La battaglia degli Altipiani (nella storiografia tedesca Südtiroloffensive, "Offensiva del Sudtirolo") fu combattuta dal 15 maggio al 27 luglio 1916 sul fronte italiano della prima guerra mondiale, e vide l'Imperiale e regio esercito austroungarico al comando del generale Franz Conrad von Hötzendorf attaccare il Regio Esercito al comando del generale Luigi Cadorna lungo il settore delle Prealpi Vicentine.
L'offensiva, conosciuta in Italia col termine di Strafexpedition ("Spedizione punitiva") per sottolineare la presunta volontà dell'Impero austroungarico di punire l'Italia per aver disatteso la Triplice alleanza ed essere scesa in guerra a fianco dell'Intesa., fu l'unica offensiva austroungarica sul fronte italiano tra l'entrata in guerra dell'Italia nel maggio 1915 e la battaglia di Caporetto dell'ottobre 1917. L'offensiva di Conrad si sviluppò tra il 15 maggio e il 16 giugno 1916, dopodiché, con l'esaurimento dell'offensiva, tra giugno e il 27 luglio ebbe invece luogo la controffensiva italiana.
Questa battaglia nacque dalla volontà austroungarica di condurre un'offensiva su larga scala che avrebbe permesso all'esercito imperiale d'invadere la Pianura veneto-friulana, isolare il fronte dell'Isonzo dal resto della penisola italiana e porre fine alla guerra sul fronte italiano, consentendo di concentrare la totalità delle proprie forze sul fronte orientale contro l'Impero russo. Tuttavia, le difficoltà logistiche, la concomitanza dell'offensiva Brusilov sul fronte orientale e l'afflusso di rinforzi italiani decretarono il fallimento dei piani asburgici, con l'esercito imperiale che decise di ripiegare su posizioni più facilmente difendibili.
Contesto strategico
Dopo le fallimentari "spallate" sul fronte isontino del 1915 e la fine dell'iniziale spinta offensiva sul fronte trentino, per il Comando supremo militare italiano l'inizio del 1916 avrebbe dovuto rappresentare la ripresa delle operazioni offensive, senza che il piano strategico generale, che mirava a sfondare il fronte lungo l'Isonzo e il Carso, fosse mutato. I primi mesi di guerra avevano privato il Regio Esercito di moltissimi dei suoi ufficiali e il generale Luigi Cadorna aveva visto frustrate le sue speranze di una soluzione rapida e definitiva della guerra. Le capacità di ripresa dell'esercito austroungarico e la tenacia con cui le sue unità si battevano fecero inoltre svanire gli entusiasmi iniziali e fecero nascere la consapevolezza nei comandi italiani della necessità di usare con più accortezza le proprie risorse..
Il primo inverno di guerra era stato utilizzato dagli italiani per ampliare le dotazioni di supporti tecnici indispensabili per la guerra di trincea: si spese molto per aumentare le dotazioni di mitragliatrici e infoltire il parco artiglierie, anche usufruendo degli aiuti e dei rifornimenti degli Alleati. Con l'arrivo della primavera, il comando supremo decise quindi di concentrarsi sul campo trincerato di Gorizia e sui bastioni del Monte San Michele e del Sabotino, per poi puntare lungo il Carso di Comeno verso l'Hermada, con la volontà di sfondare lì dove nel 1915 l'offensiva italiana era stata neutralizzata dagli austro-ungarici al costo di grandi perdite umane. Il 1916 nacque sotto migliori auspici per l'Italia; il miglioramento dell'addestramento e degli armamenti e le rassicurazioni avute durante la Conferenza di Chantilly del dicembre 1915 riguardo alla nascita di un coordinamento interalleato avrebbero dato vita ad «operazioni simultanee» che avrebbero dovuto impedire agli Imperi centrali di spostare liberamente le truppe lungo le linee interne. Ciò diede a Cadorna nuova fiducia per il prosieguo della campagna..
