Mazzaferro (AFI: /matt͡saˈfɛːrro/ , Masafer in dialetto gallo-piceno) è un quartiere della Città di Urbino, in provincia di Pesaro e Urbino, nelle Marche. Si tratta del quartiere più periferico del capoluogo provinciale (2 km dal centro storico di Urbino).
Geografia fisica
Territorio
È situato su una collina a sud-ovest di Urbino, nella sinclinale intermedia che divide le anticlinali della zona feltresca. Il territorio è costituito da formazioni marnoso-arenacee che la radio datazione al carbonio colloca nel periodo messiniano. I confini storici circoscrivono un'area di 1,955 km².
"L'enclave" di Mazzaferro confina a Nord con la località Urbinate "SS. Annunziata"; in direzione Est-Nordest tocca il centro storico della città ducale; a sud è a contatto con la località "Crocicchia", mentre a ovest il quartiere tange la frazione del "Tufo". A nord-nordovest vede il territorio della località di "Maciolla".
Il quartiere è circondato da vallate che degradano dolcemente in direzione nord-nordovest e sud, grazie alle quali si apprezzano durante tutto l'anno panorami suggestivi. Dalla "Croce di Mazzaferro" (l’attuale Chiesa di Santa Maria de Cruce), muovendosi con lo sguardo da sud-ovest in direzione nord, si osserva la collina di San Cipriano oltre ai territori di Maciolla, Rancitella e Pieve di Cagna. All'orizzonte, invece, il Monte Carpegna, San Leo e San Marino. Se a est Urbino mostra i caratteristici mattoni, spostandosi da sud-est verso sud-ovest dalla zona di "Ca’ Orfanelle" (l’attuale via A. Baldeschi), si ammira la vallata di Biancalana e in lontananza i monti Pietralata, Petrano, Catria e Nerone.
L'insediamento compete geograficamente alla località di Urbino, ciononostante le strade che collegano il centro del quartiere con Ca' Buffo Topo e Biancalana, attraversano per brevi tratti la località Crocicchia. L'osservazione è curiosa perché le zone interessate sono storicamente Mazzaferresi, inoltre facilmente accessibili solo dalla viaria principale del quartiere.
Nella "Saga dei Basili di Urbino" si menziona tal Capitano Francesco Basili (noto come “Francisco Basilio”), commorante spagnolo. In data 2 ottobre 1599 lo zio Giulio Basilio concluse affari a suo nome in Urbino, acquistando un censo perpetuo su una possessione di terra "in Villa Panicale in loco Mazzaferri". Il terreno è descritto confinante con i beni della Pieve di San Cipriano (distante dal centro del quartiere 2,9 km in direzione sud-ovest). L'informazione storica suggerisce che i toponimi "Mazzaferro e Mazzaferri" erano al tempo sinonimi, utilizzati indistintamente per indicare il territorio dell'odierno insediamento; inoltre nel 1599 Mazzaferro si estendeva probabilmente fino alla zona di San Cipriano. Il dato è singolare, infatti gli attuali confini territoriali si sviluppano in questa direzione per soli 1,9 km, cioè al confine con la località del "Tufo". Può darne ragione supporre che il Tufo fosse proprietà dell'ecclesia di San Cipriano, tuttavia una spiegazione plausibile arriva dal Settore Urbanistica di Urbino. Dalle registrazioni civiche delle abitazioni, emerge che l'originario podere di Mazzaferro era un territorio dislocato più verso ovest, rispondente proprio alle attuali case del "Tufo". Il riscontro s'allinea con la narrazione riportata ne "Saga dei Basili di Urbino", inoltre giustifica l'acquisizione odierna dell'antico toponimo probabilmente per convenzione. Dal punto di vista geografico, infatti, l'attuale insediamento può definirsi un prolungamento della zona originaria.
Orografia La mappa orografica descrive l'altimetria di un percorso concentrico, con origine sul perimetro e convergenza nel punto più alto del quartiere. Il tracciato è integrato con direttrici trasversali che collegano il poggio più elevato al perimetro esterno.
