantian Review 21 (1), 2016, pp. 53-75.

Utilitarismo negativo L'utilitarismo negativo sostiene che ridurre al minimo la sofferenza ha un'importanza morale maggiore della massimizzazione della felicità.

Hermann Vetter (nato nel 1933) concorda con la tesi dell'asimmetria della procreazione di Jan Narveson (nato nel 1936), secondo cui:J. Narveson, Utilitarianism and New Generations, Mind, 1967, LXXVI (301), pp. 62-67. Non c'è obbligo morale di mettere al mondo un altro essere umano, anche se potessimo essere sicuri che sarà molto felice per tutta la sua vita. C'è invece obbligo morale nel non mettere al mondo un altro essere umano se si può prevedere che sarà infelice. Tuttavia, non è d'accordo con la conclusione proposta da Narveson: In generale, se non si può prevedere né che tale essere umano sarà infelice, né che porterà disutilità verso gli altri, non vi è alcun obbligo di avere o non avere un figlio. Secondo la tesi del "dovere di non-danneggiamento" (Duty to not harm argument) la matrice teorica della decisione si presenta secondo il seguente schema: tale essere umano sarà più o meno felicetale essere umano sarà più o meno infelicemettere al mondo un essere umanodovere né adempiuto né violatodovere violatonon mettere al mondo un essere umanodovere né adempiuto né violatodovere adempiuto Sulla base di ciò, conclude che non dovremmo mettere al mondo altri esseri umani:H. Vetter, The production of children as a problem for utilitarian ethics, Inquiry 12, 1969, pp. 445-447.H. Vetter, Utilitarianism and New Generations, Mind, 1971, LXXX (318), pp. 301-302.Marc Larock presenta una teoria che chiama deprivazionismo: M. Larock, Possible preferences and the harm of existence, University of St Andrews, St Andrews 2009. Ogni persona ha interesse ad acquisire e soddisfare una nuova predilezione (preference) Ogni volta che una persona viene privata della possibilità di soddisfare una propria predilezione ciò viola un interesse ed è quindi un danno con un disvalore finito. Se una persona viene privata di un numero infinito di nuove predilezioni soddisfatte, subisce un numero infinito di danni. La morte ci priva di un numero infinito di nuove predilezioni e del loro soddisfacimento. Tenendo conto che la morte è un danno infinitamente grande e tutti moriremo, non dovremmo creare nuove persone.

Karim Akerma afferma che dovremmo astenerci dalla procreazione perché le cose belle della vita non compensano le cose cattive, come, ad esempio, l'esperienza di dolore indicibile, le sofferenze dei feriti, dei malati o dei morenti.K. Akerma, Soll eine Menschheit sein? Eine fundamentalethische Frage, Cuxhaven-Dartford: Traude Junghans, 1995.K. Akerma, Verebben der Menschheit?: Neganthropie und Anthropodizee, Freiburg im Breisgau: Verlag Karl Alber, 2000.

Riguardo alla questione del suicidio, la maggioranza degli antinatalisti (a differenza della posizione estrema chiamata promortalismoBenatar, David (2006). Better Never to Have Been: The Harm of Coming into Existence. Oxford: Oxford University Press. p. 196. ISBN 978-0-19-929642-2., come quella ad esempio di Jiwoon Hwang o Albert Caraco, entrambi morti suicidi, o Egesia di Cirene) sostengono che non sia l'opzione primaria, e che spesso sia da scartare, così come non necessariamente la morte sia meglio della vita:

A differenza di Benatar (che include nell'antinatalismo anche eventuali intelligenze artificiali senzienti e perfino gli animali), Émile P. Torres non considera come punto d'approdo l'estinzione umana completa, ma sostiene che l'estensione della vita possa permettere di fare a meno della procreazione. Allo stesso modo la questione dell'aborto, seppur spesso approvato o accettato.

David Benatar