Il pericolo giallo o terrore giallo o minaccia gialla (in inglese: Yellow Peril, Yellow Terror, Yellow Menace) è la credenza, nata alla fine del XIX secolo, che i popoli dell'Asia orientale e sud-orientale costituiscano un pericolo per il mondo occidentaleA supposed danger that Asiatic peoples will overwhelm the with, or overrun the world. The Oxford English Dictionnary, second Edition 1989..

Il concetto di "pericolo giallo" deriva da una visione dei popoli orientali come "scimmie, uomini inferiori, primitivi, bambini, pazzi ed esseri che possedevano poteri speciali", che si sviluppò durante il XIX secoloDower, John. "Patterns of a Race War" pp. 283–87, in Yellow Peril! An Archive of anti–Asian Fear, John Kuo Wei Tchen & Dylan Yeats, Eds. London: Verso, 2014 pp. 285–86.. Alla fine del secolo, il sociologo Jacques Novikow coniò il termine nel saggio "Le Péril Jaune", opera che Guglielmo II sfruttò per incoraggiare gli imperi europei ad invadere e colonizzare la Cina. Sfruttando il pericolo giallo, il Kaiser descrisse la vittoria giapponese/asiatica contro i russi (nella guerra russo-giapponese), come una minaccia razziale asiatica per l’Europa occidentale bianca, e avvertì del pericolo che la Cina e il Giappone si potessero alleare, per conquistare e schiavizzare il mondo occidentale.

Il sinologo Wing-Fai Leung ha spiegato le origini del termine e dell'ideologia razzista: "L'espressione Yellow Peril (a volte Yellow Terror o Yellow Specter)... fonde le ansie occidentali riguardo al sesso, le paure razziste dell'Altro e la credenza spengleriana che l’Occidente diventerà in inferiorità numerica e schiavo dell’Oriente". L'accademica Gina Marchetti identificò la paura psico-culturale degli asiatici orientali, come "radicata nelle paure medievali di Gengis Khan e delle invasioni mongole dell'Europa, il Pericolo Giallo combina il terrore razzista nei confronti di culture aliene, ansie sessuali e la convinzione che l'Occidente sarà sopraffatto e avvolto dalle forze irresistibili, oscure e occulte dell'Est".

Di conseguenza, per opporsi al militarismo imperiale giapponese, l'Occidente incluse anche il popolo giapponese (all'interno del "pericolo giallo"). Inoltre, tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, gli scrittori svilupparono il topos letterario del "Pericolo Giallo" in diverse opere (soprattutto in storie di conflitti etnici, nei romanzi d'avventura e di fantascienza).

Retorica del pericolo giallo

Nel 1904 Austin de Croze scrisse nel suo libro Le péril jaune et le Japon: «Si teme che i giapponesi si fondano con i cinesi, li modernizzino, rendendoli dei "cittadini" e quindi diventino la prima potenza al mondo. Di questo che è chiamato il Pericolo giallo noi dimostreremo la puerilità».Austin de Croze, Le péril jaune et le Japon, Comptoir général d'édition, Paris, 1904, p 23.

Da parte sua, Jacques Novicow analizzò il fenomeno nel 1897. Il sociologo russo-francese, che intendeva dimostrare non senza ironia le paure infondate del pericolo giallo, orientò la sua riflessione sul terreno dell'economia, piuttosto che su quello militare:

L'Occidente stava conoscendo proprio in quel periodo la prima ondata di immigrazione cinese, soprattutto verso gli Stati Uniti (California) e l'Australia. Spesso essa era accoppiata con la metafora entomologica del "formicaio" asiatico, un'espressione probabilmente originata dal tedesco gelbe Gefahr, risalente al tempo della lega europea contro la Cina (1900) e attribuita al Kaiser Guglielmo II, che l'avrebbe coniata nell'ambito del tentativo dei sovrani tedeschi di unire le nazioni occidentali che possedevano colonie in Asia contro il pericolo della crescita della Cina e del Giappone.

