La Basilica Concattedrale di Santa Maria Assunta è il principale luogo di culto di Santa Lucia del Mela, nella città metropolitana di Messina, concattedrale dell'arcidiocesi di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela, Vicariato del territorio di Santa Lucia del Mela, parrocchia di Santa Maria Assunta.Pagina 189, Abate Francesco Sacco, Dizionario geografico del Regno di Sicilia, Palermo, Reale Stamperia, 1800Pagina 675, Vito Amico - Gioacchino di Marzo, "Dizionario topografico della Sicilia" , Salvatore di Marzo Editore, Volume secondo, Seconda edizione, Palermo, 1858.

La chiesa sorge accanto al Palazzo Prelatizio e il prospetto principale si affaccia sulla piazza Beato Antonio Franco ed è la più grande delle chiese di Santa Lucia del Mela. Ruggero I di Sicilia erige la chiesa primitiva dedicandola a santa Lucia, come voto di ringraziamento per la vittoria della battaglia sostenuta contro i saraceni.

Storia L'impianto primitivo risale al 1094 per volontà rispondente a un voto formulato dal conte Ruggero del casato d'Altavilla, meglio conosciuto come Ruggero I di Sicilia o conte di Sicilia, padre di Ruggero II di Sicilia, bisnonno materno di Federico II di Svevia o Federico I di Sicilia del casato svevo degli Hohenstaufen. L'opportunità è colta assieme al fratello Roberto il Guiscardo per redimere una controversia, il pretesto per l'invasione e riappropriazione dell'isola, risiede nella richiesta d'aiuto da parte dell'Emiro di Siracusa, allora in lotta contro l'Emiro di Castrogiovanni, avviando di fatto l'inizio della completa riconquista normanna della Sicilia sottraendola al dominio arabo. Il ritorno alla sovranità di matrice cattolica costituisce l'impulso per l'edificazione di una serie di splendide cattedrali normanne in Sicilia, successivamente e ripetutamente rimaneggiate e riedificate per eventi posteriori, prevalentemente di carattere sismico. Tutto ciò è seguente ad un arco temporale, che dall'837 agli anni appena precedenti il 1094, vede Santa Lucia del Mela o «Mankarru» dominata dagli arabi, periodo del quale rimangono ancora oggi testimonianze architettoniche. Del tempio ruggeriano ad una sola navata e col prospetto rivolto verso il «Palazzo Prelatizio», restano solo le fondamenta nei vani inferiori al pavimento dell'attuale tempio e si sta procedendo affinché gli ambienti tornino nuovamente accessibili e visitabile.

Del complesso edilizio d'impronta seicentesca sono identificabili innumerevoli ricostruzioni, ristrutturazioni, ampliamenti, restauri, migliorie effettuate nel corso dei secoli da far risalire sempre a cause naturali. L'edificio in esame è un monumento molto longevo, ubicato in un contesto intriso di storia millenaria. A parte rari e lievi eventi bellici di carattere locale, la stragrande maggioranza delle calamità che hanno interessato il centro abitato di Santa Lucia del Mela è costituita da eventi sismici che nel corso dei secoli hanno interessato vasti comprensori o province o zone della Sicilia, molte volte estese aree dell'Italia meridionale. Nello scorso millennio nella sola Sicilia sono documentati diverse decine di terremoti distruttivi, per essi vale sempre il distinguo delle tecniche e dei materiali di costruzione utilizzati nelle varie epoche, che falcidiavano distruggendole, intere comunità, metodologie fortunatamente superate. Le fonti non sempre provate e certificate ad appannaggio di soli cronisti storici nobiliari o d'istituzioni religiose, limitate territorialmente, andavano sistematicamente perdute a ogni disastro. Il sito normanno affronta i cataclismi riportati dalle cronache storiche siciliane del terremoto di Catania del 1169, del terremoto del 1º settembre 1295, del terremoto del Val di Noto conosciuto come Magnus Terremotus del 1542.