Gli Imperi centrali, però, non stettero a guardare e nel 1916 erano quanto mai decisi a uscire dall'impasse che aveva caratterizzato il primo anno e mezzo di guerra. Dopo aver sconfitto la Serbia, il capo di stato maggiore dell'esercito tedesco Erich von Falkenhayn e l'omologo austro-ungarico Conrad poterono rivolgere la loro attenzione verso occidente, anche perché il fronte orientale era in fase di stallo, con i comandi zarista e austro-ungarico impegnati a riorganizzare e rinforzare i rispettivi eserciti a seguito delle enormi perdite subite da entrambi gli schieramenti nel primo anno e mezzo di guerra. Così Vienna decise di rivolgere la propria attenzione a occidente, contro l'Italia, nel tentativo di terminare la guerra su quel fronte e poter successivamente concentrarsi esclusivamente contro le armate dello Zar Nicola II..
Il capo di stato maggiore Conrad, peraltro, non poteva ignorare i fattori psicologici ed economici in seno all'esercito. Le truppe della 5ª Armata austro-ungarica sul fronte italiano si erano battute brillantemente, ma, dopo quasi due anni di combattimenti, era altresì necessario dare agli uomini una prospettiva di vittoria e non solo utilizzarli come scudo difensivo. Parallelamente, non era più possibile trascurare il logoramento che i soldati al fronte e i civili nelle retrovie dovevano affrontare; i rifornimenti alimentari iniziavano a scarseggiare e il prosieguo della guerra su due fronti risultava insostenibile per le risorse dell'Impero austro-ungarico, che, allo stesso tempo, iniziava a dipendere sempre di più dai rifornimenti e dai rinforzi tedeschi..
I piani austro-ungarici
Consapevole del vantaggio strategico offerto dal saliente trentino, Franz Conrad von Hötzendorf già da tempo propugnava l'idea di una guerra preventiva contro l'Italia, tramite un'offensiva che partisse dall'altopiano di Asiago e avanzasse fino al mare, tagliando fuori il Friuli e il fronte dell'Isonzo dal resto della penisola.. Per Conrad, un'offensiva in grande stile contro l'Italia dal Trentino avrebbe potuto mettere fuori gioco l'avversario e salvare l'Impero dalla dissoluzione. A differenza del fronte russo, quello italiano offriva infatti buone prospettive di vittoria. Un'offensiva dal Trentino richiedeva minori forze e avrebbe permesso di prendere alle spalle l'intero esercito italiano stanziato sull'Isonzo, costringendolo ad una ritirata precipitosa. In questo quadro, l'altopiano di Asiago acquisì un'importanza fondamentale, perché costituiva un pericoloso saliente incuneato nel territorio italiano, che offriva agli austro-ungarici la migliore via di penetrazione verso la Pianura Padana. Non da meno fu l'importanza che acquisì anche la Vallagarina, da cui l'esercito di Conrad avrebbe potuto minacciare i centri produttivi del bresciano e del milanese, che costituivano un allettante obiettivo strategico...
I preparativi per la battaglia iniziarono a dicembre 1915. Le forze disponibili erano però limitate e Conrad non disponeva delle 16 divisioni che riteneva necessarie per l'offensiva. Propose quindi a Falkenhayn d'impiegare truppe tedesche sul fronte italiano o almeno lo spostamento di un certo numero di divisioni tedesche in Galizia per permettere l'afflusso di più unità austriache in Tirolo.. Il piano originario prevedeva un doppio attacco: uno sul fronte dell'alto Isonzo, diretto verso Udine, e uno su quello del Trentino meridionale, puntando sul basso Piave, confidando che gli italiani, anche se fossero riusciti a resistere a uno dei due attacchi, non avrebbero avuto riserve a sufficienza per rispondere a entrambi. Tutto ciò avrebbe dovuto avvenire con almeno 7 divisioni tedesche da schierare sia durante l'attacco sia durante lo sfruttamento del successo. I tedeschi, però, non avevano una grande fiducia nelle capacità militari dell'alleato austriaco, e la richiesta di Conrad di mettere le unità tedesche sotto la direzione dello stato maggiore austro-ungarico non aiutò a convincere Falkenhayn, che rifiutò più volte le richieste di aiuto pervenute a dicembre 1915, gennaio e febbraio 1916..