All'incirca nello stesso periodo il termine faceva fortuna nei paesi anglosassoni. Nel 1898 lo scrittore inglese M. P. Shiel pubblicò una serie di racconti dal titolo The Yellow Danger, la cui trama è ispirata all'omicidio di due missionari tedeschi a Kiao-Ciao in Cina nel 1897. Secondo l'interpretazione di Jacques Decornoy, il pericolo giallo è dunque una invenzione di «imperialisti e colonialisti bianchi»Jacques Decornoy, Péril jaune, peur blanche, édition Grasset 1970. Ancien élève de l'École nationale d'administration, chef de la rubrique "Asie du Sud-Est" au journal "Le Monde". e «s'inscrive nella continuità del mito dei Barbari con cui condivide l'espressione occidentale di una paura di decadenza». Al volgere del secolo, nel 1901, l'attualità scottante riguardava, più in particolare, "le nazioni europee impegnate negli affari della Cina". Le Péril Jaune, pubblicato dall'economista Edmond Théry, faceva della metafora del colore la "battaglia delle razze".

In seguito, il pericolo giallo viene a designare il pericolo che il Giappone - questa giovane nazione, questo miglior discepolo della rivoluzione francese - sembrava rappresentare per le nazioni occidentali e colonialiste durante il conflitto che l'oppose alla Russia dal 1904 al 1905.Il sito Visualizing Cultures del MIT propone una Il predicatore avventista statunitense G. G. Rupert pubblicò nel 1911 The Yellow Peril, or the Orient vs. the Occident as viewed by modern statesmen and ancient prophets, legata alla sua teoria che gli "ultimi giorni" avrebbero visto una lotta di potere tra Oriente e Occidente, una visione che contribuì ad alimentare la paura del "pericolo giallo" oltreoceano.

Rupert includeva anche la Russia tra le razze "orientali" che, secondo lui, avrebbero finito per invadere l'America. Secondo Rupert il riferimento a "i Re dall'Oriente" in Apocalisse 16:12, sarebbe stata una predizione di questo evento. Egli credeva che la Russia avrebbe preso il controllo di Cina e Africa e che questa forza congiunta avrebbe poi cercato di sopraffare l'Occidente. Egli affermò che la Cina, l'India, il Giappone e la Corea stessero già minando la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, ma che Gesù Cristo li avrebbe fermati. La vittoria finale dell'Occidente sull'Oriente avrebbe confermato le profezie bibliche, nell'interpretazione di Rupert.

Guerra russo-giapponese

La guerra russo-giapponese è la "prima guerra del XX secolo" e appassiona le opinioni nazionali da gennaio 1904 ad agosto 1905.Anatole France vi consacra per esempio numerose delle pagine del suo romanzo Sur la pierre blanche, Calmann-Levy, Parigi, 1905, come i due passaggi seguenti:« Russie, pour sa part, occupa la Mandchourie et ferma la Corée au commerce du Japon. Le Japon qui, en 1894, avait battu les Chinois sur terre et sur mer, et participé, en 1901, à l'action pacifique des puissances, vit avec une rage froide s'avancer l'ourse vorace et lente. Et tandis que la bête énorme allongeait indolemment le museau sur la ruche nippone, les abeilles jaunes, armant toutes à la fois leurs ailes et leurs aiguillons, la criblèrent de piqûres enflammées. »« Ce que les Russes payent en ce moment dans les mers du Japon et dans les gorges de la Mandchourie, ce n'est pas seulement leur politique avide et brutale en Orient, c'est la politique coloniale de l'Europe tout entière. Ce qu'ils expient, ce ne sont pas seulement leurs crimes, ce sont les crimes de toute la chrétienté militaire et commerciale. Je n'entends pas dire par là qu'il y ait une justice au monde. Mais on voit d'étranges retours des choses; et la force, seul juge encore des actions humaines, fait parfois des bonds inattendus. Ses brusques écarts rompent un équilibre qu'on croyait stable. Et ses jeux, qui ne sont jamais sans quelque règle cachée, amènent des coups intéressants. Les Japonais passent le Yalu et battent avec précision les Russes en Mandchourie. Leurs marins détruisent élégamment une flotte européenne. Aussitôt nous discernons un danger qui nous menace. S'il existe, qui l'a créé ? Ce ne sont pas les Japonais qui sont venus chercher les Russes. Ce ne sont pas les Jaunes qui sont venus chercher les Blancs. Nous découvrons, à cette heure, le péril jaune. Il y a bien des années que les Asiatiques connaissent le péril blanc ». Il progresso tecnico, il telegrafo, l'invio di corrispondenti e la presenza di osservatori europei permettono una buona "copertura" degli eventi, nonostante la censura militare con la quale a volte si sono confrontati i giornalisti. La retorica del "pericolo giallo" è discussa in un articolo di Patrick BeillevairePatrick Beillevaire, L'opinion publique française face à la guerre russo-japonaise, in Cipango, cahiers d'études japonaises, numero 9, autunno 2000, p. 185-232. sulla maniera con cui la stampa copre il conflitto, mentre il pubblico francese è in gran parte a favore della maggioranza russa.

