Aci Trezza (AFI: ; Trizza in siciliano). è una frazione di 4 989 abitanti di Aci Castello, comune italiano della città metropolitana di Catania in Sicilia.

Centro di antica tradizione peschereccia, fondato alla fine del Seicento dal nobile palermitano Stefano Riggio come approdo marittimo per il proprio feudo, il paese si affaccia sul mar Ionio dinanzi al piccolo arcipelago delle Isole Ciclopi, sito di interesse naturalistico e geologico; dalla seconda metà del Novecento il borgo è divenuto anche una destinazione turistica, essendo il luogo di ambientazione del celebre romanzo di Giovanni Verga "I Malavoglia"

Geografia fisica Territorio Si estende in riva al mare e ricade nella bassa fascia pedemontana del versante orientale dell'edificio vulcanico etneo. Confina a nord con Capo Mulini e Baracche, frazioni del Comune di Acireale, dalle quali è separata dal torrente Peschiera; a sud con Aci Castello, separata da quest'ultimo dal torrente Vallone grande; a ovest con Aci San Filippo, frazione del Comune di Aci Catena, con cui divide amministrativamente il Monte Vampolieri; infine a est è bagnata dal Mar Ionio. Il litorale di Aci Trezza è interamente compreso nei confini dell'Area marina protetta delle Isole Ciclopi.

Il paese si affaccia sul golfo di Acitrezza nel mar Ionio, e dista circa 9 chilometri da Catania. È il cuore della Riviera dei Ciclopi.

Geologia È il luogo dove hanno avuto inizio le eruzioni etnee prima che i teatri eruttivi si spostassero verso occidente. Queste manifestazioni laviche sono avvenute in fondali argillosi che grazie ad un fenomeno di bradisismo negativo costituiscono le colline alle spalle del centro abitato. Il territorio di Aci Trezza è quindi costituito da ampi banchi lavici, come il geosito dei basalti colonnari e delle lave a cuscino e zone argillose.

Pedologia La conformazione del suolo dove sorge il paese è di origine magmatica e sedimentaria, con piccoli affioramenti di roccia metamorfica. I terreni sedimentari che caratterizzano il versante orientale etneo risultano costituiti da argille grigio-azzurre, a volte sormontate da lembi di sabbie e conglomerati, riferibili al Pleistocene medio. Le argille del basamento etneo hanno un contenuto di carbonato di calcio pari al 10 - 15% caratterizzate da una poco evidente stratificazione e ad Aci Trezza raggiungono l'emersione più importante per estensione. I terreni di origine magmatica costituiscono le prime manifestazioni vulcaniche del settore etneo e gli affioramenti più interessanti si rinvengono all'interno del porto di Aci Trezza, con vulcaniti basaltiche e a est dell'abitato, rappresentate da ialoclastiti.

Orografia Alle spalle di Aci Trezza si elevano due colline: Monte Fano e Monte Fanello;. dietro di esse si trova il Monte Vampolieri, grande formazione argillosa suddivisa amministrativamente fra vari comuni. Grazie all'azione spartilava delle colline, il paese non è mai stato coperto da colate laviche.

Idrografia La conformazione e composizione del terreno, impermeabile e facilmente soggetto ad erosione, crea un reticolo idrografico molto articolato. Sono otto i torrenti che dalla collina, scorrendo verso est, raggiungono il litorale trezzoto sfociando nello Ionio: Peschiera, Abramo, Barriera, Ciccuni, Demaniale, Spagnola, Feudo e Vallone Grande. Tutti hanno la sorgente che si colloca tra i 200 e gli 80 metri s.l.m, e una lunghezza inferiore al chilometro.

Sismologia La frazione è classificata come "zona 2" di rischio sismico con pericolosità media dove possono verificarsi terremoti anche di forte intensità. Dalla fondazione del paese, sono otto i terremoti registrati. Il primo fu il devastante Terremoto del Val di Noto del 1693 che rase al suolo il centro abitato e fece 17 vittime. Ingenti danni causò anche il Terremoto di Messina del 1908 e il conseguente maremoto la cui onda ad Aci Trezza superò i 7 metri, la più alta registrata nell'intera fascia jonica-etnea.

