Il piercing del capezzolo (, ; anche detto nipple ring, "anello al capezzolo"; a fine ottocento conosciuto in inglese anche con il nome di bosom ring,. "anello da seno"; nella stessa epoca , e, negli anni settanta del Novecento, anche con il nome di percée de sein, "bucatura dei seni", mentre oggi, nella stessa lingua, viene usato il termine piercing du téton; o, anticamente, Busenringen, "anelli al seno") è un tipo di piercing comunemente praticato forando il capezzolo da parte a parte trasversalmente alla sua base e inserendovi un anello o una barretta. Può essere praticato da ogni angolazione, ma più comunemente viene forato orizzontalmente, più raramente verticalmente o diagonalmente.

Raramente presente nelle società tribali e nell'antichità, poiché interventi al seno femminile ne potevano compromettere la funzione di allattamento,.. il piercing del capezzolo ha goduto di una certa diffusione a partire dalla seconda metà del XX secolo in poi grazie soprattutto al lavoro svolto da Doug Malloy (Richard Simonton), Mr. Sebastian (Alan Oversby), Fakir Musafar (Roland Loomis) e Jim Ward, nella definizione delle tipologie di piercing, delle metodologie di intervento e dei materiali per tali pratiche. Negli ultimi decenni ha goduto anche di una certa diffusione nel mainstream grazie alle celebrità soprattutto nel campo della musica, della moda o dello spettacolo, che ne hanno esibito uno o confessato di averne.

Vari testi riferiscono dell'uso del piercing al capezzolo nella storia, ma una parte di queste fonti sono considerate controverse se non inattendibili. Dati certi si avrebbero su civiltà di nativi americani (Maya e Karankawa) e sulla tarda società vittoriana di fine Ottocento, quando sarebbe divenuto di moda presso le classi agiate con il nome di bosom rings, nel Regno Unito, e di anneaux des seins, in Francia.

Storia Fonti

Sul piercing del capezzolo sono state costruite leggende metropolitane, diffuse soprattutto per responsabilità di Richard Simonton (noto anche come Doug Malloy), autore di una suggestiva e non scientifica "storia del piercing" (Body & Genital Piercing in Brief, inizialmente diffuso tra gli anni sessanta e settanta come pamphlet dalla Gauntlet.) che, dopo la sua pubblicazione su ReSearch 12: Modern Primitives. nel 1989, è divenuta col tempo fonte per varie altre pubblicazioni, persino di ambito scientifico. Molte (se non tutte) delle presunte notizie storiche presenti nel testo sono tuttavia frutto di fantasia e si sono dimostrate infondate.

Esiste una discreta letteratura sul piercing del capezzolo femminile, ma una parte delle informazioni sono ritenute controverse e talvolta giudicate inattendibili. Al di là della leggenda screditata, che afferma essere in uso il piercing ai capezzoli tra i centurioni romani al seguito di Cesare, la letteratura relativa a tale pratica negli uomini è invece molto più povera rispetto a quella che riguarda la pratica di tale piercing tra le donne. Dati attendibili si avrebbero comunque sui nativi americani (Maya e Karankawa) e sulla moda del cosiddetto bosom rings, nel Regno Unito, o anneaux des seins, in Francia, della tarda società vittoriana di fine Ottocento. L'autorevole studiosa di moda, erotismo e feticismo, Valerie Steele, riporta anch'ella numerose testimonianze a conferma di tale moda e le fonti coeve che ne trattano sono talmente evidenti che è molto difficile credere che non possa contenere una base di verità. La Steele ha affermato di non dubitare dell'esistenza di questa e di altre pratiche feticistiche e sadomasochiste, quali la fustigazione e il feticismo per i corsetti, ma mette in dubbio la veridicità di alcune testimonianze riportate dalle riviste di fine Ottocendo che ne trattano, che inserirebbero la pratica della perforazione dei capezzoli i contesti scolastici o aristocratici, reputandole esagerate, considerandole alla stregua di fantasie erotiche che enfatizzavano la realtà, di modo che, a suo parere, non è del tutto chiaro che cosa sia vero e che cosa no..