"L'annientamento della flotta russa nello stretto di Tsushima, il 27 e 28 maggio 1905 si sarebbe scritto in modo durevole nella memoria dell'Occidente. Non è più il tempo d'interrogarsi su "l'attitudine dei giapponesi alla civiltà occidentale", sulla loro capacità di appropriarsi di "una civiltà lungamente elaborata da persone di un'altra razza. Da ora in poi, si potrà contare su un nuovo pretendente alla spartizione dell'Asia." La retorica utilizzata dai quotidiani a grande tiratura del tempo, Le Matin, Le Temps e Le Siècle, ma anche Le Petit Parisien e Le Petit Journal che coprono il conflitto, è abbastanza rivelatrice di una "miopia" denunciata a suo tempo ad esempio da Louis Aubert.Louis Aubert, Paix Japonaise, édition Librairie Armand Colin, Paris, 1906.

Le Siècle dell'8 febbraio 1904 rende conto dell'"attacco a sorpresa" del Giappone sulla Russia: "Il Giappone è una nazione bambina. Ora che ha questi giocattoli-colosso (corazzate), ma non è abbastanza ragionevole, non è abbastanza grande per non provare. Vuole sapere come se ne fa uso. È come il "ragazzo" a cui è stato comprato un treno: deve far assolutamente correre la ferrovia". Poi, il 10 febbraio: "L'orgoglio e il gusto della guerra potrebbe avere a che fare con la condotta del Giappone. Noi non mancheremo di rappresentare i giapponesi come disturbatori dell'ordine pubblico e della pace, che sono incontestabilmente, come barbari, che sono rimasti, nonostante i debiti fatti con l'Europa civilizzata."

Le Parisien del 3 aprile 1904 commenta così l'evento:

In Francia i commenti suscitati dal conflitto russo-giapponese sono divisi tra filo-russi e filo-giapponesi. La linea di demarcazione tra i due schieramenti è spesso sorprendente, a dir poco in continua evoluzione, e si va a riversare sullo svolgimento del conflitto. Non è estranea alla volontà dei sostenitori di parte di vedere in questo conflitto un'espressione della "lotta di razza" quando non si oppongono in definitiva che due poteri aventi ciascuno ambizioni su o per la Cina, dopo l'Inghilterra, la Germania, la Francia o gli Stati Uniti. "Questo vivo interesse dell'opinione pubblica internazionale si basa su due caratteristiche salienti di questo antagonismo: il quadro globale della rivalità dei poteri in cui si inscrive, da un lato, e, dall'altro, il contesto universale di egemonia razziale che ricopre, ovverosia il confronto di un potere "bianco", preteso superiore, e un potere "giallo" giudicato inferiore. Per la prima volta senza dubbio nella storia, Occidente e Oriente, colonizzatori e indigeni, sono dunque spinti a seguire, con una intensità veramente condivisa, le peripezie della guerra."Olivier Fink, « La guerre russo-japonaise vue par la Gazette de Lausanne », in Cipango, cahiers d'études japonaises, numero 9, autunno 2000, p. 233-262.