È professore alla facoltà di filosofia, scienze umane e sociali dell'università d'Amiens e ricercatore al CURAPP-ESS ed è stato visiting professor all'università di Berkeley, e all'università di Cambridge, nel King's College.
Insegnamento Didier Eribon è professore alla Facoltà di Filosofia, Scienze Umane e Sociali. È stato per diversi anni Visiting Professor of Philosophy and Theory all'Università di Berkeley negli Stati Uniti, dove ha tenuto un seminario di ricerca per dottorandi. È stato inoltre Visiting Scholar all'Institute for Advanced Study di Princeton. Partecipa alla vita universitaria e intellettuale sia dell'Europa sia degli Stati Uniti attraverso corsi, seminari e conferenze.
Didier Eribon ha organizzato al Centre Georges Pompidou, nel giugno 1997, un colloquio dedicato agli studi gay e lesbici e alla teoria queer, colloquio al quale presero parte anche Monique Wittig ed Eve Kosofsky Sedgwick. L'anno successivo ha pubblicato gli atti del colloquio con il titolo di Les Études gays et lesbiennes (Ed. Georges Pompidou, 1998).
Dal 1998 al 2004 ha animato un seminario all'École des hautes études en sciences sociales sugli studi gay, lesbici e queer. Questo seminario, al quale ha invitato importanti ricercatori statunitensi (come Judith Butler, Georges Chauncey, Leo Bersani, Michael Warner, Michael Lucey, Carolyn Dinshaw) e francesi (come Pierre Bourdieu, Michel Tort, Jeanne Favret-Saada) ha contribuito ad avviare in Francia questo nuovo campo di ricerca.
È titolare di una tesi di abilitazione a dirigere ricerche presso la Sorbona di Parigi.
Giornalismo Ha cominciato la sua carriera come critico letterario a Libération dal 1979 al 1983 e poi, a partire dal 1984, e fino alla metà degli anni novanta ha lavorato per Nouvel Observateur.
Il suo lavoro teorico Didier Eribon è l'autore di una quindicina di opere di argomento filosofico, sociologico e di storia delle idee, tra cui una biografia di Michel Foucault nel 1989 (che conta venti traduzioni) seguita nel 1994 dal testo Michel Foucault et ses contemporains, e, nel 1999 da Réflexions sur la question gay ( Riflessioni sulla questione gay), presto divenuto un punto di riferimento per i Genders Studies, gli studi gay e lesbici e la teoria Queer. I suoi lavori in questo ambito di studi gli hanno permesso di essere il «laureato» 2008 del James Robert Brudner Memorial Prize, prestigioso premio assegnato ogni anno dall'università di Yale per onorare un «illustre contributo, su scala internazionale, nel campo degli studi gay e lesbici». È stata la prima volta che un autore non statunitense otteneva questo riconoscimento. Didier Eribon ha tuttavia restituito il premio nel maggio 2011 per protestare contro la sua attribuzione per l'anno 2011-2012 a un autore statunitense che Eribon accusa di aver «vergognosamente plagiato» i suoi libri, in particolar modo Une morale du minoritairecfr. la sua lettera I Return the Brudner Prize, pubblicata sul suo sito personale: https://didiereribon.blogspot.fr/.
Nei suoi libri si occupa anche di letteratura (Gide, Proust, Jouhandeau, Genet), e affronta una rilettura dell'eredità intellettuale degli anni '70 (Deleuze e Guattari, Foucault…), delle opere di Bourdieu (di cui fu un caro amico e un interlocutore privilegiato dal 1979 alla sua morte), di Derrida, di Sartre, nonché una riflessione sui meccanismi di potere che assicurano il perpetuarsi della normatività e delle forme di assoggettamento. Eribon propone in questo modo un'analisi storica e sociale della formazione dei «soggetti» sociali, degli individui e dei gruppi.
In Riflessioni sulla questione gay, offre nella prima parte (rifacendosi a sociologi come Goffman, Bourdieu, Pollack o a storici come Georges Chauncey o Joan W. Scott) una sociologia della dominazione e delle identità. Insiste in particolar modo sull'ingiuria e sul suo carattere costitutivo nella soggettività degli individui stigmatizzati. Contro i pensatori neo-kantiani del soggetto «autonomo» e disinserito dalle sue iscrizioni sociali, Eribon mostra come l'individuo è sempre plasmato dal posto che gli viene assegnato dall'ordine sociale, o dall'ordine sessuale. Questo si traduce a livello di traiettorie individuali (migrazione verso le grandi città, presa di distanza dai rapporti con le famiglie, scelta di studi e professioni, rete di sociabilità). La libertà non può conquistarsi dunque se non riformulando e reinventando la soggettività assoggettata. La maggior parte delle volte, questo avviene attraverso delle mobilitazioni collettive e delle lotte «politiche», molto estese, che inglobano sia i movimenti sociali e culturali sia le battaglie condotte nella letteratura e nella teoria. Da qui l'interesse che Eribon ha rivolto al sentimento della vergogna. Questo lo ha portato a mettere radicalmente in questione i presupposti ideologici che strutturano spesso i discorsi: è in questa prospettiva, per esempio, che decostruisce il pensiero psicoanalitico, in particolar modo lacaniano, al quale si sforza di opporre, partendo dall'analisi della soggettività minoritaria, una concezione sociologica dell'inconscio e un'altra teoria del soggetto. È il progetto che sviluppa soprattutto in un suo testo del 2001, che molti considerano come il suo libro più importante Une morale du minoritaire (Una morale del minoritario). Il suo testo Échapper à la psychanalyse (Sfuggire alla psicoanalisi), uscito nel 2005, è stato oggetto di molti dibattiti. Ha continuato il suo dialogo critico con la psicoanalisi in occasione di colloqui e conferenze davanti ad associazioni di psicoanalisti, come per esempio all'École de la cause freudienne, dove ebbe uno scambio con Judith Miller, figlia di Lacan.