Le società tribali

Secondo Desmond Morris, nelle società tribali le modificazioni corporee al seno e il piercing del capezzolo sono abbastanza rari, ma non del tutto sconosciuti, perché interferiscono con l'allattamento al seno. E perciò, laddove diffusa presso tali popoli, sia praticata più dai maschi che non dalle femmine.

Alphonso Lingis, nel suo Excesses: Eros and Culture,. sostiene che presso i maya fossero in uso numerose forme di modificazione corporea, oltre al ben noto allungamento del cranio, utilizzassero, sia per scopo rituale che ornamentale, perforare lobi, narici e labbro inferiore, così da inserirvi spine, denti di animale, perle, catene, anelli.. Praticavano la clitoridectomia sulle ragazze e la circoncisione sui ragazzi. Praticavano la scarificazione e adornavano il pene inserendovi pietre colorate e anelli nel glande. Assieme a una moltitudine di altre pratiche, erano soliti inoltre perforare i capezzoli inserendovi degli anelli. Quest'ultima pratica aveva inoltre i connotati di un passaggio rituale, per i maschi, dall'infanzia all'età adulta..

Gli uomini Karankawa, una popolazione di nativi americani estinta che abitava il golfo del Messico, in Texas, usavano dipingersi il corpo, tatuarsi e perforare il labbro inferiore e i capezzoli con piccoli pezzi di canna... La testimonianza proviene da coloni spagnoli insediatisi negli stessi territori in cui vivevano i Karankawa, che risiedevano nelle vicinanze dell'Isola del Padre, dove Padre Jose Nicholas Balli costruì una missione proprio con il proposito di convertire questi nativi americani al cristianesimo. Oltre a sottoporsi a queste pratiche di piercing, viene riportato inoltre che i Karankawa si cospargessero il corpo di fango e grasso animale e che praticassero il cannibalismo su nemici morti, così come su prigionieri vivi. Questa popolazione venne in seguito forzatamente spostata nel Texas dell'ovest, dove furono probabilmente sterminati. Andrés Dorantes de Carranza testimonia degli usi e costumi degli Yguaze, un altro gruppo etnico originario del Texas, che avrebbero anch'essi forati i capezzoli e le labbra.. Inoltre, Cabeca de Vaea, citato da Lucien Carr in American Antiquarian Society Proceedings del 1896, sostiene che la pratica di forare i capezzoli tra i maschi dei nativi americani con l'inserimento di canne o bastoncini nel foro, fosse in uso anche presso gli indiani della Florida..

