La moglie di Frankenstein (The Bride of Frankenstein) è un film del 1935 diretto da James Whale.
In questo secondo capitolo della serie Universal dedicata al mostro di Frankenstein, la creatura presenta una notevole evoluzione psicologica e incomincia a nutrire dei sentimenti umani (cosa già accennata nel primo film) che si sviluppano gradualmente a seguito di una serie di incontri "di crescita" del personaggio.Salvagnini, Rudy. Dizionario dei film horror, Corte del Fontero Editore, 2007, Venezia, pag. 449, ISBN 978-88-95124-02-5 Ne deriva un forte desiderio di affetto e contatto umano che sarà alla base delle ambizioni del mostro di avere una moglie. Alla fine, la creatura acquista una completa consapevolezza di sé e della sua inumanità, e perciò decide di porre fine alla sua esistenza sbagliata e a quella dell'altro essere infelice creato per lui.
Trama
Nel prologo, ambientato in una villa in stile romantico a Ginevra, Mary Shelley narra al marito Percy Bysshe Shelley e all'amico scrittore George Byron l'ipotetico prosieguo ideale del suo romanzo Frankenstein.
La creatura, scampata all'incendio del mulino, continua a vagabondare per le campagne. Il dottor Henry Frankenstein, scampato alla morte, giura alla compagna che mai più avrebbe ripreso i suoi folli esperimenti, ma un giorno il dottor Pretorius, suo antico insegnante, gli fa visita e gli propone di dar vita a una nuova razza di uomini artificiali donando alla creatura una sposa. Il dottor Frankenstein, nonostante sia affascinato dalle miniature viventi di Pretorius, rifiuta di collaborare, ma, dopo che la creatura rapisce sua moglie Elizabeth, è costretto ad accettare.
Nel laboratorio Pretorius e Frankenstein danno vita a una nuova creatura, questa volta di sesso femminile. La prima creatura guarda con affetto la sua nuova compagna, ma ella, scorgendo le fattezze del mostro, grida terrorizzata, scatenando la furiosa disperazione di lui. Frankenstein e sua moglie riescono a fuggire dal laboratorio in fiamme, nel quale però trovano la morte Pretorius e le due creature. Produzione La Universal prese in considerazione l'idea di girare un sequel di Frankenstein già nel 1931 dopo le prime proiezioni, quando fu deciso di modificare il finale originale del film per far sopravvivere il personaggio di Henry Frankenstein.Curtis, pag. 154 Inizialmente James Whale si era detto non interessato a dirigere un seguito, credendo di aver già spremuto al massimo l'ideaVieria, pag. 80 nel primo film. Dopo il successo de L'uomo invisibile, sempre diretto da Whale, il produttore Carl Laemmle Jr. si rese conto che l'uomo era l'unico regista possibile per La moglie di Frankenstein; così il regista si fece forza della situazione per persuadere lo studio a lasciargli girare One More River.Curtis, pag. 234 Whale credeva che un sequel non avrebbe mai sorpassato l'originale, quindi decise invece di realizzare una memorabile "satira" dell'opera precedente. Inoltre, coadiuvato dallo psichiatra della Universal, decise che "il mostro avrebbe avuto l'età mentale di un bambino di dieci anni e i sentimenti di un ragazzino di quindici".