Il territorio mostra rilievi tra i 260 e i 447 m s.l.m. che distano in linea d'aria tra i 32 km e i 34 km dalla costa. La classificazione ISTAT assegna al quartiere la zona altimetrica "collina interna" (territorio con altitudini superiori ai 200 m). Le alture più significative sono il poggio di Piazza Casteldurante detto “Monte del ginestreto” e quello di Ca’ Giusti (446m). Il primo è a ponente prospiciente alla chiesa di Santa Maria de Cruce, il secondo a levante dirimpetto a Ca’ Paciotti. Le depressioni territoriali più marcate si trovano in direzione nord-ovest e sud, rispettivamente nella Val Miseria (260m) e in zona Biancalana (280m).
Clima
Per la storia climatica del quartiere si veda la pagina città di Urbino. L'esigua distanza dal centro storico rende le registrazioni meteo dell'Osservatorio Serpieri rappresentative anche per Mazzaferro.
Degno di nota è l'eccezionale evento climatico verificatosi nel febbraio 2012, quando nelle prime due settimane del mese nevicò pressoché ininterrottamente. L'intero comune urbinate fu colpito da gravissimi disagi e il quartiere né risentì particolarmente. Il giorno 6 erano già caduti 1,5 m di neve. L'apice si ebbe nel week-end del 10-12 febbraio quando si misurarono almeno 3 m di neve. La caduta di un abete nella curva detta "della Casa Rossa", bloccò completamente il tragitto dal piazzale Martiri di Lidice alla chiesa di Santa Maria De Cruce. I vigili del fuoco furono impossibilitati all'intervento a causa dell'emergenza nell'intera provincia, tanto che i residenti dovettero provvedere in prima persona alla rimozione. Nella tarda serata del giorno 12 la viabilità fu parzialmente ripristinata, grazie a due turbine spazzaneve della regione Veneto inviate per normalizzare la situazione.
Origini del nome L'origine del toponimo è incerta. Tuttavia, con ogni probabilità, è riconducibile a un antroponimo medievale derivato dall’unione dei termini “mazza” e “ferro”, con il significato originario di “mazza ferrata” o “arma di ferro”. In particolare, sembra derivare dal soprannome e poi nome medioevale Mazzuferus (portatore di mazza ferrata). Il nome nacque verosimilmente come soprannome, attribuito a individui caratterizzati da forza fisica, dall’uso di armi o da attività legate alla lavorazione del ferro, come fabbri o armaioli. A riprova, tracce araldiche dei "Mazza" sono tradizione già nell’anno 1096 durante il Regno D’Aragona, durante il quale il casato nobile si distinse per l’animo prode e valoroso durante la Reconquista. Tali soprannomi, si sono diffusi dall’area mediterranea all’Italia nel periodo medievale, trasformandosi progressivamente in nomi personali e cognomi. Ad esempio, nel 1301 era noto Mazzuferus Rinieri in qualità di Priore di Firenze, mentre nel 1567 il corpo studentesco di Perugia annoverava il marchigiano Alexander Mazzaferrus. La presenza documentata del cognome in Italia centrale tra XVI e XVIII secolo corrobora la derivazione del toponimo dal nome di un individuo o di un gruppo familiare così denominato, secondo un processo tipico della formazione dei toponimi rurali. Anche la stretta correlazione tra sub-area dialettale urbinate-fanese-senigalliese e isola linguistica gallica del Conero, ha giocato un ruolo fondamentale. Infatti i cognomi Mazzaferro e Mazzuferi hanno altissima diffusione nelle province marchigiane di Macerata e Ancona. Di rilievo è l'opera del casato nobiliare dei Mazzaferro che prosperò a Recanati tra il 1400 e il 1600. La presenza di questi casati nelle Marche tra XV e XVII secolo conferma nuovamente un’origine più antica del nome, consolidando la premessa iniziale del soprannome medievale, diffusosi tra XIII e XIV secolo e successivamente divenuto cognome e toponimo. Il nome Mazzaferro è documentato a Urbino già tra la fine del XV e gli inizi del XVI secolo. Infatti, in accezione territoriale compare già il 21 ottobre 1507, nell'atto testamentario di Don Pietro Paolo Viviani prete d'Urbino.