Secondo una pratica comune nel comprensorio, riscontrabile nei complessi del duomo di Santa Maria Assunta in Castroreale, della chiesa di San Francesco di Paola in Milazzo, del duomo di Santa Lucia di Mistretta che hanno subito il ribaltamento ingresso-abside, nella riedificazione del duomo luciese si assiste alla variazione d'asse con rotazione di 90º in senso antiorario, per cui il portale d'ingresso originariamente rivolto a levante, oggi si affaccia a settentrione.

Il processo di ampliamento e di abbellimento tra il 1592 e il 1642, su disegno di Vincenzo Ferriati di Novara di Sicilia, comporta la realizzazione di un impianto basilicale a tre navate. In un siffatto contesto, l'intervento del Ferriati, su commissione dei prelati Rao Grimaldi, Franco, Firmatura dei lavori iniziati nel 1592, ultimati nel 1642 che concernono la rotazione dell'asse, l'ampliamento e la riedificazione dell'edificio, si possono collocare cronologicamente a ridosso di due disastrosi terremoti: quello del 25 agosto 1613 conosciuto come "terremoto di Naso" che ha interessato l'intera costa settentrionale messinese e il sisma noto come terremoto della Calabria del 27 marzo 1638. Dopo il terremoto del Val di Noto del 1693 i lavori di restauro della chiesa assumono connotazioni e contaminazioni di stile tardo barocco o barocco siciliano, come la gran parte delle costruzioni cittadine e in generale siciliane.

Col sisma conosciuto come terremoto della Calabria meridionale del 1783 tutto il patrimonio artistico del comprensorio, compreso il casale di Barcellona e della vicina Pozzo di Gotto, subisce notevoli danni. Nell'archivio parrocchiale dell'arcipretura del tempo della chiesa di San Vito per il tragico evento, è spesso citata l'espressione di "violenti, continui e distruttivi tremuoti". Il terremoto della Calabria meridionale del 1894 è documentato cronologicamente ma, i resoconto trascurano di dettagliare i danni.

Nel novecento, La chiesa subisce le offese del terremoto di Messina del 1908 che il prelato Ballo provvederà a ripristinare così come avviene anche per il sovrastante castello-santuario-seminario nel 1927. Il sisma del 16 aprile 1978 del Golfo di Patti procura altri danni che comportano lavori di consolidamento seguiti da una radicale opera di restauro che consegnano la cattedrale alla bellezza che tutti oggi possiamo ammirare.

Facciata

La facciata a capanna, compatta e severa, è ripartita da quattro paraste, lasciate in pietra viva fino al cornicione superiore del secondo ordine e sormontati da capitelli con modanature, che costituiscono le nervature verticali del prospetto. Secondo e terzo ordine hanno finestre in corrispondenza degli ingressi, che insieme vanno a costituire gli assi di simmetria del prospetto. Nel terzo ordine, costituito da tre finestre, le laterali solo con funzioni decorative, non essendo stato mai realizzato un terzo ordine per le navate laterali. La parte centrale è delimitata dalle paraste interne e sormontata da timpano triangolare.

Di linea semplice sono i portali laterali e le finestre, la cui trabeazione superiore è sostenuta da piccole mensole a voluta, mentre il portale centrale, più antico, caratterizza l'intero prospetto elevandosi sui due ingressi laterali minori e spiccando per le decorazioni: due esili colonne tortili incorniciano l'ingresso fino al robusto architrave recante l'aquila coronata con stemma e corona (che insieme a quelle presenti nei drappi all'interno della chiesa, sta ad indicare che la costruzione era di Regio Patronato). Pinnacoli, nappe con frange, volute laterali e simmetriche con funzioni esclusivamente ornamentali e decorative, delimitano una lunetta raffigurante una Madonna con Bambino fra le sante siciliane Lucia e Agata, il tutto sormontato dalla figura dell'Onnipotente benedicente. Sembra che questa pregevole opera sia da assegnare allo scultore lombardo Gabriele di Battista, trasferitosi a Palermo al seguito di Domenico Gagini, massimi esponenti della scultura rinascimentale in Sicilia ed appartenenti alla corrente lombardo-comasca.

Considerata la funzione puramente decorativa delle finestre laterali del terzo ordine, per l'osservatore che ammira il prospetto, attraverso il cornicione della finestra sinistra, in alcuni punti dell'asse mediano della piazza passante per l'ingresso principale, è possibile intravedere l'orologio del castello-santuario-seminario posto sul colle retrostante.