Un intellettuale impegnato
Didier Eribon è un intellectuel engagé (ovvero un intellettuale impegnato politicamente). Rifacendosi alla tradizione del «pensiero critico», in particolar modo quella degli anni sessanta e settanta, si oppone con fermezza alla restaurazione conservatrice (che secondo lui ha caratterizzatogli anni ottanta e novanta in Francia) e alle derive neo-reazionarie analizzate nel suo libro uscito nel 2007: D'une révolution conservatrice et de ses effets sur la gauche française (A proposito di una rivoluzione conservatrice in Francia e dei suoi effetti sulla sinistra francese). In quest'opera, che lui presenta come un «intervento radicale nel campo della filosofia politica», riflette sul pensiero di sinistra. A suo avviso la sinistra non è caratterizzata da un insieme di concetti, di nozioni o di problemi che dovrebbero esserle propri (sottolinea per esempio come la nozione di «interesse generale» ha potuto essere utilizzata da pensatori molto diversi e per delle scelte politiche molto differenti tra loro), ma da un modo di fare opposizione e da un punto di vista sul mondo sociale il cui obiettivo è sempre stato quello decriptare i meccanismi di potere e di dominazione dissimulati in ciò che si presenta come neutro o fondato, nell'ambito della ragione, del diritto e della natura. Si tratta per lui di fondare un «éthos» indomabile, sempre aperto all'avvenire e a ciò che avviene. Questo libro può anche essere letto come una riflessione sulla figura dell'intellettuale e dei suoi rapporti ai movimenti sociali da un lato, a chi governa, e allo Stato dall'altro. Secondo Eribon la funzione del lavoro intellettuale è di assicurare una mediazione tra la critica radicale delle istituzioni e le possibilità delle riforme concrete delle istituzioni.
Didier Eribon è anche intervenuto in modo più diretto nella politica francese sostenendo i movimenti di contestazione che agivano secondo la logica del disordine, in particolar modo quei movimenti che militavano in favore dei diritti dei gay, delle lesbiche e dei transgender.
Nel 1996 scrive il Manifesto per il riconoscimento della coppia omosessuale, pubblicato su Le Nouvel Observateur e firmato da 234 intellettuali francesi.
Ha dato origine nel 2004 al «Manifesto per l'uguaglianza dei diritti» insieme un piccolo gruppo di giuristi, avvocati, intellettuali e rappresentanti dei movimenti. Questo Manifesto ha portato al tentativo del primo matrimonio omosessuale in Francia, celebrato a Bègles, nel 2004, dal sindaco Noël Mamère. Eribon ha sempre insistito, tuttavia, sul fatto che il diritto al matrimonio per le coppie dello stesso sesso, rivendicato in nome dell'uguaglianza dei diritti (ovvero l'accesso per tutti a dei diritti esistenti solo per alcuni) era soltanto uno degli aspetti di un processo molto più vasto, e in larga parte imprevedibile, d'invenzione e di creazione di nuovi diritti. Come per esempio il riconoscimento di differenti forme di unione familiare, sessuale, affettiva, e amicale (la possibilità due amici o amiche –spesso persone anziane – di veder riconosciuto il loro legame di solidarietà) come erano previste nella prima versione dei Pacs in Francia. Queste riflessioni, così come il resoconto di tutte le tappe che hanno portato al matrimonio di Bègles, sono pubblicate nel suo libro Su questo istante fragile (Sur cet instant fragile), uscito nel 2004 in Francia e nel 2010 in Italia.
Sia nel suo lavoro teorico sia nei suoi interventi politici la questione verte sul fondare un'etica democratica che sarebbe accogliente all'«altro», vale a dire alla molteplicità irriducibile dei modi di vita e delle aspirazioni: un'etica che si fisserebbe per obiettivo di dare il maggior numero possibile di diritti al maggior numero possibile di individui, cercando così di aprire continuamente lo spazio della libertà e delle possibilità di vivere la vita che ci si sceglie. Ciò che lui definisce come un'etica (e una politica) della generosità.
Opere principali Réflexions sur la question gay (Riflessioni sulla questione gay) Uscito nel 1999 questo libro si è presto imposto come un classico su scala internazionale, aprendo per la prima volta in Francia una riflessione gay e lesbica.
Il titolo del libro è un evidente tributo a Sartre e al suo Réflexion sur la question juive. La sua opera è infatti per Eribon uno strumento indispensabile per apprendere i fenomeni di rivendicazione culturale e i movimenti delle minoranze (p.22).
Se nel titolo e nelle analisi l'autore fa riferimento esclusivamente alla questione gay, è per una scelta deliberata che non è dettata né da un disinteresse per l'omosessualità femminile, né per riprodurre quel gesto classico di escludere le donne quando si parla dell'omosessualità in generale, ma perché affrontare il problema di come si costituisce una soggettività gay non può che rimandare a delle analisi che richiedono approcci differenti per gli uomini e per le donne, come per esempio: la socializzazione nella famiglia, nella scuola, il rapporto alle professioni, la sessualità, la costruzione dei «generi». Tutto questo avrebbe reso impossibile prendere in esame «la questione gay e lesbica» come se si trattasse di un insieme omogeneo (cfr. 24).