Storia Età antica Il quartiere si trova sull'antico percorso romano che passando per Urbino collegava Rimini (Ariminum) alla scomparsa città di Pitinum Mergens, infatti è certo l'attraversamento dell'attuale zona denominata Biancalana. Questo percorso pedemontano si congiungeva ad un'altra storica via, quella Metaurense proveniente da Urbania. Nel tratto finale la strada oggi comunemente detta dei "Fangacci", agiva da cerniera tra questi antichi camminamenti. Strategicamente era così importante che fu percorsa dall'esercito cartaginese di Asdrubale, prima della storica Battaglia del Metauro nel 207 a.C.. A riprova, nel 1876 sono stati rinvenuti nell’ecclesia di Mazzaferro due antichi tubi per la conduzione idrica (fistulae aquariae). Il ritrovamento fu di rilievo per due motivi: confermò la presenza stanziale dei romani nel territorio dell'odierno quartiere; dalle epigrafi incise sulle condutture furono dedotte una serie di informazioni tecnologiche. Le incisioni riportavano misure di lunghezza lineare (diverse dall'attuale metro), impresse su strutture di piombo fuso, la tecnica di saldatura era rozza ma concepita per evitare scoppi.
Più recentemente, alla fine degli anni ’80, è stata rinvenuta una grotta antropica. Localizzata 500 m dopo la fornace di Mazzaferro, all’ingresso della frazione Tufo, il sito è tuttora oggetto di studio. In via preliminare, è stato dichiarato dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici “antico luogo di culto risalente all'alto Medio Evo, di notevole rilevanza storica e monumentale. Unicum del territorio”. Tuttavia ulteriori approfondimenti sono ancora in corso, in quanto la fisionomia strutturale interna si mostra analoga a cavità pre-romaniche già rinvenute sul territorio dell’Italia centrale. Se confermato, la conclusione non dovrebbe poi così sorprendere, ma sarebbe un ulteriore tassello per ricostruire il quadro storico della zona. In particolare consoliderebbe il puzzle complessivo, che restituisce l’idea di crocevia storico dell’area di Mazzaferro.
Età moderna
Il 30 dicembre 1475 papa Sisto IV autorizzò il passaggio di alcune terre, site in loco Mazzaferri, a Piero di Parte orefice di Urbino. La cessione coprì parte delle spese necessarie per la costruzione della cattedrale urbinate.
Nel 1559 gli Statuti del Comune di Urbino descrivono 2 pali di cavalli che si tenevano durante il periodo delle Calende di giugno, organizzati ogni anno per la festa di S. Crescentino. I pali erano costituiti da tessuti (panno rosso e di seta) delle lunghezze di dieci braccia e del valore di uno scudo il braccio. Entrambi avevamo un valore di quindici fiorini e venivano pagati al cavaliere vittorioso dal Camerlingo Ducale. Il premio veniva elargito anche in caso di cavallo scosso. La corsa dei cavalli cominciava dalla Chiesa di Santa Maria di Mazzaferro e finiva al cantone della Corte del Duca d’Urbino. Dal testo si coglie il clima competitivo della competizione, la quale era sottoposta a rigide regole. Cavallo e cavaliere dovevano essere ben identificati con fregi rilasciati dal Cancelliere del Comune, pena la perdita del Palio. Le posizioni di partenza erano assegnate accuratamente e con diligenza in modo tale che la sfida potesse svolgersi senza disordine e frode. In particolare le figure chiave erano costituite dal Cavaliere del Podestà e dalla Trombetta, i quali sotto contratto e giuramento supervisionavano l’identificazione, il posizionamento in griglia e su indicazione dei Priori davano la “mossa”, cioè lo start alla competizione. Al termine avevano anche la responsabilità di relazionare ai Priori confermando la correttezza del Palio. Sulla base di questa comunicazione i Priori davano l’assenso o meno al Camerlingo Ducale al pagamento del palio.