Clima Il clima è tipicamente mediterraneo. Le temperature subiscono l'influenza mitigatrice del mar Ionio, rendendo il clima particolarmente favorevole e mite. Le colline alle spalle la proteggono dai venti di tramontana.. La classificazione climatica colloca Aci Trezza nella «zona B».

Origine del nome L'origine del nome Trezza è incerto: la prima e più accettata ipotesi lo fa derivare dalle tre cime (in siciliano tri pizzi) dei faraglioni... Invece, secondo l'arciprete De Maria, deriverebbe dalle fabbriche di laterizi che avrebbero dato il nome alla contrada: Acis Lateritie.. Un'altra teoria vuole che il nome derivi da uno scoglio che si trova «a venti passi dalla ripa» chiamato Trizza e per metonimia lo abbia passato all'intera zona, ove successivamente sorse il paese.

Storia

Età antica Prima della fondazione del paese

La zona dove sorge Aci Trezza era il cuore dell'antica città siceliota di Xiphonia. A nord della stessa, al confine con l'attuale paese di Capo Mulini, sfociava il fiume Aci.

Durante il periodo romano divenne un luogo di transito e approdo: ne sono testimonianze le diverse ancore e anfore che si trovano nei fondali della Riviera dei Ciclopi e il relitto di nave romana al largo di Aci Trezza.

Età moderna La fondazione e l'era dei Principi d'Aci Il paese venne ufficialmente fondato alla fine del XVII secolo da Stefano Riggio. La scelta non fu casuale essendo questi proprietario dal 1672 della città di Aci Sant'Antonio e Filippo.Comprendente gli odierni centri di Aci Sant'Antonio, Aci San Filippo, Aci Catena, Aci Bonaccorsi e Valverde. Inizialmente nacque come approdo marittimo del principato dei Riggio poiché il sito denominato u locu di la Trizza era l'unico sbocco al mare del feudo e se debitamente sistemato sarebbe divenuto un ottimo scalo. Ben presto, grazie agli sforzi del principe Stefano II, divenne centro pulsante della vita commerciale locale: vennero costruiti un riparo per le barche, la chiesa, un emporio e un forno dove era possibile produrre anche la pasta. Infine attorno allo scalo vennero innalzati numerosi magazzini atti a contenere olio, ferro, salumi e formaggi.. Il carricatore della Trizza divenne uno dei porti commerciali più attivi di Sicilia. La neonata cittadina subì il devastante terremoto del Val di Noto del 1693 che fece diciassette vittime, numero ingente se paragonato alla cifra degli abitanti dell'epoca. Le salme vennero sepolte sotto le macerie dell'antica chiesa di San Giuseppe..

La comunità venne gestita da Stefano Riggio fino al 1678, dal figlio Luigi Riggio Giuffrè fino al 1680, da Stefano Riggio Saladino fino al 1704, da Luigi Riggio Branciforte fino al 1757. Quest'ultimo però risiedette in Spagna dove agli ordini del re Filippo V ricoprì incarichi di rilievo.Capitano Generale delle Galere, Governatore delle province di Guizpucoa e di Ceuta, Viceré di Valenza, ambasciatore a Venezia, a Roma, a Napoli e Ministro Plenipotenziario in Francia. Lasciò quindi l'amministrazione del feudo allo zio Gioacchino Riggio. Prima di partire per la Spagna, Luigi Riggio Branciforte si dedicò ai restauri e alle ricostruzioni degli edifici colpiti dal terremoto e alla risistemazione del molo danneggiato dai marosi.. Rientrò nel suo feudo in età avanzata dedicandosi alla trasformazione dello scalo di Aci Trezza: fece costruire altre case, magazzini e officine per i bastimenti che sempre più numerosi approdavano in porto. Inoltre fece realizzare una strada carrabile per unire Aci Trezza con il resto dei quartieri del feudo che risultò essere una delle prime carrozzabili dell'intero territorio etneo. Infine fece erigere sulla marina di Aci Trezza un sontuoso palazzo, le cui rovine erano ancora visibili agli inizi del XX secolo.. In seguito il feudo passò a Stefano Riggio Gravina fino al 1790 e a Giuseppe Riggio Grugno fino al 1792, quando divenne territorio libero. Giuseppe Riggio Grugno morì nel 1820 a Palermo, decapitato dalla folla in rivolta. Si estingueva così il ramo maschile della famiglia dei principi di Aci. In ogni caso il feudalesimo era già stato abrogato in Sicilia nel 1812..