Un controverso articolo pubblicato dalla rivista World Medicine nel novembre del 1978 a firma Tim Healey, Those Little Perforations, afferma che il piercing al capezzolo sarebbe stato in uso anche nell'Africa sahariana, presso le donne delle tribù berbere cabile (abitanti nella regione algerina della Cabilia).. C'è chi sostiene che tale pratica non solo non abbia alcun riscontro documentale, ma risulti alquanto improbabile, visto il tipo di materiali di cui dispongono tali tribù che renderebbe assai difficoltosa la guarigione di un simile tipo di piercing. Tuttavia Irvin Bloch, nel suo libro Sexual Life in England. Past and Present (1938),. afferma anch'egli che la moda della foratura del capezzolo sarebbe stata comune tra le donne di Tunisi e dell'arcipelago greco. Neumann, nel suo John Bull beim Erziehen (1901), riporta inoltre di un libro del 1857 in cui si fa riferimento alle donne e alle ragazze egiziane, greche e creole che avrebbero indossato gioielli ai capezzoli, facendo notare che però questi non sarebbero stati passati all'interno di fori praticati con degli aghi, ma che gli anelli sarebbero solamente stati stretti ai capezzoli in giovane età, in modo che gli stessi, crescendo, li avrebbero inglobati permanentemente crescendovi attorno. Questa forma di "anelli ai capezzoli" stretti attorno ai capezzoli, senza che venga praticato un piercing vero e proprio, viene riportata anche dal citato Bloch nel suo precedente Beiträge zur Aetiologie der Psychopathia sexualis del 1903, che suggerisce che gli anelli dovevano essere di legno leggero e sottile, e da Friedrich Salomo Krauss nel suo Die anmut des frauenleibes mit Abbildungen nach original Photographien del 1904,. il che renderebbe maggiormente plausibile la pratica, che non avrebbe danneggiato così i dotti lattofori né fatto correre il rischio di problematiche dovute all'apertura di ferite nel tessuto epidermico, quali infezioni, rigetto o allergie, pur rappresentando una forma di adornamento che potrebbe appunto assumere ugualmente il nome di nipple rings nelle fonti citate. Anche i Dr. Rustam J. Mehta, nel suo Scientific Curiosities Of Sex Life del 1912,. aggiunge che un tempo molte signore avrebbero indossato catenelle agganciate da un capezzolo all'altro al posto degli anelli, riferendo anch'egli che l'uso di indossare anelli ai capezzoli (ma facendo riferimento alla pratica di forarli), sebbene non più diffuso in Europa, continui a essere in uso presso le donne tunisine e dell'arcipelago greco.. Va tuttavia detto che a tutt'oggi non sussiste conferma di queste storie, né alcuna evidenza fotografica: nessuna delle numerosissime immagini di nudo scattate da fotografi europei tra fine Ottocento e inizio Novecento nell'Africa del Nord, che ritraggono ragazze marocchine, tunisine, cabile, beduine e di altre etnie dell'area, riporta conferma che questa pratica fosse in uso almeno in quegli anni.

Antichità Una delle più celebri storie inventate da Simonton in merito al piercing al capezzolo è quella, a detta del ricercatore statunitense, della pratica invalsa presso i centurioni della Roma antica di età imperiale, se non addirittura presso lo stesso Giulio Cesare, di forarsi i capezzoli inserendo un anello al fine di assicurarvi la tunica, come segno di virilità e coraggio. Nonostante nell'antica Roma fossero in uso dei piercing genitali, quali ad esempio quello del prepuzio, che veniva frequentemente operato dagli attori per rendersi maggiormente attraenti, o la cosiddetta infibulazione delle schiave, consistente nel praticare un piercing alle grandi o alle piccole labbra in prossimità dell'ingresso della vagina, inserendovi un anello, con lo scopo di preservarne la castità (pratica, secondo le fonti, invalsa comunque anche presso i greci e le culture indo-persiane),. non vi è alcuna evidenza storica che l'affermazione di Simonton riguardo al piercing al capezzolo tra i centurioni romani abbia un qualche fondamento di verità (né vi è alcuna prova che il piercing del capezzolo fosse in uso nella civiltà greco-romana) e si tratta di fatto di una fantasia che Simonton trasse vedendo alcune sculture di epoca barocca che indossavano corazze romane, sulle quali erano applicati degli anelli su cui veniva effettivamente fissata la tunica.

Ivan Bloch, nel suo libro Sexual Life in England. Past and Present, rifacendosi a una fonte antecedente, E. Neumann John Bull beim Erziehen (1901),. afferma che la pratica della foratura dei capezzoli fosse in uso anche presso gli antichi egizi e che venga menzionata in "vecchi romanzi italiani". Rustam J. Mehta, nel suo Scientific Curiosities Of Sex Life del 1912 aggiunge, citando Bloch, che questo tipo di pratica era menzionata anche in vecchi libri spagnoli. Per quanto riguarda l'Antico Egitto, Victoria Sherrow nel suo For Appearance' Sake. The Historical Encyclopedia of Good Looks, Beauty, and Grooming del 2001. unitamente a Desmond Morris nel suo The Naked Woman. A study of the female body del 2004,. conferma che la pratica di esporre il seno nudo, invalsa per un certo periodo nella civiltà egizia, portava a decorarlo in varie maniere, ma non fa riferimento alla perforazione dei capezzoli, bensì riferisce che la regina Nefertari, così come altre donne aristocratiche egiziane, usava decorare i propri capezzoli dipingendoli con della vernice dorata...