Ravarino (Ravarèin in dialetto modenese) è un comune italiano di abitanti della provincia di Modena in Emilia-Romagna, situato a nord-est del capoluogo nelle campagne che si estendono fino all'argine destro del fiume Panaro. Fa parte dell'Unione del Sorbara.

Si tratta del primo comune modenese in linea d’aria appena dopo la provincia di Bologna, a 6 chilometri da Crevalcore, ovvero l’ultimo comune della Pianura ovest della città metropolitana di Bologna.

Toponimo

Il nome Ravarino si ritiene sia stato dato in periodo tardoimperiale, ed è di etimologia incerta: potrebbe infatti derivare dalla parola latina rapa che descrive il vegetale tipico coltivato nel territorio, oppure da rava che significa "burrone" o "fanghiglia". Quest'ultima potrebbe essere la più verosimile perché in altri comuni limitrofi i Romani operarono azioni di bonifica dalle paludi e quindi la fanghiglia potrebbe riferirsi a quella caratteristica del territorio. Studiosi come il Tiraboschi e lo Spinelli farebbero risalire il toponimo “Ravarino” a “Rovaria” da “Arripalis”, toponimo legato al Castello di Arripale, ove abbondavano le “roveri” (ossia le querce).

Geografia fisica Il territorio di Ravarino appartiene alla pianura modenese. Il capoluogo è situato a circa 20 chilometri a nord-ovest da Modena, lungo le Strade provinciali della provincia di Modena SP 1 Sorbarese.

Il clima è il tipico clima temperato continentale della pianura padana e delle medie latitudini, con inverno moderatamente rigido, con poche precipitazioni e con frequenti giornate di nebbia; mentre l'estate è calda ed afosa, specialmente nei mesi di luglio e agosto, con temperature che possono salire oltre i 35°C e con precipitazioni a carattere temporalesco. La primavera e l'autunno sono generalmente piovosi e umidi, con clima più mite.

Storia Periodo preistorico ed età romana Il territorio di Ravarino reca tracce archeologiche che testimoniano insediamenti umani fin dall'età preistorica, dal paleolitico, fino alla presenza più significativa in età romana, quando vennero bonificate gran parte delle paludi esistenti. Di particolare interesse storico è un cippo romano di età augustea (ritrovato laddove oggi è il centro storico del paese) ed il quadrilatero di Castel Crescente.

Periodo medievale e questioni di toponomastica Come riportato dall'erudito Fortunato Cavazzoni Pederzini: Il primo documento scritto in cui compare il nome di Ravarino è una pergamena dell'abbazia di Nonantola datata 27 marzo 1002, un documento notarile nel quale l'allora abate Rodolfo I (1002-1032) affitta ad un tale Alb[e]rico del fu (figlio di) Gisone da Sala, alcuni terreni “et in loco Ravarino” per un canone annuo di “quattro denari lucchesi buoni e spendibili”

Secondo Girolamo Tiraboschi, in un documento giuridico dell'Abbazia di Nonantola datato 16 marzo 1225 compare scritto "in loco Ravarino de subtus Panarius", in cui si specifica "che [Ravarino] aveva a nord il fiume Panaro".

Tuttavia nelle fonti diplomatiche fino all'età moderna, per indicare il territorio di Ravarino sono stati usati toponimi quali "Borgo Franco" ed in particolare, "Orto Vecchio", con il quale ultimo Ravarino risulta costituito in Comune insieme a Castel Crescente, come da diversi atti dell'Antico Memoriale Notarile di Modena:

“Ortovecchio”, derivato da “Curte vecla” doveva essere in origine una località a settentrione del Panaro meridionale, citata anche in un documento di Nonantola datato 21 febbraio 1030, nel quale l’allora abate Rodolfo concedeva in affitto a Pietro della fu Giselberga e ad altri, alcuni appezzamenti, tra cui: "...una pecia de terra cum frascariom, que rejacet in loco qui vocatur Orto veclo. Coerit ei in circuitu da mane tenente Joannes presbiter qui vocatur de basilica de Curte vecla, cum suis consortis, da meridie flumen quod vocatur Panario", ecc.