Età contemporanea

La fine della dinastia Riggio condusse il paese in un periodo di decadenza: venne persa l'indipendenza dell'Universitas e la gestione amministrativa passò inizialmente ai giurati catenoti e successivamente al barone Pennisi. Furono anni travagliati in cui i trezzoti lottarono per riaffermare la loro autonomia e i loro diritti. Il 20 febbraio 1821 venne inviata al Presidente e ai Deputati del Consiglio provinciale del Vallo competente una petizione firmata da 34 cittadini per chiedere l'erezione a Comune di Acitrezza. Contestualmente gli abitanti di Aci Trezza capeggiavano una rivolta contro la città di Acireale a causa dei maceratoi di lino e canapa posti nella frazione di Capo Mulini, che rendevano l'aria malsana in un periodo storico dove il colera tornava a mietere vittime. La "guerra dei maceratoi" si risolse con l'accettazione delle istanze trezzote e la chiusura delle vasche nel 1825.. Queste lotte portarono alla separazione, sancita dal decreto del Re delle Due Sicilie Francesco I, di Aci Trezza insieme a Ficarazzi, da Aci San Filippo e Catena per essere però accorpata ad Aci Castello il 15 settembre 1828. La cittadina mantenne comunque una certa autonomia, espressa dallUfficio dell'eletto particolare avente sede nel centro storico di Aci Trezza; l'ufficio rimase attivo dal 1828 al 1867 e il segretario, che aveva anche funzioni di ufficiale dello stato civile, era dotato di timbro. Venne abrogato dal neonato Regno d'Italia.

Simboli

I comuni della Terra d'Aci hanno come simbolo i faraglioni di Aci Trezza e il Castello di Aci. Pur non avendo adottato ufficialmente tale emblema, è possibile vedere dentro la sacrestia della chiesa madre di Aci Trezza un lavabo in marmo raffigurante i due luoghi simbolo..

Mitologia Cuore della Riviera dei Ciclopi, è il luogo dove secondo la tradizione è ambientato il IX canto dellOdissea di Omero, nel quale Ulisse si scontra con Polifemo accecandolo dopo averlo fatto ubriacare. Così facendo riesce a fuggire dalla grotta dove era stato intrappolato con i suoi compagni. Il Ciclope, cieco e iracondo, scaglia contro le navi dei greci in fuga degli enormi massi che secondo la tradizione divennero le Isole dei Ciclopi.

Il III canto dellEneide di Virgilio racconta l'incontro dell'eroe troiano Enea con il compagno di Ulisse Achemenide, dimenticato dall'eroe greco nella terra dei Ciclopi durante la rocambolesca fuga. Anche questo episodio è ambientato nell'odierna Aci Trezza Estratto dall'opera: e per tale motivo nel 2021 viene inserita come tappa dell'itinerario culturale del Consiglio d'Europa denominato La Rotta di Enea.

Parte della storia di Aci e Galatea, narrata da Ovidio nel suo Le metamorfosi, si svolge nel territorio dove sorge Aci Trezza.

Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose

Chiesa di San Giovanni Battista Chiesa principale del paese, è stata ricostruita dopo il terremoto dell'11 gennaio 1693. Venne ampliata e abbellita nei secoli successivi. La facciata è in stile barocco con portale classico, al di sopra del quale si trovano due celle campanarie. In fondo alla navata minore si trova un altare con il crocifisso affiancato dalle statue di Maria Addolorata e Giovanni evangelista; è verosimile che Verga alluda a quest'opera quando nel terzo capitolo de I Malavoglia cita «l'altare dell'Addolorata». Possiede il titolo onorifico di arcipretura.

Edicola della Madonna della Provvidenza È la più antica delle cappelle sparse in paese. Costruita nel XVIII secolo nei pressi del feudo de la Trizza, rappresenta l'unico edificio di culto contadino di Aci Trezza. La struttura si presenta a camera unica con una cupoletta sormontata da una piccola campana e al suo interno conserva un'icona della Vergine Maria.

Edicola della Madonna della Buona Nuova