Interno

La realizzazione e i continui rifacimenti delle quattro monumentali cattedrali coeve, d'iniziativa e impronta Ruggeriana nel comprensorio peloritano di Messina, di Lipari, di Santa Lucia del Mela, di Patti assieme alle restanti della Sicilia intera, comporta la presenza di rilevanti maestranze provenienti dal Nord Italia e dall'estero. Nei grandi cantieri di Palermo collaborano ingegni e manodopera cristiana, araba, ebrea, un grande crogiolo di razze, religioni, nazionalità spazianti dal Bacino del Mediterraneo ai paesi del Nord Europa, caratterizzato da intenti comuni e animati dalla pacifica convivenza. A cavallo del XV, XVI e XVII secolo le grandi commissioni e il gusto per il bello, nella Roma papalina, Caserta e Napoli fulcro dei regni delle casate angioine, aragonesi, spagnole, borboniche, attirano gli artisti delle diverse culture e delle molteplici correnti, motivandoli a trovare nuovi incarichi nell'Italia meridionale e nell'isola, divulgando gli stili e le correnti in voga nelle varie epoche. Così nell'ambito della pittura, scultura, architettura nel distretto luciese si riscontra la presenza di correnti lombardo-ticinese, toscano-carrarese, veneto-dalmata e degli esponenti siciliani che hanno avuto la ventura di formarsi e operare presso le rinomate corti delle città d'arte italiane e straniere. Ciò spiega, l'utilizzo di materiali, vedi il marmo di Carrara nella statuaria e nelle sculture, la diffusione dello stile Rinascimentale nella tecnica e nelle forme, delle varie scuole di pensiero nell'ambito dell'architettura contagiati dalla folta presenza di discepoli, ognuno inserito nel proprio contesto storico, formatisi nei laboratori e nei cantieri diretti da eccelse personalità del mondo dell'arte.

L'interno della concattedrale è in stile rinascimentale di derivazione brunelleschiana, con pianta a croce latina. L'aula è divisa in tre navate divise da due file di archi a tutto sesto poggianti su colonne tuscaniche lapidee. Gli archi sono decorati con stucchi come anche in parte la volta, a botte lunettata nei tre ambienti.

A metà della navata centrale, sulla destra, si trova un pregevole pulpito ligneo barocco e sullo stesso lato, sotto l'arco trionfale, i cinque scranni lignei del Senato Luciese del 1748 sovrastati dal drappo in velluto rosso con l'aquila imperiale di Federico II di Svevia del 1791. In corrispondenza di questi ultimi, sul lato opposto, vi è il complesso neoromanico in marmi policromi della cattedra vescovile.

La navata di destra

Prima campata: Altare dedicato al Rosario. Come pala d'altare campeggia il dipinto della Madonna del Rosario raffigurante la Vergine fra il frate domenicano Enrico Suso e San Lorenzo Martire diacono Romano, nella campata staziona permanentemente la vara della processione del venerdì santo "L'orazione di Gesù nell'Orto degli Ulivi", soprannominata nel dialetto locale "a Vara ranni". Seconda campata: Altare di San Sebastiano. Come pala d'altare campeggia la tavola del Martirio di San Sebastiano di Giuseppe Salerno, collega di studio di Guido Reni, soprannominato lo Zoppo di Gangi, opera del XVII secolo. Terza campata: Ingresso di ponente sovrastato da affresco delimitato da cornice in stucco riproducente una scena del Martirio di Santa Lucia. Quarta campata: Altare dell'Ecce Homo. Incassata fra stucchi con motivi a foglie d'acanto e una cornice lignea che richiama lo stesso intaglio, la nicchia con conchiglia superiore che ospita la statua in alabastro roseo dellEcce Homo attribuita al palermitano Ignazio Marabitti del 1771. Preziosa scultura dal delicato drappeggio con pieghe dorate e allocata su un alto piedistallo in agata. Sovrasta la nicchia la tavola di San Marco di Deodato Guinaccia del 1581 inserita in una massiccia cornice in stucco.