Lo sceneggiatore Robert Florey scrisse un primo trattamento del film intitolato The New Adventures of Frankenstein - The Monster Lives!, ma il copione venne respinto senza motivazione nel 1932. Lo scrittore dello staff Universal Tom Reed scrisse una seconda sceneggiatura dal titolo The Return of Frankenstein, titolo provvisorio che rimase fino all'inizio delle riprese. Nel 1933, Reed scrisse la versione definitiva del copione che fu sottoposto al vaglio della censura. Esso venne approvato, ma Whale, che all'epoca stava contrattando la sua partecipazione al progetto, ebbe da ridire che era talmente brutto che la "puzza saliva fino al paradiso".Curtis, pag. 134 L. G. Blochman e Philip MacDonald furono i successivi sceneggiatori ai quali fu assegnato il lavoro, ma Whale trovò difetti anche in quanto da loro scritto e si disse insoddisfatto. Nel 1934, il regista chiese a John L. Balderston di lavorare su una nuova stesura del copione, e fu lui che propose di riprendere l'idea del mostro che vuole una compagna, già presente nel romanzo originale. Nel libro Frankenstein gli crea una "sposa", ma la distrugge senza infonderle la vita. Balderston aggiunse anche il prologo con Mary Shelley. Dopo diversi mesi, Whale non era però convinto del tutto del lavoro di Balderston, e passò il progetto agli autori teatrali William J. Hurlbut ed Edmund Pearson. La sceneggiatura definitiva, combina elementi di tutte le precedenti versioni, e fu sottoposta alla commissione di censura nel novembre 1934.Curtis, pp. 234–36
Secondo alcuni storici del cinema, Bela Lugosi e Claude Rains furono entrambi presi in considerazione per il ruolo del mentore di Frankenstein, il dottor Pretorius;Lennig, pag. 92 mentre invece per altri la parte fu scritta appositamente per Ernest Thesiger.Skal, pag. 185 A causa dei problemi di salute di Mae Clarke, Valerie Hobson la sostituì nel ruolo di Elizabeth, la fidanzata di Henry Frankenstein. All'inizio della produzione, Whale decise che la stessa attrice scritturata per essere la "sposa del mostro" avrebbe interpretato anche Mary Shelley nel prologo del film, per dare un senso di continuità alla storia.Vieira, pag. 82 Per il ruolo furono prese in considerazione Brigitte Helm e Phyllis Brooks prima che la scelta ricadesse su Elsa Lanchester. La donna, che aveva seguito il marito Charles Laughton a Hollywood, aveva riscosso ben poco successo come attrice mentre invece Laughton aveva avuto un grosso impatto con vari film, inclusi Le sei mogli di Enrico VIII (per il quale vinse un Oscar) e Il castello maledetto, diretto dallo stesso Whale. La Lanchester era tornata da sola a Londra quando Whale la contattò per offrirle il doppio ruolo.Curtis, pp. 243–44 Elsa modellò il sibilo della "sposa" sul suono emesso dai cigni. Le venne un forte mal di gola mentre girava la sequenza dove emetteva quel grido sibilante, che Whale volle girare da più angolazioni.Vieira, pag. 86
Colin Clive e Boris Karloff ripresero i loro rispettivi ruoli interpretati in Frankenstein, di creatore e creatura. Hobson ricordò come l'alcolismo di Clive fosse peggiorato nel lasso di tempo intercorso tra il primo e il secondo film, ma Whale non volle sostituire l'attore a causa della sua "isterica qualità" di recitazione, ritenuta fondamentale per il film. Karloff protestò fermamente circa la decisione di far parlare il mostro nel nuovo film. Egli pensava che se il mostro aveva avuto un tale impatto sul pubblico, era perché era una creatura inarticolata, triste, senza possibilità di comunicare.Gifford, pag. 55 Questa decisione significò anche che Karloff non avrebbe potuto rimuovere la propria protesi dentaria, e quindi le guance del mostro non avrebbero avuto lo stesso aspetto emaciato del film originale. James Whale e lo psichiatra dello studio selezionarono 44 semplici parole come vocabolario della creatura. Dwight Frye tornò a interpretare il ruolo dell'assistente del dottor Frankenstein, questa volta un tizio di nome Karl, avendo recitato nella parte del gobbo Fritz ucciso dal mostro nell'originale. Frye girò anche qualche scena nella parte di un anonimo abitante del villaggio che uccide lo zio e poi incolpa il mostro del delitto, ma la parte venne poi tagliata. Nei titoli di testa Elsa Lanchester è accreditata per il ruolo di Mary Wollstonecraft Shelley, ma come fatto in occasione del primo film per Karloff, solo con un punto interrogativo nel ruolo della sposa del mostro.