Non potendo contare sull'aiuto di Falkenhayn, impegnato nei preparativi per la battaglia di Verdun, Conrad si decise ad operare autonomamente sancendo una prima rottura tra i comandi austriaco e tedesco, fiducioso di poter sconfiggere l'Italia anche senza aiuti.. I pianificatori austro-ungarici furono quindi costretti a limitare l'attacco su di un solo punto del fronte, e per decisione di Conrad venne privilegiato il saliente trentino a causa dei vantaggi strategici offerti a discapito dei problemi logistici che avrebbe incontrato un'armata all'attacco su un terreno aspro e montuoso.. Per trovare gli effettivi necessari vennero distratte forze dal fronte russo e da quello dell'Isonzo, fino a disporre di almeno 14 divisioni, con 190 battaglioni di fanteria (circa uomini) e 1200 pezzi d'artiglieria, per un totale di circa uomini, compreso il personale d'artiglieria, del genio e dei servizi vari.. Conrad scelse dunque di correre un rischio calcolato, contando sulla passività dei russi e degli italiani, forte comunque di truppe ben addestrate e motivate e di un'importante massa di artiglieria.. Il servizio d'informazioni dell'esercito austro-ungarico, però, diede una cattiva prova di sé, non rilevando il forte sviluppo numerico dell'esercito italiano nei primi mesi del 1916 né rendendosi conto del grosso concentramento di unità nella pianura veneta, che, in ultima analisi, avrebbe deciso il corso dell'offensiva di Conrad. I piani austro-ungarici si basarono quindi su una sottovalutazione delle risorse morali e materiali degli italiani, rafforzata dalle disastrose prove offerte dalle forze italiane durante le sanguinose offensive sull'Isonzo..
Il mese di febbraio fu particolarmente mite, e Conrad si persuase di poter lanciare l'attacco in aprile.. Dal quartier generale dell'AOK (K.u.k. Armeeoberkommando) a Teschen partì una comunicazione al comando del fronte sud-occidentale a Marburg, dove l'arciduca Eugenio venne informato dell'offensiva prevista. L'ambizioso attacco sarebbe stato condotto dall'11ª Armata di Viktor Dankl von Krasnik, col XX Corpo d'armata (arciduca Carlo I) schierato al centro e diretto verso l'altopiano di Folgaria in direzione Arsiero; l'VIII Corpo (generale Viktor von Scheuchenstuel) sulla destra, diretto a forzare il passo Buole, il Coni Zugna-Passo della Borcola per dirigersi verso la Vallagarina; il III Corpo (generale Joseph Krautwald von Annau) schierato sull'ala sinistra in direzione Asiago e posizionato a sostegno del XX Corpo per evitare un insuccesso da parte dell'unità al comando dell'erede al trono Carlo I.. L'attacco si sarebbe attestato quindi sulla linea Thiene-Bassano, per poi lasciare il campo alla 3ª Armata di Hermann Kövess von Kövesshaza, richiamato per l'occasione dal suo comando in Montenegro., che avrebbe sfruttato il successo e dilagato in pianura verso il basso Piave e Venezia forte del I Corpo d'armata (generale Karl von Kirchbach) e del XXI Corpo (generale Kasimir von Lütgendorf).. Entrambi i comandanti d'armata erano generali di brigata di Conrad quando questi comandava l'8ª divisione di fanteria in Tirolo, prima del 1906...
In questo frangente si creò una controversia sul comando-controllo in seno all'esercito, in quanto con Conrad rimasto a Teschen, Dankl e Kövess furono di fatto agli ordini del generale Alfred Krauß, capo di stato maggiore dell'arciduca Eugenio. Krauß faceva parte della schiera dei critici di Conrad ed entrò presto in contrasto con Dankl e Kövess, tanto più perché Krauß aveva apportato modifiche al piano di battaglia per favorire il successo locale del XX corpo d'armata dell'arciduca, togliendo unità d'artiglieria alle altre unità dell'armata di Dankl.