Il toponimo Ortovecchio (o Orto Vecchi) compare fino all’anno 1511, in cui viene citato per l'ultima volta in un contratto nel quale il conte Gianfilippo Sertorio si dichiara “Rector ecclesiae S. Johannis de Orto veteri de Ravarino”.Lodi, 2016, p. 20: il prof. Lodi ammette che la questione rimane controversa e propende per non identificare esattamente Orto Vecchio con l’attuale Ravarino.

Il 21 settembre 1310, in un periodo di continui e gravi guerre tra Modena e Bologna, l'assemblea popolare si riunisce e decreta la sottomissione di Ravarino al Comune di Bologna, la cui giurisdizione però risulta già cessata nel 1316. Il 23 aprile 1333 il territorio comunale viene dichiarato feudo nobile, con il nome di Contea di Borgo Franco e di Castel Crescente, e re Giovanni I di Boemia, reggente l'impero per il figlio Carlo lV lo conferisce al suo medico personale, il famoso modenese Pietro Della Rocca. Nel documento imperiale abbiamo infatti la dicitura: “locum qui dicitur Castel Crescente et locum qui dicitur Burgos Francus positos in territorio mutinensi … et cum fondo aque Panarii a loco videlicet dicto Volta Salara et per valles usque in fudum canalis Navigli” (“il luogo che è detto Castel Crescente e il luogo che è detto Borgo Franco posti nel territorio modenese … e col fondo dell’acqua del Panaro dal luogo cioè detto Volta Salara e per il letto fino alla foce del canale Naviglio”). Tale avvenimento muterà la situazione topografica ravarinese ovvero con la deviazione del fiume Panaro “voltato a Solara”.

Signoria dei Rangoni

La storia di Ravarino si intreccia nei secoli con quella della famiglia Rangoni, uno dei più potenti casati del modenese, che già dal 1321 inizia ad acquistare proprietà nel territorio. Nei documenti dell'Archivio di Stato di Modena troviamo che tale Pietro della Rocca cedeva il feudo ai Rangoni, che si trasferiscono da Modena a Ravarino e cercano di dare alla loro abitazione in loco un carattere militare e signorile.

Il 12 settembre 1445 il marchese di Ferrara ordina al podestà di Finale Emilia di recarsi a Ravarino “ad omnem requisitionem Gerardi Rangoni visurus illud fortilicium quod illic fabricatur” ("a vedere per ogni informazione quel fortilizio di Gherardo Rangoni che si sta qui fabbricando"), mentre il 9 settembre 1453 Niccolò Maria Rangoni ottiene dal duca Borso d'Este, vicario imperiale, l'investitura a conte di Ravarino e Castel Crescente.

Il primo documento ufficiale che possediamo prodotto dal Comune di Ravarino è di questo periodo. Data 31 agosto 1462, ed è un documento purtroppo mutilo e destinato al Duca Borso D’Este, in cui si fa riferimento ad un certo “homo diabolicus” che andava terrorizzando il territorio.

Ravarino diventa ufficialmente una contea retta dai Rangoni e tra i loro discendenti si segnala il condottiero Ercole (... – Modena, 27 maggio 1572). Il casato reggerà il territorio nella forma di governo mediato, cioè quasi stato autonomo nel Ducato estense, sino alla soppressione dei feudi, avvenuta nel settembre 1796.

Le testimonianze documentarie degli anni tra 1500 e 1600 raccontano di una situazione difficile in continua apprensione per furti, saccheggi e rapine da parte delle soldatesche dei territori confinanti, come nonantolani e soprattutto bolognesi a cui si aggiungeva la durezza dei Rangoni tanto che in un documento datato 1602 i rappresentanti del comune di Ravarino chiedono ai Rangoni stessi “la correzione di alcune gride che imponevano condizioni ritenute troppo gravi ed i conti concedono quanto richiesto, ripubblicandone varie con relative correzioni”

Ma sotto il loro governo il territorio è anche caratterizzato dalla costruzione di numerosi palazzi e chiese, tra le quali si segnala il santuario e chiesa parrocchiale di Stuffione. Di particolare interesse è stato il Castello o Palazzo Rangoni già esistente nel 1445 ed andato completamente distrutto nella guerra del 1643 ed immortalato nella pala d'altare un tempo all'oratorio di San Rocco.