Il truccatore Jack Pierce pose una particolare attenzione all'aspetto del mostro in questo film. Modificò il trucco da lui ideato nel 1931 per mostrare gli effetti dell'incendio nel quale era rimasta coinvolta la creatura alla fine del precedente film, aggiungendo cicatrici e accorciando i capelli del mostro così che sembrassero bruciacchiati.Curtis, pag. 237 Con il passare delle riprese, Pierce modificò gradualmente il trucco del mostro per indicare che le sue ferite stavano guarendo. Inoltre creò l'aspetto della "sposa" seguendo i consigli di Whale, specialmente riguardo l'iconica acconciatura, ispirata a Nefertiti, che la creatura doveva possedere. A Elsa Lanchester non piacque lavorare con Pierce, e di lui disse: «Davvero sentiva di aver creato lui questi esseri, come se fosse un dio; ... al mattino si presentava vestito di bianco come se fosse un chirurgo in ospedale pronto per eseguire un'operazione».Vieira, pag. 85 Per interpretare Mary Shelley, Lanchester indossò un vestito bianco a rete ricamato con paillette a forma di farfalle, stelle e lune, che l'attrice aveva sentito dire era stato realizzato da 17 sarte in 12 settimane.
Whale incontrò a una festa Franz Waxman e gli chiese di scrivere la colonna sonora del film. Waxman compose tre temi musicali distinti: uno per il mostro; uno per la sposa; e uno per Pretorius. La partitura termina, dietro suggerimento di Whale, con un forte accordo dissonante, per rendere l'idea che l'esplosione vista alla fine del film fosse così potente da danneggiare anche il cinema dove veniva proiettato.Curtis, pag. 246 Constantin Bakaleinikoff diresse un'orchestra composta da 22 elementi e registrò l'intera colonna sonora in una singola sessione della durata di nove ore.Curtis, pag. 249
Riprese Le riprese incominciarono il 2 gennaio 1935,Mank, p. xvii con un budget stimato di dollari (più o meno lo stesso budget del primo film).Curtis, pag. 241 Il primo giorno di riprese, Karloff si fratturò un fianco, rendendo necessario l'impiego di una controfigura. Anche Clive si ruppe una gamba durante la lavorazione della pellicola. Le riprese terminarono il 7 marzo 1935. La lavorazione del film sforò di una decina di giorni dalla tabella di marcia perché Whale si era rifiutato di girare fino a quando Oliver Peters Heggie non fosse stato disponibile per interpretare l'eremita.Curtis, pp. 248–49 Con un costo complessivo finale di dollari, La moglie di Frankenstein superò di oltre dollari il budget iniziale. Nel finale originale, Henry moriva nel castello durante l'esplosione finale. Quando Whale rigirò la scena per salvare il personaggio e avere un lieto fine, ci si dimenticò di eliminare del tutto alcune inquadrature dove Clive è visibile nel laboratorio che sta crollando. Nelle fasi di montaggio, Whale ridusse la durata della pellicola dagli iniziali 90 minuti a 75, e rigirò e rimontò il finale solo pochi giorni prima della presentazione ufficiale del film.Curtis, pag. 250
Distribuzione
Censura
Come anche il suo predecessore Frankenstein del 1931, la pellicola subì molti tagli da parte della censura, sia durante la produzione a causa del codice Hays sia quando venne distribuita nelle sale. Joseph Breen, censore capo della commissione Hays, ebbe da ridire su alcune battute presenti nel copione dove Henry Frankenstein e il suo operato erano paragonati a quello di Dio. Le lamentele su tale dialogo proseguirono anche nei copioni revisionati,Skal, pp. 187–91 oltre alle riserve espresse verso una scena nella quale il mostro giunge in un cimitero e nei pressi di una tomba, scorge un crocefisso e cerca di "salvare" la figura di Gesù dalla croce.Curtis, pag. 247 Breen criticò anche i troppi omicidi presenti nel film e impose a Whale di ridurne il numero. L'ufficio della censura, dopo aver esaminato il film nel marzo 1935, richiese ulteriori tagli. Whale accettò di eliminare una scena dove un personaggio uccide il proprio zio e poi incolpa il mostro, e anche alcune inquadrature di Elsa Lanchester come Mary Shelley dove la sua scollatura era troppo evidente. Curiosamente, nonostante le sue iniziali obiezioni, Breen non ebbe nulla contro le ricorrenti immagini di croci presenti nel film, inclusa una scena con il mostro, flagellato come Cristo a un palo, o circa la rappresentazione velatamente omosessuale del personaggio di Pretorius.