Da segnalare che sono ascrivibili all'anno 1565 i primi documenti dell'archivio parrocchiale. Il primo parroco "Rector ecclesiae S. Joannis de Orto veteri de Raverino" fu don Ercole Vaccari (1550-1624), ravarinese. Vaccari fu poi arciprete di Nonantola, e nel 1619 nominato vescovo di Rossano calabro. Istituito cardinale, morì recandosi a Roma prima di ricevere la sacra porpora sotto Urbano VIII. Lo ricorda una lapide nel Nuovo Oratorio di San RoccoGaetano Montagnani, Storia dell'augusta badia di S. Silvestro di Nonantola, 1838, p. 78

Pestilenza del 1630 Nel 1630 Ravarino fu colpita dalla celebre Peste del 1630 (di manzoniana memoria). Dai registri parrocchiali risultano decedute oltre 300 persone (un quarto della popolazione). In quella occasione i rappresentanti della comunità decisero di far edificare un oratorio dedicato a San Rocco, in gran parte sovvenzionato dal nobile ed erudito Fortunato Cavazzoni Pederzini, che ivi volle essere sepolto. Il morbo sconvolse profondamente la vita cittadina tanto che si tornò alla normalità solo due anni dopo, nel 1632.

Guerra di Castro

Come non bastasse la pestilenza, il fatto bellico più memorabile accadde il 22 novembre 1643, nel contesto della guerra di Castro che vedeva contrapposto lo Stato della Chiesa contrapposto ai Ducati di Modena e Parma, Granducato di Toscana e Repubblica di Venezia e le truppe papaline del cardinale Antonio Barberini. Queste ultime rasero al suolo il paese ed asportarono le campane delle chiese di Ravarino e di Stuffione per portarle a Bologna, dove vennero suonate in Piazza Maggiore.

In questo periodo vennero distrutti il castello, il palazzo comunale e gran parte delle mura. Qualche rudere è emerso durante gli scavi del 1948 per le fondamenta della prima casa popolare, per l’esattezza “poderosi muri dello spessore di oltre un metro”.Lodi, 2016, p. 75-77. Il maestro Lodi riporta tutte le suddette fonti edite più altre fonti documentarie come il fascicolo presso l’Archivio di Stato di Modena, filza “Marchesato Rangoni”, cartella “Ravarino” e altre fonti manoscritte tra cui le “Memorie della chiesa parrocchiale di Ravarino, di Don Costanzo Accorsi, ed aggiunge (p. 77): “E così il nostro piccolo e caro Ravarino, a causa delle rivalità tra i potenti, ricevette una troppo severa e sproporzionata punizione”

Durante il secolo XVIII le fonti parlano di successivi rimaneggiamenti dei confini del territorio ravarinense in modo particolare circa le strade attorno al torrente Muzza, a seguito dei continui litigi con i bolognesi. Degna di nota di questi anni, per la precisione del 1749, la creazione di una scuola, funzionante in una canonica o in una casa privata, mentre è del 4 gennaio 1766 la decisione del consiglio comunale di "erigere una scuola pubblica".

Dall’età napoleonica all’unità d’Italia Nel periodo napoleonico il Comune di Ravarino è soppresso e ridotto a sezione o aggregato del Comune di Crevalcore, nel 1804, mentre dal 1810 è aggregato a Nonantola. Riacquisterà autonomia solo all'unità d'Italia. La prima testimonianza si ha in data 20 novembre 1859, allorché viene "saldata una fattura della tipografia Cappelli per la composizione carta e stampa di n. 400 biglietti per le elezioni comunali e n. 200 liste o schede per le nomine". Il primo sindaco di Ravarino fu Luigi Gelati e sia a Ravarino che a Stuffione vi era un maestro elementare 'stipendiato dal Comune'. All'inizio del 1860 vi si stanziò la Guardia Nazionale e un corpo di bersaglieri

I Cavazzoni Pederzini